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Serramanna e il braccio di ferro per gestire la propria acqua

di Davide Batzella Letto 3.011 volte1

di Paolo Casti

La notizia è arrivata il 20 settembre u.s. e ha avuto un effetto deflagrante, ma sul suo diktat ci sono pochi dubbi; l’Egas, l’ente preposto alla gestione dell’acqua in Sardegna, non ha alcun dubbio, Serramanna e gli altri 28 comuni “ribelli” non possono restare autonomi!

Il braccio di ferro si sposta ora in Consiglio Regionale, seppure la Delibera N. 34 del 20 settembre 2017 dell’Egas [link qui] avente oggetto “Adempimenti di cui agli articoli n. 147 comma 2-bis e n. 172 del D.Lgs 152/06. Atto di indirizzo per il trasferimento della gestione del SII di n. 29 gestioni autonome alla società Abbanoa S.p.A.” non lascia molto margine.

Abbanoa in realtà è la società che si è aggiudicata la gestione dell’acqua dall’Egas, e si limita ad applicarne le direttive. Ecco perché la decisione dell’Egas è di fondamentale importanza.

I sindaci dei 29 comuni attualmente fuori dalla gestione centralizzata, dovranno adeguarsi e aderire al gestore unico, così hanno stabilito i primi cittadini che fanno parte dell’Egas, guidato dal sindaco di Sassari Nicola Sanna. Gli altri rappresentanti dei comuni della Sardegna componenti il Comitato Istituzionale d’Ambito,composto, ai sensi dell’art. 7 della L.R. 4 febbraio 2015, n. 4, sono i sindaci Andrea Mario Biancareddu (Tempio Pausania), Antonio Onorato Succu (Macomer), Mario Fadda (Maracalagonis), Giuseppe Ciccolini (Bitti), Rosalba Deiana (Elini), Massimiliano Garau (Suelli), Teresa Pintus (Sant’Anna Arresi) e l’assessore Alberto Melinu (San Teodoro) oltre a l’Assessore Regionale ai Lavori Pubblici, EdoardoBalzarini, delegato dal Presidente della Regione.

La Delibera in sostanza decreta che «29 comuni (Aggius, Anela, Arzana, Bessude, Bonarcado, Bottida, Bultei, Burcei, Burgos, Capoterra, Cheremule, Esporlatu, Fluminimaggiore, Gadoni, Lotzorai, Modolo, Nuxis, Olzai, Paulilatino, Perfugas, San Vero Milis, Sant’Anna Aresi, Santu Lussurgiu, Serramanna, Seui, Tertenia, Teulada, Villagrande Strisali, Villasimius) non possiedono i requisiti di cui art.172, comma 2, del D.Lgs. 152/2006, ed inoltre negli stessi non sono presenti gestioni cosiddette “in house”, per cui è richiesta la successiva verifica del possesso dei requisiti di cui all’art. 147, comma 2-bis.

Rilevato che, con la stessa deliberazione si dava mandato al Presidente ed al Comitato di avviare una interlocuzione con l’ANCI e con gli enti locali interessati al fine di illustrare i risultati dell’istruttoria sulla base del materiale messo a disposizione dagli uffici, acquisire eventuali osservazioni e concordare il cronoprogramma delle attività conseguenti.»

Nella stessa delibera è stato stabilito che l’Egas predisponga «gli atti necessari al definitivo trasferimento della gestione del sistema idrico integrato dei Comuni alla società Abbanoa».

Nella delibera viene spiegato che la richiesta dei comuni non può essere accolta, tra le altre cose, perché la gestione autonoma non viene esercitata attraverso una società in house del Comune, condizione indispensabile per avere la deroga. Tra le altre cose che hanno fatto decidere l’Egas è l’assenza di un parere dell’Anci, richiesto dall’Ente, che doveva arrivare entro il 13 settembre.

Infatti la motivazione in calce relativa a Serramanna nell’Allegato “A” della già citata Deliberazione circa la sua non possibile gestione autonoma, così riporta [link qui]:

1) il sistema idrico è gestito in economia;

2) non si sono ottenute informazioni in merito alla ditta esterna affidataria della gestione del sistema fognario;

3) le aree delle sorgenti non ricadono in area vincolata.

