Francisco Capay di Serramanna
di 23 Marzo 2012 14:53 Letto 8.955 volte2
Francisco Capay, di Serramanna
coinvolto nel delitto del vicerè Camarassa.
di Luigi Atzori
LA STORIA

Siamo nella città di Cagliari, periodo sotto il dominio spagnolo, a metà del 1600, precisamente il 23 maggio del 1665, il Marchese di Camarassa (Don Emanuele de los Cobos) viene nominato vicerè della Sardegna. A causa di questa nomina si diffuse un malcontento presso la nobiltà sarda del periodo. Don Agostino di Castelvì, il Marchese, fu la massima figura della nobiltà sarda ad esporsi contro la nomina di Camarassa, che cercava di costringere il Marchese di Laconi ad accettare le condizioni della corona di Spagna. Si ebbe uno scontro politico dai toni molto aspri ed il Vicerè Camarassa decise di sistemare alcuni personaggi favorevoli alla sua politica.
Nella notte fra il 20 e il 21 giugno 1668 il Marchese di Laconi, a Cagliari, venne colpito a morte da alcune archibugiate e finito a coltellate presso la ( Calle Mayor) l’odierna Via La Marmora. La morte del Marchese rese vedova la giovanissima Donna Francisca Zatrillas, Marchesa di Sietefuentes. I seguaci del Marchese di Laconi non avevano dubbi nell’attribuire l’assassinio a persone vicine al vicerè.
Il giorno 21 luglio dello stesso anno, il Vicerè Camarassa mentre percorreva in carrozza la via dei Cavalieri (Carrer dels Cavallers) l’odierna Via Canelles, venne ucciso al rientro della festa del Carmine.

Dopo un breve sopralluogo ,le autorità individuarono le persone: Jacopo Artaldo di Castelvì (Marchese di Cea), il Marchese don Antonio Brondo (Conte di Serramanna), don Francesco Cao, don Francesco Portogues, Don Silvestro Aymerich, donna Francesca Zatrillas marchesa di Sietefuentes e Don Gavino Grixoni, quali responsabili dell’omicidio . Il fatto di sangue fu di una gravità inaudita perché si era osato giustiziare in terra sarda il maggior rappresentante del sovrano di Spagna. La notizia dell’assassinio presto arrivò alla corte di Spagna. L’interpretazione che si volle dare non fu quella di gesto legato a vendetta personale bensì quella ben più grave di “lesa maestà”…..”
“……. I colpevoli dell’assassinio del Marchese Camarassa devono immediatamente pagare con la vita l’affronto fatto. La loro sofferenza, la loro espiazione deve essere monito per tutti, nessuno, dico nessuno può colpire il mio rappresentante senza pensare di recarmi grandissima offesa ……Ah, dimenticavo …. vedere anche di trovare i responsabili per l’assassinio di quel Castelvì, e vedete di mettere a tacere quei nobilastri schiamazzanti sardignoli…..”
Per ricordare l’omicidio del 21 di luglio del 1668 è stata posta una lapide in “Carrer dels Cavallers” attuale Via Canelles al numero civico 32 del Quartiere di castello.
A perpetua memoria di infamia di quelli che furono traditori del re nostro signore, che furono don Jaime Artal di Castelvì marchese di Cea, donna Francesca Zatrillas marchesa di Sietefuentes, don Antonio Brondo, don Silvestro Aymerich, don Francesco Cao, don Francesco Portoghese e don Gavino Grixoni come rei del crimine di lesa maestà per l’omicidio del marchese di Camarassa viceré di Sardegna, furono condannati a morte, alla perdita dei beni e degli onori, demolite le loro case conservando in esse rovine eterna ignominia della loro nefanda memoria e per essere in questo sito la casa da cui fu commesso il delitto tanto atroce il ventuno di luglio del 1668, si è eretto questo epitaffio:
“Per essere stato il luogo dell’assassinio del Vicerè Don Emanuele Gomez de los Cobos, Marchese di Camarassa, la casa Brondo, dalla quale erano partiti i colpi mortali, venne rasa al suolo passandovi l’aratro, il sale e vi fosse apposte una lapide con iscrizioni infamanti e d’ignominia a perpetua memoria”.
Successivamente la Reale Udienza fu convocata allo scopo di dare chiarezza l’omicidio del Castelvì. Il giudice Don Giorgio Cavassa ebbe modo di valutare nuove interessanti prove che incastravano Don Silvestro Aymerich e i compagni. Il 7 giugno 1669 la nuova ricostruzione dei fatti, rielaborata grazie alla confessione (sotto tortura) di Francesco Cappai, di Serramanna, servo fedele del Marchese di Cea, dimostrava che l’omicidio sarebbe stato architettato dallo stesso Aymerich e dalla sua amante, la vedova di Agostino Castelvì: Donna Francesca Zatrillas. Il processo terminò con la condanna a morte dei due amanti e dei suoi complici. Iniziò la caccia ai colpevoli che furono catturati presso Vignola (Isola Rossa) ad eccezione di Donna Zatrillas. Una cattura movimentata;furono venduti e traditi da alcune persone vicine a loro . Il 27 maggio 1671, il Cao, il Portogues e l’Aymerich, furono catturati vivi e trucidati , solo il Castelvì ed il suo servo furono condotti a Sassari. Le teste dei tre caduti furono svuotate del cervello, riempite di sale ed infisse su un tridente.

