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La primavera e il risveglio della natura

di Samuele Pinna Letto 4.119 volte0

di Maria Porceddu

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Gli esperti ci dicono che la primavera (forse) è arrivata. Era ora! Ma, in effetti, siamo in perfetta sintonia coi tempi da millenni prestabiliti. Tutti, più o meno, ne siamo contenti. Pensiamo alle “donne di casa” che possono stendere la biancheria e dimenticarsene, andandosene al parco a sorvegliare i bambini; o agli agricoltori, che incominciano ad accarezzare con lo sguardo i loro campi, pregustando la gioia del raccolto. Tutti, comunque, speriamo ardentemente che in questa stagione cessino i disastri meteorologici che puniscono l’incoscienza dell’uomo nei suoi rapporti sbagliati con la natura.

In primavera tutto si risveglia e l’uomo è più predisposto all’ottimismo, nonostante tutto. Si esce più volentieri, si incontrano tante persone con le quali si scambiano quattro chiacchiere e, soprattutto, si può respirare a pieni polmoni. E non è un luogo comune questa espressione! Infatti, durante la stagione fredda, i caminetti sono in piena attività e gli anziani, in particolare, trascorrono accanto al fuoco gran parte delle loro giornate, magari senza più la compagnia di giovani nipoti a cui raccontare le storie del passato, “is contus de forredda”. Ricordate? La maggior parte di queste storie, a noi bambini di allora, faceva un po’ paura, ma catturava la nostra attenzione. Oggi il caminetto è simbolo di solitudine e, molto spesso, strumento di inquinamento.

Non è infatti raro, soprattutto d’inverno, percorrere delle strade dove si viene aggrediti da odori strani, nauseabondi, che sono difficili da definire. Ma, dai e dai, parla con Tizio, parla con Caio, sono arrivata alla soluzione del “rebus”: una soluzione che mai ti aspetteresti in un Comune che ha avviato la raccolta differenziata dei rifiuti ormai da anni. Ho scoperto, dunque, l’origine della puzza: si smaltiscono nel fuoco del caminetto plastica, polistirolo e tanto altro. Ma non basta: ho anche appurato che questa abitudine dannosissima per la salute nostra e dell’ambiente è una novità solo per pochi ingenui come me e qualche altro. Qualcuno, tempo addietro, ne avrebbe anche informato le Autorità competenti al controllo, ma nulla è cambiato.

Dunque, tirando le somme, se questo scempio avviene in territorio urbano, che cosa può avvenire in campagna dove non arriva il servizio di raccolta dei rifiuti? L’Amministrazione Comunale conosce il problema? E’ in grado di valutarne la gravità? Non voglio lasciarmi prendere dal panico, ma oggi, qualche timore ce l’ho: le uova “fresche“ e le verdure “coltivate in famiglia” che  andiamo ad acquistare dai produttori “di prodotti propri”, fino a che punto sono genuini? O sono uova di galline allevate sì “a terra”, ma a terra mescolata alle ceneri con la diossina o con altre sostanze nocive? E qui, si potrebbe anche parlare di diserbanti…

Di questi argomenti avrei voluto trattare col Sindaco e con l’assessore Cossu se avessero risposto alla mia richiesta d’incontro. E mi sarei anche permessa di esprimere qualche proposta per arginare queste cattive abitudini. Del resto, il Cittadino non ha il dovere di collaborare con l’Amministrazione, come giustamente viene sottolineato anche sul calendario della raccolta dei rifiuti? E l’Amministratore non ha il dovere di raccogliere i suggerimenti utili del Cittadino, visto che da questi è stato incaricato di rappresentarlo nelle Istituzioni?

Peccato che questa “nostra” Amministrazione non possa (o non voglia?) dedicare un po’ di tempo all’ascolto… Perché, diciamola tutta, oltre alla polemica sulle “buste nere” sulla quale possiamo anche essere d’accordo con l’assessore Giulio Cossu, ci sono problemi ben più gravi a cui dedicare attenzione, pena la consegna della “maglia”, questa sì, “nera”, ai responsabili che fingessero di sottovalutarli o, addirittura, di ignorarli.

Maria Porceddu

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