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Gaza: Restiamo umani, Vittorio vive

di admin Letto 4.300 volte1

di Maria Francesca Chia
Parlare di Vittorio, parlarne ovunque. Parlarne dando voce a chi lo ha conosciuto personalmente. Parlare di Gaza e della Palestina martoriata, di quella terra che lui tanto amava e di quei bambini dagli occhi tristi, strappati al gioco e all’infanzia e costretti a fare i conti con le bombe. Questa è stata la promessa che ho fatto a me stessa il 15 aprile, dopo aver trascorso una notte insonne, tormentata dal terribile pensiero che qualcuno potesse davvero fare del male a Vik, a quell’anima buona che con i suoi scritti mi apriva gli occhi sul mondo, a quella voce instancabile che aveva scelto di vivere nell’inferno di Gaza City per raccontare a tutti l’orrore che i suoi occhi vedevano.
E se è vero che ogni vera storia è storia contemporanea, il mondo deve sapere. Vittorio non c’è più, ma ora è vivo più che mai. Il mondo deve conoscere. Deve conoscere a partire da noi, a partire anche da qui. Il mondo deve sapere che tra pochi giorni le navi della Freedom Flotilla 2, ribattezzata Freedom Flotilla 2 Stay Human dopo la morte di Vik, salperanno alla volta di Gaza, con il loro carico di aiuti umanitari e di attivisti per i diritti umani, pronti a rischiare la vita per soccorrere il popolo palestinese assediato da Israele e ridotto alla miseria.
A Serramanna il 25 giugno prossimo, col Prologo della Manifestazione Culturale F.R.A.D.E.S. 2011, potremo conoscere meglio Vittorio Arrigoni e la sua missione di pace a Gaza. Alle 18.30 presso la sala conferenze del Consorzio Cisa in Corso Repubblica Hamze Abbas Jammoul, Osama Qashoo e Marcello Cocco ci porteranno dentro la storia del popolo palestinese e dentro la vita straordinaria di Vittorio Arrigoni, missionario di pace nella prigione a cielo aperto più grande del pianeta. Le ragazze del Gruppo Dominae di Serramanna animeranno con il loro reading letterario/musicale le parole scritte da Vik nelle pagine di Gaza Restiamo Umani, il racconto dei terribili giorni dell’offensiva israeliana “Piombo Fuso” sulla Striscia di Gaza. Seguirà la proiezione del filmato “Araba Fenice, il tuo nome è Gaza”, di Fulvio Grimaldi.
E’ difficile raccontare la bellezza di un’anima e di una vita. Ho deciso di provarci.

Vittorio Arrigoni è nato a Besana in Brianza il 4 febbraio 1975. I genitori Ettore Arrigoni ed Egidia Beretta sono piccoli imprenditori. La madre Egidia è oggi Sindaco di Bulciago.

I nonni, antifascisti e partigiani, lottarono per la libertà durante la seconda guerra mondiale. Dopo il diploma di ragioneria ha lavorato nell’azienda di famiglia, dedicando il proprio tempo libero al volontariato. Ha lavorato anche come autista, occupando il tempo delle ferie con l’aiuto umanitario nei luoghi più martoriati del mondo.

L’educazione impartita dalla famiglia, improntata sul rispetto dei principi di solidarietà e di uguaglianza contro ogni forma di ingiustizia lo ha spinto a non accettare l’immobilismo e la passività dinanzi al dolore e a meravigliarsi di come l’indifferenza spesso costringa la vita di molte persone all’interno di una sfera di cristallo. ‎

“Il poeta spagnolo Garcìa Lorca diceva che il pianto che sentiva fuori dalle finestre non lo faceva dormire, ma non bastava chiudere le finestre per dimenticarlo, perché sapeva che il pianto continuava oltre il vetro. E’ il rumore di queste lacrime che non posso smettere di sentire, che mi spinge a continuare i miei viaggi”. Con queste parole Vittorio ha descritto sul suo blog il bisogno assoluto di dare un senso concreto alla propria vita, dedicandola totalmente alla difesa dei diritti umani.

Ha lasciato, quindi, il lavoro in Brianza ed è partito in missione nei Paesi di frontiera, dove le guerre, la povertà e le carestie costringono intere popolazioni ad un destino di dolore, di sofferenza e di morte.

