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Vittorio Casti, del 54° Reggimento Fanteria Divisione “Sforzesca”, caduto in Russia nel 1943

di Davide Batzella Letto 3.704 volte8

di Paolo Casti

Vittorio Casti, nacque a Serramanna il 19 marzo 1917, da Angelo e Maddalena Pillitu.

Il papà di Vittorio, Angelo Casti, nato a Serramanna il 16.12.1867 era figlio di Pasquale, originario di San Sperate e Efisia Follesa, di Serramanna. I fratelli e sorelle del papà Angelo erano:

Raimondo (nato il 28.04.1875), Maria Francesca (nata il 14.07.1869) e Raffaele, il nonno di mio padre, nato il 12.07.1879.

Tra me e Vittorio Casti vi è una parentela di 6° grado in linea collaterale essendo mio cugino di 3° grado.

Vittorio fu iscritto nelle liste di leva del 1917 del 15° Distretto di Cagliari, con matricola n. 1674.

Dopo il primo dopoguerra, il regime fascista introdusse l’istruzione premilitare, al compimento del 18° anno di età (leva fascista) fino alla chiamata alle armi della rispettiva classe di leva. Il cittadino italiano iscritto nelle liste di leva, diventava così soldato e da quel giorno, incombeva su di lui l’obbligo militare (obbligo di leva).Con la riforma di cui al R.D.L. 1879 del 1934, seguito dal R.D n. 329 del 1938 (Testo unico delle disposizioni legislative sul reclutamento del regio Esercito), si modificò il testo unico del 1932, prevedendo che per l’esercito i giovani venissero chiamati alla leva ed esaminati, nel 20° anno e la chiamata alle armi normalmente nel 21° anno.

Vittorio, infatti, fu chiamato alle armi l’8 giugno 1938 presso il 54° Reggimento Fanteria in Novara, “Gruppi someggiati”.

I Reparti someggiati, erano reparti militari forniti di animali da soma per il trasporto di armi leggere, munizioni e viveri, in luoghi di montagna

Il 10 giugno 1938 viene aggregato al 90° Reggimento Fanteria per poi tornare al suo Reggimento presso la Divisione “Sforzesca” il 7 ottobre 1938.

L’8 dicembre 1939 viene trattenuto alle armi ai sensi della Circolare n. 40001 del 24 agosto 1939.

Allo scoppio delle ostilità del 1940 la “Sforzesca” si trovava inquadrata nel IV Corpo d’Armata nella zona di Sestriere da dove, il 20 giugno, attacca le posizioni francesi nel settore di Monginevro e nella conca di Briançonsviluppando l’offensiva in direzione del forte dello Janus.

Il giorno 24 la Divisione è sostituta e inviata nelle retrovie.Dopo un periodo di riposo la Divisione, a cui viene aggiunta la 30° Legione CC.NN. (Camicie Nere), è mobilitata per il fronte greco-albanese.

Il 27 gennaio 1941 viene imbarcato a Brindisi, sul Piroscafo “Città di Trapani” per l’Albania.

Piroscafo “Città di Trapani”, 19 dicembre 1928

Piroscafo “Città di Trapani”

La nave fu varata il 19.12.1928 nei Cantieri Navali del Tirreno di Riva Trigoso, l’unità era in origine una motonave passeggeri relativamente piccola, lunga 92,1 metri e larga 12,22, con una stazza lorda di 2467 tsl. Un motore diesel FIAT alimentato a nafta, della potenza di 1625 CV, azionava un’elica singola, permettendo una velocità di circa 12,5 nodi.

Iscritta con matricola n. 141 al Compartimento marittimo di Palermo, la “Città di Trapani” apparteneva alla Società Anonima di Navigazione Tirrenia, con sede a Napoli. In tempo di pace la nave venne utilizzata per il trasporto di passeggeri sulle rotte di competenza della Tirrenia (Mar Tirreno e Mediterraneo occidentale sino alle coste dell’Africa settentrionale).

Qualche mese dopo l’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il 16 ottobre 1940, la motonave venne requisita a Genova dalla Regia Marinae utilizzata per oltre un anno come trasporto truppe.

Vittorio, con la sua Divisione, sbarca a Valona il 28 gennaio 1941.

1941 – Veduta di Valona e sbarco truppe Regio esercito italiano

1941 – Veduta di Valona e sbarco truppe Regio esercito italiano

Valona (in albanese Vlora o Vlorë) è una città dell’Albania, in cui c’è il secondo porto del paese, per importanza, dopo quello di Durazzo.Sorge nella parte sud-occidentale dello stato, sulle rive del mar Adriatico, nel distretto omonimo.

