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Carciofi, pochi e carissimi: tante aziende a Serramanna e Samassi rischiano la chiusura

di admin Letto 3.512 volte0

Un mese fa, novembre inoltrato, si malediceva il caldo che costringeva i carcioficoltori ad irrigare fuori stagione. Ora la pioggia, in abbondanza, e il freddo sono arrivati ma il ritornello è lo stesso: «La crisi continua e i prezzi non sono remunerativi».

MALTEMPO «È un’altra annata nera: se prima abbiamo penato per la siccità che ha fatto proliferare le malattie costringendoci a costosi trattamenti antiparassitari, ora facciamo i conti con il freddo che non fa crescere i carciofi», argomenta Massimiliano Pontis, coltivatore di Serramanna. «Si va di male in peggio», interviene Efisio Orrù, anche lui di Serramanna, «abbiamo tagliato praticamente gratis la varietà “tema”, pagata in media 6 centesimi a pezzo, ma ora non è che con lo spinoso vada meglio».

L’8 DICEMBRE La festività dell’Immacolata, data in cui ogni anno il prezzo del prodotto lievita (nei mercati di Torino e Milano un carciofo spinoso, nel fine settimana, ha spuntato 70 centesimi), e il freddo hanno creato vantaggi economici ai produttori sino a un certo punto: il prodotto è scarso e la stagione di taglio non decolla. «E’ una di quelle annate che farà selezione di agricoltori», continua Massimiliano Pontis, facendo intendere che per molti la strada verso il fallimento è spianata. Gli agricoltori fanno i conti: «Per mettere sul mercato un carciofo occorrono 13 centesimi, e in media ci viene pagato 8 centesimi: sarà un’impresa rientrare dalle spese sostenute in estate per la coltivazione».

STRATEGIE Anche a Samassi, dove sono coltivati oltre mille e 500 ettari a carciofo, si soffre per l’annata no. «La nostra economia, basata sul carciofo, è in forte sofferenza a causa della contrazione dei mercati e dei costi di produzione sempre più elevati a fronte di prezzi di vendita ai grossisti non più accettabili. E il trend per il futuro non sembra migliorare», è l’analisi è del sindaco Enrico Pusceddu che ritiene «necessaria una seria riflessione sul futuro delle coltivazioni che devono puntare sempre più sulla qualità e sulle peculiarità dei nostri territori piuttosto che sulla mera quantità che ci mette in concorrenza con zone del sud Italia e del nord Africa sempre più aggressive e attrezzate».

LA SAGRA Una settimana fa, a Samassi, si è celebrata la XXVI Sagra del Carciofo. «È stata l’occasione per parlare non solo di marketing e strategie di mercato, ma anche di produzioni alternative e sostenibili», continua Pusceddu. Francesco Setzu, imprenditore del carciofo samassese, va anche oltre. «Occorre programmare le coltivazioni, le quantità di da piantare. Il “tema”, per esempio, non può superare il 10 per cento dell’intera produzione altrimenti si va incontro alla situazione attuale: superproduzioni a settembre e prezzi da fame». Il gelo potrebbe dare il colpo di grazia all’annata. «Sembra di essere tornati alle annate del passato, col freddo che faceva salire i prezzi del poco prodotto sul mercato: speriamo bene», chiude Setzu.

I. Pillosu – L’Unione Sarda del 09/12/2012

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