Ma come si è arrivati a tutto questo?

Dal 24 marzo 2017 la Regione Sardegna, commissariando e sospendendo la procedura elettorale per il rinnovo dell’Autorità d’ambito, ha accentrato la gestione dell’acqua sottraendola al controllo dei territori.

Ma la vicenda ha origini ben più lontane.

Ottobre 2006

L’allora sindaco di Serramanna, Alessandro Marongiu, senza arrivare alle marce verso i palazzi della politica regionale come fecero altri sindaci, si mostrò deciso a difendere la propria acqua con una gestione autonoma ed efficiente delle risorse idriche proprie di Serramanna, grazie a 7 pozzi scavati negli anni in un territorio ricchissimo che una Legge Regionale puntava ad accorpare sotto le insegne di Abbanoa. «Vorrebbe in sostanza espropriare un bene», dichiarò il sindaco Marongiu «su cui l’amministrazione di Serramanna ha investito milioni di euro».

Sulla stessa linea il vicesindaco Narciso Maccioni, «investimenti cinquantennali: l’ultimo dei quali, di 1 milione 600 mila euro, ha consentito di suddividere la rete con sistemi per monitorare l’erogazione e le perdite e costruire un nuovo bacino d’accumulo»

Maggioranza e opposizione in consiglio, per una volta, votarono compatte l’ordine del giorno che, con la delega al primo cittadino per trattare col presidente dell’Autorità d’ambito pose «un veto alla possibilità di accorpamento senza garanzie precise».

Gennaio 2007

23 sindaci si ritrovarono a Santu Lussurgiu per creare il Comitato regionale dei sindaci(Santu Lussurgiu, il promotore, Oristano, Domusnovas, Guspini, Fluminimaggiore, Serramanna, Teulada, Ulassai, Soddì, Boroneddu, Paulilatino, Fonni, Orgosolo, Florinas, Bessude, Capoterra, Tissi, Seui, Scano Montiferru, Ilbono, Bonarcado, Solarussa, Bauladu), a sostegno delle proposte di modifica della Legge regionale n. 29 del 1997 per rivendicare la loro autonomia di gestione delle risorse idriche e non aderire ad Abbanoa.

Il 23 gennaio in un affollata assemblea popolare amministratori e cittadini gridarono uniti il loro dissenso verso Abbanoa tranne un unica voce fuori dal coro; l’ex assessore provinciale Ninetto Littera, che dichiarò «bisogna  valutare bene il cambiamento; è scorretto parlare di Abbanoa come di un carrozzone.Ha fatto bene Samassi a votare l’adesione al gestore unico» (Samassi infatti votò fra roventi polemiche, la cessione dei pozzi e degli impianti al gestore unico).

«Abbiamo investito in tubature invece che in concerti rock», dichiarò il capogruppo Sandro Buccoli, agronomo ed esperto di ambiente che ha inoltre evidenziato come «i pozzi artesiani profondissimi ci mettono al riparo da eventuali inquinamenti».

«Abbiamo 7 pozzi e potremo anche vendere l’acqua: ora ce la vogliono togliere per rivendercela» disse il vicesindaco Narciso Maccioni.

«Nessuno ci ripagherà degli enormi investimenti e pagheremo di più l’acqua. Assieme alle incognite sul servizio oggi ottimale, quella dei maggiori costi è la maggiore preoccupazione», dichiarò  l’assessore al Bilancio Gianfranco Farris, aggiungendo che «nelle fasce basse di consumo la differenza non è tanta ma per alti consumi l’aumento cresce in maniera esponenziale. Dai 97 euro annui per consumi fino a 100 metri cubi, si sale ai 300 per 250 metri cubi consumati».

Maurizio Carcangiu, laurea in chimica arricchita da tre master, è funzionario dell’assessorato Tutela dell’Ambiente della Provincia di Cagliari ed allora assessore comunale ai Servizi sociali dichiarò:

«La nostra acqua la possiamo bere tranquillamente, direttamente dalle fontanelle pubbliche, senza che ci succeda nulla. L’acqua che sgorga dai nostri rubinetti proviene da falde profonde e non da quelle freatiche e superficiali: la differenza non è di poco conto. La qualità è ottima e viene erogata senza aggiunte. L’acqua che fornirebbe Abbanoa scorre in tubature e canali a cielo aperto non certo sicurissimi. Tutto il contrario di quella dei pozzi artesiani comunali».