Il porto, che si affaccia sul canale d’Otranto, è il più vicino all’Italia: dista poco più di 55 miglia nautiche (circa 90 km) dalla punta Palascìa, il punto più orientale della costa del Salento.

Nei giorni successivi, la “Sforzesca” è subito inviata in linea sul Mali Scindeli (Epiro, Fronte greco) per arrestare l’avanzata greca.

1941 – I muli, il principale mezzo di trasporto nella campagna di Grecia

 

1941 – Fanteria del R. Esercito italiano in marcia Albania

1941 – Fanteria del R. Esercito italiano in marcia Albania

La “Sforzesca” era classificata come divisione di fanteria di montagna e come tale destinata all’impiego in settori montani. In realtà la dotazione di armi e mezzi era di poco differente da quella di una normale divisione di fanteria di linea ed i fanti ne pagarono le conseguenze in tutte le campagne in cui vennero impiegati.

La “Sforzesca” resiste, non senza difficoltà ai reiterati attacchi portati dalla Divisione “Cretese”, una delle unità scelte dell’esercito ellenico. Così le cronache dell’epoca

«…si schiera sulla destra del fiume Vojussa nella zona di Tepeleni. Il 28 gennaio le unità della divisione, schierate sui costoni di Marizait e dello Scindeli, si contrappongono ad un avversario che tenta di superare le ultime barriere difensive naturali sulla strada per Valona. Aspri combattimenti che spesso sfociano in assalti all’arma bianca si succedono ininterrotti su posizioni che vengono prese e perdute più volte. Fino al 28 febbraio difende lo Shendeli, quando si esaurisce l’offensiva greca».

Tepeleni, oggi Tepelenë, è una cittadina dell’Albania meridionale, alla confluenza dei fiumi Drynos e Vojussa, situata circa a una decina di km a sud/ovest del monte Mali Scindeli.

Per attraversare il fiume Vojussa in piena, nei pressi di Telepeni, i genieri dell’esercito costruirono una lunga passerella

Successivamente, la Divisione “Sforzesca”, passata all’offensiva avanza in territorio greco.

Nei primi giorni di marzo la Divisione occupò le posizioni di Chiafe’Bubesit. Il 15 aprile una colonna entrò in territorio greco puntando sul nodo stradale di Klisura in Val Vojussa, che venne raggiunto due giorni dopo.

Reparti someggiati del R. Esercito italiano in territorio greco (1941)

 

Un pezzo anticarro della “Sforzesca” spara contro carrin e nemici avanzanti

Ultimate le operazioni la Sforzesca rimase in territorio di occupazione in Grecia fino alla fine delle ostilità nell’aprile 1941. A metà di luglio, ricevette ordine di rientrare in Italia.

Precisamente il 13 luglio 1941, Vittorio Casti, con la sua Divisione, viene imbarcato a Valona e sbarca a Brindisi il 14 luglio 1941. Nel foglio matricolare non è specificato in quale nave fu imbarcato.

20 luglio 1941. Rientro a Novara di reparti della divisione Sforzesca reduci dal fronte greco-albanese

Il 13 luglio 1941, l’incrociatore Zara e la torpediniera “Francesco Stocco” scortano da Valona a Brindisi le navi “Rossini”, “Italia” e “Quirinale”, con truppe e quadrupedi che rimpatriano.

– Nave “Rossini”         – 2425 tsl, iscritta al compartimento di Fiume al n. 52

– Nave “Italia”                        – 5338 tsl, era in origine un piroscafo passeggeri

– Nave “Quirinale”     -3770 tsl, iscritta al compartimento di Venezia al n. 309

Lo Zara, incrociatore ausiliario della Regia Marina nel Porto di Brindisi

Nel periodo successivo la Divisione “Sforzesca” è tra quelle scelte per creare l’ARM.I.R. (Armata Italiana in Russia) con l’obiettivo di rinforzare i reparti del C.S.I.R. che già partecipano alle operazioni sul fronte orientale.

