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Commercio, piccolo è bello. I titolari e i clienti raccontano le vere ragioni di un successo.

di Simone Lasio Letto 3.192 volte5

Sfida (vinta) dei negozi di quartiere contro la crisi

Servizio ineccepibile nel negozio sotto casa. Dove ci si conosce e si chiacchiera e, se necessario, si può anche comprare la merce e pagarla successivamente.

Piccolo è bello. Nel commercio serramannese le dimensioni ridotte sono la ricetta per la sopravvivenza. Specie se i pochi metri quadri dove si può trovare, stipato in scaffali semplici, tutto quello che può servire alla buona massaia è collocato strategicamente in zone abitate da anziani e famiglie numerose. Sono le piccole botteghe di quartiere che battono la crisi facendo leva su poche decine di clienti del vicinato. Gli stessi che, soddisfatti della merce e del trattamento, ritornano ogni giorno tenendo in vita attività commerciali di modeste dimensioni, e fatturati, ma che nascondono storie di vita e familiari straordinarie.

PROTAGONISTI  Undici anni fa Giuliano Manca ha rilevato il piccolo negozio di generi alimentari che era stato dei genitori. «Era appena nato l’euro», racconta il titolare che si alterna tra cassa e banco frutta del negozio di via Argentina, appena al di là della ferrovia. «Lavoro dalle 5,30 del mattino fino alle 9 della sera». E i risultati non mancano. «Ci consociamo da sempre, abito a due passi, in via Francia, e qui trovo quello che mi serve», conferma Franca Dettori, una delle fedelissime di Manca. «Abito in campagna, mi trovo bene e compro meglio», afferma sicura Franca Picciau. «Il negozio sotto casa è comodo, trovo quello che mi serve in giornata», spiega Annamaria Pilloni, pensionata con casa in via Perù che, candidamente, ammette di essere cliente anche dei grandi market. «Lì trovo buone offerte», dice la donna, borsa a rotelle d’ordinanza, appena uscita dalla panetteria Bandinu, storico negozio di via Ungheria dove, garantisce Manuela, la commessa al banco, «c’è un bel giro di clienti che ci fa andare avanti». Carla Ortu, infermiera sempre di corsa, è una di queste. «Io compro un po’ ovunque ma avere un negozio sotto casa è molto comodo», dice. Farne a meno, per lei e come molte altre che abitano nella Serramana oltre la ferrovia (duemila abitanti e due soli esercizi alimentari) sarebbe una tragedia.

ACQUISTI A CREDITO  Ne è convinta Ottavia Porceddu, fedelissima dei venti metri quadri di via Ungheria «dove trovo quello che mi serve, ad ogni ora». Pane, latte e olio: l’indispensabile, insomma, che si compra (colpa della crisi) anche a debito. «Se non ho soldi e non posso pagare subito non ho problemi», dice una delle clienti che, per dignità, chiede l’anonimato. «Succede anche questo», conferma Marcella Limonino che da pochi anni ha rilevato il negozio di frutta e verdura («clienti compresi») di viale Matteotti che è stato della zia. «Non si naviga nell’oro ma si va avanti», dice la fruttivendola che parla degli abusivi come dei «concorrenti più sleali». «Ci vengo da trent’anni e qua trovo i prodotti della nostra terra», spiega Antonella Scalas.

I. Pillosu – L’Unione Sarda del 30/09/2012

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Commenti (5)

  1. mah! strano…. noi lavoriamo per conto dei piccoli commercianti e sinceramente non sono molto in sintonia con ciò che si dice …. in tanti paesi dove siamo presenti abbiamo visto tante realtà abbassare le serrande!!!!!

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  2. ma che è una barzelletta..????

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  3. un articolo privo di riscontro reale.

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  4. Ajò tutti a fare la spesa al Minimarket Picci!

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    1. E perchè no anche al minimarket Putzolu&Picci… che ne pensi?

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