A tal proposito nel sito del Comune si trovano pubblicate le risultanze delle analisi periodiche sulla qualità dell’acqua di Serramanna: http://www.comune.serramanna.ca.it/composizione-analitica-dellacqua

Maggio 2007

Raccolta di firme promossa da parte del comitato regionale referendario riunitosi ancora una volta a Santu Lussurgiu per l’abrogazione degli articoli 3 della legge regionale numero 29, che dà ampi poteri ad Abbanoa nella gestione dell’acqua e 15 della medesima legge che prevede una tariffa unica sull’utilizzo dell’acqua in tutta l’Isola.

Il comitato referendario propose anche un apposito disegno di legge in materia di gestione dell’acqua. Il comitato formato da 40 sindaci, tra i quali quelli di Teulada, Fluminimaggiore, Serramanna, Santulussurgiu, Fonni, Scano Montiferro, Sant’Anna Arresi, Tresnuraghes, Oristano, oltre a quello di Domusnovas da dove partì la rivolta contro il gestore unico dell’acqua. «Basteranno diecimila firme –disse il sindaco di Domusnovas Deidda – perché i quesiti siano validi. Contiamo tuttavia di raggiungere almeno ventimila adesioni in tutta la Sardegna, dopodiché depositeremo le firme presso la presidenza della Giunta regionale a Cagliari».

I quesiti propositivi erano invece indirizzati all’istituzione di 8 ambiti provinciali e una tariffa differenziata non a utenza ma a nucleo familiare con particolare attenzione alle fasce più deboli e alle aziende artigiane, agricole e ai pubblici servizi; infine il mantenimento della gestione autonoma per i comuni che già la possedevano.

Luglio 2007

Milletrecento firme per difendere la gestione comunale dell’acqua, e dire no ad Abbanoa.

I risultati della raccolta di firme che a Serramanna è andata avanti dall’inizio dell’anno, sono stati illustrati nella seduta del Consiglio comunale.

«Negli uffici comunali sono state raccolte mille e trecento firme che consegneremo al comitato promotore che lavora sul referendum», dichiarò il sindaco Alessandro Marongiu. «

«Come noi sono altri 40 paesi della Sardegna», aggiunse anche il vicesindaco Sergio Murgia, «una gestione collaudata, che funziona, e che soddisfa i cittadini sia sotto l’aspetto del servizio che delle tariffe, e che siamo decisi a difendere. Abbiamo ricevuto la comunicazione dove si minaccia il ricorso al commissario ad acta per quei comuni che non hanno votato il passaggio ad Abbanoa, ma questo non ci farà cambiare idea».

Maggio 2008

Non si ferma la protesta dei sindaci di 25 Comuni contro Abbanoa: i primi cittadini continuano a rifiutare l’adesione alla società.

Se le maxi bollette sono l’epicentro della protesta contro Abbanoa, anche la resistenza di una ventina di sindaci continua a creare non pochi problemi ai vertici della società idrica.

Angelo Deidda, sindaco di Domusnovas, sempre in prima fila nella protesta disse:

«La Commissione deve riprendere in mano la proposta di modifica della legge 29 che costituisce un ambito unico per la gestione delle risorse idriche in tutta la Sardegna. Attualmente Domusacqua fa pagare 0,19 euro al metro cubo, mentre le tariffe di Abbanoa, fissate dall’Autorità d’ambito, sono ben più alte e non è vero che la legge Galli impone un ambito unico regionale, ne servono almeno otto nell’isola. La legge Galli dice che bisogna risparmiare ed economizzare la risorsa acqua. Chiediamo che l’acqua del nostro territorio sia anche una risorsa. Quella in più siamo pronti a cederla anche gratis, ma non va bene che i costi delle opere pubbliche vengano caricati sulle bollette. Non è giusto che famiglie, artigiani e commercianti continuino a pagare cifre esorbitanti per l’acqua».