ARMIR – L’8° Armata italiana (conosciuta anche come Armata italiana in Russia – ARMIR) fu la grande unità del Regio Esercito che tra luglio 1942 e marzo 1943 operò sul fronte orientale, in appoggio alle forze tedesche della Wehrmacht impegnate sul fronte di Stalingrado. Al comando del generale Italo Gariboldi l’8° Armata venne inquadrata all’interno dell’Heeresgruppe B di Maximilian von Weichs, e schierata sul medio Don a protezione dell’ala sinistra delle forze tedesche che in estate avevano dato il via all’assalto della città di Stalingrado.

CSIR – Il Corpo di spedizione italiano in Russia, spesso abbreviato come CSIR, fu una grande unità del Regio Esercito inviato nell’estate del 1941 come contingente a fianco delle forze tedesche impegnate nell’operazione Barbarossa sul fronte orientale contro l’Unione Sovietica.

Il Corpo di spedizione, forte di tre divisioni “autotrasportabili”, fu inizialmente messo agli ordini del generale Francesco Zingales, e in seguito da Giovanni Messe.Inizialmente inquadrato nell’11° Armata tedesca, il CSIR venne subito impiegato nelle ampie manovre di inseguimento dei reparti sovietici in ritirata, per poi assestarsi nella zona di Stalino con l’avvicinarsi dell’inverno. Il fallimento dell’offensiva tedesca contro l’Unione Sovietica portò i comandi tedeschi a richiedere maggiori sforzi agli alleati in previsione delle nuove offensive del 1942, e il CSIR venne raggiunto da altri due Corpi d’armata italiani, che insieme andarono a formare l’8° Armata (ARMIR), che fu protagonista dei tragici avvenimenti legati alla ritirata delle forze italiane attraverso la steppa russa tra dicembre e gennaio.

Le forze di Gariboldi vennero quindi utilizzate per l’occupazione statica di un tratto del fronte del Don lungo duecentosettanta chilometri, tra Pavlovsk e la foce del fiume Chopër, dove fin dai primi giorni furono impegnate a resistere a continui e logoranti attacchi sovietici.

Per far fronte al nuovo scenario bellico vengono apportate alcune modifiche nell’impianto della Divisione. Ai vecchi pezzi del 17° Artiglieria, ancora someggiati, vengono sostituiti gruppi motorizzati. Inoltre sono raddoppiate le capacità controcarro con l’aggiunta di una nuova compagnia, la 121°, formata da granatieri di Sardegna.

Novara, maggio 1942 – Caserma “Passalacqua”. L’ultimo inquadramento del 54° Rgt. F. Umbria

Vittorio Casti, parte il 24 giugno 1942, per prendere parte alle operazioni di guerra contro la Russia col 54° Reggimento Fanteria Divisione “Sforzesca”.

Novara, Giugno 1942 – La divisione Sforzesca alla vigilia della partenza per la Russia

Dopo un periodo di approntamento ed esercitazioni la Divisione parte dalle proprie guarnigioni nell’ultima decade di giugno, inquadrata nel II Corpo d’Armata.

Dopo un viaggio di circa due settimane in ferrovia inizia una marcia a piedi che la porta, a metà luglio, al battesimo del fuoco nella zona di Krasniy Luch a sostengo delle truppe del XXXV Corpo d’Armata (il “vecchio” C.S.I.R.). Le truppe sovietiche in ritirata vengono inseguite per centinaia di chilometri nella steppa, tra marce a piedi e trasferimenti in autocarro.

Estate 1942 – Mappa operazioni

Alla metà di agosto la “Sforzesca” viene portata in linea sul fiume Don, lungo un fronte di circa 30 km. Le truppe russe però non lasciano il tempo di approntare le necessarie misure difensiva che, nella notte tra 17 e 18 agosto, portano un piccolo attacco per saggiarne la consistenza e, due giorni dopo, un’offensiva di grandi dimensioni investe l’intero settore divisionale. I giorni 20 e 21 agosto vedono le truppe della Divisione, più altri reparti dati nel frattempo di rinforzo, sostenere gli attacchi di due divisione sovietiche.

La situazione precipita ed è necessario un ripiegamento su due capisaldi, Yagodniy e Chebotarevskiy, il primo dei quali resiste mentre il secondo viene travolto il 25 agosto.

A seguito degli scontri alla “Sforzesca” viene dato l’ingeneroso soprannome di “cikaj” (“scappa” nella lingua locale”), ingeneroso soprattutto per l’altissimo numero di morti patiti e per l’oggettiva impossibilità di far fronte ad un numero così elevato di nemici (sei reggimenti di fanteria contro due).

