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Un missionario sul Rio delle Amazzoni: Don Giuseppe Luigi Spiga

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Se fosse rimasto a Cagliari adesso sarebbe alla guida di una grande parrocchia. Aveva l’esperienza e soprattutto sapeva stare tra la gente e farsi voler bene. Invece quattro anni fa don Giuseppe Spiga parte per il Brasile, missionario “fidei donum”, cioè prestato per aiutare le piccole comunità cristiane nelle zone equatoriali attraversate dagli affluenti del Rio delle Amazzoni.

«La mia si trova nello stato del Maranhao, a 230 chilometri dalla capitale Sao Louis , parrocchia di Matinha , 23 mila abitanti ( età media della popolazione molto bassa) sparsi in 60 villaggi. Posso visitarli e celebrare messa 2-3 volte l’anno. I laici – dice il sacerdote – sono la base di tutto il nostro lavoro di evangelizzazione e nelle parrocchie non raggiunte dal prete loro tutte le domeniche celebrano la liturgia della Parola».

Non è stata una decisione improvvisa quella di don Spiga. Negli anni del seminario la vocazione alla missione oltre i confini italiani era tra le possibili opzioni sacerdotali, concretizzata nel 2008. Aveva due possibilità di scelta: Brasile o Kenya .

«Il missionario non decide dove andare, dà la disponibilità a partire e ne fa richiesta, poi le esigenze pastorali, gli accordi del vescovo che ti invia e del vescovo che ti riceve e, naturalmente lo Spirito Santo, fanno il resto».

Un salto in un mondo nuovo anche nell’organizzazione religiosa.

«La parrocchia è articolata in 67 comunità ecclesiali di base, coordinate da uno o due laici ciascuna. Principale obiettivo – aggiunge il quarantenne sacerdote originario di Serramanna – è l’annuncio del vangelo attraverso le missioni popolari, attuate in tutta la diocesi di Viana alla quale la parrocchia appartiene. Programmi di catechesi, di aiuto alle famiglie carenti, in modo particolare ai bambini; coscientizzazione sui diritti dei cittadini; scuola di ricamo per ragazze sono il principale impegno pratico del mio lavoro sacerdotale».

Missionario per far chè nel cuore dell’Amazzonia?

«Annunciare la buona novella e promuovere pace e giustizia: questo è stato il tema della settimana missionaria celebrata nel mese di agosto. La parola di Dio – dice don Spiga – non può fermarsi all’annuncio. Deve trasformarsi in azione e portare le persone a realizzare in se stesse le promesse del Messia. La povertà più grande della popolazione maranhense è la schiavitù culturale, il non credere in un futuro diverso, che si può sognare e che si possono realizzare sogni insperati. Dare speranza in un futuro diverso, aprire gli occhi degli impoveriti che i governanti sfruttatori rendono ciechi».

Mario Girau – La Nuova Sardegna del 09/11/2012

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