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Dalla libertà alla responsabilità: ma davvero io sono padrone della mia vita?

di admin Letto 4.076 volte3

Approfitto di questa bellissima lettera che un mio amico-face ha voluto pubblicare nel gruppo DROGA E ALCOOL ? NO PARTY ( IO NON MI DIVERTO) per condividere con voi un momento di riflessione sulla libertà personale. Giorgia Mascia

Lettera aperta a Vasco Rossi, Dalla libertà alla responsabilità: ma davvero io sono padrone della mia vita?

Caro Vasco, sono uno come tanti, che ti ascolta da 30 anni, si è emozionato e si emoziona con la tua Musica, che ti stima persona intelligente e straordinariamente sensibile, in grado di trasmettere energia da un palco come pochi sanno fare (per il mio gusto personale, in Italia solo la PFM, e so che l’accostamento non ti dispiace). I tuoi testi, le tue prese di posizione, raffrontate alle mie esperienze di vita, mi hanno fatto molto riflettere. Oggi mi farebbe piacere se tu dedicassi qualche minuto del tuo tempo alla lettura di questi miei pensieri, che non hanno pretesa di verità: è solo un punto di vista, che cerco di motivare, e metto a disposizione per un confronto, nel rispetto verso chi ha idee differenti. Per oltre vent’anni della mia vita, mi sono arricchito, al servizio nei Club alcologici territoriali, dell’incontro e del percorso al fianco di famiglie che hanno vissuto pesanti sofferenti legate al bere vino, birra e altri alcolici. In queste famiglie ho incontrato persone straordinarie, che mi sono amiche: molti, la gran parte, ce l’hanno fatta, e oggi stanno bene, ma ho anche vissuto molti funerali. Ho continuato a frequentare queste ultime famiglie DOPO il funerale, anche da lì nasce questa mia riflessione odierna. Lungi da me il giudicare chi si lascia invischiare dalle bevande alcoliche o dalle droghe illegali: ho il massimo rispetto per loro, che pagano e hanno duramente pagato in prima persona per le loro dolorose esperienze di vita: in molti di loro ho riconosciuto sensibilità fuori dal comune, ho incontrato talenti talora sprecati da esistenze troppo sofferenti. Ho imparato, Vasco, che c’è ben poco fascino in un fegato spappolato e nello stile di vita che lo circonda: lì c’è solo sofferenza, sofferenza personale, familiare, sociale. Vengo al punto. Questione centrale di molte tue riflessioni su facebook è la tua appassionata difesa della libertà di ciascuno di fare le scelte che crede,quali che siano, laddove questo non danneggia il prossimo: ecco, io penso che nessun uomo sia un’isola, ogni mio comportamento ha ricadute nelle vite di altre persone. Tu stai pagando ancora in sofferenza umana la morte del tuo amico Massimo Riva, e sono certo che come te stanno ancora soffrendo, dopo più di dieci anni, molte altre persone a lui care. Massimo, come i tanti Massimo che ho incontrato io, NON ERA LIBERO di fare le scelte che voleva, per almeno due ragioni: la prima è che chi si trova invischiato dalle droghe, legali o illegali, perde la libertà di scegliere per davvero. La seconda è che ciascuno di noi ha delle responsabilità verso chi lo circonda. Nel mio personale mondo di dubbi, una certezza ce l’ho: i miei Massimo, il tuo Massimo, oggi, sarebbero dispiaciuti nel sapere la sofferenza che hanno causato, e continuano a causare, a te come a molti loro cari, cui hanno voluto bene, sofferenza nel nome di questa che a me pare una FALSA libertà, di fare di noi stessi ciò che ci pare. Dal momento che nasciamo, entriamo in relazione con altre persone, e questo fa sì che diveniamo, volenti o nolenti, responsabili anche nei confronti degli altri. Io oggi so di non essere padrone della mia vita, ancora meno lo sono dal momento che mi sono assunto la responsabilità di essere genitore. Questa responsabilità non la vivo come una catena che mi tiene legato, ma come la giusta, naturale contropartita dell’amore e dell’affetto che mi legano a chi mi circonda. Questa visione delle cose mi porta a volere bene a me stesso, a rispettare il mio corpo e la mia vita, tenendomi alla larga dalle droghe, legali e illegali, e dai comportamenti rischiosi, e NON PER QUESTO GODENDOMI DI MENO l’esistenza, godimento in cui la Musica – compresa la tua – conserva un posto in prima fila. Ecco perché io sono favorevole all’obbligo del casco in motorino, alle cinture di sicurezza sempre allacciate, alle pattuglie con gli etilometri per le strade, che mi tutelano, togliendo patenti a chi, mettendosi al volante in condizioni non idonee, mette a repentaglio la sicurezza propria e altrui. Questo oggi è il mio modo di vedere la questione, che condivido qui, a disposizione di chi ha piacere di discuterlo. Con affetto e riconoscenza per le grandi emozioni che ci continui a donare, ti saluto.

Alessandro Sbarbada

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Commenti (3)

  1. Grazie per la diffusione dalla mia lettera a Vasco.

    Mi interessa sapere che cosa ne pensate.

    Saluti.

    Alessandro Sbarbada

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  2. Molto bella la lettere di Alessandro Sbarbada,vanta un'esperienza ultraventennale come servitore-insegnante in un Club Alcologico Terriroriale( Metodo Hudolin).In collaborazione con Robero Argenta e Guido Dellagiacoma cura giornalmente una rassegna stampa su vino-birra e altre bevande alcoliche reperibile su internet.Con Enrico Baraldi sono gli autori del libro "Vino e Bufale"(2009) e "La casta del vino"..è su Facebook ,venite a trovarci…Maqua..

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  3. Grazie a voi ,amici di facebook ,spero di conoscervi presto di persona.

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