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Promozione del territorio e informazione accessibile con DOPmaps

di Davide Batzella Letto 2.544 volte0

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Un semplice sistema che integra dati geografici e regole dei disciplinari agroalimentari tipici permette di mappare i territori italiani in base a ciò per cui sono conosciuti in tutto il mondo: la vera eccellenza del cibo certificato grazie alle denominazioni di origine e  indicazioni geografiche protette.

E’ un’idea di Carlo Zucca (già intervistato nell’ottobre 2010), tecnico ambientale serramannese di 34 anni con la passione per gli open data, che si è preso la briga di scaricare le informazioni sui disciplinari dei prodotti agroalimentari e convertirli in comode mappe navigabili proprio in base alle regole di certificazione.  «Non so se sia stato realizzato un progetto simile al mio» dice, «ma so che l’idea di creare mappe per i disciplinari dei prodotti agroalimentari potrebbe essere utilissima ad enti, aziende, pubbliche amministrazioni».

Per un prodotto alimentare ricevere la Denominazione di Origine Protetta da parte dell’’Unione Europea significa assicurare al consumatore che le attese sul suo ‘valore’ rispondano effettivamente a quanto dichiarato in termini di provenienza, metodologia di produzione, caratteristiche specifiche di tipicità. La DOP offre garanzie anche ai produttori inseriti in un sistema che prevede condizioni di produzione e di competizione omogenee, grazie anche all’’applicazione di modelli e di procedure di controllo trasparenti, preventivamente convalidate.

Ora tutti questi benefici come si traducono su una mappa? Zucca precisa che il suo «è un sistema esemplificativo il cui scopo non è tanto l’identificazione geografica del prodotto, ma del comune in cui si applica quel disciplinare e dove quindi è possibile produrre quel tipo di olio o di carciofo in modo certificato o avere per lo meno coscienza che in quella zona esistono determinate regole di qualità».

Cosa sono gli Open Data

I dati aperti, comunemente chiamati con il termine inglese open data anche nel contesto italiano, sono alcune tipologie di dati liberamente accessibili a tutti, privi di brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione e le cui restrizioni di copyright eventualmente si limitano ad obbligare di citare la fonte o al rilascio delle modifiche allo stesso modo. L’open data si richiama alla più ampia disciplina dell’open government, cioè una dottrina in base alla quale la pubblica amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ha alla base un’etica simile ad altri movimenti e comunità di sviluppo “open”, come l’open source, l’open access e l’open content.

Quali potrebbero essere degli esempi di utilizzo?

Già così, come servizio di estrazione, gestione e aggiornamento dati e di mapping degli areali, costituisce un importante strumento di promozione, trasparenza e informazione. Un possibile esempio fatto da Carlo è l’ipotesi di un servizio sulla ciclabilità in Piemonte (ad esempio) che, oltre ad informare sugli itinerari ciclabili, si avvale anche di uno strato informativo DOPmaps che informa l’esploratore (chiamatelo turista, ciclista, viaggiatore o come volete…) sul potenziale produttivo di un dato territorio.

«Mi viene da pensare ad un ipotesi che incrocia questi datasets con i dati relativi ai finanziamenti pubblici nel settore agricolo per verificare la correlazione e magari impostare nuove strategie di pianificazione. Oppure potrebbero essere utili per rivalutare una eventuale distribuzione geospaziale di una data DOP o IGP (utilità decisionale). Ancora si può pensare ad esempio all’integrazione di queste informazioni con i percorsi del Trenino Verde (utilità turistica/promozionale).

Si pensava anche di aggiungere i dati futuri di DOPmaps nel progetto AGROSMART Rural Networks (progetto per migliorare le dinamiche di filiera – ideato da me e Fabio Virdis). E ancora: integrati con i dati quantitativi delle produzioni, gli open data potrebbero rivelarsi utili per valutare al meglio la distribuzione degli impianti che trasformano una data produzione. Insomma: le applicazioni sarebbero davvero tante».

A tal proposito, è possibile leggere questo articolo del sito PrimoPrincipio.it.

Come funziona

Scorrendo la mappa di alcune zone della Sardegna, ad esempio, tre aree colorate di viola indicano i comuni che hanno ottenuto la certificazione per la produzione dello zafferano Dop. «In Sardegna ci sono solo tre comuni di riferimento per lo zafferano certificato: se un turista utilizzasse DopMaps potrebbe sapere che a pochi chilometri da lui c’è San Gavino dove è possibile produrre lo Zafferano di Sardegna DOP».

Lo strumento rivoluziona anche il modo di fornire informazioni sulle regole di produzione. Zucca, per ora, ha mappato le aree  della sua regione in cui si producono il carciofo spinoso Dop  e l’Olio sardo.  Quindi, chi volesse coltivare e vendere olio o carciofi certificati Sardegna Dop potrebbe, consultando velocemente la mappa, capire quali sono le aree già dotate dei disciplinari.

«Il progetto è scalabile e  di grande utilità. Può essere realizzato anche per alcuni prodotti tipici di un determinato settore, penso ad esempio al latte e ai derivati, e permetterebbe di aggiornare costantemente i disciplinari per fornire a chiunque, azienda, consumatore, turista o ente di controllo, informazioni di immediata consultazione».

Attualmente si sta procedento all’estrazione dei dati per la Sardegna: sarebbe utile e interessante, con il coinvolgimento delle amministrazioni, dei Consorzi di tutela e degli attori dell’innovazione, integrarne lo sviluppo e, perché no, rilasciare i dati degli areali con standard open data (in questo modo magari si potrà favorire lo sviluppo di servizi di promozione dei nostri territori, magari anche all’estero).

Per contattare Carlo Zucca basta visitare il suo sito o scrivere  a  dopmaps@gmail.com.

Articolo tratto da lastampa.it

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