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SS.ma Vergine di Adamo: Antica devozione dei Serramannesi

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di Luigi Atzori

Nel secolo XVII nella Parrocchia di San Leonardo di  Serramanna, si celebravano feste dedicate in onore a Santi di cui ora rimangono  soltanto ricordi, scritti e  statue  dei Santi venerati:  Santa Barbara, San Giovanni Nepomuceno, San Carlo Borromeo, San Daniele. In particolare il culto della SS. Vergine di Adamo che si estese anche a  Serramanna.

Nel 1762 le fu dedicata una cappella  ed un altare, con al centro il mezzo busto della Madonna  simile alle caratteristiche  iconografiche  a quella venerata  a Cagliari.La funzionalità della cappella e dei relativi festeggiamenti veniva assicurata da vari legati: il più antico consisteva in un lascito di Salvatore Concas, deceduto il 5 settembre 1769, rogato dal notaio  pubblico Giuseppe Pittau, il 29 agosto dello stesso anno. Il donatore lasciava  alla cappella della Madonna  di Adamo una giovenca gravida  e la prole. Seguiva un altro lascito a cura  di Antonia Anni, deceduta il 15 marzo 1771, con un testamento rogato dal notaio Francesco Luigi Melis, che devolveva alla Madonna il tanto per una messa semplice, altro lascito quello di Antonia Carboni, deceduta l’11 aprile  dello stesso anno, lasciava il corrispettivo per tre messe da celebrare  in onore della Madonna. Per ultimo, tanto per ricordare   i più remoti, il sacerdote Antonio Uda, parroco di Serramanna, deceduto il 6 marzo dello stesso anno, dettava le sue ultime volontà nelle mani del notaio Giuseppe Pittau,lasciando alla cappella  20 scudi per una “colgadura”( voce spagnola che significa addobbo per ornare, in questo caso adornare la cappella per il giorno di festa ) e una  messa  quotidiana  perpetua  in ragione di 6 soldi l’una,da celebrarsi  nella stessa cappella.

La Storia

La tradizione  ci racconta  che   nella seconda metà del secolo XVII, un capitano genovese di nome  Adamo o Adami, durante una traversata dalla  Liguria in Sardegna, avrebbe pescato una  grossa nacchera ( pinna nobilis)  e dentro  vi avrebbe trovato una statuetta   della Vergine col Bambino, raffigurante la “Madonna del mare” .

Il fatto è rappresentato  in un  quadro del secolo XVII, già esistente  nell’ormai distrutta  chiesa di S. Caterina  dei Genovesi  in Cagliari:                        (nell’odierna Via Manno  dove sorge il negozio di Zara)una copia in tela, in esso  si vede rappresentata  nella parte inferiore  la nave, il capitano e il mollusco: ed  in alto l’effigie  della Madonna d’Adamo  nel modo stesso  con cui viene raffigurata  nella statuetta ; cioè a mezzo busto, con il bambino Gesù sulle braccia,nascosta e poggiante sopra le nuvole che  un tempo esisteva  nella chiesetta di San Lorenzo a Buoncammino. Un’altra tela  si riscontra nel  1897  di proprietà del Cav. Stefano De Candia  ove si vede la Madonna  che poggia sulle nuvole,  nella parte inferiore a destra vi è il mare  in tempesta ,ed una nave che corre  il pericolo di affondare  con due marinai  che si reggono aggrappati  ad una fune  a poppa della nave e una iscrizione V.F.G.A….1768. Può essere interpretato  come un episodio di salvataggio  prodigioso attribuito alla Madonna,  con un atto conseguente di gratitudine: V.(otum) F.(ecit) G.(ratias) A.(git) ossia: per grazia ricevuta,apposta dall’artista per ordine del proprietario

Da un manoscritto inedito del 1888 di Mons.  Luca Canepa e,conservato  in casa del Priore Rag. Carlo Bonicelli, si rileva  che  la statuetta  subì varie  vicende. Nella metà del secolo XVII si trovava in possesso di una certa  signora Vittoria,moglie di un  certo Ambrogio  Nan o Nani di Alassio, nel Genovese,  e residente in Cagliari, forse congiunta del Capitano Adamo.La signora Vittoria la teneva conservata nella  cappella di famiglia e,  secondo il popolo,sin d’allora operava  molti miracoli. Sopravvissuta al marito, la Nan nel 1703 la lasciò in testamento al nipote Giovanni Battista Riva insieme ad altri oggetti preziosi, con l’onere di costruire per la SS. Vergine  di Adamo una cappella  in una chiesa di Cagliari, a sua scelta, e di celebrarne  la festa  ogni anno. Alla morte del  Riva e dei suoi figli,l’obbligo di celebrare la festa  doveva incombere  sui rettori o religiosi  della chiesa che il Riva avrebbe scelto.

