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I cavallini in ceramica a Serramanna

di admin Letto 13.116 volte5

di Luigi Atzori

Molti cittadini di Serramanna  hanno notato  che, sul colmo del tetto di qualche  casa locale, in stile campidanese  o   su dei muri delle stesse, sono state disposte delle ceramiche smaltate decorative a forma di cavallini. Autore di queste sculture-ceramiche è il nostro compaesano, l’artista  Ferdinando Medda insegnante della Scuola d’arte di Nuoro, che ha voluto proseguire un’antichissima tradizione dei paesi di pianura. Su imitazione di vecchie ceramiche, non più in uso nel nostro paese, ha ricreato  l’antica tradizione  di disporre oggetti in ceramica sui crinali dei tetti con lo scopo di  prevenire gli influssi malefici quasi a guardia delle stesse contro le maledizioni. Le ceramiche decorative, a forma di cavallini, sono disposti  sui crinali dei tetti  delle case come acroteri. Si tratta di oggetti a valenza apotropaica (portafortuna a protezione dal malocchio), realizzate anticamente  al tornio da vasai che producevano  le ceramiche di  probabile provenienza di Assemini, Pabillonis e Oristano.

Gli elementi ornamentali, in ceramica, venivano sistemati seguendo delle antichissime tradizioni; i cavallini si disponevano sui tetti delle case con in groppa il cavaliere, di terracotta smaltata o tutti  uguali, scaglionati alla stessa distanza l’uno dall’altro o in posizione più realistica, come una corsa dei berberi.  Vedendo il cavaliere sembra assumere  la posizione di  “Sa remada” compiuta da “Su Componidori” durante la Sartiglia di Oristano.

Gli ultimi cavallini che esistevano sui crinali  dei tetti delle case antiche a Serramanna (vedi foto n. 4) e, ancor più numerosi, ad Assemini (usciti  certamente dalle officine figuline di quest’ultimo villaggio) sono stati asportati dalla loro sede per la demolizione delle case o per commissione da parte di collezionisti e di antiquari, negli ultimi cinquant’anni.

Figura 4 Questa vecchia fotografia mostra la disposizione dei cavallini sui tetti. La casa di Fulvio Atzeni, a Serramanna, Via Damiano Chiesa n. 1 (demolita e ricostruita)

Cavallini  in ceramica sistemati sul muro della vecchia casa del Cav. Figus (attuali proprietari fam. Daga) in via Roma, realizzati dall’artista di Serramanna,  Ferdinando Medda:

Foto n. 5
Foto n. 6
Foto n. 6

Un famoso vasaio trasferitosi  ad Assemini, fu un nostro concittadino, il quale contribuì  a produrre i famosi cavallini, tale :

Raimondo Collu, nato a Serramanna ( 1876- 1941), fu allevato  da una sorella del padre Rosica Collu, sposata con lo stovigliaio Fedele Palmas  del quale fu apprendista  sin da ragazzino. Si sposò nel 1901 con Teresa Scano, figlia dello stovigliaio  Ignazio Scano. La vita della famiglia fu segnata dalla perdita dei primi tre figli  nell’arco di una settimana. La coppia ebbe altri tre figli: Vincenzo (1910), Rosa (1913), Greca (1922).

Collu ideò la griglia per eliminare scorie ed impurità presenti nell’argilla. L’acqua utilizzata  nelle operazioni di grigliatura doveva essere  pulita e fresca di pozzo, perché se fosse stata sporca avrebbe lasciato un odore puzzolente nell’argilla che si sarebbe percepito poi nell’acqua contenuta nella brocca.

Lavorò solo con il tornio a pedale. Produceva marigas, tuvus, sciveddas, fruscus ecc. La brocca più richiesta era quella con capacità di 10 litri di acqua, per le sagre vendeva bene  quella da 20 litri, in estate erano molto richiesti is frascus e is marigheddas. Eseguì dei vasi per i giardini pubblici di Cagliari. Suo allievo fu Gaetano Deidda, che divenne suo genero sposando Rosa.