A metà ottobre l’intera Divisione viene trasferita più a nord, sempre in linea sul Don, rilevando le posizioni che erano tenute dalla “Pasubio”. Qui raggiunsero il fronte i complementi, partiti nel settembre dall’Italia per ripianare le perdite dell’agosto.

Fino a metà dicembre proseguono i lavori di rafforzamento della linea, con la costruzione di trincee avanzate e fossi anticarro in posizioni arretrate.

Ma quando si scatena l’offensiva sovietica (operazione Piccolo Saturno) i reparti sono costretti a ripiegare per svincolarsi dalla morsa delle truppe corazzate russe. Le condizioni climatiche estreme (temperature fino a –30°) unite alla crisi logistica in questa fase (carenza di cibo, munizioni, carburante) trasformano in un’odissea questo movimento.

Giunti sul fiume Chir, una ventina di km dietro di Don, le fanterie della Sforzesca sono bloccate con l’ordine di costituire una nuova quanto inutile linea difensiva. Quando il giorno dopo l’ordine viene revocato ormai i carri sovietici hanno circondato le truppe e solo una piccola parte di essere riesce a rompere l’accerchiamento.

Negli stessi giorni gli altri reparti (artiglieria e servizi) sono anch’essi impegnati a difendersi da puntate di truppe russe. Anche qui molte sono le perdite tra caduti e prigionieri. Tuttavia la “Sforzesca” è ancora una delle poche divisioni in grado di garantire un minimo di capacità organizzativa e ad essa si appoggiano, oltre ai pochi superstiti dei reparti dipendenti, altre aliquote fra cui il 6° Bersaglieri e resti mischiati della “Pasubio” e della “Torino”.

La colonna, conosciuta anche come “colonna sud” o “Carloni” dal nome del colonnello del 6° Bersaglieri, punta con un percorso a zig zag verso una linea arretrata costruita dai tedeschi che viene raggiunta solo a fine dicembre.

Da qui le truppe sono spostate nelle retrovie: i feriti e i congelati sgomberati negli ospedali, quanti ancora in grado di combattere vengono trasferiti nella Divisione “Ravenna” che si ipotizzava potesse essere ancora reimpiegata.

La “Sforzesca” ormai ridotta a pochi uomini dei comandi rientra in Patria con le proprie bandiere nel marzo del 1943.

Il 9 settembre 1943 la “Sforzesca” venne sciolta definitivamente, in conseguenza degli eventi dell’Armistizio dell’8 settembre 1943

Vittorio, non rientrerà. Dal 25 gennaio 1943 risulta disperso.

Il 25 aprile 1943 fu stilato il “Verbale di irreperibilità” a cura del Comando 54° Reggimento Fanteria “Sforzesca”, trascorsi tre mesi dalla data della segnalazione della sua scomparsa e risultando le ulteriori ricerche e indagini rivelatesi infruttuose.

Non ci sono dichiarazioni testimoniali della sua morte; il suo nominativo è stato individuato negli elenchi dei Militari Italiani deceduti in prigionia nella ex Unione Sovietica, consegnati dalle Autorità russe al Governo italiano alla fine degli anni ’90.

Risulta deceduto prigioniero giovedì 18 febbraio 1943 nel Campo di Prigionia n. 188 di Tambov (Russia) dove è stato sepolto in fossa comune assieme a caduti di altre nazionalità.

 

Testimonianza di un superstite di Tambov (e di altri lager) racconta la battaglia di Arbusovka

[https://letteredon.wordpress.com/2010/11/22/un-superstite-di-tambov-racconta-la-battaglia-di-arbusovka/]

Giuseppe Bassi è nato a Villanova di Camposampiero nel 1919. Ha fatto il geometra nel suo paese e anche il tecnico comunale. L’ “avventura” della sua vita tuttavia l’ha vissuta durante la seconda guerra mondiale come sottotenente del 120° artiglieria motorizzata in Russia, nell’ARMIR. E’  stato preso prigioniero e internato fino al 1946.

Da Arbusovka, detta anche valle della morte, abbiamo percorso in un giorno 60 chilometri a piedi, a 30 gradi sottozero. A marce forzate siamo arrivati fino alla stazione di Kalac, dove siamo giunti il 1° gennaio. Era una situazione spaventosa, gran parte dei feriti è stata lasciata a se stessa. Qui noi superstiti e affamati siamo stati chiusi in carri ferroviari che fungevano da prigioni. Eravamo costretti persino a grattare i bulloni interni dei carri per ricavarne acqua ghiacciata! Ci avevano dato una pagnotta per sei prima di salire, e questo succedeva dopo quella terribile marcia.

