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Rowland Robert Joseph Jr. – Un archeologo americano a Serramanna

di Davide Batzella Letto 494 volte0

di Paolo Casti

Ambientazione, estate del 1981, luglio per essere precisi; nelle campagne di Serramanna c’è fermento.

«Chi saranno quei forestieri che si aggirano per i campi? Funti americanusu addirittura!»

A Serramanna gli anziani, all’ombra degli alberi della piazza, si interrogavano, stupiti da queste presenze che non potevano certo passare inosservate. Eppure in quegli anni, nel periodo di maggior splendore dell’attività muralistica, non era raro vedere aggirarsi fotografi, giornalisti o curiosi tedeschi, francesi o “continentali” mandati qui per documentare “i dipinti sui muri”.

Ma in campagna… «S’antessi perdiusu», ironizzava qualcuno.

No che non si erano persi; anzi, erano venuti apposta proprio a Serramanna per studiare i siti archeologici del suo territorio.

Uno degli archeologi era il Professor Robert J. Rowland Jr.che dal 1973 iniziò ad occuparsi di storia e archeologia della Sardegna, producendo una nutrita serie di studi che caratterizzano la sua ricchissima bibliografia.

I risultati delle sue ricerche vennero presentati a San Francisco nel dicembre 1981 all’assemblea annuale dell’Archaeological Institute of America.

Il Prof. Rowland era particolarmente interessato a studiare il rapporto esistente tra gli insediamenti diepoca nuragica e quelli di età romana e medievale, in relazione all’altitudine, alle sorgenti d’acqua e allo sfruttamento agricolo del territorio.

Pubblicò il resoconto dei suo sopralluoghi su “American Journal of Archaeology” – Vol. 86, N° 2 (Aprile, 1982), edito dall’Archaeological Institute of America, in un articolo intitolato “Surface Surveys at Serramanna and Ozieri”.

«Nel luglio 1981 l’autore ha condotto indagini di superficie nelle zone agricole di Serramanna e Ozieri nell’isola di Sardegna.

Gli scopi principali erano quelli di esaminare i contesti ambientali dei siti romani e, più chiaramente, delinearne la loro cronologia.

Anche se i materiali ceramici sono ancora oggetto di studio, alcune conclusioni preliminari possono essere già avanzate:

1) tutti i siti nuragici e punici, hanno continuato ad essere occupati anche nel periodo romano;

2) l’era dell’Alto Impero ha visto un notevole accrescimento del numero di siti;

3) tutti i campi vicino alle fonti idriche disponibili sono stati utilizzati in quel periodo;

a Ozieri […]

In entrambe le zone, le chiese medievali furono costruite presso i siti di resti romani estesi, ma mancano in modo più preciso le relazioni, nel caso, tra gli insediamenti romani e medievali».

Inoltre, in un altro studio, pubblicato su “Le ravitaillement en blé de rome et des centres urbains des début de la république jus qu’auhaut empire”, intitolato “Sardinia Provincia frumentaria”, si occupò del sito di “Santa Maria” nell’ambito dei rapporti tra i cartaginesi e gli indigeni e tra diversi gruppi di indigeni, affermando che ci potrebbero anche essere stati siti non militari, come appunto “S. Maria di Monserrato”, che funzionava come luogo di scambio.

Infatti l’effetto più importante dell’occupazione cartaginese fu il rilevante aumento della coltivazione del grano, sia per il trasporto verso le città costiere e, certamente, per l’esportazione.

Ricerche riprese da “The Archaeology of Roman Sardinia: A Selected Typological Inventory” (Berlino, 1988) dello stesso Rowland.

 

Rowland, Robert Joseph Jr.

Nato nel 1938 a Shenandoah, in Pennsylvania 1938.

Conseguì la laurea nel 1959 al LaSalle College (1959), e insegnò in numerose Università americane (l’Università di Villanova 1961/67, l’Università del Missouri-Columbia 1967/72 e 1974-84 e l’Università del Maryland-College Park 1984/91, dove è anche stato Presidente del Dipartimento di Studi Classici e Direttore del Centro per l’Archeologia).

Al periodo dell’Università del Missouri-Columbia appartengono non solo numerosi studi e ritrovamenti romani in Sardegna (1981), ma anche l’inizio del suo lungo e meritevole servizio come presidente della “Friends of Ancient History” (Amici della Storia Antica).

Grazie alla sua collaborazione con Miriam S. Balmuth, venne pubblicato, in due volumi, “Studies in Sardinian archaeology” (Ed. Ann Arbor – University of Michigan Press, 1984/86).

Terminò la sua carriera presso l’Università di Loyola a New Orleans, dov’era Professore di Storia e Dottore di Arti e Scienze dal 1991.

Nel 1994, è stato insignito del titolo di “Cavaliere” dallo Stato italiano.

È deceduto il 14 marzo 2007.

Innumerevoli i suoi scritti (pubblicazioni su riviste e libri), tra i quali:

“I ritrovamenti romani in Sardegna”, (Studia Archeologica, vol. 28: Rome, 1981), “Studies in Sardinian Archaeology”, con Miriam S. Balmuth (University of Michigan Press, 1984), “Teaching Classical Mythology”, con Joseph F. O’Connor (APA Educational Pamphlet 5: New York, 1987), “Vergil’s Rome and the American Experience”, (Ed. The Vergilian Society of America, College Park, MD 1987), “The Periphery in the Center: Sardinia in the Ancient and Early Medieval Worlds”, Oxford Archeopress 2001,e“Continuity and Change in an Island Society: Sardinia from the Palaeolithic to the Later Middle Ages” con S. L. Dyson, ca. 250 pages. E l’imponente “Archaeology and History in Sardinia from the Stone Age to the Middle Ages: Shepherds, Sailors, and Conquerors” con Stephen L. Dyson (Ed. University of Pennsylvania Press 2007).

