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«Non è disperazione, solo criminalità»

di Andrea Mura Letto 2.940 volte0

«Non spetta a me dirlo ma gli autori di questi fatti non sono nostri compaesani». Il sindaco di Serramanna, Sergio Murgia , l’aveva dichiarato al nostro giornale qualche giorno fa, e l’ha ripetuto ieri. Quando nella caserma di corso Repubblica ha compiuto il passo istituzionale e ringraziato il maresciallo della stazione Gloria Mercurio per l’azione che ha mandato a monte il colpo al Banco di Sardegna e per la cattura di uno del tre rapinatori, l’orgolese Francesco Pira. «Le rapine non ci appartengono: la comunità di Serramanna reagisce alle difficoltà in altra maniera, con il lavoro, la solidarietà e non certo commettendo delitti».

I natali barbaricini del rapinatore acciuffato dal maresciallo Mercurio confermano la tesi del sindaco ma in paese la preoccupazione serpeggia. La paura è che, ormai, si possa essere tutti nel mirino: negozianti, tabaccai, cassieri di supermarket. «Certo che quello che è successo ieri mi mette in agitazione, inutile negarlo: la mia attività potrebbe essere l’obiettivo per una rapina», dice Franco Basile , titolare della storica gioielleria di Serramanna, in piazza Martiri, a qualche metro dalla Banca presa di mira l’altro ieri. , il primo ad iscriversi nella lista dei preoccupati per la recrudescenza dei crimini. In pochi giorni il blitz armato alle Poste e tentata rapina al portavalori della Fiamma 2000 e, ancora prima, rapina al cassiere del market Simply, al titolare di una catena di abbigliamento, alla Banca San Paolo, ad un ispettore di assicurazioni. «Lavoro in questo campo da 40 anni e il rischio rapina l’ho sempre messo in conto ma spero che nessuno voglia sfidare i miei sistemi di sicurezza: allarme e videosorveglianza 24 ore su 24 collegati con una centrale», aggiunge Basile.criminalita-a-roma-cresce_thumb-e1351617249652

Venerdì pomeriggio, dietro ai nastri bianchi e rossi posti dei carabinieri attorno alla scena del crimine, c’erano centinaia di persone. Comparse, irrinunciabili, in una scena che sembrava il set di un film. «Non voglio giustificare certi atti, ma a Serramanna c’è qualcosa che non va», dice Augusto Medda , pensionato delle Ferrovie, che parla «di disoccupati che fanno a fatica persino a mangiare, di furti di carciofi o altro per racimolare qualche soldo». Sciocchezze, certo, in confronto ad una rapina, ma il segno di un malessere che per Carlo Palher , operatore di una radio universitaria, ha una matrice precisa: «Ogni giorno si sente parlare di rapine, sequestri: tutta colpa della mala politica. Le persone sono disperate e non sanno come andare avanti e il malessere sfocia in questo modo».

«Ho cinquant’anni, ero nel campo della calzature da 30 anni e so fare solo quello, cerco di ingegnarmi ma non è facile», è la testimonianza emblematica di Gianni Serra , che ha visto morire (crisi e concorrenza le cause) qualche mese fa il suo emporio di calzature, ma non assolve i rapinatori, veri e potenziali: «Quella è gente che non ruba certo per dare da mangiare i figli». Nessuna giustificazione neppure da Fabio Casu , ex assessore comunale che affida a Internet e Facebook il suo sfogo personale: «Ogni giorno cerco soluzioni per uscire dalla crisi, ma mai ho pensato a pianificare una rapina. Sono contro chi cerca di giustificare le persone che ricorrono a certi gesti: le rapine fanno parte del repertorio della malavita».

I. Pillosu – L’Unione Sarda del 06/01/2013

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