Da Kalac siamo arrivati al campo di concentramento di Tambov , dove sono morti nel tempo 10 mila italiani.

1943 – Campo di Prigionia n. 188 di Tambov

Si viveva in bunker sotterranei, si dormiva sulla nuda terra, con una coperta per avvolgerci. La distribuzione del pane era sempre un dramma! Tutti attenti che gli altri non ne ricevessero di più!

Il campo188 di Tambov rappresentò per i prigionieri italiani lo tomba più grande di tutta la compagna di Russia. In queste fosse comuni dal gennaio 1943 a settembre 1945 sono stati sepolti 8.127 italiani di cui 6.909 nei primi sei mesi. A questi vanno aggiunti circa 4.000 morti durante il trasferimento in treno dai centri di raccolta vicino al Don (Kalac, Buturlinovka, Frolovo etc.) e lasciati a Rada (sobborgo di Tambov) che serviva da scalo ferroviario per il campo n. 188.

Da un solo treno, con 1.940 prigionieri proveniente daKalac, e giunto nella stazione di Rada il 17 gennaio’43,furono scaricate e sepolte di fianco ai binari 1.340 salme. Erano morti assiderati nei vagoni da dove, per ferite e congelamento degli arti, non avevano potuto scendere e raggiungere a piedi a circa 8 Km., il campo di prigionia 188.

L’areo cimiteriale è molto vasta e comprende centinaia di fosse comuni; di esse alcune sono indicate con dei cartelli numerati. Le varie commissioni nominate dalla Direzione Centrale dell’NKVD (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni) non sono riuscite a stabilire la cronologia di impiego delle fosse stesse.

La pianta attuale è stata elaborata in base all’individuazione dei tumuli nelle varie epoche degli accertamenti.

Sul territorio cimiteriale è stato realizzata, a cura di ONOR CADUTI e dello V.D.K. e V. tedesco, un monumento a ricordo dei Caduti (circa 22.000) di tutte le nazionalità (41) ivi sepolti.

Nel 2000 Carlo Azeglio Ciampi, in visita ufficiale in Russia si recò a Tambov, per deporre i fiori sul monumento.

29.11.2000 – Il Presidente Ciampi rende omaggio ai caduti di tutte le nazionalità a Tambov

Allora, e ancora oggi, fu il primo e unico inquilino del Quirinale a compiere questo gesto.

Nel territorio del lager sono ancora visibili alcuni resti dei bunker di ricovero per i prigionieri che erano costituiti da fosse ricoperte in legno.

Tambov è una cittadina, che dà il nome anche alla regione, molto vasta che dista da Mosca circa 450 Km.

Cippo commemorativo caduti italiani e fossa comune di Rada-Tambov (vicino alla stazione)

Il nome del soldato Vittorio Casti, è presente nella lapide, fatta apporre dall’Amministrazione comunale di Serramanna nella Cappella in onore della Madonna della Vittoria della Chiesa parrocchiale di San Leonardo.

 

 

 

Medaglia d’oro al valor militare alla Bandiera del 54° Reggimento Fanteria “Sforzesca”

Motivazione:

Nella grande battaglia invernale fra Don e Donez, i fanti del 54° fanteria già duramente provati ma non piegati dalle dure battaglie dell’agosto 1941, in ripiegamento dal Don per ordini superiori, con serenità ed altissimo senso di disciplina e del dovere, invertivano, a nuovo ordine, la marcia e rioccupavano posizioni già sorpassate, nonostante la criticissima situazione per la presenza già nota di masse nemiche che avevano sorpassato il fiume. Attaccati da aviazione e, in seguito, di fronte e di fianco da forze corazzate avversarie, combattevano strenuamente in posto dando modo con il loro sacrificio ad altri reparti di sfuggire alla terribile morsa. Successivamente i superstiti, riuniti in reggimento di formazione, durante altri 15 giorni di accaniti combattimenti nella steppa e nel rigore dell’inverno russo si battevano ancora con indomita fede e coraggio riuscendo a uscire vittoriosamente dal cerchio nemico. Tenevano così fede alle nobili e gloriose tradizioni del reggimento, perpetuando attraverso il loro valore e sacrificio le mirabili virtù della Fanteria italiana.

