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Recensione: “La principessa che amava i film horror”

di Davide Batzella Letto 2.447 volte1

di Manuela Orrù

Per la rubrica “Non solo di Pane“, ecco la recensione de “La principessa che amava i film horror”.

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Sono sempre stata, fin da bambina, una grande lettrice di fumetti. Non ho avuto un genere preferito ma ho letto di tutto, da Topolino a Diabolik, dai Peanuts a Lupo Alberto per arrivare fino alle raccolte di Scorpio, L’Intrepido e Lanciostory. Il fumetto è capace di condensare, in poche immagini, belle e indimenticabili storie che si fissano nella memoria e segnano il percorso della personalità di chi legge. La mia indole poco allineata e per niente romantica non mi ha fatto amare troppo le belle fiabe classiche che raccontano di principesse perseguitate o capricciose, addormentate più o meno sul pisello, nella perenne attesa di un principe azzurrognolo che mettesse il lieto fine al loro destino già tracciato di future (che noia!) regine.

Quando ho visto il libro con questo titolo proprio intrigante, con la copertina piena di disegni e uno sguardo di principessa proprio furbetto, non ho potuto fare a meno di prenderlo in mano e sfogliarlo…”La principessa che amava i film horror” è una delle otto storie a fumetti che raccontano di altrettante principesse, tutte poco conformi allo stereotipo della dolce e accomodante fanciulla prona ai desideri paterni.

Sono queste otto protagoniste principesse ragazze del nostro tempo, come noi sognano, hanno desideri, frustrazioni, limiti, muri intorno che paiono insuperabili, ma con coraggio faranno le loro scelte, scenderanno dal piedistallo in cui stavano per diritto di nascita per diventare così più umane e poter dire finalmente: “Se la mia natura è questa.. è giunto il momento di seguirla..”, in un impeto di libertà che rompe gli schemi convenzionali e le proietta in un futuro incerto ma comunque scelto da loro. Ogni storia è introdotta , oltre che dal titolo, da un brevissimo incipit tratto da un libro, che racchiude il senso della breve storia a disegni. Tre sono gli autori: Daniele Mocci e Alessio Del Santa sono gli sceneggiatori, il secondo è anche il disegnatore, mentre Elena Grigoli è colei che ha colorato in maniera splendida, miscelando i colori tanto da ricordare in alcuni fotogrammi gli accostamenti di grandi pittori.

Immagino che dato il format possa passare per un libro per bambini, ma dopo averlo letto mi sento di dire che solo un pubblico adulto può cogliere le raffinatezze dei disegni, la morale delle storie, il buon lavoro editoriale, spiritoso ma curato nei particolari mai lasciati al caso.

Con le storie delle principesse ci sono anche quelle dei loro innamorati, dei loro genitori, di streghe e servi furbetti, di maestri e sognanti cavalieri, l’odissea di un re-padre che non esita ad abbandonare il suo regno per ritrovare sua figlia e nel lungo pellegrinaggio si spoglia di tutta la sua regalità.

Il tutto è raccontato con ironia, una sottile e quasi impercettibile malinconia e tanti coloratissimi disegni. Da segnalare in appendice una guida super esaustiva per insegnare ‘la difficile arte del disegnare draghi’. Evviva! Farò vedere ai miei figli come sono diventata brava in disegno!

Credo che questa bella carrellata di principesse trasgressive, simpatiche e antipatiche, cocciute e sognatrici, competitive ma spesso sconfitte, ci voglia guidare fuori dall’immaginario per portarci nella vita, quella autentica dolce e amara che porta il bravo autore a scrivere che: “…le vere storie cominciano dove finiscono le fiabe”.

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