Giuseppe Farris, ex presidente dell’Autorità d’ambito e componente dell’assemblea, rispose:

«La legge Galli parla di ambito ottimale ed è facile individuarlo nell’intera isola».

Luglio 2008

I sindaci anti-Abbanoa vanno contro la giunta Soru che il 15 luglio ha approvato un disegno di legge che non accoglie le loro proposte correttive sulla riorganizzazione del settore idrico.

Il DDL indirizza il Consiglio verso la modifica della legge regionale 29 (istitutiva del Servizio idrico integrato), senza però regolare finanziariamente la cessione di fonti e sorgenti comunali.

Ottobre 2008

Si va al referendum, ma il “quorum” non viene raggiunto rendendo gli stessi nulli.

I quesiti (i due sulla tariffa unica e ambito unico del servizio idrico, e quello sulla legge 8 di tutela delle coste) che hanno lasciato sostanzialmente indifferenti gli elettori sardi, a Samassi e Serramanna hanno invece fatto registrare percentuali di votanti di tutto rispetto.

Cinquanta per cento, circa, a Serramanna, e 44,92 % a Samassi.

Gennaio 2010

Il consiglio comunale, quasi all’unanimità, vota una risoluzione che, in dissenso verso il cosiddetto decreto Ronchi sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali come l’acqua, pone un altro pesante mattone al muro di “no” contro l’adesione ad Abbanoa.

L’assemblea consiliare, che si è divisa (anche all’interno della stessa maggioranza) in pratica su tutti i punti all’ordine del giorno, ha registrato invece una significativa compattezza sulla difesa dell’acqua proveniente da pozzi comunali ed erogata attraverso un servizio idrico autonomo da far invidia.

L’occasione, stavolta, è stata una mozione presentata dal capogruppo di maggioranza, Gianfranco Farris: «L’acqua è un bene fondamentale, e come tale deve rimanere alla portata di tutti e di competenza pubblica». «Una cosa deve essere chiara», ha detto Mattia Pani, uno dei capigruppo della minoranza, «l’acqua di Serramanna non si tocca, la proprietà è pubblica e tale deve restare».

E se anche la minoranza, così come in passato rinforza il muro in che si oppone al passaggio delle competenze in materia di ciclo integrato dell’acqua al gestore unico («Mai stati favorevoli alla confluenza in Abbanoa», ha detto anche Sandro Buccoli), figuriamoci la maggioranza.

Giulio Cossu, presidente del consiglio, ha fatto uno strappo al suo ruolo superpartes per dire anche lui la sua: «Si va verso la privatizzazione dell’acqua, ma il mio pensiero è che sia un bene troppo importante che si deve dare anche a chi non è in grado di pagarla anche per due mesi».

Aprile 2010

Il 1° aprile è stata effettuata una riunione urgente del consiglio comunale, tenutasi presso il piazzale antistante l’ingresso all’impianto di depurazione consortile del CISA località Pruni Cristi.

Abbanoa ha provato ad “allungare” le mani sul megadepuratore consortile di Serramanna ma il sindaco e il suo vice, davanti ai tecnici che dovevano visionare il sito, chiudono i cancelli dell’impianto

Resoconto qui:

http://www.aserramanna.it/2010/04/la-nostra-acqua-comincia-ad-essere-in-pericolo/

Settembre 2010

Manifestazione “Liberiamo l’Acqua“.

(da un articolo pubblicato su “Il Provinciale” 1° ottobre 2010)

A Serramanna, così come in altre sette città della Sardegna (Sassari, Nuoro, Cagliari, Oristano, Tempio e Iglesias), si è tenuto un incontro-dibattito a sostegno dei referendum promossi dal Comitato Democrazia sull’acqua. In piazza Matteotti, è stato allestito un banchetto informativo, hanno sfilato decine di cittadini, che hanno potuto firmare le proposte per i quattro referendum (due abrogativi e due consultivi) che puntano a riportare la gestione dell’acqua dall’Autorità d’ambito unica alla competenza di Province e Comuni, in quanto soggetti che meglio conoscono il territorio e hanno alle spalle decenni di gestione economica efficiente della risorsa idrica.