Con queste picche così addobbate, aprirono un macabro corteo che da Alghero condurrà a Cagliari, giungendovi il 12 giugno,nove giorni dopo aver attraversato la Sardegna.La massima rappresentanza in Sardegna( il Vicerè) impartì l’ordine che l’ingresso in città avvenisse con un grande spiegamento di forze militari,incaricando il Giudice Cavassa.
La cavalleria precedeva il boia, a cavallo, con un tridente in cui erano infilzate le tre teste. A seguire, a piedi, il vecchio Marchese triste e stanco, con gli abiti stracciati e sporchi con a fianco il servo di sua fiducia . Il corteo percorse le strade principali di Cagliari, a suon di tamburi. I due prigionieri furono chiusi nella torre dell’elefante.
Il 27 luglio 1671 nella Plazuela, attuale Piazza Carlo Alberto (sa pratzita) il boia fece il proprio lavoro, cadeva la testa di Don Jayme di Castelvì e il corpo rimase per una giornata esposto insieme al suo servitore. Le teste dei quattro congiurati furono dapprima esposte su una tavola di legno nel luogo ove fu consumato l’omicidio poi appese dentro una gabbia di ferro pendente nella torre di San Pancrazio e successivamente nella Torre dell’Elefante, ove rimasero esposte per ben 17anni.

Un efficace ammonimento contro ogni tentativo di insurrezione dei sardi. Furono rimosse solo il 1688 per grazia sovrana su petizione del parlamento.
Gli spagnoli usavano praticarvi il macabro rituale: esponevano, dentro grate di ferro, le teste decapitate dei condannati a morte.
Donna Francesca Zatrillas passò il resto dei suoi giorni rinchiusa presso un convento a Nizza.
“Un avvenimento della storia di Sardegna, con particolare riferimento interessante a Serramanna, che aiuta a conoscere e a scoprire personaggi che hanno fatto la storia del paese. Francisco Capay (Francesco Cappai),un personaggio intrigante e rivoluzionario, coinvolto nel fatto di sangue avvenuto a metà del milleseicento, durante la dominazione spagnola.
Nato a Serramanna di umili origini, la sua attività incerta dedita soprattutto al servizio del feudatario, servo del marchese di Cea, Don Jayme Artal de Castelvì ,uomo di fiducia,uomo d’arme e collaboratore dei feudi e non servo nel senso di schiavo costretto a umili lavori di casa. Per ordine del suo feudatario,Marchese di Cea, aveva partecipato all’omicidio del vicerè Camarassa a Cagliari. Arrestato a Serramanna, fu portato a Cagliari ,in catene, rinchiuso nelle pubbliche carceri di San Pancrazio, dopo essere stato convinto che, per le cause rilevanti del processo, di aver eseguito lui il comando del padrone Marchese di Cea, fu condannato a morte con un supplizio dei più severi, arruotato vivo, per sentenza del 25 febbraio del 1670. Il cittadino di Serramanna Francesco Cappai, aveva avuto il coraggio di attentare alla vita dell’odiato Vicerè Camarassa perciò era stato incarcerato,sottoposto al supplizio della ruota nella Torre di San Pancrazio in Cagliari, assieme agli altri congiurati condannati per lo stesso delitto.”
Il tempo scorre e la Storia si forma con gli avvenimenti nel tempo che trascorre inesorabile.
Fonti:
- Archivio Storico Sardo volume 23;
- La storia della Sardegna Di Michele Antonio Gazano;
- Gli omicidi Laconi – Camarassa di Francesco Loddo Canepa;
- Foto di Luigi Atzori
- foto Comune di Cagliari




Paolo 23 Marzo 2012 alle 16:29
bellissimo!
Guido Carcangiu 23 Marzo 2012 alle 17:06
Interessantissimo, ben fatto, circostanziato e preciso. Complimenti Luigi!!!!
Per chi volesse approfondire ho trovato on line il brano di Francesco Lodo Canepa che Luigi cita nelle fonti, si può trovare al link http://www.araldicasardegna.org/storia_nobilta/om….
Ancora complimenti!!!!!!!!