Ha lavorato dapprima nei Paesi dell’Europa dell’Est con l’Organizzazione Non Governativa IBO. In Croazia, in Russia, nella Repubblica Ceca, in Estonia, in Polonia, in Ucraina, si è occupato dei lavori di ristrutturazione dei sanatori, delle opere di manutenzione degli alloggi per i disabili e per i senzatetto, della costruzione di nuove abitazioni per i profughi di guerra.

Ha lavorato poi in Africa (Togo, Tanzania e Ghana) con una cooperativa impegnata nella difesa del territorio contro il disboscamento delle foreste alle pendici del Kilimangiaro. E poi ancora con l’ONG YAP, collaborando nelle opere di realizzazione di centri sanitari e di socialità per le popolazioni locali.

Vittorio ha rinviato a lungo la partenza per la Palestina. Diceva che avrebbe fatto quel viaggio solamente quando si fosse sentito veramente pronto.

Nel 2002 ha raggiunto così Gerusalemme Est, inviato dall’ Organizzazione non Governativa IPYL. In quella stessa missione per aiutare i bambini vittime del conflitto israelo – palestinese ha perso la vita il giovanissimo pacifista italiano Angelo Frammartino, laureando in giurisprudenza, volontario presso il centro “La torre del Fenicottero”.

Nel 2003 a Nablus ha collaborato con l’organizzazione del politico francese José Bové. In quello stesso anno è divenuto attivista della ONG International Solidarity Movement, impegnandosi nella difesa del popolo palestinese per la pace, contro le politiche di Hamas nella Striscia di Gaza e di Fatah in Cisgiordania.

Nel 2005 il nome di Vittorio era già nella lista nera delle persone sgradite a Israele e nell’aprile di quell’anno è stato fermato alla frontiera con la Giordania, picchiato da militari israeliani,  abbandonato in territorio giordano e poi soccorso da militari giordani.

Vittorio è sempre stato una persona scomoda per Israele. Secondo lo scrittore Amos Oz la sua presenza a Gaza era sgradita, poiché avrebbe potuto testimoniare i crimini di guerra israeliani alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia.

Nel 2006 è tornato in Africa e nel mese di agosto ha partecipato come osservatore internazionale alle prime elezioni libere nella Repubblica Democratica del Congo, accompagnato da Patrizia Sentinelli, sottosegretario del Ministero degli Esteri, col supporto logistico e finanziario del secondo Governo Prodi.

Nel settembre 2007 è partito in missione umanitaria in Libano e ha lavorato all’ampliamento dell’ospedale nel campo profughi di Beddawi.

Nel 2008 è ripartito alla volta della Palestina, stabilendo definitivamente a Gaza City la propria residenza.

Una cinquantina di attivisti per i diritti umani, provenienti da 18 Paesi del mondo, hanno rotto via mare l’assedio di Gaza che durava da oltre 40 anni. Tra loro c’era anche Vittorio. Quel giorno migliaia di palestinesi attendevano nel porto di Gaza City l’arrivo delle prime barche internazionali dopo il 1967. Una decina di attivisti hanno deciso di restare a Gaza e hanno ricomposto l’ISM, che si era sciolto dopo l’uccisione della pacifista statunitense Rachel Corrie nel 2003 a Rafah, mentre protestava contro l’occupazione israeliana nel tentativo di impedire ad un bulldozer dell’esercito di distruggere alcune case palestinesi.

L’aiuto umanitario degli attivisti dell’International Solidarity Movement a Gaza si è subito concretizzato nelle azioni dirette alla protezione dei pescatori. Il diritto internazionale riconosce ai palestinesi la possibilità di pescare a 20 miglia dalla costa. La Marina Militare Israeliana impedisce invece ai pescatori di lavorare oltre le 3 miglia, costringendo i pescherecci ad operare dove le acque del mare sono altamente inquinate dai reflui delle tubazioni fognarie, distrutte dai bombardamenti israeliani. Vittorio e gli attivisti salivano a bordo delle barche, allo scopo di fungere come deterrente all’uso della forza da parte dei militari israeliani. Secondo le statistiche una giornata di lavoro a 15 miglia dalla costa equivale per i pescatori palestinesi ad una settimana di lavoro entro le 3 miglia.

“Nel mio sangue”, diceva Vittorio, “c’è sangue Palestinese. E’ il mio DNA che mi spinge a combattere per la libertà, e questo è il posto giusto e il momento giusto per combattere per la libertà. Questo è l’ultimo avamposto di colonialismo al mondo da debellare”.

