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Sardex, la moneta virtuale ha ammaliato 800 imprese

di Simone Lasio Letto 2.410 volte0

L’attività dell’azienda con sede a Serramanna cresce del 300% e dà lavoro a venticinque persone. Tra qualche giorno si trasferirà in una nuova sede.

In appena due anni ha avuto una crescita del 300%, associando oltre 800 aziende e arrivando a movimentare crediti per circa 500 mila euro al mese. Oggi è un fenomeno studiato in tutta Europa, e le proposte fioccano. Sardex non è più una piccola realtà imprenditoriale con sede al numero 72 di via Roma, a Serramanna, nella casa della nonna di uno dei fondatori. Oggi ha fatto il salto di qualità. Non solo perché nei prossimi giorni si trasferirà in una sede nuova, con spazi più grandi per accogliere i 15 dipendenti e i dieci advisor che battono il territorio regionale. La moneta virtuale è diventata qualcosa di tangibile, che presto si muoverà sui canali telematici delle App per cellulari e sui circuiti delle carte di credito, già usate all’interno della rete Sardex.net.

LA MONETA VIRTUALE. Chi pensa che sia una catena finanziaria o una semplice carta di credito si sbaglia. Sardex è qualcosa di diverso, nata per volontà di quattro soci (a cui poi se n’è aggiunto un quinto), che hanno deciso di dar vita a un circuito economico-sostenibile sul fronte monetario.
«In questo periodo le aziende fanno fatica a ottenere liquidità e di conseguenza a investire», spiega Carlo Mancosu, responsabile delle relazioni esterne dell’azienda, «abbiamo pensato di garantire loro un aiuto, per incrementare il fatturato, spostando il 15-20 per cento dei ricavi, non di più, su un circuito che permette alle aziende o di aumentare la produzione oppure di trovare soluzioni alternative per finanziare la propria attività». Il meccanismo può apparire complesso ma non lo è. Ci si iscrive (da 150 a 1.000 euro la quota a seconda del fatturato) al circuito, si paga un abbonamento per i servizi (da 350 a 2.500 euro l’anno sempre sulla base dei ricavi dell’azienda) e si entra a far parte di un circuito fatto di 800 imprese. «Funziona come una vera e propria camera di compensazione», spiega Mancosu, «quando si compra, prima di vendere, si va in rosso, mentre l’asticella viene riportata in equilibrio man mano che si mettono sul mercato i propri prodotti, sempre all’interno del circuito». Tutto viene fatturato in modo minuzioso, si versa l’Iva. È una permuta vera e propria che non si allontana dai tradizionali canali commerciali. La differenza è che tutto avviene con una moneta virtuale che, pur avendo lo stesso valore dell’euro, finisce per garantire un canale alternativo di approvvigionamento per le imprese. E i privati? Se sono dipendenti di un’azienda che ha aderito al circuito, possono ottenere una prestazione in cambio di un valore futuro da avere dal loro datore di lavoro. «Si può chiedere ad esempio al dentista di pagare in Sardex e poi sarà l’azienda per cui lavora il cliente a scontare il valore dallo stipendio del dipendente», spiega Mancosu.

L’OBIETTIVO. Fare business, creare occupazione, promuovere il territorio. Sono questi dunque gli obiettivi che si sono posti fin dall’inizio i soci di Sardex, ma soprattutto hanno due motti. «Prima si fa e poi si parla», spiega Carlo Mancosu, e «fare rete, puntando sul mercato locale. Uniti si può affrontare la crisi, che è soprattutto di tipo finanziaria e non produttiva». Se si continua a lavorare, appunto, perché non provare a uscire dal tunnel aggiungendo un circuito di vendita a quello tradizionale. Sardex nasce proprio su questa base. Non è un’attività finanziaria, ma vuole essere una stanza di compensazione della crisi, attraverso un meccanismo che permette di investire anche quando la liquidità è poca. «Se un agricoltore ha necessità di un anticipo per acquistare le semenze, una parte può ottenerla grazie al nostro circuito, e così può fare a meno di utilizzare la sua liquidità», osserva Franco Contu, anche lui tra i fondatori di Sardex. L’obiettivo, dunque, è di tipo solidaristico. Il business non è tutto. «Ci preoccupiamo se l’utilizzo del Sardex va oltre il 15-20% del fatturato complessivo di un’azienda», spiegano. In via Roma 72, a Serramanna, si respira un’aria nuova: si lavora in qualcosa in cui si crede. «Le nostre competenze, l’unica cosa che non manca in Sardegna, sono a disposizione del territorio». Ecco perché vivere in un centro di 10 mila abitanti, per chi parla con leggerezza di brokeraggio e teorie monetarie, non è un sacrificio. «Diciamo che spostarci anche solo a Cagliari non ci interessa». Il futuro è qui.

Giuseppe Deiana – L’Unione Sarda del 26/10/2012

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