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Io sono con te

di Samuele Pinna Letto 2.193 volte0

di Manuela Orrù

locandina

La prospettiva di questo film ci mostra come una storia antica, che noi pensiamo non abbia più nulla per stupirci e crediamo di conoscere perfettamente, possa invece porci nuovi interrogativi, aprire orizzonti sorprendenti, mettere in crisi comportamenti consolidati dal tempo e dalla cultura.

La storia è quella di Maria di Nazareth, donna e madre del bambino Gesù che con la sua vita, le sue parole e la sua morte ha insegnato l’amore e il rispetto per il prossimo.

Ma in questo film è la figura di Maria che guida il racconto: lei giovane  sposa di Giuseppe che rispetta il segreto della sua maternità; poi madre che partorisce il proprio bambino in modo naturale, subito offre il seno (contravvenendo al divieto di dare il colostro ai neonati) e in seguito si pone come figura che accompagna con amorevole e fiduciosa presenza la crescita del suo bambino.

Nelle scelte educative rompe con la tradizione, scegliendo di non circonciderlo e di non usare maniere violente, ma di seguirlo nella crescita senza mai sostituirsi a lui, dandogli così gli strumenti per la costruzione di una personalità unica e intensa. Una madre dunque che ama, ” ma non di un’amore che esprime un sentimento emotivo: è un amore di intelligenza, che vede, osserva, e amando costruisce ” (M. Montessori), senza costringere, con fiducia nel suo piccolo uomo.

Una madre certo ma anche una donna forte di una consapevolezza capace di renderla libera, di dire “no” a quello che il suo sentire profondo non riconosce giusto. Pare di vedere dietro di lei una stirpe di donne che non si sono piegate al patriarcato imperante della cultura ebraica, e il figlio di questa donna sarà colui che rivoluzionerà una religione, che romperà con la tradizione, ci offrirà una immagine di Dio misericordioso, che ama e perdona, che posa il suo sguardo sui deboli, un Dio che accoglie, sempre, che non scaccia e non conosce la vendetta, un Dio quasi materno che rifiuta sacrifici e cerimonie sanguinarie.

Il film ha una splendida fotografia, è interpretato in gran parte da attori non professionisti che esprimono intensità e spontaneità. Devo dire che mi ha emozionato dandomi la possibilità di conoscere un punto di vista laico che mai tradisce o critica il religioso.

La figura di Maria madre è esaltata e approfondita, il bambino Gesù è vivace e curioso ma con una assennatezza che lascia presagire la futura saggezza e capacità intellettiva. E al suo fianco, sostegno e compagna nel cammino della vita, c’è sempre lei, la madre, che  ama quel figlio non in quanto figlio di Dio ma in quanto figlio suo, che aveva capito che ” l’infanzia è l’elemento più importante della vita dell’adulto: è l’elemento costruttore “(idem).

Il regista Guido Chiesa costruisce una parabola sul valore salvifico della femminilità e sulla responsabilità etica dell’essere madre, non entrando affatto nel merito della valenza spirituale di Gesù, ma concentrandosi sulla capacità di Maria di crescere un figlio senza tarpargli le ali, spingendolo implicitamente ad essere il miglior se stesso possibile.

Concludo con una frase del regista sentita in tv durante un’intervista: “..solo chi sarà molto amato riuscirà a cambiare il mondo “.

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