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Sciopero generale 5 febbraio

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di Andrea Mura

SCIOPERO

La Sardegna si ferma il 5 febbraio per “protestare, denunciare e proporre”, così come hanno detto i leader sindacali isolani. Domani un lungo striscione della Cgil, Cisl e Uil, che in questo momento di crisi ritrovano una loro unità, avrà scritto: “Lavoro, sviluppo, autogoverno. Dalla crisi alle opportunità“. Ci saranno anche i sindacati della Css e della Ugl.

A Cagliari sono attesi circa 30 mila manifestanti.

Ma non si tratta di uno sciopero circoscritto ai soli sindacati: alla manifestazione hanno aderito Province e Comuni, la Chiesa, tantissime associazioni di volontariato.

Il corteo partirà alle h 10 da piazza Giovanni XXIII e si concluderà nel largo Carlo Felice.

Dal palco, oltre che i segretari regionali Enzo Costa (Cgil), Mario Medde (Cisl) e Francesca Ticca (Uil), parleranno tre lavoratori rappresentanti dei territori maggiormente colpiti dalla crisi (Sulcis, nuorese e sassarese); parleranno altresì due studenti, Giosuè Cuccurazzu e Andrea Coinu in rappresentanza degli Studenti delle Università, rispettivamente, di Sassari e Cagliari, oltre ai vari rappresentanti degli enti locali.

In una conferenza stampa le segreterie regionali hanno spiegato le ragioni di uno sciopero di “protesta, denuncia e proposta”. Protesta perché “da giunta e governo tardano ad arrivare le risposte che erano state promesse, perché lo sbandierato metodo della concertazione non viene applicato e perché manca una effettiva politica per il lavoro”. Di denuncia perché “la Sardegna sta vivendo una crisi epocale e vede ogni giorno più a rischio la tenuta dell’intero sistema industriale: sarebbe la fine anche per le altre produzioni, ci sarebbero gravissime ripercussioni sociali, finirebbe per sparire del tutto anche la speranza”. Di proposta perché il documento di quattro pagine, elaborato anche attraverso le consultazioni dell’assemblea del popolo sardo svoltasi a fine novembre, contiene una piattaforma che affronta contemporaneamente i temi dell’emergenza e quelli della strategia di un nuovo modello di sviluppo, una piattaforma perfettamente sintetizzata nello striscione che aprirà il corteo.

In particolare, nel documento unitario si chiede:

-un nuovo Statuto della Sardegna, attraverso la partecipazione e la condivisione anche delle rappresentanze economiche e sociali e degli enti locali, che guardi alla dimensione europea, alla ripartizione delle competenze e dei poteri favorendone il trasferimento verso le Province e i Comuni, e che esalti i valori identitari del popolo sardo;

• Il riconoscimento dello status di insularità, attraverso un provvedimento legislativo costituzionale che contenga tutte le misure atte a riconoscere alla Sardegna dei vantaggi fiscali ed economici che ne pareggino le condizioni di competitività con le economie continentali, con particolare riferimento alla questione dei trasporti, della dotazione di in-frastrutture, del sistema energetico. Così definito, lo status di insularità diventerebbe un aspetto fondamentale per la defini-zione di un nuovo Piano di Rinascita.

Pubblica Amministrazione di qualità e diffusa in tutto il territorio;

L’internazionalizzazione della nostra economia, come condizione primaria di una nuova fase di crescita della regione. Si tratta di promuovere nuove politiche di attrazione di capitali esteri che realizzino investimenti in settori innovativi industriali, allargando la nostra capacità di mercato sui Paesi del Mediterraneo.

