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Colpo alle Poste di Serramanna. I testimoni: “Non ci siamo accorti di niente”

di admin Letto 2.795 volte0

Per svaligiare l’ufficio postale di Serramanna e portare via i sessantamila euro delle tredicesime dei pensionati, due banditi non hanno neppure avuto bisogno di mettere in mostra pistole e fucili. Sono entrati nello stabile durante la notte rompendo il vetro del bagno, hanno atteso l’arrivo del direttore e degli impiegati e, dopo averli minacciati («ubbidite o vi uccidiamo») hanno atteso pazientemente l’apertura della cassaforte a tempo (alle 8,20 di ieri). Poi sono spariti dal retro, facendo perdere ogni traccia. Indagano i carabinieri di Sanluri.

I banditi hanno atteso l’arrivo del direttore e degli altri impiegati. Poi hanno aspettato pazientemente l’apertura della cassaforte a tempo, alle 8,20, e l’hanno svuotata. Così, ieri mattina, nell’ufficio postale di Serramanna due malviventi hanno portato via i soldi delle pensioni e delle tredicesime. Fra i 50 e 60 mila euro, custoditi nel caveau dell’ufficio postale di via XXV Aprile, finito ieri mattina nel mirino di due rapinatori che gli inquirenti definiscono «tutt’altro che sprovveduti». E longilinei, almeno uno, se davvero – come pensano gli inquirenti – per entrare dentro gli uffici sono passati dalla finestra del bagno. Infondata invece l’altra ipotesi, cioè un buco praticato sul soffitto.

PROFESSIONISTI «Si tratta di rapinatori professionisti», è la convinzione del capitano Gianluca Puletti (comandante della Compagnia dei Carabinieri di Sanluri) che coordina le indagini sul colpo, evidentemente, pianificato da tempo.
Non erano ancora le 8 del mattino quando il direttore della filiale, Antonio Onnis, 53 anni, di San Gavino, ha infilato le chiavi nella serratura della porta dell’ufficio postale, all’angolo fra via XXV Aprile e via Fratelli Bandiera. Ad attenderlo c’erano i banditi. I due uomini mascherati e con i guanti dovevano essere nascosti da qualche ora e hanno fatto subito fatto capire le loro intenzioni al dirigente: «È una rapina: se non fai quello che diciamo ti ammazziamo». Così sicuri del fatto loro che non hanno neppure esibito armi.

L’ATTESA A quel punto si è trattato solo di attendere. Con grande freddezza i malviventi hanno accolto gli altri impiegati che arrivavano al lavoro. «È una rapina: state calmi e andrà tutto bene, altrimenti vi ammazziamo». La stessa frase, sempre senza agitare nessuna arma, è stata rivolta ai cassieri. «Abbiano cercato di mantenere la calma», è stato il racconto del direttore ai carabinieri. Né a lui, né ai colleghi è passato per la testa di provare a sfidare i banditi che, probabilmente, avevano le armi nascoste.

TERRORE Per il direttore Antonio Onnis e gli impiegati, in ostaggio dei banditi sono stati minuti di grande tensione e paura. Alle 8,20 la cassaforte a tempo poteva essere aperta. Il direttore, sotto ricatto, ha digitato la combinazione e il caveau si è aperto. I banditi hanno arraffato il bottino, «tra i 50 e 60 mila euro» secondo gli inquirenti, e si sono dileguati davanti a decine di persone, in attesa di ritirare le pensioni e di altre operazioni agli sportelli.

LE RICERCHE L’allarme, immediato, ha fatto scattare la caccia all’uomo. Sulle tracce dei due banditi si sono messi i carabinieri della stazione di Serramanna guidati dal maresciallo Gloria Mercurio, e della Compagnia di Sanluri. In volo si è levato anche un elicottero dell’Arma, che ha seguito dall’alto le fasi della caccia all’uomo estesa all’interno di Serramanna e al circondario. Tutto inutile, almeno per ora.

SPARITI I banditi hanno fatto perdere le tracce e, con loro, hanno preso il volo anche i soldi destinati alle pensioni e alle tredicesime dei serramannesi. Le indagini, coordinate dal capitano Puletti, puntano a ricostruire i movimenti dei banditi. Se hanno agito da soli o se c’era un basista, magari del posto, che può averli aiutati a pianificare il colpo. Ancora: se fuori ad attenderli avessero un complice che li ha aiutati a sparire nelle strade attorno alle Poste. «I rapinatori hanno atteso, in una parte non coperta dall’allarme volumetrico, l’arrivo del direttore», continua la ricostruzione degli inquirenti che stanno verificando le riprese della telesorveglianza. Fondamentale il lavoro del reparto scientifico dei carabinieri, alla ricerca di eventuali tracce lasciate dai banditi.

