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Cento anni per Luigi Cilloco

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Il 24 marzo Luigi Cilloco ha festeggiato i suoi 100 anni presso la Piazza Matteotti di Serramanna, riportiamo ora un articolo scritto da Ignazio Pillosu sul L’Unione Sarda del 28 marzo 2011.

Il centenario che non conosce i medici

«Il lavoro è progresso, e base della società, senza non si vive», sembra un principio costituzionale ma è una delle, diverse, perle di saggezza di Luigi Cilloco, cent’anni due giorni fa, e ancora un grande senso delle cose di mondo che lo portano a guardare «al lavoro che manca, e a qualche giovane che non ha troppa voglia di cercarlo».

Centenario che non ti aspetti, il nonnino di Serramanna, che lancia, subito, un titolo di testa alla sua storia che è un atto d’amore per chi gli rende la vita meno faticosa: «La mia assistenza è opera di Bice e Damiana, mia nuora e mia nipote, le ringrazio». Come dire: «se sono qui, così, lo devo a loro». A loro e una salute di ferro che lo ha preservato fino alla vecchiaia della conoscenza del medico. «Fino a ottant’anni non sapevo che faccia avesse il medico», dice Luigi Cilloco in perfetto italiano frutto, anche, dell’ appuntamento quotidiano col nostro giornale (L’Unione Sarda, ndr).

«Da quando sono andato in pensione, 46 anni fa, compro tutti i giorni l’Unione Sarda», precisa il vecchietto che la fa in barba a molti “giovani” ottantenni che ogni giorno lo salutano nel tragitto, a piedi, dalla sua casa all’edicola di piazza Matteotti. Cento passi, circa, che tziu Luiginu compie verso il sapere, e che lo portano a conversare, in maniera tutt’altro che pro forma, «del 150° dell’Unità d’Italia e del terremoto in Giappone, dell’attacco alla Libia».

Cappelli folti e cervello fino: Luigi Cilloco non si fa mancare neppure una puntata verso l’immancabile «bunga bunga, i processi a Berlusconi, e il ruolo politico della Sardegna, senza un ministro». «Non ne parliamo», dice tziu Luiginu «delle sofferenze patite nella guerra d’Africa, dei combattimenti, del pane con i vermi fatto con la farina ammuffita».

«Non ne parliamo», ripete, prima di andare ai ricordi di ieri, della moglie Annetta (morta vent’anni fa), del lavoro di muratore e del dolore per la morte d’incidente dell’unico, adorato figlio Adriano, con l’oggi scritto nelle azioni «amorevoli di Bice e Damiana».

Uno sguardo all’orologio («Funti is cinqu e mesu») e il vecchietto guida verso il tavolo con ciambelle, amaretti, pistocheddus e vernaccia. È il via a su cumbidu. Augurius tziu Luiginu.

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Commenti (4)

  1. Ho preso parte, con grande piacere, ai festeggiamenti di zio Luigino in piazza Matteotti e nel pomeriggio nella sua casa di via Liguria. Voglio aggiungere alle persone che hanno cura di lui, oltre Bice e Damiana, anche il nipote Carlo.

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  2. anche in ritardo gli auguri sono bene accetti , e specialmente per un uomo cosi che ha affrontato la vita con grande dolore( ma tanta amore per la vita anche se e stata molto dolorosa) forza SIGNOR LUIGI SEI UNICO A SERRAMANNAaaaaaaaaaaa

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