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Luciano Carta, dalla Folgore al caffè: storia di un parà catturato dagli aromi

di admin Letto 4.637 volte0

Da L’Unione Sarda del 17 aprile 2011, articolo scritto da Lucio Salis.

Da Serramanna a Cagliari, sognando il caffè. Sembra l’inizio di una favola ma è una storia vera. La racconta Luciano Carta, 64 anni, amministratore delegato de La Tazza d’oro srl, figlia di un progetto nato fra mille peripezie.

Protagonisti, Giuseppe e Carmela Murgia: vivevano a Serramanna, dove lui lavorava come ragazzino di bottega presso una torrefazione. Messo da parte qualche risparmio, verso la metà degli anni Trenta si trasferiscono a Cagliari, dove aprono un negozio di generi alimentari, all’inizio del Corso Vittorio Emanuele. Era il 1938. Giuseppe riesce a trovare una piccola torrefazione, un attrezzo simile a quelli che si usano per fare le caldarroste. Piccolo ma sufficiente per diffondere l’inebriante profumo del caffè tostato su mezzo quartiere di Stampace. Così nasce Il Chicco d’oro.

Durante la guerra, Giuseppe e Carmela abbandonano la città. Quando rientrano, acquistano un locale in via Manno e recuperano fra le macerie del Corso quel vecchio strumento con cui avevano iniziato l’attività. Il Chicco diventa La Tazza d’oro. Il successo è tale che, negli anni Settanta, aprono una nuova sede in viale Elmas dove inizia la vera e propria attività industriale. Con Giuseppe Murgia lavorano il figlio Bruno e il genero, marito della figlia Adriana, Luciano Carta: “Ci siamo intesi subito, mi ha trasmesso l’amore per questo settore”.

Carta era un ufficiale della Folgore, sperava di fare il pilota “ma quando mio suocero mi ha fatto capire di aver bisogno di una mano, ho preferito rientrare a Cagliari. Per lui ero più che un figlio, avevo una gran voglia di imparare, facevo di tutto”.

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