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Ludovico Mossa (noto Vico)

Nato il 15 ottobre 1914 a Serramanna si trasferì a Sassari appena ventiseienne, subito dopo la laurea conferitagli a Roma, in qualità di docente in Storia dell’Architettura nell’Istituto d’Arte. Ebbe come maestro Arnaldo Foschini, uno dei due padri-padroni dell’architettura pubblica italiana del tempo assieme a Marcello Piacentini. Foschini dirigeva allora la costruzione della grande chiesa dell’Eur mentre a Filippo Figari vennero affidate le vetrate della cupola. Figari voleva trasformare Sassari, da semplice scuola di arti e mestieri in quella che sarebbe poi diventato il “Regio Istituto d’arte per la Sardegna” e cercava quindi un professore di “Disegno professionale di Architettura e Direzione dei laboratori” a cui affidare l’incarico in loco. Per stessa confessione di Figari “nessuno vuol venire in Sardegna”. L’incarico venne infine proposto al giovane Arch. Mossa, che dapprima esitò ma poi, di fronte alla prospettiva di tornare in Sardegna, accettò. Lui lui stesso raccontò tempo dopo: «Attraversai il Tirreno con l’idrovolante dell’Ala Littoria, con qualche paura per via della guerra, poi da Cagliari a Sassari in treno».

Architetto molto attivo, è stato però anche grande studioso della storia dell’architettura: dopo i maestri Carlo Aru, Dionigi Scanu e Salvatore Rattu, lo si può considerare l’iniziatore di questi studi nell’isola. Tra le sue opere più importanti elenchiamo:

  • il Palazzo Bosazza,
  • la sede dell’Upim ( in piazza delle Demolizioni);
  • l’albergo “Il Gallo di Gallura” a Santa Teresa;
  • Villa Brower ad Alghero;
  • la chiesa di San Vincenzo, a Sassari.

Sassari, lo accolse a braccia aperte: basti pensare che l’Amministrazione Comunale gli conferì il Candeliere d’Oro nel 1995 mentre Serramanna, il suo paese natale, non gli riconobbe in quel periodo alcuna onoreficenza.

L’attività culturale e scientifica di Vico Mossa non si limitò però alla sola Sassari, ma spaziò in tutto l’ambito regionale: professionista attento e preparato, legò il suo nome a numerose realizzazioni tra cui il restauro architettonico della Basilica di San Gavino a Porto Torres, il Museo Archeologico di La Maddalena, la Chiesa della Sacra Famiglia al Olbia, di San Carlo Borromeo a Cagliari e di San Vincenzo a Sassari e l’allestimento del padiglione della Sardegna alla mostra “Italia 1961” a Torino e la progettazione in équipe con altri professionisti del Palazzo del Consiglio Regionale a Cagliari.

Ha inoltre collaborato con “La Nuova Sardegna” e “L’Unione Sarda” ed ha lasciato segni indelebili oltre che nell’architettura anche in opere letterarie, spaziando dall’arte all’artigianato senza dimenticare il suo paese natale, Serramanna, ne “I Cabilli” dove con nostalgia e affetto e pur non citandolo mai per nome persone e luoghi, illustra fatti del paese natio. Altre opere degne di nota son state:

  • Architettura religiosa minore in Sardegna (1953);
  • Architettura domestica in Sardegna contributo per una storia della casa mediterranea (1985);
  • Dai nuraghi alla rinascita (1961),;
  • Architettura e paesaggio in Sardegna (1981);
  • Dal gotico al barocco in Sardegna (1982),;
  • Artigianato sardo (1983);
  • Vicende dell’architettura in Sardegna (1994).

Vico Mossa è deceduto il 23 Marzo 2003 a Sassari.

Ad 8 anni dalla sua scomparsa il Comune di Serramanna approva e tiene nel Novembre 2011 nei locali dell’Ex-Montegranatico il Convegno “Vico Mossa Architetto e storico nella Sardegna del Novecento” a cura del Comitato scientifico, in cui sono rappresentati il Comune di Serramanna, gli eredi Mossa, la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Cagliari, l’Associazione Nazionale Città della Terra Cruda, l’Associazione Storia della Città (Centro Internazionale di Studi per la Storia della Città. Fonti d’Archivio e Patrimonio Architettonico Ambientale).


Fonti: