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..Finché morte non ci separi….

di Andrea Mura Letto 4.882 volte8

di Giorgia Mascia

La giornata internazionale della donna (comunemente definita festa della donna) ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo (fonte: wikipedia ).733858_4642294011745_659081237_n

 

…anche quest’anno non si sprecheranno le iniziative di sensibilizzazione al rispetto nella giornata dedicata alle donne ..

E qui mi fermo.

Ci vuole un po’ per recuperare un po’ di lucidità dopo aver letto dell’ennesimo incontro a favore delle donne, contro la violenza di genere, pubblicizzato a gran voce , come se da questo evento anche quest’anno dipendesse la nostra sicurezza e il nostro futuro di donne libere e rispettate.

Ne ho appena letto uno … La Commissione pari opportunità e il Cif organizzano “la giornata della donna”… Già il titolo sa di “essere “ dimenticato, da festeggiare una volta all’anno ….Pericolo di estinzione.

E Poi leggi i soliti ospiti illustri che illustreranno tutta una serie di servizi al servizio della donna in difficoltà che più paura non avrà!

Scusate lo so, sono sarcastica, ma se ci penso mi sale la rabbia , prima mi si attorcigliano le budella , poi mi viene quasi da vomitare.

 

Lo so.. Loro, i servizi..Quelli che dovrebbero tutelarle le donne, cercano di fare il possibile , di dare il massimo .. Ma si sa sono oberati di lavoro , c’è poco personale , non ci sono soldi. Poi ci sono le forze dell’ordine , che mettono tutto in ordine anche quando c’è troppo casino …. loro riescono a far tornare un apparente calma e normalità…risolvono tutto con “una normale lite in famiglia.”…. Non mancano mai in queste occasioni gli amministratori che non sanno mai da dove iniziare … Loro sono sempre disponibili ma gli si legge bene in faccia: “se sono troppo duro poi il mio amico che alza le mani non mi vota ..ma si sa lui lo fa però è una brava persona…. beve solo un po’ troppo…”

Il centro antiviolenza, questo è il servizio più interessante che ho conosciuto, mi piacciono e mi fanno tenerezza, loro devono custodire tutta una serie di segreti inenarrabili , per la privacy , ma sono sicura che anche loro vorrebbero urlare lo schifo e vorrebbero essere più d’aiuto, loro soffrono con noi.

“Noi” siamo tutte le donne che io conosco che hanno subito in qualche modo violenza in famiglia, da un padre, da un marito, da una madre, da un fratello, ne conosco molte, ci si riconosce, basta superare lo scoglio della paura e dell’indifferenza.Ora vi chiederete “Perchè noi , di chi stai parlando? Parla per te, se hai subito violenza sono fatti tuoi, noi siamo gente per bene che non mette in piazza le cose di famiglia.”

Una volta superato ci si apre e ci si racconta….come un fiume in piena si attraversano con timore gli eventi , le paure, e poi ci si scansa…per non essere di nuovo travolte dal dolore.. e piano piano si torna in riva ad attendere che qualcosa cambi…. con la consapevolezza che niente cambierà …. e che nessuno potrà salvarti.

Ogni donna che ha attraversato l’inferno , che ha smesso di vivere , che ha respirato la paura sa di cosa parlo , sa che parlarne è infierire di nuovo sulle ferite mai chiuse , perché malgrado ti dicano di denunciare o di difenderti loro sanno benissimo che non servirà a tanto .. che te la dovrai gestire tu la paura , che dovrai difenderti da sola .

A volte si aggiustano in famiglia le faccende di violenza… sono i figli che decidono per la madre … noi non vogliamo che voi vi separiate … e costringono la madre , una donna , a subire violenza per il loro bene, a fare sesso con il proprio carnefice perché loro amano entrambi i genitori…..e poi c’è l’omertà del vicino, la famiglia che non vuole scandali , tua sorella che non ti ospita , la società tutta che giudica , che pensa sia facile separarsi … prova tu a separarti quando hai una persona accanto che ti sussurra … “finché morte non ci separi “…

 

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Commenti (8)

  1. Buongiorno , ringrazio la redazione di A Serramanna per aver pubblicato il mio articolo , mi aspettavo che suscitasse delle reazioni e dei commenti , ma a quanto pare il discorso delle violenze di genere è ancora un tabù per molti.

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  2. Brava Giorgia hai scritto cose giustissime per dare un senso giusto a questa “GIORNATA”e nn “festa “come molti usano dire ,buona giornata a tutte

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  3. Grazie Pina , la mia denuncia , o se preferite testimonianza , non deve essere fraintesa come un attacco agli uomini. Anzi sono consapevole delle difficoltà e della sofferenza che sopratutto in questo periodo attraversano i papà separati e gli uomini delusi dalle loro ex . Ritengo che il non parlarne ( questo non vuol dire parlarne in piazza o scrivere articoli come ho fatto io , ma ci si può rivolgere ad un amico o ad un esperto ) non faccia altro che aumentare le distanze tra uomini e donne. Chiunque abbia delle difficoltà dovrebbe avere la possibilità e la facilità di chiedere aiuto .

