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Occupazione militare in Sardegna

di admin Letto 10.322 volte0

di Laura Herzeleid Atzori

Qualche settimana fa un collega mi ha passato un  libretto rosso molto artigianale dal titolo “Occupazione Militare in Sardegna”, realizzato da vari gruppi anarchici. Nonostante non possa definirmi anarchica, ho deciso di leggerlo perché non m’ero mai interessata a questa tematica. Una volta richiuso mi son chiesta come avessi potuto ignorare questo problema per tanto tempo ed ho deciso di informarmi, verificare i dati in esso contenuti, ed eccomi girare tra mille siti diversi ed avere conferme che avrei preferito non ottenere. Per questo ho deciso di scrivere un articolo in proposito, fornire alcuni dati sulla militarizzazione della nostra terra, perché penso che tutti i sardi dovrebbero sapere cosa si nasconde dietro le reti di filo spinato.

Occupazione militare in Sardegna

La nostra isola ospita il 60% del demanio militare in Italia; una superficie di circa 24.000 ettari a terra cui si aggiungono quelli sul mare, che occupano un’area che supera in grandezza la stessa Sardegna. La costruzione delle basi militari si colloca tra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50; la maggior parte veniva usata dalla NATO e da vari eserciti, tra i quali quello statunitense, quello tedesco, quello inglese e tanti altri. All’interno di queste installazioni si svolgono vari tipi di esercitazioni, si trovano piste per il decollo e l’atterraggio di mezzi aerei ed il mare viene usato come discarica di missili e proiettili esplosi o meno. Tutto questo porta ovviamente delle conseguenze, tra le quali l’inquinamento delle terre e del mare e malattie per le persone, sopratutto per quelle che abitano nelle zone limitrofe alla base.

Tra le più importanti della nostra isola ci sono la base di Teulada; l’aeroporto militare di Decimomannu, collegato col poligono di tiro di Capo Frasca; la base di La Maddalena-Santo Stefano-Tavolara (ora dismessa); ed il PISQ (Poligono Interforze del Salto di Quirra). Darò ora qualche dato sintetico su queste installazioni, sulle attività che vi si svolgono e sull’impatto che esse hanno sull’ambiente circostante.

Teulada

La base di Teulada si trova nella costa sud- occidentale dell’isola ed è il secondo poligono d’Italia per grandezza: occupa una superficie di 720 kmq su terra e 750 kmq sul mare (di cui 50 permanentemente interdetti e 700 temporaneamente interdetti alla navigazione a causa delle esercitazioni) ed è utilizzata per esercitazioni terra- terra, terra- mare, mare- terra. Avviata la sua costruzione nel 1957, la base è affidata all’Esercito Italiano e messa a disposizione della NATO.

Le sempre crescenti attività militari, i continui bombardamenti e le cannonate hanno portato alla distruzione delle dune naturali di Capo Teulada ed all’inaridimento della terra; oltretutto l’accumulo degli ordigni inesplosi è tale da rendere il 40% dell’area non più bonificabile. Oltre ai danni all’ambiente, la base ha portato vari problemi anche a livello economico, sopratutto nei riguardi della pesca nella zona di Teulada e Sant’Anna Arresi. I pescatori, infatti, sono dovuti spesso rimanere a terra durante lo svolgersi delle attività militari, vedeSardegnando impedito lo svolgersi del loro lavoro. Spesso si sono opposti al fermo ed hanno lottato per ottenere un indennizzo per le giornate di lavoro perse in vari modi: alla fine degli anni ’90 hanno in parte ottenuto questi risarcimenti; successivamente gli accordi non sono stati rispettati ed i giorni di fermo sono diventati 365 all’anno. Nel 2003 i pescatori hanno ripreso la protesta con presidi all’ingresso della base ed ostacolando lo svolgersi delle esercitazioni sul mare. L’azione più eclatante l’hanno compiuta nell’ottobre del 2004, impedendo lo svolgersi della “Destined Glory” (un’esercitazione annuale che ha impegnato varie volte le basi sarde): pur di far iniziare l’esercitazione, fu inviato in Sardegna il sottosegretario alla Difesa Cicu, che accolse le richieste dei pescatori ( tra cui 158 giorni retribuiti, la promessa della bonifica dell’area interdetta e la possibilità di pescare nei periodi in cui non si svolgevano esercitazioni). Nel marzo del 2005, non vedendo rispettati gli accordi fatti da Cicu, i pescatori ripresero il blocco delle esercitazioni militari ed alla fine ottennero il pagamento degli indennizzi per gli anni 2003,2004,2005. Nell’ottobre dello stesso anno i pescatori di Sant’Antioco bloccarono la “Destined Glory” , che a causa di queste proteste fu trasferita al PISQ.

