Ciao a tutti,
ho fondato poco fa su FB il gruppo PER ELISA, Elisa è una piccola bimba di quasi quattro mesi, è nata con una malformazione cardiaca che si sperava migliorasse, oggi alla famiglia è stata comunicata la necessità urgente dell’intervento, giovedì Elisa la sua mamma ed il suo papà, partiranno per Torino, Elisa sarà operata quanto prima, il mio è un invito a sostenere questa famiglia in questa difficile prova…stiamoglia vicino, con una frase, un gesto o…qualcos’altro che viene dal cuore…FORZA ELISA….facciamole sapere che l’aspettiamo tutti qui a Serramanna…
grazie
Elisabetta
Elisa ieri 9 aprile è stata operata, l’intervento non è riuscito, lunedì si ritenterà.
Scusatemi, in questa triste vicenda io sono coinvolta, non ho visto nessun commento…un pò sono rimasta…delusa? è una parola grossa…
grazie comunque
Elisabetta
ho appena saputo di elisa , non avevo idea fosse ammalata, so bene, per esperienza quanto sia doloroso vedere il proprio bimbo ammalato ed in pericolo naturalmente mi unisco alla mamma al papà e ai fratellini con una preghiera e la speranza che lunedì vada tutto bene, forza elisa siamo tutti con te!
IO STO CON EMERGENCY FIRMATE TUTTI sul sito di Emergency, non lasciamoli soli!!! vorrei condividere con voi un video…ma non so come si fa…c’è qualcuno che lo sa? caspita fa anche rima!
ciao a tutti
Elisabetta
Scusate il silenzio, ma son proprio tante le cose da seguire…il pc poi una volta che lo accendi ti cattura…Elisa domenica è stata dimessa…ora sta con la mamma ed il papà in un piccolo appartamento riservato ai parenti dei ricoverati, domani effettuerà un controllo e se tutto va bene “dovrebbe” tornare finalmente a casa, dico “dovrebbe” perchè adesso c’è anche il vulcano con le sue ceneri ad ostacolare il rientro…ma dico, si può? Cmq, sempre di più FORZA ELISA!!!
Elisa ha fatto il controllo oggi…c’è un piccolo problema…dovrà stare ancora a Torino, sabato dovranno visitarla nuovamente e poi si vedrà…sembra la storia infinita…ma d’altra parte non è uno scherzo quello che ha subito, meglio che siano scrupolosi ed attenti…FORZA ELISA!!
Elisa stasera torna a casa! il più è fatto, sta bene, sarà seguita al Brotzu di Cagliari, ma la sua battaglia l’ha vinta…festeggerà la giornata della resistenza! chi più di lei, ora, ne ha il diritto? scherzo!!
Festeggiamo tutti? Un palloncino alle finestre è possibile? In segno di saluto…grazie a tutti…è una storia che si conclude bene. Grazie Elisa!!
Ciao a tutti, vorrei renderVi partecipi dell’ennesimo mio sconcerto dopo aver contattato “L’Unione Sarda”, ho chiesto di parlare con il referente del Medio Campidano, mi ha risposto chi non era l’effettivo referente e non so bene chi fosse, gli ho raccontato la storia di Elisa, ciò che ha superato, prima di nascere, già perchè la sua mamma ad un mese dal parto ha trovato la mamma (cioè la nonna della bambina) alle 11 del mattino distesa per terra nella camera da letto, avendo mancato l’appuntamento con la parrucchiera, alle 3 del mattino si è sentita male, ma era sola ed è rimasta così, ha avuto un ictus e per 48 ore era in pericolo di vita. La mamma di Elisa è stata forte, coraggiosa, ha chiamato il 118 ed ha preteso che l’ambulanza andasse al Brotzu in una struttura specializzata per gli ictus “stroke non so cosa” invece che a S.Gavino, ha deciso lei, con il pancione, con l’ansia che solo lei sa a che livelli poteva essere salita. Pina ha superato l’ictus, ha superato anche un intervento molto delicato alla carotide ed alle ghiandole paratiroidee, il 12 aprile dopo una lunga convalescenza sarebbe dovuta rientrare in ufficio, ed ecco la notizia di Elisa. Solo così per sottolineare,il travaglio della mamma di Elisa è durato una settimana, nel 2010 accadono ancora queste cose!!! Bè sapete cosa mi ha risposto il cronista? “Cosa c’è di tanto speciale in questo?” Gli ho chiesto:”lei non ha figli vero?” non ha risposto, gli ho chiesto:”è speciale per lei laurearsi con 110 e lode ed essere tra i primi 50 laureati d’Italia?”mi risponde che non mi seguiva.Mi ha chiesto il nome, il numero telefonico, forse pensava volessi farmi pubblicità, cerco di spiegargli che non era assolutamente quello il mio fine…tante volte il suo giornale ha parlato di gruppi di Facebook, ma di giovani che hanno perso la vita! Una volta tanto che qui la vita, vince sempre e comunque…non fa notizia. Non ho continuato…avevo perso la frequenza…quella tra l’umanità ed i burattini comandati da fili non tanto invisibili…il mio fine, giusto per essere chiari sino in fondo era il condividere una storia di sofferenza con la comunità dove è stata vissuta, oggi che tutto viene banalizzato e ridimensionato, anche solo un sorriso od un incoraggiamento è importante per non sentirsi soli quando si affrontano difficoltà di questo genere, ho preteso troppo? questo per me è il mondo che vorrei.
purtroppo oggi la bontà,la forza, il coraggio, la sofferenza, anche se merce rara non fanno notizia, tanto è vero che la cronaca riportata dai giornali è sempre…nera…, violenze e morti in quantità, rispetto per il dolore e per le persone in genere…zero. baci
Di solito “l’inviato” dell’Unione Sarda per Serramanna è Pillosu. Hai contattato lui?
Ancora una volta la stampa ha dimostrato che l’articolo che interessa a loro è di tuttaltro genere.
io ho chiamato il centralino ed ho chiesto de “l’inviato” mi ha risposto il protagonista di ciò che ho raccontato, dicendo che era un collaboratore, ma per lui non valeva la pena prendere appunti….
roba da non credere cavolo… cmq noi inviamo le cose ad ignazio pillosu e sappiamo che almeno vengono prese in considerazione… poi non so come funzioni nel giornale…
Vi allego copia della nota appena inviata al Ministero per le Pari Opportunità ed al Giornale Repubblica (spero così non si corrano rischi di filtraggio) su una delle ormai quotidiane avventure nelle quali ci imbattiamo una volta varcata la porta di casa. Io sono stanca di essere calpestata, di non avere voce, di essere invisibile (nonostante il peso), io esisto, sono una persona e come tale voglio e pretendo il rispetto che ognuno di noi ha il diritto di avere.
Alla Commissione Pari Opportunità
Capo Segreteria
Sig. Agatino SERRENTINO a.serrentino@governo.it
OGGETTO: divieto ad entrare in banca.
Gentile Redazione,
la presente, per renderVi partecipi di ciò che mi è capitato questo pomeriggio a Villasor, comune della provincia di Cagliari. Mi chiamo Elisabetta Caria, mi sono recata all’Agenzia del Banco di Sardegna di Villasor , per “cambiare” un assegno. Non è la prima volta che mi reco in tale agenzia, hanno i miei dati depositati, ho più volte “cambiato” degli assegni. Ciò che appare strano, anzi stranissimo è la difficoltà di poter accedere agli uffici dell’agenzia. Va bene tutte le precauzioni per le rapine, ma la cabina/trappola non permette proprio a nessuno di varcare la soglia ed allora se gli impiegati ti conoscono bene,riesci ad entrare, altrimenti, come è successo in passato, devi esibire documento di riconoscimento, assegno da incassare, il tutto attraverso il vetro della porta, in bella vista sulla piazza del paese. Dopo questa attenta analisi, in passato c’è stata la gentil concessione di aprire la cabina/trappola, questo pomeriggio no.
Con la voce assordante che diceva: “Attenzione si prega di tornare indietro e depositare gli oggetti metallici negli appositi armadietti” a ripetizione, l’impiegata mi dice di fare un passo indietro, se non altro la voce infernale tace, io l’ho fatto il passo indietro e rimango lì ad aspettare un cenno, qualcuno che mi dica cosa fare, visto che non ho nient’altro che i miei abiti, il documento d’identità e l’assegno. Non accade assolutamente nulla. Busso con la mano nel vetro chiedendo a gesti cosa dovrei fare, mi viene fatto il gesto di aspettare, come se non lo stessi già facendo….poi si avvicina un’impiegata alla porta a vetro e mi chiede cosa dovevo fare, gli rispondo che dovrei “cambiare” l’assegno, lo vuole vedere, l’assegno, attraverso il vetro, vuol vedere anche il documento d’identità, vedo che legge,guarda attentamente, credo stia memorizzando qualcosa, si allontana senza dirmi nulla.Rimango lì e mi chiedo se fanno sul serio, se sono io che sto travisando, sento qualcosa dentro che sale e non so bene cosa sia, cerco di stare calma, busso di nuovo sul vetro e chiedo a gesti cosa dovrei fare, mi viene ripetuto di aspettare, mi chiedo ancora? Ma è possibile tutto questo? Dopodichè esce un signore che forse potrebbe essere il direttore non so, e lì alzo un po’ la voce e gli chiedo veramente ma per chi mi avete preso, come vi permettete di trattare così le persone? Mi risponde che sono le precauzioni che devono prendere, io non sono conosciuta, mi chiedo se lavorasse in un’agenzia di Milano o Roma cosa farebbe? Scatterebbe le foto a tutti i clienti per riconoscerli la volta successiva? Mi chiede di vedere l’assegno ed il documento d’identità, a quel punto, ironizzando gli dico: “guardi sto qui, mi porti i soldi qua fuori e facciamola finita” e lui mi dice si, io lo guardo e penso di aver capito male, non può essere vero, ma è proprio così è già dentro! Io so perché la cabina/trappola suona sempre è una confidenza che mi hanno fatto nella banca dove ho il conto, per il peso, si per il mio peso, sono obesa, ma questo lo sanno tutti, anche il signore che ora sta sbrigando l’operazione per mio conto.