• Un piano straordinario per il lavoro, che abbia come obiettivo la creazione di 150.000 nuovi posti di lavoro nei prossimi cinque anni, come risposta alla disoccupazione che aumenta, al lavoro precario e per arrestare la nuova emigrazione soprattutto giovanile e scolarizzata; intensificare la lotta contro le nuove e le vecchie povertà, attraverso una vera riforma sociale e civile pluriennale di sostegno al reddito, in una logica di inclusione che faccia leva, in raccordo con i servizi per l’impiego, sullo strumento di inserimento la-vorativo, sull’orientamento e sulla formazione;

• Risolvere il problema energetico ed il problema dell’acqua. L’energia è ancora oggi uno dei più importanti problemi da risolvere per consolidare l’attuale apparato produttivo e per implementarlo. Il primo obiettivo è raggiungere l’autosufficienza energetica con un costo allineato al costo medio europeo. In questo contesto serve una scelta convinta verso le fonti rinnovabili (eolico, solare, termodinamico), il metano attraverso il progetto GALSI, una moderna rete di distribuzione (gas e energia elettrica) interna che copra l’intero territorio regionale, il completamento della connessione con la rete nazionale (SAPEI), etc.. L’acqua è un bene primario a cui è legato lo sviluppo e la qualità della vita: è indispensabile ribadire che è un bene pubblico la cui proprietà, governo, gestione reti e impianti, deve rimanere in capo alla Regione e ai Comuni;

Un nuovo modello di sviluppo (per difendere al meglio il tessuto pro-duttivo esistente e per promuovere una crescita economica in grado di valorizzare le risorse ambientali e umane dell’Isola). Il diritto alla mobilità è un altro aspetto fondamentale per favorire la crescita e deve essere garantito per le persone e per le merci, con costi e tempi pari a quelli sostenuti nel resto del Paese. Sulla mobilità interna serve un sistema intermodale basato sul colle-gamento a rete di aeroporti, porti, ferrovie e strade, superando l’attuale deficit infra-strutturale con la realizzazione progressiva degli investimenti necessari. Deve essere sostenuto uno sviluppo delle telecomunicazioni nell’isola atto a garantire la diffusione dei servizi a banda larga in tutti i centri abitati e nelle aree artigianali e industriali;

• La valorizzazione della formazione professionale, della scuola, dell’università e della ricerca è condizione fondamentale per dare competitività all’intero sistema regionale.

In Sardegna, secondo i dati dei sindacati, più di 600 imprese hanno formalmente dichiarato la propria crisi, 11.000 lavoratori utilizzano gli ammortizzatori sociali in deroga, 150.000 sono i disoccupati reali, 350.000 persone vivono al di sotto della soglia della povertà. E il numero di abitanti dell’Isola è appena intorno a 1.670.000 persone, con una forza lavoro di 686.000 unità, su un territorio di circa 24.000 km quadrati.

Cgil Cisl e Uil sono pronti a “marciare” su Bruxelles se non ci dovessero essere risposte adeguate per fronteggiare gli effetti della crisi adeguate da parte di Governo e Regione dopo questa giornata di sciopero.


NOTA delle FERROVIE DELLO STATO (Trenitalia)

Per chi dovesse viaggiare sengalo una nota del gruppo FS secondo la quale “le segreterie regionali Filt – Fit – Uilt hanno dichiarato l’adesione allo sciopero generale. L’astensione dal lavoro riguarda tutto il personale ferroviario del Gruppo FS della Sardegna, escluso il personale di macchina e quello viaggiante di Trenitalia.
Nel corso della protesta saranno possibili cancellazioni e variazioni al programma di circolazione di alcuni treni. Garantiti i servizi minimi essenziali nelle fasce orarie a maggiore mobilità pendolare dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21.
Informazioni sul sito FS, nelle stazioni e al call center 89 20 21.”

Cliccate qui per conoscere i treni garantiti in caso di sciopero, secondo la legge 146/1990

Per maggiori informazioni sullo sciopero vi invito a leggere il documento unitario dei sindacati confederali della Sardegna.


Fonti: LaNuova Sardegna,  Trenitalia, SardegnaOggi

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