Vittorio ripeteva spesso di avere nei propri geni la lotta per la libertà. “I nostri partigiani erano un po’ come i Mujahidin”, diceva, mostrandosi convinto dell’esistenza di un legame fortissimo tra i popoli del Mediterraneo e parlando spesso delle analogie tra la Resistenza italiana e quella del popolo palestinese. “Bella ciao” cantavano i gazawi, e lui rispondeva intonando Unadikum, in un arabo che sapeva un po’ di accento padano.

Che Guevara, Nelson Mandela, Martin Luther King, sono alcune delle grandi personalità che lo ispiravano. Non amava, però, definirli eroi. Sosteneva, infatti, che gli unici veri eroi sono le persone comuni, che resistono quotidianamente all’oppressione.

Vittorio ha fatto conoscere al mondo le condizioni di vita della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza assediata e occupata dall’esercito israeliano e costretta a vivere nella prigione a cielo aperto più grande del pianeta. Anche Josè Saramago, Premio Nobel per la letteratura, ha scritto che “quello che sta accadendo in Palestina è un crimine che possiamo paragonare agli orrori di Auschwitz”.

Il dovere della memoria ci riporta indietro nel tempo. Il 15 maggio 1948 è la data della Nakba, parola araba che significa catastrofe. Quel giorno lo Stato d’Israele si impossessò delle terre e delle case del popolo palestinese, che divenne così un popolo di rifugiati. 750.000 persone furono costrette ad abbandonare la propria terra e a vivere nei campi profughi. Chi non riuscì a scappare fu ucciso. 530 villaggi furono evacuati e completamente distrutti. Dopo tutti questi anni la sofferenza del popolo palestinese continua. Migliaia di persone sognano di tornare nella propria terra, ma non possono farlo. Migliaia di persone sognano di tornare a vivere in libertà, ma non possono farlo. In quella terra continua a scorrere sangue.

Vittorio ha vissuto a Gaza gli ultimi anni della sua vita, raccontando ciò che i suoi occhi vedevano con una straordinaria capacità descrittiva, che rivela una grande sensibilità d’animo e un amore infinito per quella terra insanguinata, dove uomini, donne e bambini ancora oggi sono derubati del diritto alla libertà e alla vita.

Il 18 novembre 2008 Vittorio e gli attivisti dell’ISM erano a bordo dei pescherecci nelle acque territoriali palestinesi al largo tra Khan Yunis e Rafah, per interporsi come scudi umani contro la Marina Militare Israeliana, che quotidianamente attacca i pescatori e i civili disarmati, impedendo loro il lavoro. 11 navi israeliane hanno circondato i tre pescherecci palestinesi. I soldati sono saliti a bordo. Erano armati e intenzionati ad uccidere. Hanno sparato con pistole ad elettricità. Hanno picchiato, stordito e arrestato Vittorio e gli attivisti, hanno rapito i pescatori e sequestrato le piccole imbarcazioni. In carcere Vittorio ha fatto lo sciopero della fame per chiedere la liberazione dei pescatori e la restituzione delle imbarcazioni sequestrate. Fortunatamente in quell’occasione i pescatori si erano gettati a terra, schivando così le pallottole. E’ capitato, però, che in altri episodi analoghi i pescatori attaccati dalla Marina Militare Israeliana siano stati feriti, talvolta anche molto gravemente, e perfino uccisi.

Dopo una settimana di prigionia nelle carceri israeliane vicino a Tel Aviv, Vittorio Arrigoni è stato addirittura espulso per ingresso illegale in Israele, benché avesse passato il confine in quanto trascinato con la forza dai militari israeliani che lo arrestavano.

Poco tempo dopo Vittorio è rientrato a Gaza via mare a bordo delle imbarcazioni pacifiste del Free Gaza Movement, appena qualche giorno prima dell’inizio dell’offensiva israeliana “Piombo fuso”, protrattasi dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009.

Il 25 dicembre 2008 scriveva sul suo blog : “E alla fine sono tornato. Non sazio del silenzio d’assenzio di una felicità incolta accollata come un cerotto mal riposto su di una bocca che urla”.

I giorni del massacro sono stati terribili. Non è stata una guerra, perché non c’erano due eserciti che combattevano. E’stato piuttosto l’attacco dell’esercito più potente del mondo, quello israeliano, contro la popolazione inerme di una striscia di terra con l’intento premeditato di compiere una strage di massa.