Russia: Don e Donez, agosto 1942.Data del conferimento: 31/12/1947

FONTI

  • http://conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.it/
  • http://www.centomilastellesuldon.it/campagna-di-russia.html
  • http://www.focus.it/cultura/storia/ritorno-sul-don-la-campagna-di-russia-raccontata-dai-reduci
  • http://www.unirr.it
  • http://www.naviearmatori.net/
  • http://sforzesca.altervista.org/
  • http://www.regioesercito.it/reparti/fanteria/rediv2.htm
  • http://www.televignole.it/cefalonia-1943-tante-verita-2/
  • http://www.alieuomini.it/pagine/dettaglio/documenti,11/guerra_di_grecia_la_marcia_verso_il_conflitto_-,130.html
  • http://digilander.libero.it/avantisavoiait/Campagna%20di%20Grecia.htm
  • https://sites.google.com/site/novaaladaneoficialnyjsajt/home/massovye-zahoronenia-voennoplennyh-vremen-vov-v-okrestnostah-novoj-lady-i-st-rada
  • http://www.mymilitaria.it/liste/SforzescaNovara.htm
  • http://www.campagnadirussia.info/
  • Lupinacci, V. E. Tognelli, La difesa del traffico con l’Albania, la Grecia e l’Egeo– Uff. Storico della Marina Militare
  • Pino Scaccia, Armir. Sulle tracce di un esercito perduto, Editore Tra le righe libri
  • Ritorno sul Don: la campagna di Russia raccontata dai reduci, da Focus Storia n° 26
  • Egisto Corradi, La ritirata di Russia, Mursia

VIDEO

  • https://www.youtube.com/watch?v=JrgZXIz1Taw
  • https://www.youtube.com/watch?v=qg7mgEdmvNA
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Commenti (8)

  1. Sapevo di avere uno Zio disperso in Russia, ma non avevo tutte queste informazioni interessanti sulla storia del Reggimento. Complimenti per la ricerca.

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    1. Grazie Vittorio

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  2. le scrivo perchè sto facendo un lavoro simile per mio zio ( di cui porto il nome); divisione Sforzesca morto a Tambov, anche lui sardo .
    Cordiali saluti

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    1. In bocca al lupo per la sua ricerca

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  3. Caro Paolo …Tutto , veramente tutto ,da vero professionista ! ” Non ho idea ” di quanto tempo puoi aver dedicato per questa tua bella ricerca, ma dalla cura che hai messo in atto e dal risultato … credo non sia stato tanto poco ! Anche questa volta … Dirti bravo , è poca cosa !Ma tant’è ! Hai messo in ” luce ” ulteriormente le tue capacità ! I filmati d’epoca poi , sono come la “ciliegina ” sulla torta , e … Annullando il tempo trascorso , ha dato sensazione di … Paura , come se fossimo stati ” costretti ” ad essere spettatori di … Tutto il ” male ” Visto ! Bravo ancora !.

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  4. Grazie Dino, sempre gentile

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  5. Buongiorno Paolo, anch’io ho avuto un parente che fece parte della Div. Sforzesca schierata in Russia, purtroppo mai più rientrato a casa………era il fratello di mio nonno materno.
    Ho provato a seguire varie strade per capire almeno dove fosse sepolto, per tanto tempo ho cercato di raccogliere quante più notizie e documenti possibili, grande delusione “purtroppo”, neanche il Ministero della Difesa ha saputo darmi notizie che potessero soddisfare la mia ricerca.
    Complimenti per il bel lavoro che avete fatto per aver reso così ricca di in formazioni questa splendida pagina, lavoro encomiabile. Personalmente ho dovuto documentarmi consultando le varie associazioni che, con professionalità, immensa gentilezza e pazienza mi hanno fornito senza nessun problema.
    Comunque, devo ringraziare soprattutto un dipendente del Ministero della Difesa con il quale ebbi un breve colloquio telefonico, purtroppo senza alcuna novità su quanto già sapevo, dopo alcuni giorni, senza alcuna richiesta scritta o verbale, con grande sorpresa la persona con il quale ebbi il contatto telefonico, mi spedì un plico contenente tutta la documentazione in loro possesso, riguardante mio zio, certo non quella afferente la sepoltura……….un regalo inaspettato…..non saprò mai come ringraziarlo.

    Grazie ancora e bravo

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  6. Bellissimo racconto luoghi già sentiti e raccontati da mio padre anche lui della sforzesca mortai 81 fatto prigioniero e con molta fortuna è ritornato nel 45 e ancora vivente con 96 portati brillantemente con passeggiate mattina e pomeridiane

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