Dal 24 marzo 2009, data in cui la Regione ha sospeso la procedura elettorale per il rinnovo dell’Autorità d’ambito in Sardegna, e ha centralizzato la gestione dell’acqua, sottraendola di fatto al controllo degli Enti preposti nel territorio. Il successivo affidamento del servizio idrico ad Abbanoa è quindi diventato un problema che ha creato parecchie proteste, creando una condizione di assoluto disagio per tutti i sardi.

Durante la manifestazione, il sindaco di Serramanna Alessandro Marongiu ha assicurato che senza garanzie precise il Comune di Serramanna non aderirà ad Abbanoa, mentre per il deputato Siro Marroccu, la questione è un argomento che non può essere lasciato solo alle manifestazioni di piazza ma dovrebbe essere oggetto di discussione in Consiglio regionale. Si è detto d’accordo anche il consigliere regionale Giuseppe Cuccu, preannunciando la presentazione di una mozione a riguardo (da parte del gruppo Pd in Consiglio regionale).

Entro il mese di Settembre, il comitato “Democrazia sull’acqua”, conta di portare a termine l’organizzazione dei referendum, e nel giro di tre mesi, cercherà di raccogliere le 10 mila firme necessarie, ma l’obiettivo è arrivare a quota 50 mila. Sono 1 milione 400 mila, invece, le firme depositate per il referendum nazionale contro la privatizzazione del servizio idrico.

«Abbiamo aderito fin dal primo momento alla proposta dei referendum popolari regionali per abolire Abbanoa – ha dichiarato l’assessore comunale, Salvatore Cadau – Non accettiamo infatti di essere regionalizzati e scippati di un nostro bene e di un nostro diritto. Questa sarà un’occasione di confronto per chiarire alcuni aspetti del problema della gestione dell’acqua in Sardegna e nel nostro territorio che, da sempre, attinge dalle proprie fonti».

Novembre 2014

Serramanna e gli altri comuni che non sono entrati in Abbanoa perché hanno scelto di stabilire autonomamente i prezzi e non subire disservizi non hanno tenuto conto del fatto che da quando la tariffa dell’acqua è governata da un’autorità nazionale il meccanismo è cambiato.

Ora è obbligatorio trasmettere all’Aeegsi, così si chiama l’Authority per l’energia elettrica, il gas e il servizio idrico, una serie di informazioni sui costi del servizio, sulla base dei quali viene stabilita la tariffa ritenuta giusta per remunerare le spese. A chi non lo fa viene imposta d’ufficio. E di solito è più alta della media.

In questa situazione si sono trovati 936 Comuni italiani, tra cui 28 sardi (Aggius, Anela, Arzana, Bessude, Bonarcado, Bottidda, Bultei, Burcei, Burgos, Cheremule, Domusnovas, Esporlatu, Fluminimaggiore, Lotzorai, Modolo, Nuxis, Olzai, Paulilatino, Perfugas, San Vero Milis, Sant’Anna Arresi, Santu Lussurgiu, Serramanna, Seui, Siligo, Sinnai, Teulada e Villagrande Strisaili), e i loro 85.498 abitanti.

Ai sindaci l’Autorità aveva richiesto nel luglio del 2012 la documentazione per stabilire le tariffe dal 2012 al 2015.

Chi ha risposto ha potuto determinare la tariffa corretta (almeno secondo l’Authority) e in qualche caso è stato autorizzato a recuperare soldi arretrati.

Dicembre 2014

I 28 Comuni ribelli, fuori dal gestore unico, si sono riuniti a Santu Lussurgiu per ribadire il no alla gestione unica integrata e formulare una proposta unitaria da presentare alla Regione per essere inserita nelle nuove disposizioni normative.

Dicembre 2015

Battaglia a oltranza per l’autogoverno dell’acqua e no deciso all’entrata nel sistema di Abbanoa. Questa è, la strategia dei 28 Comuni ribelli che non aderiscono al gestore unico regionale del servizio idrico emersa nella riunione che si è tenuta a Santu Lussurgiu.

Le 28 municipalità hanno costituito il comitato Gasi (Gestioni autonome servizio idrico), per continuare a conservare la gestione autonoma dell’acqua applicando tariffe notevolmente inferiori a quelle di Abbanoa: una media di 40 centesimi a metro cubo, contro i prezzi superiori a un euro praticati dal gestore regionale.