Fonti:

  1. Ceramiche – Storia, linguaggio e prospettive in Sardegna – Edizione  Banco di Sardegna;
  2. Sardegna Imprevista – Vico Mossa – Edizioni Chiarella Sassari;
  3. Foto n.4 –Vico Mossa da Sardegna Imprevista;
  4. Foto n.5  e  6  Luigi Atzori .

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Commenti (5)

  1. bellissimo articolo, io personalmente ero totalmente all'oscuro di questa usanza;

    grazie di averla condivisa

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    1. a breve pubblicheremo anche altre informazioni a riguardo…

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  2. Altro che cavalli sembrano buoi

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  3. Il cavallo era il personaggio principale,presente dappertutto,in ogni cortile e nelle strade.Bello,era,d'autunno,allorchè trascinava l'aratro a chiodo.Ma lo spettacolo piu' emozionante si ripeteva d'estate ,quando a torme di trenta ,di quaranta e piu' ,le agili cavalle riempivano la strada ,di corsa ,spinte verso le aie,per pestare il grano.La trebbiatura si effettuava facendo girare le bestie tutto il giorno attorno a un perno o all'uomo che le governava,tenendole con redini lunghissime ,sopra i covoni disposti a forma di cerchio perfetto.I cavalli allora ,accudivano a tutto . E servivano anche per le feste,per i divertimenti.Tutti infiocchettati , cavalcati dagli obrieri, procedevano in testa alla processione in onore di Sant' Isidoro, patrono degli agricoltori, e a quella che accompagnava il simulacro della Madonna alla sua chiesetta di campagna. Ogni festa era festa di cavalli:si andava alle alle sagre lontane in carri col tettuccio di canna tessuta, su cui si stendevano, belle ,candide coperte, e all'arrivo ci si immetteva nel grande bivacco, denso di scalpitii e di nitriti, circondati dai profumati fuochi degli arrosti. All' andata come al ritorno, lungo il tragitto, ove confluivano i carri degli altri paesi, ognuno cercava di sorpassare gli altri, come oggi fanno le automobili. I cavalli spesso si imbizzarrivano, fra le grida di panico delle donne, che raccomandavano la calma ai guidatori. In giostra, sopra i cavalli di legno si divertivano grandi e piccoli ;alla pesca miracolosa ,i premi erano quasi semprecostituiti da cavallucci bianchi di cartapesta; al circo si andava piu' per ammirare le cavallerizze "in costume da bagno" e ridere ai lazzi dei "buffi", che per assistere agli esercizi dei cavalli. Quei giri nella pista sembravano una mortificazione, in confronto alle corse che si svolgevano immancabilmente nel tardo pomeriggio, in un'enorme pista improvvisata, fra le stoppie. La gente si stringeva al centro, in piedi sui carri, insidiati dai cavalli non sempre mansueti, eccitati dalla confusione.Ancor piu' temerarie erano le corse che si svolgevano di carnevale, lungo lo stradone, fra le due chiesette delle Anime del Purgatorio e dell'Angelo Custode che, alternativamente, fungevano da traguardo.I cavalieri svolgevano spericolate acrobazie su cavalli sfrenati: facevan finta di leggere il giornale, tenendolo invariabilmente al rovescio, o sorseggiavano la gazosa, stando in equilibrio fra la pariglia negli atteggiamenti piu' strambi, vestiti da "cabilli".I meriti, pero', il pubblico sembrava attribuirli piu' ai cavalli che ai fantini di mestiere.Gli operai come ho detto, modellavano per noi ragazzi, con l'umida argilla, teorie di cavallini; per la Candelora, nostra madre confezionava cavallucci di mandorla tostata; e gustosi erano i cavallini di cacio, che i "cabilli" barattavano in autunno.Sui tappeti delle cassepanche erano impeccabilmente tessuti, ben allineati, cavalli e cavalieri tutti uguali; e persino sul colmo dei tetti delle case erano cavallini di terracotta, nell'atteggiamento della corsa oppure, da fermi, ugualmente distanziati l'uno dall'altro………

    Scorci di vita serramannese tra la prima e la seconda guerra mondiale tratto da "I CABILLI" di Vico Mossa edizioni de la Zattera 1965

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