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Una festività religiosa a Serramanna

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Sant'Ignazio da Laconi Serramanna

Un tempo si diceva: “L’Epifania tutte le feste si porta via”, e ci pareva che fosse proprio così. In effetti la nostra fantasia, alla quale la guerra e le conseguenti difficoltà ci avevano costretti a rassegnarci, non lasciavano molti spazi all’immaginazione e agli incontri sociali. Oggi anche questo è cambiato, e non sempre in meglio. E si direbbe che, conclusa una festa (religiosa o civile) ci si impegna subito nell’organizzazione della successiva. Che sia una frenesia mentale, una specie di terapia d’urto per scongiurare il pericolo dell’indifferenza, del disinteresse, soprattutto se si tratta della nostra formazione e cultura religiosa? Lo sfarzo che talvolta soffoca le nostre manifestazioni di fede, potrebbe essere la risposta all’urgenza che, oggi più che mai, la società avrebbe di spalancare gli occhi sul baratro nel quale rischia di precipitare? Basterebbe riflettere sui gravissimi fatti di sangue che avvengono nelle nostre case, o sulle “carneficine di stato” che cancellano interi popoli dalla faccia della terra, per non dire di quel che succede a centinaia e centinaia di migranti che affrontano l’incognito per una esistenza dignitosa e lasciano in mare sogni, famiglia e vita…

Tempi difficili, questi nostri, ed è, dunque, anche comprensibile che ci impegniamo “per dimenticare” l’orrore che ci angustia ed al quale vorremmo sottrarci.

A Serramanna si è appena conclusa la settimana dedicata a Sant’Ignazio da Laconi che il Comitato promotore ha realizzato e curato con l’impegno e con l’entusiasmo che contraddistingue questa comunità parrocchiale. Il programma, nutrito e opportunamente studiato per i diversi settori della cittadinanza, ha visto impegnati tutti i membri del comitato e i volontari che, sotto la regia del giovane Parroco, hanno contribuito alla riuscita della settimana in onore del Santo cui è dedicata la parrocchia.

Peccato che, alla fine, tutto si sia dissolto in un imponente (vistoso e costoso) spettacolo pirotecnico, certo luminosissimo, certo colorato ma frastornante per animali e persone (malate o sane, tristi o allegre: che importa?!) che mi ha scaraventata indietro, in un periodo tutt’altro che gioioso nel quale i petardi erano bombe e i colori erano sempre rosso sangue e blu di morte…

Ed io, che avevo sperato e immaginato un Sant’Ignazio affacciato alle finestrelle del cielo, sorridente e riconoscente per il tributo di fede, non sono riuscita ad andare più in là dell’immagine di un Santo triste e sconsolato che, dopo una giornata di questua per sfamare i poveri e i confratelli, inginocchiato ai piedi di un Cristo in croce, implora: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!”.

Serramanna, 8 giugno 2016

Maria Porceddu Ortu

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