I Comuni che hanno fondato il Gasi sono sparsi in tutta la Sardegna: si tratta di Aggius, Anela, Arzana, Bessude, Bonarcado, Bottidda, Bultei, Burgos, Cheremule, Domusnovas, Esporlatu, Fluminimaggiore, Gadoni, Lotzorai, Modolo, Nuxis, Olzai, Paulilatino, Perfugas, Sant’Anna Arresi, San Vero Milis, Santu Lussurgiu, Serramanna, Seui, Sinnai, Tertenia, Teulada, Villagrande Strisaili.

«Se in Regione non ci daranno ascolto abbiamo un’arma molto potente e di sicuro impatto sulla popolazione: il referendum», spiega Domenico Gallus, eletto presidente del Gasi. Per presentare un quesito abrogativo della legge istitutiva dell’ambito unico «occorrono appena 10 mila firme», precisa il segretario del comitato, Giovanni Ruggeri. Cifra facilmente raggiungibile, ma lo strumento referendario è considerato pur sempre, dai Comuni ribelli, l’ultima carta da giocare.

Dall’articolo di domenica 06 dicembre 2015 dell’Unione Sarda a firma di Joseph Pintus:

Per il momento la partita si sta giocando sul tavolo politico, con un dialogo costante con l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Paolo Maninchedda, e con la commissione Ambiente e territorio del Consiglio regionale. Un’interlocuzione che, prosegue Gallus, «parrebbe aver aperto uno spiraglio sulla nostra situazione, però dobbiamo presentare una proposta che sia legittima sotto il profilo della costituzionalità», prosegue Gallus.

Per questo motivo i Comuni si sono quotati per 1.500 euro per affidare l’incarico a un pool di avvocati per l’assistenza legale. L’intento è far approvare in Consiglio regionale un emendamento all’articolo 4 della legge regionale istitutiva dell’ambito unico, per riconoscere le autonomie di gestione dell’acqua. «In altre regioni, come la Sicilia e il Trentino, esistono più ambiti e sub-ambiti, non si capisce perché in Sardegna debba per forza esisterne solo uno», incalza Gallus. «Chiediamo con determinazione di mantenere il nostro status di autogoverno, vogliamo il riconoscimento del Gasi e siamo pure disposti a consorziarci per creare un sistema più efficiente e condividere esperienze e costi».Aggiunge il sindaco di Santu Lussurgiu Diego Loi: «Siamo convinti della sostenibilità del nostro sistema di gestione, nel tempo abbiamo dimostrato efficienza, economicità, capacità di risolvere immediatamente le problematiche, emettendo tariffe contenute».

Febbraio 2016

Unione Sarda di venerdì 05 febbraio 2016 – Accordo con l’assessorato ai Lavori pubblici per il controllo delle reti idriche e fognarie (Gestione dell’acqua, sì ai Comuni fuori da Abbanoa) – Joseph Pintus

Dopo dieci anni logoranti di battaglie, minacce di commissariamento, bollette e conguagli enormi per pagamenti mai effettuati, i 28 Comuni ribelli fuori da Abbanoa, riuniti nel comitato Gasi (Gestione autonome sistemi idrici) vincono la battaglia per l’autogoverno dell’acqua. Da oggi avranno il completo controllo delle reti idriche e fognarie, senza rendere conto al gestore unico regionale.

Ci sono «onori, come questa vittoria, e oneri», spiega trionfante Domenico Gallus, presidente Gasi: «Dovremo proseguire a sostenere tutti i costi di gestione e le emergenze, ma siamo attrezzati e pronti, perché abbiamo sempre utilizzato le nostre risorse con efficienza ed economicità». Il benestare arriva dall’assessore regionale ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda, che ha recepito la legge nazionale sulla green economy approvata a dicembre che garantisce «l’accesso universale all’acqua, e permette l’autonomia idrica ma solo con alcune caratteristiche: approvvigionamento da fonti pregiate, sorgenti in parchi naturali o aree naturali protette, utilizzo efficiente della risorsa e tutela del corpo idrico». Due giorni fa Maninchedda ha comunicato al Gasi che «la Regione non ha più competenza in materia, garantisco piena disponibilità a fornire chiarimento e supporto per l’applicazione della legge».