Riesce, sorridente, mi fa “girare”l’assegno sopra la tastiera del bancomat, firmo la ricevuta sopra la tastiera del bancomat ed il video fa strani messaggi…ed il signore mi dice: “non si preoccupi”mi consegna il documento, i soldi, ed io gli dico ecco il codice fiscale, lui: “non occorre avevamo i suoi dati”
Tutto questo, consegna dei soldi compresa all’ingresso della banca nella piazza principale del paese, con la piccola folla di curiosi che ha assistito.
Già perché è un po’ strano che una persona non possa entrare in banca non trovate? E che addirittura i soldi vengano portati fuori dalla banca ho qualche virus conclamato?
Gli dico perché probabilmente suonava la cabina/trappola e lui mi dice lo so, ma non possiamo fare niente, gli dico ancora: “sapete di aver commesso una grave discriminazione?” risponde”non abbiamo colpa, queste sono le disposizioni”, dice ancora “comunque si attira di più l’attenzione alzando la voce” cioè secondo lui non avrei dovuto nemmeno protestare.
E’ stato fortunato, mi trovavo con il mio compagno che non è certamente una persona che mi assomiglia caratterialmente, lui evita per questo, quotidianamente continua, suo malgrado, ad essere calpestato, se fossi stata sola avrei chiamato i carabinieri, forse accompagnata da loro avrei avuto più garanzie per entrare.
Non era un problema “loro” il fatto che avrebbero potuto scipparmi, dopo che mezzo paese sapeva che avevo dei soldi in mano, “loro” erano al sicuro.
E’ cronaca di pochi giorni fa che nell’interland cagliaritano è stata rapinata una banca, il rapinatore è entrato passando per la cabina/trappola, una volta entrato ha minacciato tutti con non so cosa ed ha aperto la porta agli altri rapinatori….5.000.000 euro il bottino, io ho cambiato un assegno di 240.00 euro. La mia dignità di persona però non ha prezzo ed è stata calpestata violentemente.
Serramanna,29/04/2010
Elisabetta Caria
samuele pinna Risposta: aprile 29th, 2010 alle 22:11
Elisabetta, prendi subito nomi e cognomi di questi simpatici personaggi e contatta qualcuno dei piani alti della banca. Perchè per una banca non c’è cosa peggiore che la cattiva pubblicità. Sono sicuro che le giuste epurazioni del caso verranno fatte
:: RANDAGISMO. L’ENPA: “BENE LA CORTE DI CASSAZIONE SULLA RESPONSABILITÀ DEI COMUNI”
Roma, 29 aprile 2010 – “Ancora una volta la Corte di Cassazione dice parole fondamentali sull’applicazione della legge 281/1991″. Questo il commento del presidente nazionale dell’Enpa – Carla Rocchi – alla sentenza 10190 con la quale la Suprema Corte, accogliendo la richiesta di risarcimento di un’anziana signora aggredita da un randagio, ha stabilito che le “norme di legge sul randagismo impongono ai Comuni di assumere provvedimenti per evitare che gli animali randagi arrechino disturbo alle persone nelle vie cittadine”.
“La Corte di Cassazione – prosegue Rocchi – con il suo intervento ha nuovamente definito in modo chiaro e inequivocabile quello che la legge aveva stabilito e che molti Comuni hanno a lungo disatteso: la loro responsabilità in materia di randagismo. Mi auguro che a partire da oggi le amministrazioni comunali inadempienti, chiamate a risarcire i cittadini per i propri comportamenti omissivi, possano finalmente trovare nella pronuncia della Suprema Corte una motivazione e uno stimolo per realizzare quelle politiche di contrasto al randagismo, rimaste troppo a lungo lettera morta”.
news letter ENPA
:: APPROVATO IL PROGETTO PER IL NUOVO CANILE COMUNALE DI VERONA, APPREZZAMENTO DEL SOTTOSEGRETARIO MARTINI
“Verona si ispira ai migliori modelli organizzativi del Paese per divenire eccellenza nazionale nell’ambito del corretto rapporto uomo – animale”. Sono queste le parole con cui il Sottosegretario al Welfare – Francesca Martini – ha salutato il via libera, a Verona (in località Binelunghe), alla costruzione di un nuova struttura d’accoglienza per i “trovatelli” che sarà realizzata anche con il contributo dell’Enpa. Una volta terminato, il nuovo canile comunale sarà in grado di ospitare 200 quattrozampe all’interno di un’area di 20mila metri quadrati. “Verona avrà una struttura modello in grado di offrire ospitalità e un’adeguata assistenza sia dal punto di vista sanitario che etologico agli animali del territorio – ha aggiunto Martini. Auspico che con la realizzazione di questa struttura, a cui anche il Ministero ha contribuito con i fondi stanziati per la costruzione di canili e per interventi di lotta al randagismo, Verona divenga una eccellenza nazionale per quanto riguarda la promozione del corretto rapporto uomo animale. E’ prevista infatti la realizzazione di spazi per attività di incontro tra i cittadini e i cani adottabili e per la formazione dei proprietari ad una gestione responsabile dell’animale”. Il progetto definitivo, che è stato approvato la settimana scorsa dalla Giunta comunale su proposta dell’assessore all’Ambiente, sarà finanziato con fondi del Ministero della Salute, con un lascito testamentario e con risorse comunali. Il via ai lavori è previsto per fine 2010. (26 aprile)
NEWS LETTER ENPA
Nomade aggredita da giovane ventitreenne (ultrà iuventino)
Notizia di oggi 13/06/2010
In un Italia in fibrillazione per il calcio, i mondiali di calcio, “passerà” sicuramente sotto le righe la notizia che persino il TG1 ha dato: “nomade aggredita a colpi di mazza da baseball,incinta di otto mesi, ha perso il bambino, è salva per miracolo, sono state aggredite altre due o tre donne che erano con lei, a farlo è stato un italiano, giovane, ultrà iuventino, nessuno è intervenuto in loro difesa”.
Ho provato un senso di nausea, mal di stomaco, come se avessi preso un pugno allo stomaco, nelle immagini successive la giornalista intervistava la vittima, ed io stavo impietrita davanti alla tv senza pensieri. La mia mente era bloccata.
Siamo un paese civile. Non vogliamo gli extracomunitari perché, si dice, alterano con la loro presenza gli equilibri della nostra società.
Equilibri…parola grossa…di quali equilibri si parla? E’”normale” uscire di casa con una mazza da baseball, soprattutto se non ci giochi a baseball?, è “normale” usarla come spranga colpendo una donna incinta di otto mesi, che sicuramente avrà urlato, avrà cercato di difendersi? E’ “normale” che gli altri “gli spettatori” abbiano ritenuto giusto non intervenire? Forse in quanto nomade quella donna non meritava l’aiuto umano? Le grida di dolore, disperazione non hanno raggiunto nessun cuore italiano, eh si adesso il cuore è chiuso a scompartimenti stagni, a colori, a nazionalità. Una donna bastonata che porta nel ventre una vita è questo che sarebbe dovuto passare nel cuore di tutti, ma essendo nomade, quindi miserabile, quindi non inclusa in quel contenitore civile stabilizzato, non degna di aiuto. La vita è vita sempre, non ha colori, non ha nazionalità.
Ehi tu ultrà iuventino, visto che questa notizia è arrivata, sicuramente tieni molto a questa etichetta, ti identifichi e ritieni di esistere attraverso questa identità, mi aspetterei che proprio perché per te così importante qualcuno ti sbattesse fuori dal contesto sportivo, perché tu, ultrà iuventino sportivo non sei, non immagini nemmeno cosa sia lo sport, lo sport è competizione, dando il meglio di sé, partecipando con l’avversario, l’avversario non ha colori, non ha nazionalità, gioca la tua stessa partita e a vincerla, la partita, sarà chi ha effettuato il miglior gioco, chi era meglio preparato all’evento sportivo.
Cosa sai tu di queste cose? Tu che esci di casa con una mazza da baseball e picchi una donna incinta di otto mesi tanto da farle perdere il bambino. Ultrà iuventino, tu non sei ultrà e non sei nemmeno iuventino, tu sei un solo un uomo e tra la specie degli uomini appartieni a quella che noi definiamo MERDA.
