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Carciofi con troppe spine – un parassita e la siccità limitano la produzione

di Andrea Mura Letto 4.218 volte0

Per adesso è molto conveniente il prezzo strappato per i capolini della precoce varietà “tema”. Il problema è la concorrenza su mercati con i produttori della Puglia.

Al mattino si raccoglie, la sera si irriga. O viceversa. La stagione del raccolto del carciofo del Medio Campidano, appena agli inizi con i primi tagli dei capolini, vive sulle temperature altissime e sull’assenza di piogge. Un clima estivo, non autunnale, che costringe i carcioficoltori di Serramanna , Samassi Serrenti a prolungare le irrigazioni e favorisce il proliferare di un nemico terribile delle carciofaie, la “nottua”, che intacca irrimediabilmente l’ortaggio.

IL PARASSITA «Il caldo fa proliferare questo verme parassita, tanto più che abbiamo poche armi per combatterlo», conferma Francesco Setzu, titolare dell’azienda ortofrutticola “Fratelli Setzu” di Samassi. Nei campi i coltivatori combattano la “nottua”. «Il ritiro dal mercato del principio attivo usato in passato rende inefficaci i trattamenti antiparassitari», spiega il coltivatore di Samassi.

IL CALDO «Il carciofo in questo periodo ha bisogno di un clima fresco che solo le piogge possono portare», dice Giancarlo Boi, uno dei pochi carcioficoltori rimasti a Serrenti. Nell’ex regno dell’asparago (Serrenti è stata per anni il principale produttore dell’Isola) i campi, fertilissimi, lungo la provinciale 56 sono diventati appannaggio dei coltivatori di Samassi. «È vero: la maggior parte dei campi a carciofo in agro di Serrenti appartengono ai samassessi», conferma Boi che sposta l’attenzione sui primi dati di mercato. «C’è poco prodotto e questo fa sì che il prezzo dei primi tagli della varietà “tema” sia buono», dice Boi dell’ibrido, precocissimo, che prende sempre più piede fra i produttori.

LE CIFRE Da 40 a 50 centesimi a carciofo: i primi prezzi soddisfano i coltivatori ma il quadro è destinato a cambiare nelle prossime settimane. Nel distretto del carciofo del Campidano (Samassi, Serrenti, Serramanna, Nuraminis e Villasor) sarebbero almeno 3-4 mila gli ettari coltivati a “tema”. Nei campi i primi capolini hanno fatto la loro comparsa nel pieno di un’estate infinita: a metà settembre.

L’ANNATA «Il prodotto è ancora poco, ma nel giro di qualche settimana avremo un’impennata nella produzione e allora il problema sarà la commercializzazione», dichiara Flavio Batzella, uno dei tanti produttori di Serramanna che hanno sposato la filosofia aziendale della O. P. (organizzazione di produttori) che fa capo al gruppo sardo-campano Gagliardi. «Il “tema” l’abbiamo voluto noi: produce molto e non è soggetta all’atrofia del capolino. La strada della O.P., che si rivolge alla grande distribuzione è una garanzia», spiega Batzella, «Avere carciofi con tanto anticipo non è solo un bene», dice anche Francesco Setzu, «perché in questo periodo si subisce la concorrenza dei pugliesi».

I. Pillosu – L’Unione Sarda del 20/10/2012

 

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