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Stanislao Caboni: originario di Serramanna nel primo Parlamento del Regno d’Italia

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di Davide Batzella

Tra i primi parlamentari del Regno d’Italia vi era anche un uomo di origini serramannesi: Stanislao Caboni.

Di famiglia agiata, nacque a Cagliari nel 1795 da genitori trasferitisi da Serramanna. Grande conoscitore del diritto e delle scienze economiche, è stato avvocato, giudice della Reale Udienza, magistrato, censore generale del Regno Sardo e deputato nel Parlamento subalpino nel 1848 e nel 1857.

SPOSA d'ITALIA 1861-2011, omaggio ai 150 dell'unità d'Italia figurino di Stefano Carboni
SPOSA d’ITALIA 1861-2011, omaggio ai 150 dell’unità d’Italia figurino di Stefano Carboni

Scrisse numerosi saggi scientifici e letterari: tra questi spicca uno studio sui regolamenti agrari e sulle tecniche per una moderna agricoltura in Sardegna e in particolare in Serramanna.

Si occupò, in sede giudiziaria, degli ademprivi (per ademprivio si intendeva in Sardegna, e tuttora in diritto, un bene di uso comune, generalmente un fondo rustico di variabile estensione, su cui la popolazione poteva comunitariamente esercitare diritto di sfruttamento, ad esempio per legnatico, macchiatico, ghiandatico o pascolo), problema che fu oggetto di un animato dibattito parlamentare prima e dopo l’Unificazione.

E’ considerato l’iniziatore del giornalismo sardo: fondò il periodico letterario “Giornale di Cagliari”, diventandone il direttore dal 1 luglio 1827 al 1 luglio 1829.

Nel 1832 fondò l’Accademia Filologica di Sassari, nel 1835 divenne Segretario della Reale Società Agraria ed Economica di Cagliari e nel 1834 divenne primo presidente della Corte d’Appello di Milano e Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Dopo che Vittorio Emanuele II sciolse il Parlamento sardo, nel gennaio 1861 si tennero le elezioni per il primo Parlamento unitario (si votava per la Camera, in quanto il Senato era a totale nomina regia). Secondo le disposizioni dello Statuto Albertino – la costituzione del Regno di Sardegna che fu adottata anche dal neo Regno d’Italia – il diritto di voto poteva essere esercitato solo da 419.938 persone (circa l’1,8% della popolazione italiana, composta da circa 22 milioni di abitanti in quanto non erano stati ancora annessi Lazio e Veneto). L’affluenza fu del 57%.

La Destra storica, erede di Camillo Benso Conte di Cavour ed espressione della borghesia liberale e moderata (era composta principalmente dai proprietari terrieri, industriali e da personalità legate all’ambito militare), vinse largamente queste elezioni: tra i deputati della maggioranza vi era anche Stanislao Caboni.

Il nuovo Parlamento fu inaugurato il 18 febbraio e Torino, prima capitale del Regno d’Italia, accoglieva i deputati “italiani” provenienti da tutto il paese. “L’Italia è fatta – disse Massimo d’Azeglio – ora bisogna fare gli Italiani”.

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861“.

Sono le parole che si possono leggere nel documento della legge n. 4671 del Regno di Sardegna e valgono come proclamazione ufficiale del Regno d’Italia, che fa seguito alla seduta del 14 marzo 1861 della Camera dei Deputati, nella quale è stato votato il progetto di legge approvato dal Senato il 26 febbraio 1861. La legge n. 4671 fu promulgata il 17 marzo 1861 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del 18 marzo 1861.

Dunque il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II fu proclamato re d’Italia “per grazia di Dio e per volontà della Nazione”, accontentando così sia i liberali che i democratici, le due anime che avevano di fatto condotto a termine il progetto di unificazione.

Nel dizionario Casalis-Angius si legge che, in una memoria del Cavaliere Caboni inserita negli atti della società Agraria ed Economica di Cagliari, egli notò che la vicinanza dei villaggi che in seguito formarono Serramanna (i vari Saboddus dove vi erano le chiese di s. Georgio e Santudeus, deis Gibas, s. Lucia e Santa Marina, Santa Maria, S. Antioco dessa Roja) favorì i progressi e l’estensione dell’agricoltura: partendo da questo disse che il ravvicinarsi delle popolazioni sarebbe dovuto essere condizione essenziale per il miglioramento della situazione agraria sarda.

Forte di queste convinzioni, in Parlamento propose una legge per consolidare il principio della creazione di nuovi comuni e della sistemazione progressiva di questi nuovi centri lungo le strade. Questo perché “se il colono abita sopra o presso i suoi campi, vi lavora più assiduo, ha il comodo di studiar l’arte, e potendo vegliare ha interi i frutti, e rispettati i suoi lavori“.

Stanislao Caboni diede in seguito le dimissioni per motivi di salute, dedicandosi al diritto, alla poesia e alla scrittura sino al 1880, anno un cui morì a Cagliari.

Fonti:

1. Filologiasarda.eu

2. Accademia sarda di storia di cultura e di lingua

3. Italia Unita

4. Ordini dinastici Savoia

5. Diz. Geografico Casalis

6. I Cabilli, di Vico Mossa

7. Paradisola.it

8. Indice dei Nomi

9. eCremonaWeb

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Commenti (3)

  1. W l'ITALIA e W i Serramannesi che hanno contribuito a farla GRANDE e UNITA.

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  2. non lo mai conosciuto ed mai sentito parlare ma e bello che un serramannese abbia avuto questo carica che onore per il paese

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  3. Qui potete vedere le parole dette sulla sua tomba il 4 maggio 1880 da

    Gavino Scano

    [Austis, 8 agosto 1818 – Cagliari, 10 febbraio 1898 – uomo politico italiano. Senatore del Regno d'Italia nella XVII legislatura. È stato Rettore dell'Università di Cagliari tra il 1882 ed il 1883.]

    http://serramanna.altervista.org/stanislao.pdf

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