Ciao a tutti, questo avviso è per informarvi che l’Italia dei Valori per la Campagna dei 3 Referendum sull’Acqua – Giustizia – Nucleare – ha indetto un concorso sul web – si poteva partecipare inviando un racconto – un sms – un video – anzi due per la stessa sezione (racconto,sms,video) il concorso è scaduto il 13 giugno 2010 – vincerà il più votato dal popolo web – e ciascun referendum sarà pubblicizzato con l’opera vincitrice – il sito dove troverete il tutto è http://www.trereferendum.it poi cliccate CONCORSO poi cliccate RACCONTO – per semplicità di lettura allego qui i miei racconti, se saranno di vostro gradimento votateli, io sarò molto contenta, ovviamente, ma leggeteli tutti e votate quello che maggiormente vi colpisce, ma soprattutto firmate per i referendum, è importante firmare e votare perchè riguarda la nostra vita, la nostra salute e quella dei nostri figli. L’acqua è un bene prezioso indispensabile, il nucleare non ci occorre e soprattutto non può essere segreto di stato, abbiamo diritto di sapere cosa rischiamo e quanto rischiamo a respirare l’aria che respiriamo, la giustizia deve essere uguale per tutti, perchè prescindere dalla posizione sociale? Chi è in “alto” ha già tanti privilegi non può avere anche quello di non essere giudicato dalla legge per i reati commessi. Pensateci bene, perchè siamo noi a decidere con le nostre firme e i nostri voti se tutto questo è lecito o no, “loro” in effetti sono in pochi il popolo siamo noi. Grazie a tutti
Elisabetta
GIUSTIZIA
“Anchu ti curra sa giustizia” è un detto sardo, e veniva considerata quasi una maledizione, in quanto l’essere oggetto di indagini da parte della Magistratura era qualcosa da evitare assolutamente. Da evitare nel senso che il vivere doveva essere onesto, non fare in modo che la Magistratura o meglio ai vecchi tempi in primis i Carabinieri, avessero qualcosa da chiederti. Il modo di vivere doveva essere sano, corretto, onesto. Questi aggettivi facevano parte di un vademecum non scritto, ma in uso corrente, quello usato dai genitori per l’educazione e la formazione dei propri figli. Società semplice, fatta di lavoratori con un ruolo ben preciso, di signori con altrettanto ruolo ben preciso, di parroco avente ruolo anche lui per quel che gli competeva ed infine i “persi” quelli che avevano osato trasgredire alle regole, quelle non scritte e quelle scritte. Non c’erano attriti, non c’erano conflitti, perché ognuno viveva bene nel suo ambito, nel suo ruolo. Il lavoratore sapeva quale era il suo lavoro, le sue responsabilità, nei confronti della sua occupazione e della sua famiglia, del resto l’aveva scelta quella condizione e si assumeva in pieno le sue responsabilità, la moglie “gestiva” la casa, i figli, le relazioni sociali, sapeva quando il marito tornava a casa che cosa gli era più gradito ed anche se all’apparenza poteva non sembrare, c’era il giusto equilibrio dei compiti e soprattutto il rispetto dell’uno verso l’altro, i figli “respiravano” tutto questo.
I Signori, erano ricchi per storia di famiglia, farmacisti, dottori, avvocati, ma non ostentavano né superbia, né arroganza, non ce n’era bisogno, tutti sapevano quel che erano, e venivano rispettati per questo. Il Parroco, depositario, in confessione, di tutti i peccati della comunità, rimandava con l’assoluzione e la penitenza i “peccatori” affinché gli stessi tornassero alle loro case più “leggeri” con le loro coscienze, ma l’ambito della penitenza e dell’assoluzione era la Parrocchia.
I “persi” coloro che erano venuti meno alle regole della comunità, avevano osato sfidare, ciò che gli era stato insegnato, ciò che avevano “respirato” perché avidi, perché guidati da quell’istinto del tutto umano dell’avere e del pretendere di più, a qualsiasi costo. Oggi tutto è stravolto, nessuno ha più un ruolo, uno spazio, un ambito, ed in ogni caso quello che si ha è sempre posto in relazione ai modelli proposti da altri, considerati migliori, questo fa si che diventi una corsa all’avere sempre di più, non conta quali siano i mezzi, non conta più niente, solo il potere ed i soldi. L’intera società risente della corsa, anche perché chi ha più potere lo ostenta ovunque, anche in quelle sedi dove le regole sono scritte e non andrebbero cambiate mai, ma per sentirsi più potenti e proteggersi dalle conseguenze del loro osare, del loro agire a discapito di chi e cosa non importa, vogliono cambiare anche quelle. Si capisce allora che niente sarà più come prima, non ci saranno lavoratori, signori, parroci e carabinieri a cui verrà garantito un ruolo, ma soprattutto quelle regole “scritte” sulle quali tutti avevamo contato, che garantivano un ambito nel quale al di là di ciò che rappresenti nel vivere comune, dovresti essere giudicato per ciò che hai commesso e che sostanzialmente è “Anchu ti curra sa giustizia” rendere conto alla Magistratura di ciò che hai fatto. Ora i “persi” sono tanti, per lo più politici, governanti, detentori del potere, per questo loro agire, arrogante e pretenzioso si arrogano il diritto di avere anche leggi “ad personam” come se fosse del tutto normale.
Lavoratori, signori, parroci, pochi, garanzie che si tutelino i diritti degli onesti, pochissime, perché a loro andavano bene così com’erano scritte le leggi, per loro abitudine non oserebbero mai chiedere il vantaggio di leggi “ad personam”.
Elisabetta Caria
ACQUA
L’acqua è uno dei quattro elementi fondamentali,è associato al chakra appena sotto l’ombelico, agli organi di riproduzione, la vita sin dal suo concepimento prende forma nell’acqua (liquido amniotico), al bacino, da qui i processi di eliminazione dei liquidi che appartengono ai reni. E’ associato al senso del gusto ed alla lingua (zona umida), siamo composti per la massima parte di acqua. La terra stessa se non fosse irrigata non darebbe i suoi frutti. Questa premessa evidenzia l’importanza essenziale dell’acqua nella nostra vita. Quand’ero bambina in “paese” dai nonni, nel cortile della casa c’era il pozzo, e l’acqua l’avevamo facendo rotolare il secchio giù nel pozzo e lo si riportava su pieno d’acqua, erano gesti normali, compiuti con una naturalezza che faceva parte di quel vivere in “paese” dove l’acqua non usciva dai rubinetti. Mio nonno aveva la vigna ed anche lì c’era un pozzo e l’acqua che conteneva, veniva usata per irrigare la vigna. Anche in città, si andava a giocare nelle piazze e c’erano i rubinetti, per lo più sempre aperti, per me era normalissimo quando, sudata ed accaldata correvo al rubinetto per bere e rinfrescarmi.
Un po’ meno naturale è stato quando è venuta a mancare, l’acqua, per la siccità, ci siamo dovuti dotare di serbatoi, che per le nostre estati calde, non erano mai sufficienti alle nostre richieste di freschezza e igiene. Più difficile era il “contabilizzare” la quantità giusta da mettere da parte per quando sarebbe mancata, per cui il premunirsi in eccesso significava, spesso, buttare l’indomani l’acqua che non si era utilizzata. Trasferitami in un quartiere periferico, silenzioso, la sera ascoltando il silenzio sentivo l’acqua gorgheggiare…incuriosita ho cercato da dove provenisse quel suono così vitalizzante…l’ho trovato! Era una sorgente naturale…acqua fresca, cristallina e tanta, che sfociava libera dalla terra non lontano dalla strada asfaltata, un dono della natura, un dono prezioso ho pensato…
Non molto tempo dopo in quell’area sono sorti palazzi, anonimi, alveari di persone, al posto della sorgente naturale c’era il cemento a più piani ed al confronto non beneficiava con il dono della natura.
L’acqua è un dono della terra, nasce dalle sue viscere e seppur vero che c’è bisogno di invasi dove raccoglierla, distribuirla e renderla potabile per tutti noi, è anche vero che tutto questo, è un processo naturale nella vita di tutti noi. La terra sta presentando il conto per tutto ciò che l’uomo ha osato nei suoi confronti sino ad oggi, c’è chi si è arricchito con il petrolio, c’è chi ha inventato guerre per il petrolio, ora c’è chi vorrebbe arricchirsi con l’acqua, arriveremo alle guerre anche per l’acqua? L’Universo è un contesto immenso, ed impossibile per noi esseri umani, utilizzare una sola forma scientifica per identificarlo, sappiamo però di esserne parte integrante, quale forma di vita oltre l’uomo, in questo contesto cosmico, ha la pretesa di impossessarsi e arricchirsi di ciò che è parte integrante del sistema stesso?
Riallineiamoci al sistema che regola le leggi dell’Universo senza voler avanzare prevaricando ed osteggiando beni che sono di primaria necessità e dei quali tutti, indistintamente, hanno il diritto di poterne beneficiare, voler mercanteggiare con ciò che è alla base della nostra vita stessa, simbolo di purificazione: molti riti sacri sono fatti con dell’acqua, o di guarigione: come accade per esempio a Lourdes. Prima di venire al mondo siamo immersi nell’acqua, nascere è già di per sé un schock non rendiamolo ancora più temibile con la privazione di un bene indispensabile, perché dopo l’aria per respirare, c’è l’acqua per dissetarci.
Elisabetta Caria
Vivisezione – da “La Pelle” di Curzio Malaparte
Pubblicato da Fabrizio Capsoni il giorno 9 Settembre 2010
Argomento:
• News Italia
• Tutela degli Animali
Un giorno Febo uscì, e non tornò più. Lo aspettai fino a sera, e scesa la notte corsi per le strade, chiamandolo per nome. Tornai a casa a notte alta, mi buttai sul letto, col viso verso la porta socchiusa. Ogni tanto mi affacciavo alla finestra, e lo chiamavo a lungo, gridando.