I TESTIMONI. «Non ci siamo accorti di niente»

Viso tirato per la tensione, Antonio Onnis, il direttore dell’ufficio postale di Serramanna rapinato ieri, va dritto senza proferire parola. Come lui anche gli altri impiegati (una decina in tutto nella filiale che conta quattro sportelli), che non aprono bocca su quanto accaduto. I dipendenti delle Poste di Serramanna hanno trascorso un paio d’ore nella caserma dei carabinieri, in corso Repubblica, per rispondere alle domande del comandante della stazione, il maresciallo Gloria Mercurio.

«Portavo mia figlia all’asilo e ho visto il grande trambusto», racconta Flavia Inconi, una giovane donna che ha assistito in diretta all’ultima fase della rocambolesca rapina: «Ho visto l’assembramento di gente e le vetture dei carabinieri, ma poi basta». Diretta verso l’asilo di via Fratelli Cervi, Flavia Inconi è passata in via XXV Aprile, davanti all’ufficio postale rapinato. I banditi, a quell’ora, avevano già preso il volo passando presumibilmente dalla parte posteriore delle Poste, dal giardino sul lato di via Fratelli Bandiera. Nessuno, fra le persone (una decina) che attendevano l’apertura dell’ufficio postale li ha visti.

Nessun incontro ravvicinato coi rapinatori neppure per Cosetta Piras, che col marito Marco Zuddas gestisce un emporio di elettrodomestici proprio di fronte all’ufficio postale: «Ci siamo accorti di tutto solo a cose fatte: c’era tanta gente davanti alle poste e molte auto dei carabinieri». Impossibile, per lei, anche spaventarsi.

Le fasi dirette, ad alta tensione, della rapina si sono svolte all’interno del caseggiato: Antonio Onnis e gli altri dipendenti, minacciati di morte dai banditi, hanno ceduto al ricatto e aperto la cassaforte. Fuori, la fila di pensionati si è ingrossata di fronte alla serranda abbassata. In molti dovevano ritirare la tredicesima, ma hanno fatto dietrofront. “Poste chiuse per rapina”: operativo solo lo sportello Postamat, ignorato dai banditi e preso d’assalto ieri per tutta la giornata.

Quel blitz fallito appena tre anni fa

Il colpo messo a segno ieri mattina da due ignoti banditi è solo l’ultimo che ha visto nel mirino della criminalità l’ufficio postale di Serramanna, alla ribalta della cronaca nera, la prima volta, nel 2004. L’episodio più di recente tre anni fa, nel 2009: ancora a dicembre, e ancora una volta pensioni e tredicesime nel mirino dei banditi, intercettati però dai carabinieri all’interno dell’ufficio, e arrestati. Il colpo, allora fu sventato e il contenuto della cassaforte, 100 mila euro circa, che doveva servire a pagare le tredicesime di fine anno ai pensionati, rimase intatto.

Il 5 aprile del 2004, andò a finire diversamente. I ladri, quasi certamente professionisti, riuscirono a svuotare la cassaforte dell’ufficio postale, lasciando i vecchietti di Serramanna senza pensione. Il colpo, che fruttò fra i 30 e 40 mila euro, venne messo a segno durante nella notte fra sabato e domenica. Dopo aver disattivato l’impianto d’allarme, i malviventi avevano quindi forzato una porta e si erano introdotti all’interno degli uffici. La fiamma ossidrica era invece servita ad aprire un buco nella cassaforte e per arraffare i soldi. Il colpo venne scoperto il lunedì mattina dal direttore dell’ufficio, Gianfausto Espa.

Scenario e modalità simili, ma esito differente per il furto del 4 dicembre 2009, conclusosi con l’arresto dei due ladri: Erard Fenu di Samassi e Gianfranco Muscas di Iglesias. I due banditi, intenti a forzare la cassaforte, vennero sorpresi all’interno degli uffici e arrestati. Lancia termica, ricetrasmittenti e attrezzatura per inibire le trasmissioni radio e telefoniche: l’armamentario, anche allora, era inequivocabilmente quello di autentici professionisti. I banditi avevano forzato la posta d’ingresso, neutralizzato il sistema d’allarme e con una fiamma ossidrica avevano aperto un foro nella parete della cassaforte. L’arrivo dei carabinieri mandò a monte il colpo.

Ieri il nuovo blitz. I banditi, stavolta, hanno alzato il tiro e agito in maniera spregiudicata, prendendo in ostaggio direttore e impiegati, seppure senza l’uso di armi.

I. Pillosu – L’Unione Sarda del 02/12/2012

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