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Perda Fitta: il culto della dea madre in Sardegna

di admin Letto 8.005 volte3

Perda Fitta

Ti ho toccata!
Ti ho abbracciata forte
con tutto il mio essere
lasciandomi invadere
in ogni più intima fibra
dal calore ancestrale
della tua energia monolitica.

Non credevo fossi cosi bella,
cosi rassicurante e solida,
eppure tenera e avvolgente…

E ho capito all’improvviso
che sono parte di te
fin dalla notte dei tempi,
perchè tu mi hai generato
e al tuo grembo tornerò,
Madre Terra,
alla fine dei miei giorni,

mentre soli e galassie
continueranno, indifferenti,
fino allo schianto accecante
nel buio cosmico,
la loro folle corsa
verso l’ignoto.

(Bruno Garau – 01/12/2012)

Perda Fitta - Foto di A. Mannias
Perda Fitta – Foto di A. Mannias

L’Associazione culturale Il Pungolo ha organizzato sabato 1 dicembre una serata dedicata al culto della dea madre in Sardegna con riferimento ai menhir presenti a Serramanna, in particolare Perda Fitta.

Il noto archeologo nuorese, prof. Giacobbe Manca, direttore della rivista “Sardegna Antica” ed  esperto in materia ci ha illustrato in maniera chiara e concisa i vari aspetti del culto della dea madre, ed ha documentato con numerose immagini le differenze e le affinità rispetto alle diverse culture del mondo. Ma se tutti abbiamo potuto constatare l’universalità di questo antichissimo culto, il prof. Manca ha sottolineato il carattere di assoluta unicità del nostro menhir Perda Fitta, per il quale ha affermato che “non ne esiste una uguale”, da qui l’importanza di tutelarla e renderla accessibile come bene della comunità.

Il culto della Grande Dea è legato all’opulenta cultura agricola del neolitico, come dimostrano le statuette cosiddette “steatopigie” (grasse) che rappresentano la divinità femminile nel suo ruolo di nutrice e portatrice di fertilità e le sue forme, generose e terrene, rimandano sia alla produzione agricola che alla sfera sessuale umana. Gli antichi vedevano nella donna un essere superiore, padrone della vita e della morte perché la gravidanza era un miracolo inspiegabile dal quale l’uomo era escluso.

Il culto della Dea Madre ha attraversato i millenni prendendo varie forme, dalla Ishtar assiro Babilonese, alla Astarte Fenicio-Cananea, ad Iside degli Egizi fino a Maria Vergine, mantenendo pur nel rispetto delle diverse religioni i suoi connotati di protettrice e consolatrice. Pur continuando ad esistere e ad avere culti propri, la figura della “dea madre” è uno dei tratti che accomuna praticamente tutte le grandi religioni del mondo, ed è tuttora presente nel sentimento religioso dell’uomo contemporaneo.

Prof. Manca ha preceduto la sua relazione con una visita ai tre diversi siti, Perda fitta, il menhir di Sa bia de is perdas e quello del parco giochi e l’incontro ha visto una grande partecipazione di pubblico, attento e curioso che, con numerosi interventi ha animato la sala del Montegranatico. La serata si è conclusa con la lettura di una lirica dedicata proprio a Perda Fitta, composta da Bruno Garau e interpretata con passione da Maria Antonietta Tocco, che ringraziamo.

Se il prof. Giacobbe Manca ha ringraziato la cittadinanza per la calorosa accoglienza, Il Pungolo ringrazia il professore per la bella sferzata di cultura, onesta e ben comunicata, e il pubblico che ha contribuito ad animare la serata. Inoltre è doveroso ringraziare il proprietario del terreno dove si trova il menhir, che ne ha gentilmente consentito la visita, l’amministrazione comunale per la concessione della sala del Montegranatico, Alessandro Venuto per la preziosa collaborazione tecnica, Lucio e Silvia “Creazioni d’arte” per la ceramica artistica offerta al prof. Manca in ricordo della serata, e infine il prof. Ferdinando Medda, noto artista locale, che ci ha fatto conoscere e ha favorito i contatti con l’archeologo.

Crediamo che l’incontro sia stato l’occasione per conoscere e valorizzare queste importanti testimonianze del passato ma anche per recuperare le radici storiche e religiose della comunità serramannese.

Il Pungolo

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Commenti (3)

  1. Che bella poesia… ne ho una anche io tutta per me <3

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  2. Una piacevole serata di cultura che ci ha consentito di immergerci in un passato remotissimo. Con gli amici del Pungolo ho potuto condividere la preziosa e particolareggiata lettura della morfologia dei tre menhir serramannesi attraverso la spiegazione in loco dei dettagli evidenti e soprattutto di quelli meno evidenti alla semplice vista. Il Prof. Manca, con intensa e piacevole passione, ci ha trasmesso il significato sociale (aggregante) culturale e religioso rivestito dalle nostre “pietre” nel contesto della vita quotidiana dei nostri antenati. Inoltre condivido pienamente il messaggio che ci ha trasmesso sulla necessità di tutelare questa parte importante della storia e della cultura dei nostri avi, promuovendo una saggia custodia ed una opportuna valorizzazione dei siti di rilievo presenti nel nostro territorio.

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