All’alba corsi nuovamente per le strade deserte, fra le mute facciate delle case che, sotto il cielo livido, parevano di carta sporca. Non appena si fece giorno, corsi alla prigione municipale dei cani. Entrai in una stanza grigia, dove, chiusi in fetide gabbie, gemevano cani dalla gola ancora segnata dalla stretta del laccio del chiappino. II guardiano mi disse che forse il mio cane era rimasto sotto una macchinai o era stato rubato, o buttato a fiume da qualche banda di giovinastri. Mi consigliò di fare il giro dei canai, chi sa che Febo non si trovasse nella bottega di qualche canaio?
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L’8 settembre 2010, in soli 10 minuti, dalle 12.05 alle 12.15, il Parlamento Europeo ha approvato la discussa Direttiva 86/609/CEE sulla vivisezione. Inutili le decine di migliaia di firme raccolte dalle associazioni animaliste.
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Tutta la mattina corsi di canaio in canaio, e finalmente un tosacani, in una botteguccia di Piazza dei Cavalieri, mi domandò se ero stato alla Clinica Veterinaria dell’Università, alla quale i ladri di cani vendono per pochi soldi gli animali destinati alle esperienze cliniche. Corsi all’Università, ma era già passato mezzogiorno, la Clinica Veterinaria era chiusa. Tornai a casa, mi sentivo nel cavo degli occhi un che di freddo, di liscio, mi pareva di aver gli occhi di vetro. Nel pomeriggio tornai all’Università, entrai nella Clinica Veterinaria. Il cuore mi batteva, non potevo quasi camminare, tanto ero debole e oppresso dall’ansia. Chiesi del medico di guardia, gli dissi il mio nome. II medico, un giovane biondo, miope, dal sorriso stanco, mi accolse cortesemente e mi fissò a lungo prima di rispondermi che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarmi.
Apri una porta, entrammo in una grande stanza nitida, lucida, dal pavimento di linoleum azzurro. Lungo le pareti erano allineate l’una a fianco dell’altra, come i letti di una clinica per bambini, strane culle in forma di violoncello: in ognuna di quelle culle era disteso sul dorso un cane dal ventre aperto, o dal cranio spaccato, o dal petto spalancato:
Sottili fili di acciaio, avvolti intorno a quella stessa sorta di viti di legno che negli strumenti musicali servono a tender le corde, tenevano aperte le labbra di quelle orrende ferite: si vedeva il cuore nudo pulsare, i polmoni dalle venature dei bronchi simili a rami d’albero, gonfiarsi proprio come fa la chioma di un albero nel respiro del vento, il rosso, lucido fegato contrarsi adagio adagio, lievi fremiti correre sulla polpa bianca e rosea del cervello come in uno specchio appannato, il groviglio degli intestini districarsi pigro come un nodo di serpi all’ uscir dal letargo. E non un gemito usciva dalle bocche socchiuse dei can i crocifissi.
Al nostro entrare tutti i cani avevano rivolto gli occhi verso di noi, fissandoci con uno sguardo implorante, e al tempo stesso pieno di un atroce sospetto: seguivano con gli occhi ogni nostro gesto, ci spiavano le labbra tremando. Immobile in mezzo alla stanza, mi sentivo un sangue gelido salir su per le membra: a poco a poco diventavo di pietra. Non potevo schiuder le labbra, non potevo muovere un passo. Il medico mi appoggiò la mano sul braccio, mi disse: “coraggio”. Quella parola mi sciolse il gelo delle ossa, lentamente mi mossi, mi curvai sulla prima culla. E di mano in mano che progredivo di culla in culla, il sangue mi tornava al viso, il cuore mi si apriva alla speranza. A un tratto, vidi Febo.
Era disteso sul dorso, il ventre aperto, una sonda immersa nel fegato. Mi guardava fisso, e gli occhi aveva pieno di lacrime. Aveva nello sguardo una meravigliosa dolcezza. Non mandava un gemito, respirava lievemente, con la bocca socchiusa, scosso da un tremito orribile. Mi guardava fisso, e un dolore atroce mi scavava il petto. “Febo” dissi a voce bassa. E Febo mi guardava con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Io vidi Cristo in lui, vidi Cristo in lui crocifisso, vidi Cristo che mi guardava con gli occhi pieni di una dolcezza meravigliosa. “Febo” dissi a voce bassa, curvandomi su di lui, accarezzandogli la fronte. Febo mi baciò la mano, e non emise un gemito.
Il medico mi si avvicinò, mi toccò il braccio: “Non potrei interrompere l’esperienza” , disse, “è proibito. Ma per voi… Gli farò una puntura. Non soffrirà”.
Io presi la mano del medico fra le mie mani, e dissi, mentre le lacrime mi rigavano il viso: “Giuratemi che non soffrirà”.
“Si addormenterà per sempre”, disse il medico, “vorrei che la mia morte fosse dolce come la sua”.
Io dissi: “Chiuderò gli occhi. Non voglio vederlo soffrire. Ma fate presto, fate presto!”.
“Un attimo solo” disse il medico, e si allontanò senza rumore, scivolando sul molle tappeto di linoleum. Andò in fondo alla stanza, apri un armadio.
Io rimasi in piedi davanti a Febo, tremavo orribilmente, le lacrime mi solcavano il viso. Febo mi guardava fisso, e non il più lieve gemito usciva dalla sua bocca, mi guardava fisso con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Anche gli altri cani, distesi sul dorso nelle loro culle, mi guardavano fisso, tutti avevano negli occhi una dolcezza meravigliosa, e non il più lieve gemito usciva delle loro bocche.
A un tratto un grido di spavento mi ruppe il petto: “Perchè questo silenzio?”, gridai, “che è questo silenzio?”.
Era un silenzio orribile. Un silenzio immenso, gelido, morto, un silenzio di neve.
Il medico mi si avvicinò con una siringa in mano: “Prima di operarli”, disse, “gli tagliamo le corde vocali”.
“Un’atrocità non è minore per il fatto che viene commessa in un laboratorio ed è chiamata ricerca medica: resta sempre un’atrocità” G.B. Shaw
Ciao a tutti,
oggi 22/09/2010 alle ore 20.26 cerco più volte di entrare su Facebook, ma niente da fare, il pc mi porta a pagine che io non ho richiesto, mi sorgono parecchi dubbi…uno quello più ovvio è il passaparola di “Annozero” domani dovrebbe esserci la prima puntata!! il secondo la causa che sta coinvolgendo tutte le persone sane di mente contro la Gelmini e contro la sua riforma distruggi istruzione appena firmata che si sta allargando a macchia d’olio, le persone stanno prendendo coscienza, comunicano attraverso FB, forse qualcuno può temere tutto questo, e allora visto che siamo in un paese libero ci lasciano google, ci lasciano internet ma non abbiamo la possibilità vera e reale di visitare i siti che ci interessano veramente quando la crisi attanaglia sempre più le famiglie, le famiglie questo l’hanno capito, a qualcuno forse questo non piace, il punto sul quale riflettere è proprio questo siamo liberi veramente in questo paese? Facciamo una riflessione è d’obbligo ora come ora.
grazie
Elisabetta
ciao a tutti, a dire il vero anche io ho trovato molto strana quest’assenza di collegamenti, facebook e non solo, ho pensato ad un problema di linea, non sarebbe una novità, anche se di solito quando si tratta di questo manca completamente la linea e qualsiasi tipo di segnale, ieri invece la situazione era differente.non so che dire non sono esperta ma la domanda di elisabetta è legittima, la nostra sembra essere proprio una libertà apparente, e questo è molto triste e preoccupante, certamente c’è da riflettere….
Cara Giorgia, mi piacerebbe davvero fosse così, ma è ufficiale, fb era bloccato per non so quante ore, e riflettendoci se è un problema di maltempo non hai linea, invece internet funzionava benissimo, l’importante era non toccare siti scomodi. Cmq qualunque fosse l’intento diciamo che è andato male, però bisognerebbe riflettere seriamente sulla nostra libertà fittizia.
ciao a tutti
Elisabetta
Chiedo ai cittadini che giovedi 23 cm. hanno camminato in strada tra Via SAlvemini Corso Europo fino al Centro Salute, se hanno trovato un apparecchio accustico per sordi. Per mio figlio è di vitale importanza? Grazie Anna
Ciao a tutti,
ho fondato poco fa su FB il gruppo PER ELISA, Elisa è una piccola bimba di quasi quattro mesi, è nata con una malformazione cardiaca che si sperava migliorasse, oggi alla famiglia è stata comunicata la necessità urgente dell’intervento, giovedì Elisa la sua mamma ed il suo papà, partiranno per Torino, Elisa sarà operata quanto prima, il mio è un invito a sostenere questa famiglia in questa difficile prova…stiamoglia vicino, con una frase, un gesto o…qualcos’altro che viene dal cuore…FORZA ELISA….facciamole sapere che l’aspettiamo tutti qui a Serramanna…
grazie
Elisabetta
[Rispondi]
Elisa ieri 9 aprile è stata operata, l’intervento non è riuscito, lunedì si ritenterà.
Scusatemi, in questa triste vicenda io sono coinvolta, non ho visto nessun commento…un pò sono rimasta…delusa? è una parola grossa…
grazie comunque
Elisabetta
[Rispondi]
Scusa l’assenza di commenti Elisabetta. Oviamente facciamo il tifo per Elisa ci mancherebbe… Speriamo bene per lunedi!
[Rispondi]
vari commenti non son qua, ma su facebook
sono sicuro che molte persone ci stiano comunque pensando.. Speriamo che lunedi vada tutto bene!
