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San Sisinnio, il santo conteso

di Andrea Mura Letto 12.926 volte4

di Andrea Mura

Questa settimana, a Villacidro, si celebrerà, come ogni anno (per tradizione la prima domenica di agosto), la festa in onore di San Sisinnio. La festa si tiene nel suggestivo spazio che ospita la chiesetta omonima, una piccola oasi di tranquillità appena fuori dal paese circondata da bellissimi olivastri secolari . Di fronte alla chiesa vi è un’abitazione, la “casa del Sindaco”, di fronte alla “casa del Sindaco” vi è una scritta (vedasi foto) che spiega come essa sia stata costruita per “assicurare un riparo per la notte al Sindaco, che comandava la scorta armata organizzata dalla popolazione per difendere la reliquia di San Sisinnio”.

La scorta armata” – si legge – “nasce dall’esigenza di difendere la reliquia dalle imboscate dei Serramannesi, che su di essa volevano accampare dei diritti e quindi assalivano la processione durante il trasferimento della preziosa teca dalla chiesa di santa Barbara, in Villacidro, alla chiesetta campestre di San Sisinnio”.

 

 

Ma andiamo con ordine.

San Sisinnio, nato nel villaggio di Leni (nei pressi dell’attuale chiesa di San Pietro, a Villacidro), è il santo protettore dei villacidresi, tradizionalmente venerato in difesa delle streghe e dei loro sortilegi.

Per spiegare la vicenda creatasi attorno alle reliquie del santo penso sia interessante riportare integralmente, anziché farne un sunto, alcuni periodi del libro di Salvatore Manno su Villacidro (nato a Villacidro il 4 novembre 1861), testo che è possibile trovare nella biblioteca comunale di Villacidro.

Dice Manno sul villaggio di Leni:… “fra le macerie di quelle tristi rovine opinasi, fossero rinvenute le sacre reliquie di S. Sisinnio, le quali, riposte in un reliquario d’argento, con la rispettiva scritta, furono conservate nella parrocchia di Serramanna. Fondata quindi la chiesa nel luogo indicato ebbe origine la festa che poc’anzi si è descritta. Il sacro reliquiario veniva tutti gli anni dai fedeli Serramannesi portato in processione alla chiesa campestre, e poi riportato in paese, precisamente come vien praticato dai Cidresi

 

E ancora: “fin dalla vigilia della festa, che occorre invariabilmente la prima domenica d’agosto, si vedono molte famiglie dei comuni limitrofi e specialmente di Serramanna, recarsi a quell’ameno poggio sui loro carri o carrettoni adattati a tracca, sormontati cioè da una coperta bianca, detta fánuga, che viene assicurata a cerchi di legno, mediante zappette a varii colori… (…) Il venerdì avanti la vigilia il parroco, a cavallo e accompagnato da immenso popolo, trasporta da Villacidro la reliquia del Santo”…(…) Terminata la festa, cioè domenica sera, il reliquiario veniva ricondotto in paese allo stesso modo…

1767: Villacidro passò dalla diocesi di Cagliari a quella di Ales

Luigi Muscas, nel brando intitolato Amicizie e rivalità storiche tra Serramannesi e Villacidresi contenuto nel libro di Gian Paolo Marcialis “Sa Bidda de is cogas”, ci spiega che “Serramanna e Villacidro hanno sempre vissuto, fin dai tempi antichissimi, una loro storia improntata, sia pure in maniera sorniona, a un rapporto di amore-odio”. “Fin dai primi nuclei abitati, che hanno dato luogo alle rispettive popolazioni, Leni e Hipis, la loro economia, eminentemente agro-pastorale, ha iniziato a differenziarsi per cause geografiche e climatiche. I villacidresi, protetti a tramontata dalla collinetta di Sant’Eremilis… e a maestrale dalla cinta del Monte Linas, si sono evoluti nella coltura dei frutteti, degli ortaggi e, più tardi, nell’industria estrattiva. I serramannesi, invece, al centro di una valle fertile e grassa, hanno sempre primeggiato nella coltura del frumento e dei cereali. Attività comuni sono sempre state l’allevamento in generale e la pastorizia in particolare, per quanto, anche in questo campo, qualcosa li distinguesse…”

Ecco cosa dice Muscas sulla vicenda prima riportata: il “Parroco di Serramanna canonico Melchiorre Pirella, prebendato di Serramanna con annesse Villacidro e Nuraminis, ricevette dal canonico Francesco Martis, vicario generale del monsignor D’Esquivel, la reliquia di San Sisinnio, quando venne ritrovato il corpo nella cripta della chiesa di San Lucifero a Cagliari, con le ferite ancora visibili e il sangue ancora rappreso attorno. Un frammento di costola del santo martire, custodito in una teca d’argento, venne quindi portata nella parrocchia di San Leonardo, a Serramanna… Dalla parrocchia di Serramanna partiva ogni anno la processione solenne che portava la reliquia del santo alla sua chiesa tra i monti e dava inizio alla festa d’agosto…

Quando nel 1767 Villacidro passò dalla diocesi di Cagliari a quella di Ales, in sostituzione di Villamar, che da Ales era passata a Cagliari, i sordi brontolii sfociarono in aperta ribellione. Serramanna e Villacidro vennero a trovarsi in diocesi diverse: non c’era più motivo perché Serramanna continuasse a gestire la festa più prestigiosa del loro paese”.

La vicenda secondo S. Manno

Quindi quando nel 1767 Villacidro entrò a far parte di un’altra diocesi, si ebbe un motivo in più per reclamare la reliquia. Ecco cosa racconta Salvatore Manno, nel testo citato.

…“sapeva male ai buoni Cidresi, che per S. Sisinnio avevano una speciale devozione e che consideravano come loro conterraneo, il vedere in quei di Serramanna i fortunati depositari di quelle sacre reliquie; e in più circostanze fecero viva istanza presso la superiore Autorità ecclesiastica perché il diritto che essi avevano a possedere il reliquario fosse riconosciuto. Ma la loro voce suonò al deserto e, per soprassella, furono derisi da quei di Serramanna. Tanta provocante indifferenza fu come scintilla che accese gli animi pur troppo inaspriti dei Cidresi che, forti delle loro ragioni, decisero di far valere i loro diritti con la forza. Si disposero allora, com’essi la chiamarono, la santa impresa in cui fissarono il giorno che dovea eseguirsi il trasporto del reliquiario. Spuntò finalmente l’alba di quel di ed una schiera di Cidresi, montati su focosi cavalli e armati di draghe, si dispose alla partenza, sotto il comando d’una autorevole persona del paese, che nominarono loro capitano. Giunti in un crocicchio, appellato la croce di San Sisinnio, da una piccola croce di legno, posta a ridosso d’una macchietta di mirto, si disposero in bell’ordine in attesa dei loro rivaliAd un tratto una massa fitta, compatta, s’avanza ondeggiante lì in fondo che mena alla romita chiesa. E’la processione religiosa. Giunta presso l’accennato crocicchio, si vide sbarrare il passo dalla cavalleria cidrese e intimarsi dal capo di questa la resa del reliquario. Il sacerdote, che lo recava, sentì allora ribollirsi il sangue nelle vene e, con voce che riuscì appena a dominare il tumulto, pregò di lasciar libero il passaggio. A questo solenne rifiuto i Cidresi si slanciano contro i loro avversari che, impauriti, cercano scampo con la fuga. Il sacerdote, rimasto prigione, fu costretto a consegnare il reliquario al capitano e quindi fu lasciato libero. I Cidresi, lieti dell’esito fortunato, si dirigono allora alla volta della chiesa. Quell’anno la festa fu celebrata con uno sfarzo inusitato e fu assai mirabile pel gran concorso dei forestieri; fra i quali però non si vide nessuno di quei di Serramanna, tenuti lontani dalla cavalleria, rimasta colà di guarnigione.

Vendetta fallita

I Serramannesi però non sopportarono in pace l’onta patita e aspettarono impazienti la nuova ricorrenza della festa per vendicarsi e ricuperare il reliquario. Il primo venerdì d’Agosto dell’anno successivo, fissato per la sacra funzione, essi in buon numero, armati di mazze e di daghe, inforcati i loro cavalli, capitanati da un loro conterraneo, rispettabile per senno e per coraggio, recaronsi fin dalle prime ore del mattino nel luogo dove l’anno innanzi s’ebbero lo scorno. Verso le dieci sopraggiunse la devota processione, preceduta da numerosi cavalieri, gravi della loro armatura rusticana. Allorché le due cavallerie sono a breve distanza, si slanciano una contro l’altra con terribile urto. Un nugolo di polvere avvolge gli animosi combattenti. I colpi si succedono colla rapidità del lampo; le grida di rabbia e di dolore assordano l’aria. In capo a pochi istanti i Serramannesi vengono quasi tutti sbalzati da cavallo e vinti. Le conseguenze di quella breve scaramuccia non furono però tanto funeste. Uno solo dei serramannesi rimase morto sul campo

la ben meritata lezione bastò per far deporre ai Serramannesi l’idea di ritentare l’impresa. Non valse però a disarmare la mano dei Cidresi in occasione della festa, avendo essi da quel giorno stabilito che l’accompagnare sempre tale processione con una cavalleria bene armata, che potesse difendere il reliquario, contro i possibili assalti dei loro caparbi competitori…”

E la scorta armata viene mantenuta ancor oggi…

 

Santa Maria sorella di San Sisinnio?

Nella scritta di fronte alla chiesa di San Sisinnio si legge anche questa frase: “secondo la leggenda, Santa Maria, festeggiata dai Serramannesi nel mese di settembre, trenta giorni dopo i festeggiamenti in onore di San Sisinnio, sarebbe stata sorella del santo villacidrese”. Pare che entrambi provenissero da Leni. La santa protettrice dei serramannesi infatti veniva chiamata Santa Maria di Leni fino all’arrivo degli Spagnoli che ne hanno fatto una loro santa, ribattezzandola Santa Maria di Monserrat.

Furasantu a chi? Riappacificazione tra Villacidro e Serramanna solo nel 2005

Sembra cosa ormai antica ma è solo dal 2005 che ufficialmente Serramanna e Villacidro hanno dichiarato ufficialmente la pace sulla questione delle reliquie del santo. Nel corso degli anni si ricordano accuse di furasantu da parte dei serra mannesi ai villacidresi. Al corteo di venerdì 4 agosto del 2005 era presente, per la prima volta, anche il Sindaco di Serramanna Alessandro Marongiu. L’anno successivo, invece, è stato il turno di don Giuseppe Camboni, (ex) parroco di san Leonardo che ha preso parte alla processione assieme a don Giovannino Pinna, parroco di Santa Barbara, portando in mano la teca che contiene una reliquia del santo fino alla chiesa campestre.

Insomma, pace fatta e buoni festeggiamenti…

 

Fonti:

-S. MANNO,  Villacidro.

-L. MUSCAS, Amicizie e rivalità storiche tra Serramannesi e Villacidresi, in G. MARCIALIS, Sa Bidda de is cogas.

San Sisinnio, Pace con Serramanna, Unione Sarda, 07 agosto 2005.

San Sisinnio, fine della guerra santa, Unione Sarda, 30 luglio 2005.

Scoppia la pace per “sa festa manna”, Unione Sarda, 7 agosto 2006.

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Commenti (4)

  1. Complimenti per l'articolo, Andrea! Personalmente non ero a conoscenza di questa storia…

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  2. Chi fosse interessato all'acquisto del volume:

    "Sa bidda de is cogas" – Ed. Fiore, 15 € chiami al n. di cell.: 327 3167381

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  3. E' un piacere leggere le storie e leggende che coinvolgono personaggi di Serramanna.Su San Sisinnio ( parte serramannese) si potrebbe scrivere tanto.Santo protettore della madre e del bambino dopo il parto, vincitore del diavolo tentatore.Secondo Bonfant Sisinnio venne ucciso a bastonate da sicari inviati dall'imperatore Commodo.La tradizione dell'isola narra che Sisinnio aveva una voce bellissima paragonata al canto del cigno che in dialetto di Villacidro è detto "Sisini"il quale morì cantando come un cigno.Molti sono i miracoli attribuiti al Santo.I Goccius ,i canti,le lodi a lui dedicate lo ricordano come scaccicacogas e per gli iscongiuradori.Detti popolari villacidresi vengono ricordati come"parisi sa bruxia de Santu Sisinni.Una piccola preghiera recitata dalle nostre nonne contro le streghe " Santu Sisinniu,segnai;sola, sola a mi crocai;sola, sola a mi dromì;nisciunusu a timì. In riferimento a:" Santa Maria sorella di San Sisinnio" trascrivo una leggenda che racconta la nascita della Chiesa di Santa Maria"Una leggenda racconta che Santa Maria desiderasse avere un Santuario vicino a Serramanna ma che non sapesse quale fosse il luogo più adatto.Chiese aiuto a suo fratello,che la tradizione lo identificava in San Sisinnio,ne parlarono molto finché San Sisinnio decise:" Lancerò una grossa pietra dal mio paese (Villacidro) e là dove cadrà Tu farai costruire il tuo Santuario." Così fece e la pietra cadde proprio dove ora sorge la chiesetta campestre di Santa Maria.Così Santa Maria ebbe il suo Santuario nelle campagne di Serramanna.Fino a poco tempo fa accanto alla chiesetta c'era un grosso masso con una croce sopra,quella era la pietra che,per tradizione popolare ,era stata lanciata da San Sisinnio per aiutare la sorella .Questa ora pietra non c'è più, mi piacerebbe conoscere che fine avrà fatto. Se qualcuno conosce questa Storia o notizie di essa è bene portarla a conoscenza. La leggenda è tratta da: Fonte orale di Marietta Montis, nata a Serramanna il 20/09/1893.

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  4. Ne ero a conoscenza sin da piccolo, come anche osservando la statua di san sisinnio, cosa che molti Serramannesi non osservano che il santo non ha le orecchie e chiedersi il perchè.

    Come tutti ora possono leggere, santa Maria di Monserrat, e non di lenin (fiume) zona, non sia il caso di rinominarla, cancellano quanto gli spagnoli fecero.

    Si parla che nel 2005 il sindaco e il parroco presenti alla festa, pace fatta con i villcidresi. Nessuna pubblicazione prima sia stata conosciuta al paese. Speriamo che nella celebrazione della festa di Santa Maria evidenzino la conoscenza ai presenti non a conoscenza del sito Aserramanna.

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