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“Serramannensis gens” – il discorso di don Bruno

di admin Letto 4.010 volte0

Riportiamo il discorso pronunciato da don Bruno Pittau in occasione della cerimonia che ha visto il Sindaco conferirgli l’onoreficenza “Serramannensis gens”, il 01/02/2010 nell’aula consiliare. La scelta è stata presa dalla Giunta comunale (sindaco più assessori).

Serramannensis Gens 2010L’uomo dell’anno arriva da Samassi! Mi sono chiesto: quali sono i requisiti necessari per poter essere insignito di una onorificenza quale la “serramanensis gens” ?

Credo siano quelli d’aver acquisito benemerenze nel disimpegno dei doveri verso la comunità, sia nel campo strettamente religioso, come nel mio caso, e sia in varie altre attività, svolte ai fini sociali, filantropici ed umanitari.

L’assegnazione dell’onorificenza “serramanensis gens” che oggi – il Comune mi assegna, credo la si debba al fatto, che pur nei miei limiti, nella mia lunga permanenza a Serramanna, (a pensare che il Card. Baggio mi ha mandato per due anni, solo per  avviare le pratiche della nuova parrocchia), la si debba al fatto che ho cercato di adoperarmi in primo luogo, nel campo che mi è proprio, quello ecclesiale, lavorando per animare la vita religiosa di Serramanna.

Onestamente devo dire che l’aver dato inizio ad una nuova parrocchia, sorta da zero, non è stato facile, ma è stato un cammino irto da lotte, difficoltà, intralci e incomprensioni.  Nata secondo i disegni della Curia come Parrocchia S. Maria, per il fatto che nell’ambito assegnato alla nuova parrocchia, ricadeva la chiesetta dedicata alla Madonna, fino al 1984 la parrocchia di S. Ignazio ne ha esercitato la giurisdizione, poi per dirla proprio in breve, ci è stata sottratta.

Onestamente però e devo dichiararlo con grande orgoglio, la chiesetta di S. Maria, mai ha conosciuto tanto splendore, interesse e frequenza se non quando era sotto la giurisdizione della Parrocchia di S, Ignazio.

Si sono celebrati matrimoni, battesimi, il 27/05/1972, 41 bambini hanno fatto la prima comunione e il 30/09/1973, 72 adolescenti (32 ragazzi e 40 ragazze) nel piazzale della chiesetta campestre, dalle mani di Mons. Bonfiglioli hanno ricevuto la cresima.

Credo che tale onorificenza mi venga conferita anche per l’essermi dato da fare con iniziative a carattere sociale, assistenziale e filantropico. Il Comune, interpretando anche i sentimenti della popolazione, con questo segno, penso intenda segnalare al pubblico apprezzamento l’opera e l’attività da me svolta a beneficio di tanti. L’onorificenza sono certo vuole essere un grazie, per quanto ho cercato di fare in questi 38 anni di permanenza a Serramanna, ed inoltre testimoniare l’intenzione di valorizzare il contributo che ho cercato di dare, per venire incontro alla esigenze e necessità del prossimo. Credo di poter dire di essermi adoperato con spirito di sacrificio e di abnegazione in attività volte a migliorare la vita religiosa e civile di quei cittadini che si trovavano in situazioni di emergenza e di disagio, soprattutto a favore dei poveri o di giovani caduti nel tunnel della droga e in vari altri problemi economici o di solitudine.

Anche la foto del giornale mi ritrae davanti al quadro del prof. Flaviano Ortu di S. Ignazio e la droga. Gradisco e ringrazio per questo gesto il signor Sindaco e tutta l’Amministrazione, pur tuttavia la riconoscenza più bella devo dire di averla avuta da chi ho aiutato ad uscire dalla droga, qualcuno addirittura (per la precisione tre) ha voluto chiamarmi  “babbo”. Cito per tutti Franco Mossa, che in data 19/06/1988 mi scriveva:

Caro Padre, lei che ne pensa? Beh, ho scritto caro Padre, perché in fondo lei è come un padre per me e sono felice quando anche lei acconsentisse a farsi chiamare padre. In fondo sta acquisendo tanti figli e sta cercando di inviarli nella miglior strada. Poi addirittura, “dopo una seria riflessione, ammaestrato da quanto è successo ai mie cari, non sapendo mai cosa può riservarmi la vita …grato dell’aiuto avuto dal parroco don Bruno nel bisogno…” il 27/05/2005 ha pensato di formulare il suo testamento. Non l’ho sfruttato, come ha detto qualcuno, e quando insisteva per voler intestare tutti i suoi beni a me, non ho accettato, dicendogli: Franco tu stai appena venendo alla vita, io sto per andarmene, e ho consigliato, se questo era quanto intendeva fare, di lasciare alla Parrocchia. Sistemate le pendenze, con quanto rimarrà, si inizierà la costruzione della chiesetta campestre in onore di S. Antonio .

L’aver visto in me un padre, mi ripaga abbondantemente per quanto ho cercato di fare per lui e per tanti altri.

Naturalmente non tutti riconoscono quanto mi sia adoperato, c’è anche chi mi denigra aspramente, non condividendo le mie scelte, ecco perché accetto grato e riconoscente questa onorificenza da parte di chi civilmente rappresenta l’intera Comunità.

In campo religioso, la chiesa, benché in verità aspettassi altro, e cioè un maggior senso di giustizia e un’equa divisione dei beni, mi ha conferito il titolo di monsignore e in quell’occasione ho composto questa poesia, che ora leggo anche se un po’ decurtata:

“DON” O “MONSIGNORE”?

Senza far strepito o destar stupore

essendo stato, in realtà, attivo

mi han dato il titolo di monsignore:

ma del mio operar – non fu il motivo.

Sebbene la rinuncia ed il rifiuto

che al Vescovo ho sempre manifestato

invece di darmi il dovuto aiuto

mi han solo preso in giro, un po’ beffato.

Se si aspettava parte dei terreni:

del paese – siam – Comunità,

non si sono divisi i vari beni

contro ogni logica e legalità.

Al posto di operare con giustizia

c’é chi ha preteso per se ogni vantaggio

non so se con astuzia o gran malizia

per l’equità vero e pubblico oltraggio.

Mi chiedo: “è il caso di esultare”?

Tal nomina ci porta a tutti onore

se la giustizia si vuol barattare

cambiando solo “il don” con “monsignore”?

Per esser con me stesso coerente

senza voler mancare di rispetto

mi hanno assegnato un titolo attraente:

ma non sedotto col pompon “violetto”.

Come chiamarmi d’ora in poi in futuro?

Il modo più idoneo ed opportuno,

sono io – credetemi – che lo assicuro

resta per tutti – il semplice: “don Bruno”.



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Commenti (0)

  1. Grazie DON BRUNO……

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