[Rispondi]
ho appena saputo di elisa , non avevo idea fosse ammalata, so bene, per esperienza quanto sia doloroso vedere il proprio bimbo ammalato ed in pericolo naturalmente mi unisco alla mamma al papà e ai fratellini con una preghiera e la speranza che lunedì vada tutto bene, forza elisa siamo tutti con te!
[Rispondi]
ahi ahi, l’intervento è stato rimandato a domani…non se ne può più…è snervante!!!
[Rispondi]
IO STO CON EMERGENCY FIRMATE TUTTI sul sito di Emergency, non lasciamoli soli!!! vorrei condividere con voi un video…ma non so come si fa…c’è qualcuno che lo sa? caspita fa anche rima!
ciao a tutti
Elisabetta
[Rispondi]
Condividilo direttamente sulla Pagina di Facebook
Eccola: http://www.facebook.com/home.php#!/pages/Serramanna-Italy/A-Serramanna/161923290951?ref=ts
Forse il video che volevi condividere è:
[Rispondi]
ESATTO!!!
[Rispondi]
ho saputo povera bimba, speriamo vada tutto bene che angoscia…
[Rispondi]
avete saputo? Elisa è stata finalmente operata adesso speriamo tutto prosegua nel migliore dei modi, auguri piccola! ciao a tutti
[Rispondi]
davide btz Risposta:
aprile 14th, 2010 alle 16:57
Sono contento! i migliori auguri!
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ole! =)
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ciao a tutti, buone notizie sembra che Elisa stia bene e tra poco torni a casa.
[Rispondi]
Andrea Mura Risposta:
aprile 19th, 2010 alle 21:51
Meno male
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Ottimo! sono contento per lei!
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Scusate il silenzio, ma son proprio tante le cose da seguire…il pc poi una volta che lo accendi ti cattura…Elisa domenica è stata dimessa…ora sta con la mamma ed il papà in un piccolo appartamento riservato ai parenti dei ricoverati, domani effettuerà un controllo e se tutto va bene “dovrebbe” tornare finalmente a casa, dico “dovrebbe” perchè adesso c’è anche il vulcano con le sue ceneri ad ostacolare il rientro…ma dico, si può? Cmq, sempre di più FORZA ELISA!!!
[Rispondi]
samuele pinna Risposta:
aprile 20th, 2010 alle 21:36
=) forza
[Rispondi]
Elisa ha fatto il controllo oggi…c’è un piccolo problema…dovrà stare ancora a Torino, sabato dovranno visitarla nuovamente e poi si vedrà…sembra la storia infinita…ma d’altra parte non è uno scherzo quello che ha subito, meglio che siano scrupolosi ed attenti…FORZA ELISA!!
[Rispondi]
Elisa stasera torna a casa! il più è fatto, sta bene, sarà seguita al Brotzu di Cagliari, ma la sua battaglia l’ha vinta…festeggerà la giornata della resistenza! chi più di lei, ora, ne ha il diritto? scherzo!!
Festeggiamo tutti? Un palloncino alle finestre è possibile? In segno di saluto…grazie a tutti…è una storia che si conclude bene. Grazie Elisa!!
[Rispondi]
Benissimo sono contenta ancora tanti auguri a tutti
[Rispondi]
Ciao a tutti, vorrei renderVi partecipi dell’ennesimo mio sconcerto dopo aver contattato “L’Unione Sarda”, ho chiesto di parlare con il referente del Medio Campidano, mi ha risposto chi non era l’effettivo referente e non so bene chi fosse, gli ho raccontato la storia di Elisa, ciò che ha superato, prima di nascere, già perchè la sua mamma ad un mese dal parto ha trovato la mamma (cioè la nonna della bambina) alle 11 del mattino distesa per terra nella camera da letto, avendo mancato l’appuntamento con la parrucchiera, alle 3 del mattino si è sentita male, ma era sola ed è rimasta così, ha avuto un ictus e per 48 ore era in pericolo di vita. La mamma di Elisa è stata forte, coraggiosa, ha chiamato il 118 ed ha preteso che l’ambulanza andasse al Brotzu in una struttura specializzata per gli ictus “stroke non so cosa” invece che a S.Gavino, ha deciso lei, con il pancione, con l’ansia che solo lei sa a che livelli poteva essere salita. Pina ha superato l’ictus, ha superato anche un intervento molto delicato alla carotide ed alle ghiandole paratiroidee, il 12 aprile dopo una lunga convalescenza sarebbe dovuta rientrare in ufficio, ed ecco la notizia di Elisa. Solo così per sottolineare,il travaglio della mamma di Elisa è durato una settimana, nel 2010 accadono ancora queste cose!!! Bè sapete cosa mi ha risposto il cronista? “Cosa c’è di tanto speciale in questo?” Gli ho chiesto:”lei non ha figli vero?” non ha risposto, gli ho chiesto:”è speciale per lei laurearsi con 110 e lode ed essere tra i primi 50 laureati d’Italia?”mi risponde che non mi seguiva.Mi ha chiesto il nome, il numero telefonico, forse pensava volessi farmi pubblicità, cerco di spiegargli che non era assolutamente quello il mio fine…tante volte il suo giornale ha parlato di gruppi di Facebook, ma di giovani che hanno perso la vita! Una volta tanto che qui la vita, vince sempre e comunque…non fa notizia. Non ho continuato…avevo perso la frequenza…quella tra l’umanità ed i burattini comandati da fili non tanto invisibili…il mio fine, giusto per essere chiari sino in fondo era il condividere una storia di sofferenza con la comunità dove è stata vissuta, oggi che tutto viene banalizzato e ridimensionato, anche solo un sorriso od un incoraggiamento è importante per non sentirsi soli quando si affrontano difficoltà di questo genere, ho preteso troppo? questo per me è il mondo che vorrei.
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purtroppo oggi la bontà,la forza, il coraggio, la sofferenza, anche se merce rara non fanno notizia, tanto è vero che la cronaca riportata dai giornali è sempre…nera…, violenze e morti in quantità, rispetto per il dolore e per le persone in genere…zero. baci
[Rispondi]
Di solito “l’inviato” dell’Unione Sarda per Serramanna è Pillosu. Hai contattato lui?
Ancora una volta la stampa ha dimostrato che l’articolo che interessa a loro è di tuttaltro genere.
[Rispondi]
io ho chiamato il centralino ed ho chiesto de “l’inviato” mi ha risposto il protagonista di ciò che ho raccontato, dicendo che era un collaboratore, ma per lui non valeva la pena prendere appunti….
[Rispondi]
dave btz Risposta:
aprile 29th, 2010 alle 21:34
roba da non credere cavolo… cmq noi inviamo le cose ad ignazio pillosu e sappiamo che almeno vengono prese in considerazione… poi non so come funzioni nel giornale…
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Vi allego copia della nota appena inviata al Ministero per le Pari Opportunità ed al Giornale Repubblica (spero così non si corrano rischi di filtraggio) su una delle ormai quotidiane avventure nelle quali ci imbattiamo una volta varcata la porta di casa. Io sono stanca di essere calpestata, di non avere voce, di essere invisibile (nonostante il peso), io esisto, sono una persona e come tale voglio e pretendo il rispetto che ognuno di noi ha il diritto di avere.
Alla redazione di Repubblica
• larepubblica@repubblica.it
Alla Commissione Pari Opportunità
Direttore generale
Cons. Paola PADUANO
p.paduano@governo.it
Alla Commissione Pari Opportunità
Capo Segreteria
Sig. Agatino SERRENTINO
a.serrentino@governo.it
OGGETTO: divieto ad entrare in banca.
Gentile Redazione,
la presente, per renderVi partecipi di ciò che mi è capitato questo pomeriggio a Villasor, comune della provincia di Cagliari. Mi chiamo Elisabetta Caria, mi sono recata all’Agenzia del Banco di Sardegna di Villasor , per “cambiare” un assegno. Non è la prima volta che mi reco in tale agenzia, hanno i miei dati depositati, ho più volte “cambiato” degli assegni. Ciò che appare strano, anzi stranissimo è la difficoltà di poter accedere agli uffici dell’agenzia. Va bene tutte le precauzioni per le rapine, ma la cabina/trappola non permette proprio a nessuno di varcare la soglia ed allora se gli impiegati ti conoscono bene,riesci ad entrare, altrimenti, come è successo in passato, devi esibire documento di riconoscimento, assegno da incassare, il tutto attraverso il vetro della porta, in bella vista sulla piazza del paese. Dopo questa attenta analisi, in passato c’è stata la gentil concessione di aprire la cabina/trappola, questo pomeriggio no.