Per capire meglio l’importanza della figura dello storico americano Rowland, Robert Joseph Jr. basti leggere il pensiero del Prof. Attilio Mastino del “Dipartimento di storia, scienze dell’uomo e della formazione” dell’Università di Sassari, nel I Convegno di studio “Epigrafia romana in Sardegna” svoltosi a Sant’Antioco il 14 e 15 luglio 2007 lo ricordava così:

«Si sono svolti pochi mesi fa in una chiesa cattolica di Philadelphia in Pennsylvania i funerali di Robert Joseph Rowland, studioso della Sardegna romana, che a 69 anni d’età ha perso la sua guerra contro il cancro.

Qualche tempo fa mi aveva scritto per raccontare di esser riuscito a recuperare la sua casa di New Orleans devastata dopo l’uragano Katrina del 2005.

lo voglio ricordarlo però oggi in uno dei suoi tanti viaggi in Sardegna, magari in barca, alla ricerca del santuario di Mercurio nel mare del Capo Marrargiu tra Bosa e Alghero, l’antico Hermaionakron di Tolomeo; oppure a Tharros, a Neapolis, a Forum Traiani, pieno di curiosità e di attenzioni per i suoi studenti e per tutti noi.

Già preside per dieci anni del College of Arts and Sciences della Loyola University di New Orleans, Rowland ha diretto il Dipartimento di Studi classici e ha avuto esperienze di lavoro in una decina di università statunitensi. Autore di sedici volumi e oltre cento articoli, è riconosciuto come uno tra i pionieri della ricerca onomastica sulla Sardegna romana, e continuamente utilizzate ancora oggi sono le sue lunghe liste dei Sardi vissuti in età romana.

Il capolavoro di Rowland è l’ultimo volume, The Periphery in the Center: Sardinia in the Ancient and MedievalWorlds, pubblicato cinque anni fa nella serie dell’Università di Oxford, dove il discorso si allarga dall’età preistorica all’età medievale, anche se il cuore dell’opera rimane la fase romana: troppo semplicistico gli pare il concetto di “isolamento” per la Sardegna interna, il luogo commune che vuole le popolazioni locali ribelli ai Romani e resistenti grazie all’insularità e all’asprezza del rilevo geografico della Barbagia, tema che dovrebbe essere verificato da un punto di vista territoriale e valutato nelle diverse epoche storiche. Questo cliché sarebbe per gran parte determinato dall’unilateralità della documentazione e in particolare dal fatto che la letteratura antica si è occupata della Sardegna quasi esclusivamente in occasione della conquista e delle diverse ribellioni. La ricostruzione storica non può partire da formule, ma deve tener conto della complessità delle situazioni: le influenze esterne incrociate sulla Sardegna non possono essere definite sbrigativamente come “interferenze” su una cultura di sostrato solida e immutabile. Quella sarda fu una società tradizionale e fortemente conservatrice, certo, ma costantemente trasformata e rinnovata dall’esterno. Gli indici di romanizzazione della provincia (che sarebbe meglio considerare indici di prosperità), se attestano attardamenti e resistenze e se testimoniano una vasta povertà rurale in alcune aree, confermano però che i Romani non furono soltanto degli esploratori e dei rapaci sfruttatori delle risorse locali, ma contribuirono a trasformare l’intera società sarda. L’esperienza romana fu dunque più vasta e più profonda di quanto non sia stato fin qui supposto: in questo senso la Sardegna, periferica da un punto di vista culturale ma collocata geograficamente al centro dell’impero, fu in età romana il grande ponte attraverso il quale passarono innovazioni e rivoluzioni culturali originatesi nelle diverse rive del Mediterraneo. Da questi scambi, più intensi e vivaci di quanto non si pensi, alimentati dagli spostamenti degli isolani in altre province e dai tradizionali legami con l’Africa, la Sardegna fu arricchita immensamente, partecipando essa stessa alla costruzione di una nuova cultura unitaria, ma mantenendo anche nei secoli una sua specificità. Esplorare il confine tra romanizzazione e continuità culturale (tra change e continuity) è compito che lo storico deve ancora affrontare, al di là della facile tentazione di impossibili soluzioni unitarie. È prodigioso che tali concetti siano stati definiti già 25 anni fa, nel momento in cui l’opera fu progettata e concepita, come testimonia il mio giudizio di revisore anonimo del progetto, poi pubblicato per i “Quaderni sardi di Storia” di Manlio Brigaglia (A proposito di continuità culturale nella Sardegna romana, III, 1981-83, pp. 189-218): le recenti scoperte di Sant’Efisio di Orune, in piena Barbagia, hanno dimostrato la profondità della penetrazione romana nella Sardegna interna. Ora che una finestra sugli Stati Uniti per noi si è chiusa, rimane il rimpianto per lo studioso e per l’amico che da tanto lontano ha saputo mettersi in sintonia con il nostro mondo».

Fonti:

  • https://www.ajaonline.org
  • http://www.jstor.org
  • https://camws.org
  • http://www.persee.fr
  • “American Journal of Archaeology” – Vol. 86, N° 2 (Aprile, 1982)
  • “Le ravitaillementenblé de rome et des centresurbains des début de la républiquejusqu’au haut empire” – “Sardinia Provinciafrumentaria”  Volume 196  N. 1 – 1994
  • Epigrafia romana in Sardegna di Francesca Cenerini e Paola Ruggeri (Collana del Dip. Storia Univ. Sassari – 2008)

 

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