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"Ho diritto al lavoro perché ho diritto alla vita"

di admin Letto 3.385 volte0

SP_A0226di Andrea Mura.

Da una parte c’è la solita burocrazia, dall’altra intere persone senza un lavoro, intere famiglie senza un reddito. E sappiamo cosa ciò comporta.

La legge

La legge Regionale n. 3 del 7 agosto 2009, contenente “disposizioni urgenti nei settori economico e sociale”, delinea, all’art. 3, degli interventi volti al superamento del precariato e elenca a riguardo taluni requisiti. Questi requisiti dovrebbero coinvolgere circa duecento lavoratori co.co.co (i famigerati contratti di collaborazione coordinata e continuativa). Circa duecento famiglie, quindi.

L’IMPUGNATIVA CAUTELARE

Dove sta il problema? Il Governo ad inizio ottobre annunciò che avrebbe impugnato la suddetta legge regionale. “Tale stabilizzazione – si lesse in una nota del Ministero per gli Affari regionali – “è perseguita in modo differente rispetto a quanto previsto dalla legislazione statale in materia”. Violerebbe quindi l’art. 117 della Costituzione. “Si tratta di una impugnativa cautelare” – disse il Ministro Fitto – “in quanto la Regione ha preso atto della decisione governativa e sono già in corso concrete iniziative per superare i rilievi”. Aggiunse il Ministro: “E’ mia intenzione procedere alla rinuncia all’impugnativa non appena la Regione modificherà le norme in questione”

Nel frattempo la legge regionale non è stata modificata ed il Comune di Cagliari in particolare, ha deciso di non applicarla.

Speranze distrutte per le numerose famiglie che avrebbero potuto beneficiare della stabilizzazione.

PROTESTE

Martedi 27 ottobre una sessantina di lavoratori (anzi, di ex lavoratori, visto che il lavoro loro non lo hanno più) si sono riuniti per protestare di fronte al Municipio, arrivando addirittura ad aggrapparsi alle inferriate. Poi hanno montato una tenda, proprio lì, sotto i portici, di fronte all’entrata, e hanno cercato di far sentire la loro disperazione con urla, trombe e fischietti.

SOLO PROMESSE

Sono esasperati. Tale situazione va avanti da più di due anni. Contestano al Comune di Cagliari di aver fatto mere promesse elettorali, poi non mantenute. Affermano che alcuni di loro sono stati assunti in qualche cantiere per un paio di mesi, a ridosso delle elezioni regionali, e poi “finite le elezioni finito il (loro) lavoro”.

A fianco dei lavoratori si è schierata  solamente la Cgil. Si sentono abbandonati da tutti, dalle istituzioni in primis.

Prima dell’estate altre promesse, sempre successivamente all’ennesima protesta: gli assistenti sociali del Comune raccolsero i nomi dei manifestanti e gli Amministratori (in quell’occasione rappresentati dal Vice Sindaco e dall’Assessore ai Servizi Sociali) promettevano l’attivazione immediata di alcuni cantieri comunali. Promesse fatte in presenza dei funzionari della Digos, del Capitano dei Carabinieri e del Segretario della Funzione Pubblica Cgil, almeno da quanto si può leggere dal manifesto affisso in una colonna vicino alla tenda.

SP_A0222PRESIDIO DA MARTEDI 27

Da martedi 27 una trentina di lavoratori, forse anche una quarantina, rimangono giorno e notte nella tenda di fronte al Comune (vedi foto). Ovviamente si sono organizzati in turni ma se passate sotto i portici, potete trovare ad ogni ora qualcuno di loro.

Si erano anche divisi tra Municipio e palazzo Bacaredda, il palazzo della Regione di viale Trento.

OCCUPAZIONE DELL’ASSESSORATO

Martedi sera, sempre più esasperati, alcuni di questi lavoratori avevano occupato il quinto piano dell’assessorato in viale Trieste. Ieri, verso l’ora di pranzo, hanno sciolto il presidio, dopo un confronto con l’assessore all’urbanistica Gabriele Asunis.

L’ASSESSORE

L’assessore Asunis ha rivelato di aver inviato “una nota al Presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo un cui si suggerisce all’Assemblea di valutare la possibilità di rivisitare i commi” oggetto del rilievo da parte del Ministero.

L’assessore, in una lettera inviata a tutti gli enti locali della Sardegna, ha rimarcato che le amministrazioni possono, “unilateralmente, decidere di dare corso alle procedure di stabilizzazione indipendentemente dal ricorso in atto”. Ha anche avvertito, però, che “ogni responsabilità, soprattutto nel caso le norme vengano ritenute incostituzionali, ricade sui dirigenti di ogni singolo ente”.

Ed infatti, vista questa responsabilità, ancora nessuna notizia dal Comune di Cagliari.

IL PRESIDIO CONTINUA

Intanto il presidio sotto i portici continua. Sono tutti scoraggiati, delusi dalle innumerevoli promesse mancate, dalle tante parole rimaste solo parole, inutili parole.

Sono lavoratori di tutte le età, padri di famiglia, persone che non vogliono regali: chiedono solamente di poter lavorare.

In particolare chiedono:

-l’utilizzo di tutte le risorse e trasferimenti regionali per l’apertura del maggior numero di cantieri comunali;

-attivazione immediata di tutti i cantieri comunali con l’inserimento lavorativo dei precari;

-attivazione del bando per la stabilizzazione.

A molti di loro non manca neanche molto tempo per poter andare in pensione.

Mi sono fermato a parlare con alcuni di loro.SP_A0230

Una donna in particolare, delusa ma visibilmente combattiva, mi ha raccontato qualcosa di sé. Lavorava per il Comune di Cagliari dal ’91, poi da due anni a questa parte più nulla. Ha 48 anni, 4 figli, di cui due ancora minorenni. Una frequenta la scuola media. Questa donna con cui ho parlato dice di essere un’invalida civile poiché le avevano diagnosticato un tumore. Ha un marito cardiopatico, che ha avuto ben quattro infarti, anch’egli disoccupato. Ecco, questa donna, questa madre di famiglia, sta trascurando i suoi cari pur di ottenere il tanto sospirato posto di lavoro. “Non posso neanche comprare le scarpe nuove a mia figlia” – mi rivela. Promette che non si arrenderà.

Ogni mattina lei è lì, assieme ai suoi colleghi o ex colleghi, comunque li si voglia chiamare, in attesa di un qualche atto concreto da parte del Comune, atto che ci auguriamo, possa venire al più presto.

E, con un po’di malinconia, apriamo il testo della Costituzione e vi leggiamo:

Art. 1: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Art. 4 La Repubblica
riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 35. La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Andrea Mura


Fonti: Legge regionale 3/2009, IlgiornalediSardegna, UfficioStampaCagliari, UnioneSarda, Sardegnaoggi

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