Con la voce assordante che diceva: “Attenzione si prega di tornare indietro e depositare gli oggetti metallici negli appositi armadietti” a ripetizione, l’impiegata mi dice di fare un passo indietro, se non altro la voce infernale tace, io l’ho fatto il passo indietro e rimango lì ad aspettare un cenno, qualcuno che mi dica cosa fare, visto che non ho nient’altro che i miei abiti, il documento d’identità e l’assegno. Non accade assolutamente nulla. Busso con la mano nel vetro chiedendo a gesti cosa dovrei fare, mi viene fatto il gesto di aspettare, come se non lo stessi già facendo….poi si avvicina un’impiegata alla porta a vetro e mi chiede cosa dovevo fare, gli rispondo che dovrei “cambiare” l’assegno, lo vuole vedere, l’assegno, attraverso il vetro, vuol vedere anche il documento d’identità, vedo che legge,guarda attentamente, credo stia memorizzando qualcosa, si allontana senza dirmi nulla.Rimango lì e mi chiedo se fanno sul serio, se sono io che sto travisando, sento qualcosa dentro che sale e non so bene cosa sia, cerco di stare calma, busso di nuovo sul vetro e chiedo a gesti cosa dovrei fare, mi viene ripetuto di aspettare, mi chiedo ancora? Ma è possibile tutto questo? Dopodichè esce un signore che forse potrebbe essere il direttore non so, e lì alzo un po’ la voce e gli chiedo veramente ma per chi mi avete preso, come vi permettete di trattare così le persone? Mi risponde che sono le precauzioni che devono prendere, io non sono conosciuta, mi chiedo se lavorasse in un’agenzia di Milano o Roma cosa farebbe? Scatterebbe le foto a tutti i clienti per riconoscerli la volta successiva? Mi chiede di vedere l’assegno ed il documento d’identità, a quel punto, ironizzando gli dico: “guardi sto qui, mi porti i soldi qua fuori e facciamola finita” e lui mi dice si, io lo guardo e penso di aver capito male, non può essere vero, ma è proprio così è già dentro! Io so perché la cabina/trappola suona sempre è una confidenza che mi hanno fatto nella banca dove ho il conto, per il peso, si per il mio peso, sono obesa, ma questo lo sanno tutti, anche il signore che ora sta sbrigando l’operazione per mio conto.
Riesce, sorridente, mi fa “girare”l’assegno sopra la tastiera del bancomat, firmo la ricevuta sopra la tastiera del bancomat ed il video fa strani messaggi…ed il signore mi dice: “non si preoccupi”mi consegna il documento, i soldi, ed io gli dico ecco il codice fiscale, lui: “non occorre avevamo i suoi dati”
Tutto questo, consegna dei soldi compresa all’ingresso della banca nella piazza principale del paese, con la piccola folla di curiosi che ha assistito.
Già perché è un po’ strano che una persona non possa entrare in banca non trovate? E che addirittura i soldi vengano portati fuori dalla banca ho qualche virus conclamato?
Gli dico perché probabilmente suonava la cabina/trappola e lui mi dice lo so, ma non possiamo fare niente, gli dico ancora: “sapete di aver commesso una grave discriminazione?” risponde”non abbiamo colpa, queste sono le disposizioni”, dice ancora “comunque si attira di più l’attenzione alzando la voce” cioè secondo lui non avrei dovuto nemmeno protestare.
E’ stato fortunato, mi trovavo con il mio compagno che non è certamente una persona che mi assomiglia caratterialmente, lui evita per questo, quotidianamente continua, suo malgrado, ad essere calpestato, se fossi stata sola avrei chiamato i carabinieri, forse accompagnata da loro avrei avuto più garanzie per entrare.
Non era un problema “loro” il fatto che avrebbero potuto scipparmi, dopo che mezzo paese sapeva che avevo dei soldi in mano, “loro” erano al sicuro.
E’ cronaca di pochi giorni fa che nell’interland cagliaritano è stata rapinata una banca, il rapinatore è entrato passando per la cabina/trappola, una volta entrato ha minacciato tutti con non so cosa ed ha aperto la porta agli altri rapinatori….5.000.000 euro il bottino, io ho cambiato un assegno di 240.00 euro. La mia dignità di persona però non ha prezzo ed è stata calpestata violentemente.
Serramanna,29/04/2010
Elisabetta Caria
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samuele pinna Risposta:
aprile 29th, 2010 alle 22:11
Elisabetta, prendi subito nomi e cognomi di questi simpatici personaggi e contatta qualcuno dei piani alti della banca. Perchè per una banca non c’è cosa peggiore che la cattiva pubblicità. Sono sicuro che le giuste epurazioni del caso verranno fatte
[Rispondi]
non ci sono parole, mi spiace tanto è una vergogna!
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Inconcepibile, vergognoso
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:: RANDAGISMO. L’ENPA: “BENE LA CORTE DI CASSAZIONE SULLA RESPONSABILITÀ DEI COMUNI”
Roma, 29 aprile 2010 – “Ancora una volta la Corte di Cassazione dice parole fondamentali sull’applicazione della legge 281/1991″. Questo il commento del presidente nazionale dell’Enpa – Carla Rocchi – alla sentenza 10190 con la quale la Suprema Corte, accogliendo la richiesta di risarcimento di un’anziana signora aggredita da un randagio, ha stabilito che le “norme di legge sul randagismo impongono ai Comuni di assumere provvedimenti per evitare che gli animali randagi arrechino disturbo alle persone nelle vie cittadine”.
“La Corte di Cassazione – prosegue Rocchi – con il suo intervento ha nuovamente definito in modo chiaro e inequivocabile quello che la legge aveva stabilito e che molti Comuni hanno a lungo disatteso: la loro responsabilità in materia di randagismo. Mi auguro che a partire da oggi le amministrazioni comunali inadempienti, chiamate a risarcire i cittadini per i propri comportamenti omissivi, possano finalmente trovare nella pronuncia della Suprema Corte una motivazione e uno stimolo per realizzare quelle politiche di contrasto al randagismo, rimaste troppo a lungo lettera morta”.
news letter ENPA
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:: APPROVATO IL PROGETTO PER IL NUOVO CANILE COMUNALE DI VERONA, APPREZZAMENTO DEL SOTTOSEGRETARIO MARTINI
“Verona si ispira ai migliori modelli organizzativi del Paese per divenire eccellenza nazionale nell’ambito del corretto rapporto uomo – animale”. Sono queste le parole con cui il Sottosegretario al Welfare – Francesca Martini – ha salutato il via libera, a Verona (in località Binelunghe), alla costruzione di un nuova struttura d’accoglienza per i “trovatelli” che sarà realizzata anche con il contributo dell’Enpa. Una volta terminato, il nuovo canile comunale sarà in grado di ospitare 200 quattrozampe all’interno di un’area di 20mila metri quadrati. “Verona avrà una struttura modello in grado di offrire ospitalità e un’adeguata assistenza sia dal punto di vista sanitario che etologico agli animali del territorio – ha aggiunto Martini. Auspico che con la realizzazione di questa struttura, a cui anche il Ministero ha contribuito con i fondi stanziati per la costruzione di canili e per interventi di lotta al randagismo, Verona divenga una eccellenza nazionale per quanto riguarda la promozione del corretto rapporto uomo animale. E’ prevista infatti la realizzazione di spazi per attività di incontro tra i cittadini e i cani adottabili e per la formazione dei proprietari ad una gestione responsabile dell’animale”. Il progetto definitivo, che è stato approvato la settimana scorsa dalla Giunta comunale su proposta dell’assessore all’Ambiente, sarà finanziato con fondi del Ministero della Salute, con un lascito testamentario e con risorse comunali. Il via ai lavori è previsto per fine 2010. (26 aprile)
NEWS LETTER ENPA
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Nomade aggredita da giovane ventitreenne (ultrà iuventino)
Notizia di oggi 13/06/2010
In un Italia in fibrillazione per il calcio, i mondiali di calcio, “passerà” sicuramente sotto le righe la notizia che persino il TG1 ha dato: “nomade aggredita a colpi di mazza da baseball,incinta di otto mesi, ha perso il bambino, è salva per miracolo, sono state aggredite altre due o tre donne che erano con lei, a farlo è stato un italiano, giovane, ultrà iuventino, nessuno è intervenuto in loro difesa”.
Ho provato un senso di nausea, mal di stomaco, come se avessi preso un pugno allo stomaco, nelle immagini successive la giornalista intervistava la vittima, ed io stavo impietrita davanti alla tv senza pensieri. La mia mente era bloccata.
Siamo un paese civile. Non vogliamo gli extracomunitari perché, si dice, alterano con la loro presenza gli equilibri della nostra società.
Equilibri…parola grossa…di quali equilibri si parla? E’”normale” uscire di casa con una mazza da baseball, soprattutto se non ci giochi a baseball?, è “normale” usarla come spranga colpendo una donna incinta di otto mesi, che sicuramente avrà urlato, avrà cercato di difendersi? E’ “normale” che gli altri “gli spettatori” abbiano ritenuto giusto non intervenire? Forse in quanto nomade quella donna non meritava l’aiuto umano? Le grida di dolore, disperazione non hanno raggiunto nessun cuore italiano, eh si adesso il cuore è chiuso a scompartimenti stagni, a colori, a nazionalità. Una donna bastonata che porta nel ventre una vita è questo che sarebbe dovuto passare nel cuore di tutti, ma essendo nomade, quindi miserabile, quindi non inclusa in quel contenitore civile stabilizzato, non degna di aiuto. La vita è vita sempre, non ha colori, non ha nazionalità.
Ehi tu ultrà iuventino, visto che questa notizia è arrivata, sicuramente tieni molto a questa etichetta, ti identifichi e ritieni di esistere attraverso questa identità, mi aspetterei che proprio perché per te così importante qualcuno ti sbattesse fuori dal contesto sportivo, perché tu, ultrà iuventino sportivo non sei, non immagini nemmeno cosa sia lo sport, lo sport è competizione, dando il meglio di sé, partecipando con l’avversario, l’avversario non ha colori, non ha nazionalità, gioca la tua stessa partita e a vincerla, la partita, sarà chi ha effettuato il miglior gioco, chi era meglio preparato all’evento sportivo.