Soddisfatto Gallus: «Dopo anni di lotte e divergenze finalmente si chiude una pagina cruciale per i Comuni che hanno mantenuto l’autonomia della risorsa più importante. Una vittoria civica fondamentale, l’assessore è stato di parola. Ci aspetta un grande impegno per continuare a provvedere alla manutenzione delle reti. Non sappiamo se potremo partecipare a bandi regionali per migliorare le infrastrutture, ma manterremo tariffe sostenibili. Il Gasi resterà in piedi fino ad accompagnare i Comuni a risolvere le questioni pendenti».

I centri che mantengono la gestione autonoma dell’acqua: Arzana, Bessude, Bottidda, Domusnovas, Fluminimaggiore, Gadoni, Lotzorai, Olzai, Paulilatino, San Vero Milis, Santu Lussurgiu, Serramanna, Seui, Tertenia, Villagrande Strisaili. I Comuni a bocca di serbatoio (ricevono acqua potabilizzata da Abbanoa fino al serbatoio, con distribuzione interna a carico proprio) Aggius, Anela, Bonarcado, Bultei, Burgos, Cheremule, Esporlatu, Modolo, Nuxis, Perfugas, Sant’Anna Arresi, Sinnai e Teulada sono a rischio e dovrebbero confluire nel sistema idrico integrato, pena il commissariamento.

«L’acqua libera rappresenta una conquista»A Serramanna amministratori di oggi e di ieri (soprattutto) hanno festeggiato l’intesa tra il comitato Gasi (Gestione autonoma sistemi idrici) che raccoglie i 28 Comuni sardi ribelli di Abbanoa e assessorato regionale dei Lavori pubblici, che dopo 10 anni di battaglie ha riconosciuto alle amministrazioni di continuare a controllare la gestione delle reti e la distribuzione idrica.

Tra i Comuni che possono fregiarsi dello status di autogoverno dell’acqua c’è anche Serramanna. «A distanza di tempo viene dimostrato che i cittadini avevano ragione», ha commentato l’ex sindaco Sandro Marongiu.

Luglio 2016

Si salvano solo Siligo, Sinnai e Domusnovas: le uniche tre amministrazioni che hanno, secondo l’Egas, i requisiti per gestire autonomamente le reti idriche cittadine.

A Siligo potranno stare tranquilli fino al 2033, quando scadrà la convenzione con la Siel srl. Il contratto che lega Aquavitana al municipio di Sinnai invece scadrà nel 2030, mentre a Domusnovas la convenzione con Domus Acqua terminerà nel 2024.

Per gli altri Comuni, la delibera dell’Ente di gestione dell’ambito della Sardegna suona come una sentenza: «Avviare il processo di trasferimento».

Agosto 2016

Il sindaco Murgia e la linea dura contro l’Egas «I pozzi sono nostri, non vogliamo Abbanoa».

Si va avanti nella gestione autonoma del servizio idrico, nonostante le intimazioni di Egas: l’authority che con una delibera ha sostanzialmente imposto ai Comuni sardi ribelli dell’acqua di entrare in Abbanoa.

«Noi continuiamo nella nostra strada, nella gestione del servizio di distribuzione dell’acqua come lo hanno conosciuto i nostri padri e come vorremmo conoscessero anche i nostri nipoti. Egas sostiene che noi non abbiamo i requisiti per poter continuare a gestire in autonomia il servizio idrico. Niente di più sbagliato: Serramanna è proprietaria di sette pozzi artesiani che regalano un’acqua minerale, ha una rete di distribuzione sulla quale investe di continuo e una gestione virtuosa, a misura di utente».

Reduce dall’incontro tra i 30 Comuni del comitato Gasi (Gestioni autonome del servizio idrico) dove è stato ribadito il loro no al matrimonio (imposto) con Abbanoa.

«Non è certo ancora se ci muoveremo come Comitato o autonomamente, ma la decisione è di apporci in ogni sede: anche nelle aule giudiziarie, dove faremo quello che tutti i cittadini chiedono: difendere la gestione autonoma del servizio idrico», ha detto Murgia.

