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Francisco Capay di Serramanna

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Francisco Capay, di Serramanna

coinvolto nel delitto del vicerè  Camarassa.

di Luigi Atzori

LA STORIA

Sardegna periodo spagnolo 1600

Siamo nella città di Cagliari, periodo sotto il dominio spagnolo, a metà del 1600, precisamente il 23 maggio del 1665, il Marchese di Camarassa (Don Emanuele  de los Cobos) viene nominato vicerè della Sardegna. A causa di questa nomina  si diffuse un malcontento  presso la nobiltà sarda  del periodo. Don Agostino  di Castelvì, il Marchese,  fu la massima figura della nobiltà sarda  ad esporsi contro la nomina di Camarassa,  che cercava di costringere  il Marchese di Laconi  ad accettare le condizioni della corona di Spagna. Si ebbe uno scontro politico  dai toni molto aspri  ed il Vicerè  Camarassa decise di sistemare alcuni  personaggi  favorevoli alla sua politica.

Nella notte fra il 20 e il 21  giugno 1668 il Marchese di Laconi, a Cagliari, venne colpito a morte  da alcune archibugiate e finito a coltellate presso la ( Calle Mayor) l’odierna  Via La Marmora. La morte del Marchese rese  vedova la giovanissima  Donna Francisca Zatrillas, Marchesa di Sietefuentes. I seguaci del Marchese di Laconi non avevano dubbi  nell’attribuire l’assassinio  a persone vicine al vicerè.

Il giorno 21 luglio dello stesso anno, il Vicerè Camarassa mentre percorreva  in carrozza la  via dei Cavalieri (Carrer dels Cavallers) l’odierna Via Canelles, venne ucciso al  rientro della festa del Carmine.

Jacopo Artaldo Castelvì

Dopo un breve sopralluogo ,le autorità  individuarono  le persone: Jacopo Artaldo di Castelvì (Marchese di Cea), il Marchese don Antonio Brondo (Conte di Serramanna), don Francesco Cao, don Francesco Portogues, Don Silvestro Aymerich, donna Francesca Zatrillas marchesa di Sietefuentes  e Don Gavino Grixoni, quali responsabili dell’omicidio . Il fatto di sangue  fu  di una gravità inaudita perché si era osato giustiziare in terra sarda il maggior rappresentante del sovrano di Spagna. La notizia  dell’assassinio presto arrivò alla corte di Spagna. L’interpretazione  che si volle dare  non fu quella di gesto legato vendetta personale bensì quella ben più  grave di   lesa maestà”…..”

“……. I colpevoli  dell’assassinio  del Marchese Camarassa  devono immediatamente  pagare con la vita l’affronto fatto. La loro sofferenza, la loro espiazione  deve essere monito  per tutti, nessuno, dico nessuno  può colpire il mio rappresentante  senza pensare di recarmi grandissima offesa ……Ah, dimenticavo …. vedere anche di trovare i responsabili  per l’assassinio di quel  Castelvì, e vedete  di mettere a tacere quei nobilastri  schiamazzanti  sardignoli…..”

Per ricordare l’omicidio del 21 di luglio del 1668  è stata posta una lapide in “Carrer dels Cavallers” attuale  Via Canelles  al numero civico 32  del Quartiere di castello.

A perpetua memoria  di infamia di quelli che furono traditori del re nostro signore, che furono don Jaime Artal di Castelvì marchese di Cea, donna Francesca Zatrillas marchesa di Sietefuentes, don Antonio Brondo, don Silvestro Aymerich, don Francesco Cao, don Francesco Portoghese e don Gavino Grixoni come rei del crimine di lesa maestà per l’omicidio del marchese di Camarassa viceré di Sardegna, furono condannati a morte, alla perdita dei beni e degli onori, demolite le loro case conservando in esse rovine eterna ignominia della loro nefanda memoria e per essere in questo sito la casa da cui fu commesso il delitto tanto atroce il ventuno di luglio del  1668, si è eretto questo epitaffio:

 Per essere stato  il luogo dell’assassinio del Vicerè Don Emanuele Gomez de los Cobos, Marchese di Camarassa, la casa Brondo, dalla quale erano partiti i colpi mortali, venne rasa al suolo  passandovi l’aratro, il sale e vi fosse apposte  una lapide con iscrizioni infamanti e d’ignominia a perpetua memoria”.