Cosa sai tu di queste cose? Tu che esci di casa con una mazza da baseball e picchi una donna incinta di otto mesi tanto da farle perdere il bambino. Ultrà iuventino, tu non sei ultrà e non sei nemmeno iuventino, tu sei un solo un uomo e tra la specie degli uomini appartieni a quella che noi definiamo MERDA.
[Rispondi]
Davide Batz Risposta:
giugno 17th, 2010 alle 14:32
Concordo col tuo pensiero.
[Rispondi]
Ciao a tutti, questo avviso è per informarvi che l’Italia dei Valori per la Campagna dei 3 Referendum sull’Acqua – Giustizia – Nucleare – ha indetto un concorso sul web – si poteva partecipare inviando un racconto – un sms – un video – anzi due per la stessa sezione (racconto,sms,video) il concorso è scaduto il 13 giugno 2010 – vincerà il più votato dal popolo web – e ciascun referendum sarà pubblicizzato con l’opera vincitrice – il sito dove troverete il tutto è http://www.trereferendum.it poi cliccate CONCORSO poi cliccate RACCONTO – per semplicità di lettura allego qui i miei racconti, se saranno di vostro gradimento votateli, io sarò molto contenta, ovviamente, ma leggeteli tutti e votate quello che maggiormente vi colpisce, ma soprattutto firmate per i referendum, è importante firmare e votare perchè riguarda la nostra vita, la nostra salute e quella dei nostri figli. L’acqua è un bene prezioso indispensabile, il nucleare non ci occorre e soprattutto non può essere segreto di stato, abbiamo diritto di sapere cosa rischiamo e quanto rischiamo a respirare l’aria che respiriamo, la giustizia deve essere uguale per tutti, perchè prescindere dalla posizione sociale? Chi è in “alto” ha già tanti privilegi non può avere anche quello di non essere giudicato dalla legge per i reati commessi. Pensateci bene, perchè siamo noi a decidere con le nostre firme e i nostri voti se tutto questo è lecito o no, “loro” in effetti sono in pochi il popolo siamo noi. Grazie a tutti
Elisabetta
GIUSTIZIA
“Anchu ti curra sa giustizia” è un detto sardo, e veniva considerata quasi una maledizione, in quanto l’essere oggetto di indagini da parte della Magistratura era qualcosa da evitare assolutamente. Da evitare nel senso che il vivere doveva essere onesto, non fare in modo che la Magistratura o meglio ai vecchi tempi in primis i Carabinieri, avessero qualcosa da chiederti. Il modo di vivere doveva essere sano, corretto, onesto. Questi aggettivi facevano parte di un vademecum non scritto, ma in uso corrente, quello usato dai genitori per l’educazione e la formazione dei propri figli. Società semplice, fatta di lavoratori con un ruolo ben preciso, di signori con altrettanto ruolo ben preciso, di parroco avente ruolo anche lui per quel che gli competeva ed infine i “persi” quelli che avevano osato trasgredire alle regole, quelle non scritte e quelle scritte. Non c’erano attriti, non c’erano conflitti, perché ognuno viveva bene nel suo ambito, nel suo ruolo. Il lavoratore sapeva quale era il suo lavoro, le sue responsabilità, nei confronti della sua occupazione e della sua famiglia, del resto l’aveva scelta quella condizione e si assumeva in pieno le sue responsabilità, la moglie “gestiva” la casa, i figli, le relazioni sociali, sapeva quando il marito tornava a casa che cosa gli era più gradito ed anche se all’apparenza poteva non sembrare, c’era il giusto equilibrio dei compiti e soprattutto il rispetto dell’uno verso l’altro, i figli “respiravano” tutto questo.
I Signori, erano ricchi per storia di famiglia, farmacisti, dottori, avvocati, ma non ostentavano né superbia, né arroganza, non ce n’era bisogno, tutti sapevano quel che erano, e venivano rispettati per questo. Il Parroco, depositario, in confessione, di tutti i peccati della comunità, rimandava con l’assoluzione e la penitenza i “peccatori” affinché gli stessi tornassero alle loro case più “leggeri” con le loro coscienze, ma l’ambito della penitenza e dell’assoluzione era la Parrocchia.
I “persi” coloro che erano venuti meno alle regole della comunità, avevano osato sfidare, ciò che gli era stato insegnato, ciò che avevano “respirato” perché avidi, perché guidati da quell’istinto del tutto umano dell’avere e del pretendere di più, a qualsiasi costo. Oggi tutto è stravolto, nessuno ha più un ruolo, uno spazio, un ambito, ed in ogni caso quello che si ha è sempre posto in relazione ai modelli proposti da altri, considerati migliori, questo fa si che diventi una corsa all’avere sempre di più, non conta quali siano i mezzi, non conta più niente, solo il potere ed i soldi. L’intera società risente della corsa, anche perché chi ha più potere lo ostenta ovunque, anche in quelle sedi dove le regole sono scritte e non andrebbero cambiate mai, ma per sentirsi più potenti e proteggersi dalle conseguenze del loro osare, del loro agire a discapito di chi e cosa non importa, vogliono cambiare anche quelle. Si capisce allora che niente sarà più come prima, non ci saranno lavoratori, signori, parroci e carabinieri a cui verrà garantito un ruolo, ma soprattutto quelle regole “scritte” sulle quali tutti avevamo contato, che garantivano un ambito nel quale al di là di ciò che rappresenti nel vivere comune, dovresti essere giudicato per ciò che hai commesso e che sostanzialmente è “Anchu ti curra sa giustizia” rendere conto alla Magistratura di ciò che hai fatto. Ora i “persi” sono tanti, per lo più politici, governanti, detentori del potere, per questo loro agire, arrogante e pretenzioso si arrogano il diritto di avere anche leggi “ad personam” come se fosse del tutto normale.
Lavoratori, signori, parroci, pochi, garanzie che si tutelino i diritti degli onesti, pochissime, perché a loro andavano bene così com’erano scritte le leggi, per loro abitudine non oserebbero mai chiedere il vantaggio di leggi “ad personam”.
Elisabetta Caria
ACQUA
L’acqua è uno dei quattro elementi fondamentali,è associato al chakra appena sotto l’ombelico, agli organi di riproduzione, la vita sin dal suo concepimento prende forma nell’acqua (liquido amniotico), al bacino, da qui i processi di eliminazione dei liquidi che appartengono ai reni. E’ associato al senso del gusto ed alla lingua (zona umida), siamo composti per la massima parte di acqua. La terra stessa se non fosse irrigata non darebbe i suoi frutti. Questa premessa evidenzia l’importanza essenziale dell’acqua nella nostra vita. Quand’ero bambina in “paese” dai nonni, nel cortile della casa c’era il pozzo, e l’acqua l’avevamo facendo rotolare il secchio giù nel pozzo e lo si riportava su pieno d’acqua, erano gesti normali, compiuti con una naturalezza che faceva parte di quel vivere in “paese” dove l’acqua non usciva dai rubinetti. Mio nonno aveva la vigna ed anche lì c’era un pozzo e l’acqua che conteneva, veniva usata per irrigare la vigna. Anche in città, si andava a giocare nelle piazze e c’erano i rubinetti, per lo più sempre aperti, per me era normalissimo quando, sudata ed accaldata correvo al rubinetto per bere e rinfrescarmi.
Un po’ meno naturale è stato quando è venuta a mancare, l’acqua, per la siccità, ci siamo dovuti dotare di serbatoi, che per le nostre estati calde, non erano mai sufficienti alle nostre richieste di freschezza e igiene. Più difficile era il “contabilizzare” la quantità giusta da mettere da parte per quando sarebbe mancata, per cui il premunirsi in eccesso significava, spesso, buttare l’indomani l’acqua che non si era utilizzata. Trasferitami in un quartiere periferico, silenzioso, la sera ascoltando il silenzio sentivo l’acqua gorgheggiare…incuriosita ho cercato da dove provenisse quel suono così vitalizzante…l’ho trovato! Era una sorgente naturale…acqua fresca, cristallina e tanta, che sfociava libera dalla terra non lontano dalla strada asfaltata, un dono della natura, un dono prezioso ho pensato…
Non molto tempo dopo in quell’area sono sorti palazzi, anonimi, alveari di persone, al posto della sorgente naturale c’era il cemento a più piani ed al confronto non beneficiava con il dono della natura.
L’acqua è un dono della terra, nasce dalle sue viscere e seppur vero che c’è bisogno di invasi dove raccoglierla, distribuirla e renderla potabile per tutti noi, è anche vero che tutto questo, è un processo naturale nella vita di tutti noi. La terra sta presentando il conto per tutto ciò che l’uomo ha osato nei suoi confronti sino ad oggi, c’è chi si è arricchito con il petrolio, c’è chi ha inventato guerre per il petrolio, ora c’è chi vorrebbe arricchirsi con l’acqua, arriveremo alle guerre anche per l’acqua? L’Universo è un contesto immenso, ed impossibile per noi esseri umani, utilizzare una sola forma scientifica per identificarlo, sappiamo però di esserne parte integrante, quale forma di vita oltre l’uomo, in questo contesto cosmico, ha la pretesa di impossessarsi e arricchirsi di ciò che è parte integrante del sistema stesso?
Riallineiamoci al sistema che regola le leggi dell’Universo senza voler avanzare prevaricando ed osteggiando beni che sono di primaria necessità e dei quali tutti, indistintamente, hanno il diritto di poterne beneficiare, voler mercanteggiare con ciò che è alla base della nostra vita stessa, simbolo di purificazione: molti riti sacri sono fatti con dell’acqua, o di guarigione: come accade per esempio a Lourdes. Prima di venire al mondo siamo immersi nell’acqua, nascere è già di per sé un schock non rendiamolo ancora più temibile con la privazione di un bene indispensabile, perché dopo l’aria per respirare, c’è l’acqua per dissetarci.