Ottobre 2017

Siamo ai giorni nostri dopo la pubblicazione della Deliberazione dell’Egas.

10 ottobre 2017

Rivolta dei 29 sindaci contro Abbanoa: «Subito la legge regionale».

Approda in Consiglio regionale, la rivolta dei sindaci dei 29 comuni che vogliono continuare a gestire in autonomia il servizio idrico. Chiesto, ai capigruppo, la procedura accelerata sulla proposta di legge.

Una ‘leggina’ per consentire ai Comuni mai entrati nel sistema Abbanoa, di continuare a starne fuori.

C’è la disponibilità a portarla in Aula con procedura d’urgenza da parte dal presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, e dai capigruppo, che hanno incontrato una delegazione dei 29 sindaci coinvolti.

La leggina sarà presentata, molto probabilmente, subito dopo l’approvazione della riforma della rete ospedaliera sotto forma di emendamento alla legge 4 sull’istituzione di Abbanoa, che prevede l’ingresso obbligatorio dei Comuni.

«Siamo molto soddisfatti, tutti i capigruppo hanno sostenuto la nostra causa e preso un impegno preciso: la leggina ad hoc avrà una corsia preferenziale, un iter veloce, oppure ci sarà un emendamento alla legge regionale 4 del 2015». Domenico Gallus, sindaco di Paulilatino e consigliere del Psd’Az-La Base, ha promosso l’incontro di ieri in Consiglio tra una delegazione di sindaci anti-Abbanoa e i rappresentanti di maggioranza e opposizione.

Al vertice c’erano Pietro Cocco (Pd), Attilio Dedoni (Riformatori), Gianluigi Rubiu (Udc), Angelo Carta (Psd’Az), Anna Maria Busia (Gruppo Misto), Alessandra Zedda (Forza Italia), Gianfranco Congiu (Partito dei Sardi), Daniele Cocco (Art. 1-Mdp), Pierfranco Zanchetta (Cps).

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Commenti (1)

  1. A G G I O R N A M E N T O

    UNIONE SARDA Giovedì 09 Novembre 2017 Cronaca Regionale (Pagina 4 – Edizione CA)
    L’Egas fa marcia indietro – Prima vittoria per i Comuni anti-Abbanoa
    L’Egas (l’ente che organizza il servizio idrico integrato della Sardegna) ha fatto una prima marcia indietro: la delibera che imponeva ai 29 Comuni anti-Abbanoa di entrare nella grande famiglia del gestore unico è stata sospesa per 45 giorni.
    «Un risultato eccellente», dice Daniele Cocco, consigliere regionale di art.1-Sdp e sindaco di Bottidda, uno dei paesi “ribelli”. «Ora abbiamo il tempo per risolvere la questione. In realtà la riforma della legge 4/2015 è già calendarizzata in Commissione, ma se non si dovesse trovare un’intesa a breve, e non sarà facile perché ci sono posizioni contrastanti in maggioranza, c’è comunque l’accordo tra i capigruppo per approvare subito il mio emendamento». Che recita: «Nell’ambito territoriale ottimale… rimangono in ogni caso ferme… le gestioni esistenti svolte in forma autonoma tramite affidamento o in via diretta o attraverso convenzioni stipulate dai comuni con altri enti locali o gestori».
    Insomma, si profila una vittoria netta per gli enti che finora hanno amministrato l’acqua in autonomia, e sono convinti di poter continuare a farlo anche in ragione del decreto legislativo che regola la materia, nonostante l’Egas sostenesse (nella delibera congelata) che non avevano i requisiti. Sono: Aggius, Anela, Arzana, Bessude, Bonarcado, Bottidda, Bultei, Burcei, Burgos, Capoterra, Cheremule, Esporlatu, Fluminimaggiore, Gadoni, Lotzorai, Modolo, Nuxis, Olzai, Paulilatino, Perfugas, San Vero Milis, Sant’Anna Arresi, Santu Lussurgiu, Serramanna, Seui, Tertenia, Teulada, Villagrande Strisaili, Villasimius. (cr. co.)

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