Il Riva scelse  la Chiesa dei SS. MM. Giorgio e Caterina  dei Genovesi alla cui Arciconfraternita  egli apparteneva. La statuetta fu sistemata  nella Cappella di S. Caterina, la prima a destra  di chi entrava  e conosciuta più tardi  sotto il nome di S. Giuseppe  Sposo. Se ne fissò la festa il 26 di luglio; inoltre  il mattino del Venerdì Santo, in occasione  delle visite  alle  sette chiese cittadine, la statuetta  doveva essere portata  in processione per le vie  della città. Il concorso di fedeli doveva essere  straordinario; anche dai villaggi vicini  vi accorrevano come ad una festa popolare,specialmente gli abitanti del Campidano di Cagliari, conoscevano  la Chiesa più col titolo di N.S. di Adamo che con quello di Santa Caterina.

La processione  venne interrotta  dal 1758 al 1802 a causa di abusi e scandali. Dal 1826 fu spostata al Giovedì  Santo. Nel  1768 l’Immagine  fu trasferita nella seconda cappella  a destra  di chi entrava  dedicata alla Pietà. Nel 1788 si introdusse la pratica di celebrare i sabati in onore della Vergine  SS. di Adamo e le vennero dedicate cappelle a Serramanna (1762) una chiesa ad  Arbatax ( 1771), nel 1797 a Serrenti (risulta che si fosse stabilita la devozione  verso la Madonna  di Adamo).In un Registro di Legati esistente nella Parrocchia,  la seconda  domenica di luglio  Barbara Musiu, vedova di Antonio Tocco, nel suo testamento  del 12 dicembre  1797 istituì  che in perpetuo si celebrasse una messa solenne   in onore della SS. Vergine di Adamo, donando   Undici Reali per elemosine. Ipoteca tre quarti di terreno  in zona denominata S.Antonio da Padova confinante con la figlia Luigia Tocco. Ad Alghero nella chiesa  dei Carmelitani,ad Oristano, Orosei, Oliena, Bitti( esiste un Altare  nella Parrocchia,nella prima Cappella  a destra entrando con una Madonna, come precedentemente descritta con un granchio ai piedi) e Meana Sardo.

Nel periodo bellico della seconda guerra mondiale  a causa delle incursioni aeree degli anglo-americani del 13  e  19 maggio e del 30 giugno 1943, la chiesa di S. Caterina  dei Genovesi veniva letteralmente  distrutta. La statuetta fortunatamente sistemata nei locali  sotterranei,rimase illesa. Successivamente venne trasferita  a Dolianova, quindi a Meana Sardo ed ultimo ad Assemini.

Nel 1944 fu riportata a Cagliari. La statuina  attualmente è conservata nella cappella dedicata alla Vergine di Adamo, la prima a sinistra del presbiterio ed è custodita dentro una raggiera, abbellita da pietre preziose realizzata  nello studio  d’Arte e Cultura Ceramica  del Prof. Federico Melis. Ricavata  da una morbida pietra  colorata con tinte  delicate , di forma ellitica  di cm. 7 x 5 .Il complesso riporta  il mezzo busto della Madonna  interamente tappezzato  di perle, eccetto il viso e le mani. Anche l’orecchino è formato da una perla. Il corpo del bambino completamente spoglio ed il collo  ornato da una collana di perle. Le due immagini  hanno sul capo la corona d’oro  intarsiata con pietre preziose .Il tutto  poggia su una base argentea con incastonati rubini , smeraldi perle e coralli  in una cornice d’argento.

La chiesa dei SS. MM. Giorgio  e Caterina  (dei Genovesi)
La chiesa dei SS. MM. Giorgio e Caterina (dei Genovesi)
Il culto verso questa piccola raffigurazione della Vergine era molto vivo all’epoca dell’erezione della prima chiesa, dove la statuetta era custodita, gelosamente, nel tabernacolo della cappella della Pietà.

“Quello che rende celebre e popolare questa cappella tutta di marmo, raccontava lo Spano nella sua Guida, è una statuetta della Vergine col Bambino che religiosamente si custodisce nel  Tabernacolo,ed alla quale  il popolo ha molta devozione .D’essa fu trovata in mare,  dentro le valve di una nacchera, da un Capitano genovese chiamato Adami, da cui è venuto il titolo della Vergine di Adamo. Nello sportello del tabernacolo si vede un piccolo dipinto molto prezioso sul rame, rappresentante la statuetta in discorso, ed un bastimento in lontananza per memoria del fatto”.

Alla piccola immagine erano attribuiti molti miracoli ed infatti, la devozione popolare per la Madonna di Adamo era molto diffusa e non solo in città. Da diverse parti della Sardegna, molti fedeli si recavano in pellegrinaggio nella chiesa della Vergine di Adamo (così essi chiamavano la chiesa intitolata ai SS. MM. Giorgio e Caterina dei Genovesi di Cagliari) per chiedere una grazia alla Madonnina.

Si spera  che venga ripristinata  la devozione .