Elisabetta Caria
[Rispondi]
La rotonda in via San Leonardo è in brutte condizioni, bisognorebbe lavorarci sopra, tipo come hanno fatto in Sant’Ignazio
[Rispondi]
Vivisezione – da “La Pelle” di Curzio Malaparte
Pubblicato da Fabrizio Capsoni il giorno 9 Settembre 2010
Argomento:
• News Italia
• Tutela degli Animali
Un giorno Febo uscì, e non tornò più. Lo aspettai fino a sera, e scesa la notte corsi per le strade, chiamandolo per nome. Tornai a casa a notte alta, mi buttai sul letto, col viso verso la porta socchiusa. Ogni tanto mi affacciavo alla finestra, e lo chiamavo a lungo, gridando.
All’alba corsi nuovamente per le strade deserte, fra le mute facciate delle case che, sotto il cielo livido, parevano di carta sporca. Non appena si fece giorno, corsi alla prigione municipale dei cani. Entrai in una stanza grigia, dove, chiusi in fetide gabbie, gemevano cani dalla gola ancora segnata dalla stretta del laccio del chiappino. II guardiano mi disse che forse il mio cane era rimasto sotto una macchinai o era stato rubato, o buttato a fiume da qualche banda di giovinastri. Mi consigliò di fare il giro dei canai, chi sa che Febo non si trovasse nella bottega di qualche canaio?
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L’8 settembre 2010, in soli 10 minuti, dalle 12.05 alle 12.15, il Parlamento Europeo ha approvato la discussa Direttiva 86/609/CEE sulla vivisezione. Inutili le decine di migliaia di firme raccolte dalle associazioni animaliste.
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Tutta la mattina corsi di canaio in canaio, e finalmente un tosacani, in una botteguccia di Piazza dei Cavalieri, mi domandò se ero stato alla Clinica Veterinaria dell’Università, alla quale i ladri di cani vendono per pochi soldi gli animali destinati alle esperienze cliniche. Corsi all’Università, ma era già passato mezzogiorno, la Clinica Veterinaria era chiusa. Tornai a casa, mi sentivo nel cavo degli occhi un che di freddo, di liscio, mi pareva di aver gli occhi di vetro. Nel pomeriggio tornai all’Università, entrai nella Clinica Veterinaria. Il cuore mi batteva, non potevo quasi camminare, tanto ero debole e oppresso dall’ansia. Chiesi del medico di guardia, gli dissi il mio nome. II medico, un giovane biondo, miope, dal sorriso stanco, mi accolse cortesemente e mi fissò a lungo prima di rispondermi che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarmi.
Apri una porta, entrammo in una grande stanza nitida, lucida, dal pavimento di linoleum azzurro. Lungo le pareti erano allineate l’una a fianco dell’altra, come i letti di una clinica per bambini, strane culle in forma di violoncello: in ognuna di quelle culle era disteso sul dorso un cane dal ventre aperto, o dal cranio spaccato, o dal petto spalancato:
Sottili fili di acciaio, avvolti intorno a quella stessa sorta di viti di legno che negli strumenti musicali servono a tender le corde, tenevano aperte le labbra di quelle orrende ferite: si vedeva il cuore nudo pulsare, i polmoni dalle venature dei bronchi simili a rami d’albero, gonfiarsi proprio come fa la chioma di un albero nel respiro del vento, il rosso, lucido fegato contrarsi adagio adagio, lievi fremiti correre sulla polpa bianca e rosea del cervello come in uno specchio appannato, il groviglio degli intestini districarsi pigro come un nodo di serpi all’ uscir dal letargo. E non un gemito usciva dalle bocche socchiuse dei can i crocifissi.
Al nostro entrare tutti i cani avevano rivolto gli occhi verso di noi, fissandoci con uno sguardo implorante, e al tempo stesso pieno di un atroce sospetto: seguivano con gli occhi ogni nostro gesto, ci spiavano le labbra tremando. Immobile in mezzo alla stanza, mi sentivo un sangue gelido salir su per le membra: a poco a poco diventavo di pietra. Non potevo schiuder le labbra, non potevo muovere un passo. Il medico mi appoggiò la mano sul braccio, mi disse: “coraggio”. Quella parola mi sciolse il gelo delle ossa, lentamente mi mossi, mi curvai sulla prima culla. E di mano in mano che progredivo di culla in culla, il sangue mi tornava al viso, il cuore mi si apriva alla speranza. A un tratto, vidi Febo.
Era disteso sul dorso, il ventre aperto, una sonda immersa nel fegato. Mi guardava fisso, e gli occhi aveva pieno di lacrime. Aveva nello sguardo una meravigliosa dolcezza. Non mandava un gemito, respirava lievemente, con la bocca socchiusa, scosso da un tremito orribile. Mi guardava fisso, e un dolore atroce mi scavava il petto. “Febo” dissi a voce bassa. E Febo mi guardava con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Io vidi Cristo in lui, vidi Cristo in lui crocifisso, vidi Cristo che mi guardava con gli occhi pieni di una dolcezza meravigliosa. “Febo” dissi a voce bassa, curvandomi su di lui, accarezzandogli la fronte. Febo mi baciò la mano, e non emise un gemito.
Il medico mi si avvicinò, mi toccò il braccio: “Non potrei interrompere l’esperienza” , disse, “è proibito. Ma per voi… Gli farò una puntura. Non soffrirà”.
Io presi la mano del medico fra le mie mani, e dissi, mentre le lacrime mi rigavano il viso: “Giuratemi che non soffrirà”.
“Si addormenterà per sempre”, disse il medico, “vorrei che la mia morte fosse dolce come la sua”.
Io dissi: “Chiuderò gli occhi. Non voglio vederlo soffrire. Ma fate presto, fate presto!”.
“Un attimo solo” disse il medico, e si allontanò senza rumore, scivolando sul molle tappeto di linoleum. Andò in fondo alla stanza, apri un armadio.
Io rimasi in piedi davanti a Febo, tremavo orribilmente, le lacrime mi solcavano il viso. Febo mi guardava fisso, e non il più lieve gemito usciva dalla sua bocca, mi guardava fisso con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Anche gli altri cani, distesi sul dorso nelle loro culle, mi guardavano fisso, tutti avevano negli occhi una dolcezza meravigliosa, e non il più lieve gemito usciva delle loro bocche.
A un tratto un grido di spavento mi ruppe il petto: “Perchè questo silenzio?”, gridai, “che è questo silenzio?”.
Era un silenzio orribile. Un silenzio immenso, gelido, morto, un silenzio di neve.
Il medico mi si avvicinò con una siringa in mano: “Prima di operarli”, disse, “gli tagliamo le corde vocali”.
“Un’atrocità non è minore per il fatto che viene commessa in un laboratorio ed è chiamata ricerca medica: resta sempre un’atrocità” G.B. Shaw
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Ciao a tutti,
oggi 22/09/2010 alle ore 20.26 cerco più volte di entrare su Facebook, ma niente da fare, il pc mi porta a pagine che io non ho richiesto, mi sorgono parecchi dubbi…uno quello più ovvio è il passaparola di “Annozero” domani dovrebbe esserci la prima puntata!! il secondo la causa che sta coinvolgendo tutte le persone sane di mente contro la Gelmini e contro la sua riforma distruggi istruzione appena firmata che si sta allargando a macchia d’olio, le persone stanno prendendo coscienza, comunicano attraverso FB, forse qualcuno può temere tutto questo, e allora visto che siamo in un paese libero ci lasciano google, ci lasciano internet ma non abbiamo la possibilità vera e reale di visitare i siti che ci interessano veramente quando la crisi attanaglia sempre più le famiglie, le famiglie questo l’hanno capito, a qualcuno forse questo non piace, il punto sul quale riflettere è proprio questo siamo liberi veramente in questo paese? Facciamo una riflessione è d’obbligo ora come ora.
grazie
Elisabetta
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ciao a tutti, a dire il vero anche io ho trovato molto strana quest’assenza di collegamenti, facebook e non solo, ho pensato ad un problema di linea, non sarebbe una novità, anche se di solito quando si tratta di questo manca completamente la linea e qualsiasi tipo di segnale, ieri invece la situazione era differente.non so che dire non sono esperta ma la domanda di elisabetta è legittima, la nostra sembra essere proprio una libertà apparente, e questo è molto triste e preoccupante, certamente c’è da riflettere….
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secondo me dipende dal meteo , di solito quando c’è brutto tempo le linee non funzionano e il meteo ha previsto temporale…
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Cara Giorgia, mi piacerebbe davvero fosse così, ma è ufficiale, fb era bloccato per non so quante ore, e riflettendoci se è un problema di maltempo non hai linea, invece internet funzionava benissimo, l’importante era non toccare siti scomodi. Cmq qualunque fosse l’intento diciamo che è andato male, però bisognerebbe riflettere seriamente sulla nostra libertà fittizia.
ciao a tutti
Elisabetta
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Chiedo ai cittadini che giovedi 23 cm. hanno camminato in strada tra Via SAlvemini Corso Europo fino al Centro Salute, se hanno trovato un apparecchio accustico per sordi. Per mio figlio è di vitale importanza? Grazie Anna
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