INCIDENTI – Oltre a tutti questi problemi, la base ha anche provocato vari incidenti,tra cui alcuni dei più clamorosi sono lo sbarco di truppe d’assalto in esercitazione nello stagno di Porto Pino il 28 luglio 1998 (in quel momento nello stagno si trovavano vari pescatori) ed un episodio accaduto il 1 giugno 2004: tre proiettili di grosse dimensioni sparati durante un’esercitazione finiscono per errore nella spiaggia di Sant’Anna Arresi, provocando il panico tra i bagnanti.

DECIMOMANNU

Un altra installazione militare molto importante è l’aeroporto di Decimomannu-poligono di tiro di Capo Frasca; l’aeroporto occupa una superficie di 18,16 kmq , di cui 5,72 di demanio e 12,44 di servitù. Nasce come aeroporto nel 1940, ma la costruzione delle strutture attuali, basata sugli standard della NATO, risale al 1955.

Da allora è stato utilizzato per l’addestramento delle aviazioni Canadese, Statunitense, Britannica, Tedesca ed Italiana; ora è utilizzato solo dalle ultime due, in stretto collegamento col poligono di tiro di Capo Frasca. Col passare degli anni la base è arrivata ad avere il più alto numero di decolli ed atterraggi d’Europa, con circa 450 movimenti giornalieri.

In essa si svolgono esercitazioni aria- aria ed aria- superficie; essa è inoltre teatro della più importante esercitazione aerea annuale organizzata dall’Aeronautica Militare Italiana: la Spring Flag. In essa sono impegnati militari italiani, francesi, tedeschi, inglesi, spagnoli, americani, greci e turchi, che si preparano a costituire una “Coalition of the Willing” (coalizione di volenterosi), stesso nome che è stato dato al gruppo di eserciti che hanno invaso l’Iraq nel 2003. All’edizione del 2008 hanno partecipato, in qualità di osservatori e potenziali acquirenti di armi, gli addetti militari delle ambasciate di Algeria, Brasile, Egitto, Emirati Arabi, Finlandia, Giordania, Kuwait e Romania.

CAPO FRASCA

Per quanto riguarda il poligono di tiro di Capo Frasca, esso si trova nella costa occidentale dell’isola ed occupa una superficie a terra di 14,16 kmq più 3 miglia di fascia costiera ed un’area di 3 miglia quadrate a mare, interdette alla navigazione. Vi si svolgono attività di tiro a fuoco aria- terra e mare- terra.

Nel territorio interessato, la pesca è vietata e si trovano spesso ordigni inesplosi; inoltre il vicino paese di Sant’Antonio di Santadi, dopo l’espropriazione dei terreni, è praticamente morto.

Anche questa base non è stata esente da incidenti vari, accaduti tra il 1969 ed oggi. Tra i più importanti se ne possono segnalare uno accaduto il 23 maggio 2001, quando una nave da pesca è stata affondata da un missile,

ed uno avvenuto il 20 ottobre del 2005: un caccia bombardiere diretto alla base di capo frasca ha subito un’avaria dopo il decollo, avvenuto a Decimomannu; il pilota, dopo aver scaricato sulle campagne carburante e munizioni, si gettò col paracadute. L’aereo sfiorò delle case prima di schiantarsi sui campi.

LA MADDALENA

Fino a due anni fa, quando è stata dismessa, tra le basi della nostra isola c’era quella de La Maddalena-Santo Stefano- Tavolara, che occupava 8,044 kmq in cui si concentravano strutture di supporto logistico, caserme di capitaneria di porto, polizia giudiziaria e guardia costiera.