Fonti

(1)  MSS. Inedito del 1888 di Mons. Luca Canepa, conservato da Carlo Bonicelli (Cagliari);P. Gabriele PIRAS O.F.M., Storia del Culto Mariano  in Sardegna – Cagliari 1962.

(2)  Vincenzo Mario Cannas, SS. Vergine di Adamo (storia  e diffusione di un culto nel Cagliaritano  e nell’Ogliastra da documenti inediti – Edizione Della Torre. 1993.

(3) Foto di Luigi  Atzori.

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Lodi in onore di Nostra Signora di Adamo che si solevano cantare nei luoghi dove si festeggiava la Madonna sotto tale titolo.

Goccius in onori de Nostra   Signora  de Adamu

Parit chi custu titulu siat de attribuiri a una curiosa combinazioni. Unu marineri  genovesu in d’unu de is viaggiusu chi fadiat, haiat  piscau  unu pisci, aintru de  su cali haiat incontrau una pittica statua de Maria SS.  Comenti cumparit  in d’unu  quadru chi si cunservat in Santa Caderina  de Is Genovesus. Est una devozioni de su sec. XVII.

Da una  raccolta  stampata nella Tipografia  Vacca Mameli in

Lanusei  riportata dalla “copia originale”.

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Commenti (9)

  1. Grazie Luigi di aver voluto condividere queste interessantissime notizie storiche

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    1. Leggo volentieri tutti gli articoli di questo sito e tutte le pubblicazioni su Serramanna. L'ultima "Serramanna insolita" l'ho acquistata nell'edicola di Via XXV Aprile dove mi soffermo volentieri il sabato quando rientro al mio paese e mi concedo una passeggiata al mercato confondendomi tra la folla e ritrovando care conoscenze.

      Complimenti anche per questa ultima ricerca: quando ho dei momenti liberi percorro alcune zone di Cagliari alla scoperta dei luoghi che voi spesso menzionate.

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  2. …grazie Anna di aver voluto acquistare “Serramanna insolita”, spero sia stato di tuo gradimento 🙂

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    1. Bella ricerca e grazie a chi condivide queste conoscenze con tutti!!!! complimenti!!! 🙂

      p.s.: Anche io ho acquistato e letto il libro molto volentieri, molto semplice nella lettura, carino ed interessante! complimenti!!! 🙂

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      1. credo questo commento sia riferito al mio libro…. grazie Agostina, anche se sei tra le poche ad apprezzare la memoria storica di Serramanna.

        Io che ahimè da quasi 10 anni non ci abito più vedo chiaramente molti aspetti che vivendoci forse non si notano, e parlo sia di cose positive che negative; ma la storia è e dovrebbe essere patrimonio comune sia di chi ci vive che di chi ci è nato o ci è venuto a vivere.

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  3. Ho letto "Serramanna insolita" un interessante percorso di circa mille anni del nostro paese, acquistato nell' edicola di Via XXV Aprile. Ho apprezzato molto questa ricerca di Paolo Casti sui Conti di Serramanna, e mi spiace che non abbia potuto contattare personalmente l'ultimo Conte, ma gli auguro che questa occasione possa verificarsi.

    Per quanto riguarda le franchigie stipulate con Aldonsa De Besora devo dire che questo episodio io lo conoscevo da quando ero una alunna di terza elementare (e ne son passati di anni!!!). Infatti il mio maestro elementare, il mitico Signor Luciano Murru, dedicò alla scolaresca una lezione di storia su questo episodio e ci dettò il contratto tra i Serramannesi e la feudatatria Aldonsa. Conservo ancora con orgoglio il mio quadernino "grosso" (allora non si usavano i quadernoni) e da allora ogni volta che leggevo qualcosa sulla storia di Serramanna cercavo sempre questo episodio, e se non era presente per me il libro non meritava considerazione.

    Voglio aggiungere un aneddoto su Perda Fitta. Quando mio padre mi portò a vederla io mi spaventai nel vedere quell'enorme sassone molto più alto di me (vabbè che per essere più alto di non è che ci volesse molto!). Mio padre mi raccontò una leggenda che giustificava la presenza degli incavi sulla roccia. Mi disse che li aveva lasciati un diavolo nel tentativo di arrampicarsi per raggiungere il punto più alto della roccia. Mio padre oggi avrebbe dovuto avere 85 anni ma chissà se ci sono persone della sua età che conoscono questa storia.

    Tutto questo per dire che per valorizzare la propria storia e le proprie origini bisogna conoscere, studiare ma soprattutto continuare a ricercare e dare vitalità alla memoria storica.

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  4. ancora grazie dei complimenti, e sottoscrivo in pieno la tua frase di chiusura:

    [… per valorizzare la propria storia e le proprie origini bisogna conoscere, studiare ma soprattutto continuare a ricercare e dare vitalità alla memoria storica]

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  5. la chiesa migliore che ador cantare li ed pregare li li sento dio

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  6. ma questa è la parrocchia di S Caterina a Cagliari….

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