Israele ha dichiarato al mondo che si sarebbe trattato di un’operazione chirurgica contro obiettivi mirati e contro Hamas. Vittorio ci ha raccontato invece che le uniche operazioni chirurgiche alle quali si assisteva in quei giorni a Gaza erano quelle che i medici facevano negli ospedali, sotto una pioggia di bombe al fosforo bianco. Gli israeliani sparavano contro qualunque cosa in movimento, perfino contro le ambulanze. Anche i soccorsi erano impediti e i feriti erano trasportati spesso su carretti trainati da asini.

La prima vittima della guerra è la verità. I primi obiettivi dell’aviazione israeliana sono stati i ripetitori dei cellulari e le reti satellitari.

La chiusura dei confini alla stampa internazionale da parte del Governo Israeliano ha impedito in quelle settimane l’accesso a Gaza di cronisti e reporters provenienti da tutto il mondo. Nessun giornalista straniero ha potuto raccontare i giorni del massacro. E’stato fondamentale in quei 22 giorni il ruolo dei giornalisti palestinesi e gli attivisti per i diritti umani si sono trasformati in reporters.

Vittorio Arrigoni ha descritto così la vita di una città e di un popolo sotto le bombe. I suoi reportages sono così diventati l’unica fonte di informazione sui drammatici fatti di quei giorni, documentando i crimini di guerra dell’esercito israeliano contro la popolazione inerme della Striscia di Gaza.

Vittorio era reporter per il quotidiano Il Manifesto, per PeaceReporter, per Radio 2 e per Radio Popolare. Scriveva per l’Agenzia di stampa InfoPal ed era commentatore per numerose altre testate giornalistiche italiane ed internazionali. Durante l’operazione militare israeliana “Piombo Fuso” il suo blog Guerrilla Radio, nato nel luglio 2004, era uno dei siti internet più visitati in Italia.

Vittorio scriveva e documentava quotidianamente il bagno di sangue a Gaza. Scriveva ovunque, anche sulle ambulanze in corsa, in condizioni di estrema difficoltà. I suoi reportages per Il Manifesto nel 2009 sono diventati un libro, Gaza Restiamo Umani, tradotto in inglese, spagnolo, francese e tedesco.

Vittorio presenta con queste parole il libro sul suo blog e sulla sua pagina facebook:

“Cari Hermanos, il nostro adagio “RESTIAMO UMANI” , diventa un libro. E all’interno del libro il racconto di tre settimane di massacro, scritto al meglio delle mie possibilità, in situazioni di assoluta precarietà, spesso trascrivendo l’inferno circostante su un taccuino sgualcito piegato sopra un’ambulanza in corsa a sirene spiegate, o battendo ebefrenico i tasti su di un computer di fortuna all’interno di palazzi scossi come pendoli impazziti da esplosioni tutt’attorno. Vi avverto che solo sfogliare questo libro potrebbe risultare pericoloso, sono infatti pagine nocive, imbrattate di sangue,

impregnate di fosforo bianco, taglienti di schegge d’esplosivo. Se letto nella quiete delle vostre camere da letto rimbomberanno i muri delle nostre urla di terrore, e mi preoccupo per le pareti dei vostri cuori che conosco come non ancora insonorizzate dal dolore. Mettete quel volume al sicuro,

vicino alla portata dei bambini, di modo che possano sapere sin da subito di un mondo a loro poco distante, dove l’indifferenza e il razzismo fanno a pezzi loro coetanei come fossero bambole di pezza. In modo tale che possano vaccinarsi già in età precoce contro questa epidemia di violenza verso il diverso e ignavia dinnanzi all’ingiustizia. Per un domani poter restare umani.

I proventi dell’autore, vale dire Vittorio Arrigoni, me medesimo, andranno INTERAMENTE alla causa dei bambini di Gaza sopravvissuti all’orrenda strage, affinché le loro ferite possano rimarginarsi presto (devolverò i miei utili e parte di quelli de Il Manifesto al Palestinian Center for Democracy and Conflict Resolution, sito web: http://www.pcdcr.org/eng/ , per finanziare una serie di progetti ludico-socio-assistenziali rivolti ai bimbi rimasti gravemente feriti o traumatizzati ).

Nonostante offerte allettanti come una tournée in giro per l’Italia con Noam Chomsky, ho deciso di rimanere all’inferno, qui a Gaza. Non esclusivamente perché comunque mi è molto difficile evacuare da questa prigione a cielo aperto (un portavoce del governo israeliano ha affermato :”e’ arrivato via mare, dovrà uscire dalla Striscia via mare”), ma soprattutto perché qui ancora c’è da fare, e molto, in difesa dei diritti umani violati su queste lande spesso dimenticate.