Come tutti ben sanno, la base era utilizzata dalla Marina Statunitense, che vi teneva sommergibili a propulsione nucleare, con conseguenti dispersioni di radioattività e di vari elementi chimici dannosissimi per l’ambiente e per l’uomo.

Infatti, già dalla prima metà degli anni ’70 trapelavano notizie di contaminazioni radioattive degli equipaggi, della dispersione di materiali come il cobalto, il radio-nichel, il radio-ferro e, nel 2005, in seguito ad un incidente in cui fu coinvolto un sommergibile nucleare, viene rilevata nelle acque la presenza di torio 234 e plutonio. Bisogna inoltre aggiungere l’abnorme incidenza di casi di cranioschisi (si verificarono cioè nascite di bambini senza il cervello); per esempio tra il 1976 ed il 1981 si verificarono ben quattro casi.

QUIRRA

Ma veniamo al problema più grosso: il PISQ, cioè il Poligono Interforze del Salto di Quirra, il poligono più grande d’Europa.

Situato nella Sardegna sud-orientale, occupa una superficie pari a 11.600 ettari a terra (su cui si trova il comando) più 3.600 ettari di servitù, cui vanno aggiunte le aree distaccate a Capo San Lorenzo: 1.100 ettari a terra più 11.237 miglia quadrate in mare (esso occupa dunque una superficie più grande dell’isola stessa). La base nacque nei territori di Perdasdefogu e Quirra nel 1956 e, nel 1963, divenne pienamente operativa. Nella seconda metà degli anni ’60 il Ministero della Difesa permise l’utilizzo della base anche ad altri eserciti, oltre a quello italiano.

Al suo interno si sperimentano vari tipi di armi e le esercitazioni consistono nel lancio di razzi e missili, sganci di bombe, test esplosivi, addestramento incursori, tiri d’artiglieria ecc. All’interno della base si trovano spesso rappresentanti di industrie private che collaudano armi e/o assistono alle esercitazioni per poi decidere l’acquisto delle stesse. Vengono inoltre testati da queste imprese i motori utilizzati per il lancio di satelliti, la resistenza dei gasdotti ed i sistemi d’arma dell’Eurofighter.

Nell’ottobre 2003 il comandante del PISQ fornì dei dati riguardanti l’affitto della base a privati per la sperimentazione d’armi: il costo era di 50.000 euro l’ora, con la possibilità di usare il mare sardo come bersaglio e poi discarica per i missili.

Recentemente la base è stata indicata come “sede del futuro poligono di guerra elettronica”,con l’obiettivo di sbaragliare la concorrenza e di trovare nuovi clienti per la “fiera-mercato” delle armi. Per fare ciò, la base sarà ampliata e modernizzata: sono previste la costruzione di una “striscia tattica” e di un aeroporto; un centro-poligono di sperimentazione aero-spaziale; una scuola per piloti ed un centro addestramento per la guerra elettronica (con armi antimissile); sperimentazione di sistemi d’arma a guida laser, di aerei senza pilota e chi più ne ha più ne metta.

Il problema della costruzione della striscia tattica è uno tra i più gravi: essa sarebbe costituita da un aeroporto con una pista lunga 2.3 km che dovrebbe sorgere sopra ad un sistema di grotte carsiche che si sviluppano per 12 km sotto la base: le grotte di Is Ingutidroxus. Queste grotte subiranno l’infiltrazione dal terreno sovrastante di diserbanti (usati per controllare la vegetazione vicino alla pista) e del cherosene disperso dagli aerei, contaminando la riserva delle acque sotterranee e distruggendo il loro ecosistema; oltretutto in esse si trovano specie animali come il geotritone sardo, che sono in via d’estinzione e, perciò, protette.

In questo aeroporto saranno testati degli aerei molto particolari, detti UAV (unmanned air vehicicle) o droni: la loro caratteristica è il fatto di non aver bisogno di un pilota.

Il governo italiano ha deciso di spendere nel 2008 per l’acquisto dell’ultimo modello di questi velivoli (armato di mine anticarro e bombe a guida laser) 330 milioni di euro e progetta ora l’utilizzo di un UCAV (unmanned combat air vehicile), un aereo telecomandato capace di sfuggire ai radar, monitorare i territori e di volare per 14 ore.

