di Maria Porceddu Ortu

Alcuni giorni dopo la Pasqua ho partecipato al funerale di una anziana signora, conosciuta tanti anni fa quando io, con la mia famiglia migrante richiedente asilo (e pane), ero giunta a Serramanna da Cagliari a seguito dello sfollamento della città.

Erano gli anni ’40 – ’42 della 2a guerra mondiale.

Ci siamo frequentate perché tutt’e due, quasi coetanee, seguivamo le lezioni impartiteci da un giovane insegnante, un confinato politico triestino.

Dopo la guerra ci siamo ritrovate, ancora a Serramanna, come insegnanti negli anni ’60 – ’70 e, pur non incontrandoci spesso, non ci siamo dimenticate.

Ora, di fronte al suo feretro, ho rivissuto la nostra storia constatando, ancora una volta, quanto sia breve il cammino dell’uomo sulla terra.

Nel corso della cerimonia funebre, il sacerdote intona un canto che commuove profondamente e invita alla riflessione.

L’assemblea canta “”Noi formiamo qui riuniti un solo corpo; evitiamo di dividerci tra noi: via le lotte maligne, via le liti! e regni in mezzo a noi Cristo Dio”.

Istintivamente penso all’ultimo penoso scontro avvenuto, per le festività pasquali, tra le due comunità parrocchiali serramannesi. Il motivo del contrasto: la processione del Risorto.

E prendo atto di quanto sia difficile per noi, che pure ci diciamo cristiani, passare dalle formule mandate a memoria dei canti e delle preghiere ai comportamenti nella vita di tutti i giorni, da veri fratelli, impegnati a diffondere “la gioia sulla terra” perché “il mondo si rinnovi nell’amore”.

Non c’è dubbio: siamo ben lontani dalla strada indicataci dal Maestro! E chi, se non il sacerdote, guida spirituale della comunità religiosa, può accompagnare noi, parrocchiani disorientati, verso un percorso di amore e di luce? È la sola possibilità che abbiamo per non perderci nella notte e per risorgere dall’ombra della morte.

Alla fine della cerimonia saluto la mia compagna di viaggio, accarezzando il suo feretro, e mi dispongo a proseguire il cammino terreno che ancora manca al completamento della mia avventura umana.