Successivamente la Reale Udienza fu convocata allo scopo di dare chiarezza l’omicidio del Castelvì. Il giudice Don Giorgio Cavassa ebbe modo di valutare nuove interessanti prove che incastravano Don Silvestro Aymerich e i compagni. Il  7 giugno 1669 la nuova ricostruzione dei fatti, rielaborata grazie alla confessione (sotto tortura) di  Francesco Cappai, di Serramanna, servo fedele  del Marchese di Cea, dimostrava che l’omicidio sarebbe stato architettato dallo stesso Aymerich e dalla sua amante, la vedova di Agostino Castelvì: Donna Francesca Zatrillas. Il processo terminò con la condanna a morte dei due amanti e dei suoi complici. Iniziò la caccia  ai colpevoli che furono catturati presso Vignola (Isola Rossa) ad eccezione di Donna Zatrillas. Una cattura movimentata;furono venduti   e  traditi  da alcune  persone vicine a loro . Il 27 maggio 1671, il Cao, il Portogues e l’Aymerich, furono catturati vivi e trucidati , solo il Castelvì ed il suo servo  furono  condotti a Sassari. Le teste  dei tre caduti   furono svuotate del cervello, riempite di sale  ed infisse  su un tridente.

Torre dell’Elefante

Con queste picche così addobbate, aprirono un macabro corteo  che da Alghero condurrà a Cagliari, giungendovi il 12 giugno,nove giorni dopo aver attraversato la Sardegna.La massima rappresentanza in Sardegna( il Vicerè)  impartì l’ordine  che l’ingresso in città avvenisse con  un grande spiegamento   di  forze militari,incaricando il Giudice  Cavassa.

La cavalleria precedeva il boia, a cavallo, con un tridente in cui erano infilzate le  tre teste. A seguire, a piedi,  il vecchio Marchese triste e stanco, con gli abiti stracciati   e sporchi  con a fianco  il servo di sua fiducia . Il corteo percorse le strade principali  di Cagliari, a suon di tamburi. I due prigionieri furono chiusi nella torre dell’elefante.

Il 27 luglio 1671 nella Plazuela, attuale Piazza Carlo Alberto (sa pratzita) il boia fece il proprio lavoro,  cadeva la testa di Don Jayme di Castelvì e il corpo rimase  per una giornata  esposto insieme  al  suo servitore.  Le teste dei  quattro congiurati  furono dapprima esposte su una tavola di legno nel luogo ove fu consumato l’omicidio   poi  appese dentro una gabbia di ferro pendente nella torre di San Pancrazio  e successivamente  nella  Torre dell’Elefante, ove rimasero esposte per ben 17anni.

Piazza Carlo Alberto (sa pratzita)

Un efficace ammonimento contro ogni tentativo di insurrezione dei sardi. Furono rimosse solo il 1688 per grazia sovrana su petizione del parlamento.
Gli spagnoli usavano praticarvi il macabro rituale: esponevano, dentro grate di ferro, le teste decapitate dei condannati a morte.

Donna Francesca Zatrillas  passò il resto dei suoi giorni rinchiusa  presso un convento a Nizza.

“Un  avvenimento della  storia di Sardegna, con particolare  riferimento  interessante a  Serramanna,  che aiuta a conoscere  e a scoprire personaggi che hanno fatto la storia  del paese. Francisco Capay (Francesco Cappai),un personaggio intrigante e rivoluzionario, coinvolto nel fatto di sangue avvenuto a metà del milleseicento, durante la dominazione spagnola.

Nato a Serramanna  di umili origini, la sua attività incerta  dedita soprattutto  al servizio del feudatario, servo del  marchese di Cea, Don  Jayme  Artal de Castelvì ,uomo di fiducia,uomo d’arme e collaboratore dei feudi e non servo  nel senso di schiavo  costretto a umili lavori di casa. Per ordine del suo feudatario,Marchese di Cea, aveva partecipato  all’omicidio del vicerè  Camarassa a Cagliari. Arrestato a Serramanna, fu portato a Cagliari ,in catene, rinchiuso nelle pubbliche carceri di San Pancrazio, dopo essere stato convinto che,  per le cause rilevanti del processo,  di aver eseguito lui  il comando del padrone Marchese di Cea, fu condannato a morte con un  supplizio dei più severi, arruotato vivo,  per sentenza del  25 febbraio  del 1670. Il  cittadino di Serramanna  Francesco Cappai, aveva avuto il coraggio  di attentare alla vita  dell’odiato  Vicerè   Camarassa   perciò era stato incarcerato,sottoposto al supplizio  della ruota nella Torre di San Pancrazio in Cagliari, assieme agli  altri congiurati condannati per lo stesso delitto.”

Il  tempo scorre  e la Storia  si forma  con gli avvenimenti nel tempo che trascorre inesorabile.

Fonti:

  • Archivio Storico Sardo volume 23;
  • La storia della Sardegna  Di Michele Antonio Gazano;
  • Gli omicidi Laconi – Camarassa di Francesco Loddo Canepa;
  • Foto di Luigi Atzori
  • foto Comune di Cagliari
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Commenti (2)

  1. bellissimo!

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  2. Interessantissimo, ben fatto, circostanziato e preciso. Complimenti Luigi!!!!
    Per chi volesse approfondire ho trovato on line il brano di Francesco Lodo Canepa che Luigi cita nelle fonti, si può trovare al link http://www.araldicasardegna.org/storia_nobilta/om….
    Ancora complimenti!!!!!!!!

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