Per portare a termine il progetto sono state coinvolte varie industrie, tra cui la Finmeccanica (italiana), la Dessault Aviatio (francese), la Saab Aviation (svedese, la Eads (spagnola).

Le conseguenze dell’attività della base per la popolazione sono state devastanti. Oltre agli incidenti, causati da missili fuori controllo, ritrovamenti di materiale inesploso nelle zone limitrofe al poligono, si devono fare presenti il cronico spopolamento dei paesi vicini alla base e l’abnorme tasso di malattie, sopratutto tumori, rilevati tra la popolazione.

Tra il 1971 ed il 2001 è stato registrato un forte movimento di migrazione degli abitanti di Armungia, Ballao, San Vito,Villasalto, Arzana, Escaplano, Ierzu, Perdasdefogu, Ulassai e Villagrande verso altri paesi della Sardegna; tra le cause di questo fatto, oltre all’entità dei terreni comunali espropriati per la costruzione della base, c’è anche il fatto che questa non da sbocchi occupazionali alla popolazione dei paesi limitrofi (secondo i dati disponibili nel 2003, erano occupati nella base 90 civili, un numero bassissimo rispetto al personale militare, che ammontava a 663 persone).

Tra le cause di spopolamento non può essere negata l’incidenza di malattie come tumori e malformazioni che si sono verificate con un’incidenza fuori dal normale. Questa situazione sanitaria è meglio nota con il nome di “Sindrome di Quirra” (vedi video), le cui cause sono tuttora sconosciute.

A partire dal 2001 sono emersi dati allarmanti riguardanti il tasso di tumori emolinfatici tra coloro che abitano vicino alle zone interessate dalle esercitazioni (14 casi letali nel 2002, oggi 20 su 150 persone). Nel 2002 è stata registrata nel comune di Escaplano la nascita di 8 neonati (sul totale di 21) affetti da gravi malformazioni. Inoltre si riscontrano vari casi di morte per linfomi e leucemie fulminanti tra il personale della base.

Per spiegare questa situazione si sono svolte delle indagini sul territorio e, dopo esiti controversi, è stato ipotizzato che, tra le cause potrebbero esserci inquinanti di tipo radiologico (uranio impoverito), chimico (nanoparticelle di metalli pesanti e diossine) ed elettromagnetico (causato dalle emissioni dei radar).

Nel 2004 il Ministero della Difesa dichiara che non sono state trovate tracce di uranio impoverito nella zona; l’anno successivo vengono resi noti ad una commissione parlamentare i dati raccolti dalla dottoressa Gatti nell’ambito dell’inchiesta sull’uranio impoverito: essa ha potuto rilevare la presenza di nanoparticelle di metalli (originate dalla combustione o dall’impatto a terra dei missili) nelle acque di raffreddamento dei razzi, nei tessuti di animali nati malformati e nello sperma di alcuni militari della base. Questa è la prima volta in cui viene fatta presente una delle possibili cause della “Sindrome di Quirra”.

Perché fornirvi questi dati? Come ho detto nell’introduzione, credo che su questo tema la disinformazione sia molto diffusa, e penso che tutti, invece, dovremmo conoscere a fondo il problema delle servitù militari, che affligge la nostra terra. Se vogliamo crearci una coscienza critica (ed è questo il principale compito dell’Università, nonostante, purtroppo, non sembra che sia così) dobbiamo conoscere prima di tutto e comprendere poi i drammi della nostra realtà, per quanto anch’essa ci sembri spesso così distante, per poterci poi spostare su interessi più lontani.

Fonte principale:

Occupazione Militare In Sardegna“, opuscolo a cura del L.U.P.I

Fonti secondarie:
http://www.ugodessy.com
http://www.nuovomunicipio.org

Altro video su youtube:

http://www.youtube.com/watch?v=xezt9eph9rw

Laura Atzori è una studentessa universitaria, frequentante il corso in Storia ed Informazione nella facoltà di Lettere e Filosofia.

Potrai trovare l’articolo su Appunti Critici, il foglio Informativo a cura degli Studenti di Lettere e Filosofia.

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Articolo disponibile anche su Insecondopiano.

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