Non avremo certo gli stessi spazi promozionali di un libro su Cogne di Bruno Vespa o una collezione di lodi al padrone di Emilio Fede, da qui nasce la mia scommessa, sperando si riveli vincente. Promuovere il mio libro da qui, con il supporto di tutti coloro che mi hanno

dimostrato amicizia, fratellanza, vicinanza, empatia. Vi chiedo di comprare alcuni volumi e cercare di rivenderli se non porta a porta quasi, ad amici e conoscenti, colleghi di lavoro, compagni di università, compagni di volontariato, di vita, di sbronza. E più in là ancora, proporlo a biblioteche,

agguerrite librerie interessate ad un progetto di verità e solidarietà. Andarlo a presentare ai centri sociali e alle associazioni culturali vicino a dove state. Si potrebbero organizzare dei readings nelle varie città, e questo potrebbe essere anche una interessante occasione per contarsi, conoscersi,

legarsi. Non siamo pochi, siamo tanti, e possiamo davvero contare, credetemi. Confido in voi,

che confidate in me, non per i morti ma per i feriti a morte di questa orrenda strage.

Un abbraccio grande come il Mediterraneo che separandoci, in realtà ci unisce.

Restiamo umani.

vostro mai domo

Vik”

La testimonianza di Vittorio da Gaza è proseguita anche dopo le tre terribili settimane dell’offensiva israeliana “Piombo Fuso”. I reportages sono stati costanti e hanno raccontato dell’affanno di una popolazione che sopravvive in una striscia di terra in condizioni estreme, senza alcun diritto, neanche quello alla salute. Tutto è difficile nella Gaza sotto assedio. Anche gli ospedali sono stati distrutti dai bombardamenti e l’embargo è durissimo. A Gaza non arrivano i medicinali e neanche i malati più gravi possono passare il confine per essere ricoverati all’estero. A Gaza ci sono stati morti ammazzati anche dopo il 18 gennaio 2009, anche dopo la fine dei bombardamenti.  E ancora oggi ce ne sono.

L’intero territorio entro 1 chilometro dal confine israelo – palestinese è zona militare israeliana. Nella Striscia di Gaza, stretta in alcuni punti anche solamente 6 chilometri, sono così costretti a vivere migliaia di palestinesi, in condizioni di precarietà estrema. Si continua a morire sotto i colpi dei cecchini israeliani, che sparano anche ai contadini disarmati mentre coltivano i campi. I soldati israeliani sparano pur sapendo che i civili sono disarmati e che sono accompagnati nei campi dagli attivisti di ISM. Il loro intento è palese ed è quello di uccidere.

Vittorio Arrigoni è stato rapito e poi assassinato a Gaza City nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2011, in circostanze ancora da chiarire.

Per noi, però, Vittorio vive.

Noi abbiamo scelto di Restare Umani. Per te Vittorio, per la tua Gaza, per i tuoi bambini. Per quella terra che è anche la nostra terra. E per tutte “le Palestine” del mondo. Perché tu ,Vittorio, vivi. Vivi nei cuori di coloro che ti amano. Vivi anche in noi, che così umilmente abbiamo provato a raccontarti.

Per descrivere la bellezza della tua anima abbiamo scelto un passo del tuo libro, quello con cui hai chiuso il capitolo “Le Fabbriche degli angeli”. È il tuo reportage dall’inferno di Jabalia, Beit Hanun, Rafah e Gaza City. E’ datato 30 dicembre 2008.

“Quei corpicini smembrati, amputati e quelle vite potate ancora prima di fiorire saranno un incubo per tutto il resto della mia vita, e se ho ancora la forza di raccontare della loro fine è perché voglio rendere giustizia a chi non ha più voce, forse a chi non ha mai avuto orecchi per ascoltare.

Restiamo umani”.

Grazie Vittorio.

 

“…Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

col suo marchio speciale di speciale disperazione

e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi

per consegnare alla morte una goccia di splendore

di umanità di verità…”. Fabrizio De Andrè, Smisurata preghiera

 

Maria Francesca Chia

 

 

 

 

https://www.aserramanna.it/2011/06/gaza-restiamo-umani/

 

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  1. Biografia di Vittorio Arrigoni, a cura di Chia Maria Francesca

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