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  4. scusate ma ho trovato questo interessante articolo.
    UOMINI CHE AMANO POCO La psicoterapeuta americana Robin Norwood e la sua opera, “Donne che amano troppo”, hanno aperto la strada allo studio delle dipendenze relazionali soprattutto nelle donne. Così sappiamo un bel po’ sull’affettività femminile, su questo “amare troppo” che ammala e distrugge. Sappiamo che alla base del dolore esistenziale prodotto da certi rapporti c’è in molte ragazze il desiderio disperato di recuperare una stima di sé carente, di riscattarsi da meccanismi familiari che le hanno incastrate e svilite. La Norwood ha inaugurato un filone di letteratura psicologica pressoché inesauribile, ma, per quanto ne so, molto si studiano le donne che amano troppo e ben poco si sa degli uomini che amano poco, coloro che fanno il paio perfetto con le loro compagne autodistruttive.

    Chi sono gli uomini che amano poco? Intanto, a differenza delle loro prede, è difficile studiarli perché chiedono aiuto molto raramente. Disconoscono l’efficacia della psicoterapia e tendono a cercare soluzioni da soli. Troppo orgogliosi per richiedere una consulenza e, spesso, per accettare il più semplice dei consigli, gli uomini che amano poco giungono all’attenzione dello psicologo solo quando si trovano in gravi condizioni, quando si sentono al limite o, più raramente, solo se spinti dalle/dai loro partners.

    Gli “uomini che amano poco”, sono ignari della loro condizione, diciamolo subito. Appaiono spesso inconsapevoli del fatto che il loro agire generi dolore e mostrano costernazione se gli si chiede di spiegare come concilino le loro dichiarazioni damore con i loro comportamenti. Gli uomini che amano poco sono capaci di immensi slanci romantici e incredibili seduzioni, azioni a cui fanno seguire senza soluzione di continuità tradimenti, arrabbiature, distanze inspiegabili, violenze o sparizioni che non verranno mai giustificate sinceramente. Al contrario delle loro compagne, spesso svalutate da almeno uno dei genitori nel corso dell’infanzia, molti uomini che amano poco provengono da famiglie che li hanno sin da piccoli investiti di aspettative positive, incoraggiati e supportati sul piano concreto mentre, nel contempo, li deprivavano affettivamente.

    Ma non si può mai fare di tutta l’erba un fascio. L’immensa prateria degli uomini che amano poco comprende diverse specie, una moltitudine che può essere descritta solo tollerando ampie approssimazioni ma che risulterà comunque utile ai lettori e alle lettrici che intendano cominciare a tutelarsi dal pericolo di rimanere invischiati nei giochi di questi uomini e ragazzi. Come terapeuta, so bene quanto possa essere devastante un rapporto (a volte un matrimonio) con uomini che non hanno sviluppato una struttura affettiva tale da sostenere e alimentare, alla pari, una relazione stabile e soddisfacente.

    Scrive la grande scrittrice francese Marguerite Yourcenar: “L’amore è un castigo. Ci punisce di non aver saputo restali soli.” Per chi entra nelle spire di una relazione con un uomo che ama poco, nulla sarà mai più vero di questo. La relazione con questi uomini si trasforma in un inseguimento, un alternarsi di dolore profondo e di calma apparente, un sentirsi vuote eppure incapaci di lasciar perdere e di liberarsi. Un castigo. Per quanto diversi gli uni dagli altri, gli uomini che amano poco sono accomunati dal fatto che – spesso senza volerlo – ingenerano nelle loro partner un costante senso di insicurezza e un persistente e crescente senso di colpa e di inadeguatezza. Tali sentimenti funzionano come trappole e incollano la “vittima” in modo sempre più saldo e disperato all’uomo che non cessa comunque di amarla anche se poco, pochissimo, di meno ogni giorno che passa ma senza mai smettere di somministrare dosi minime del suo sentimento, perché questo vorrebbe dire perdere tutti i vantaggi di avere una relazione con un compagno o compagna così asservito e rassicurante. Altra cosa che accomuna gli uomini che amano poco è che di rado hanno avuto relazioni di qualche importanza prima dei venticinque anni, e molto spesso riescono a scansare lungamente relazioni caratterizzate da qualunque forma di impegno chiaro (condivisione di amici, frequentazione di parenti del/la partner, progettualità, ecc.). Le comunanze di carattere generale tra gli uomini che amano poco finiscono qui, per il resto ognuno ha la sua storia e le sue peculiarità, ciascuno sviluppa un vero e proprio stile personale di disimpegno affettivo, stile che permette a molti di loro di adattarsi al contesto sociale e alle sue richieste. Tutti gli uomini che amano poco presto o tardi si procurano una compagna che utilizzano per allinearsi alla massa, cosa che gli consente, in fondo, di mimetizzarsi tra altri maschi e continuare così la propria inconsapevole opera distruttiva sottobanco, procurandosi talvolta una o più amanti da soggiogare.

    Per ora, ho individuato almeno sette schemi diversi, sette tipologie di uomo che ama poco. Come tutte le categorizzazioni, anche questa è necessariamente riduttiva, ma bisogna pur costruire una mappa per muoversi in un territorio così vasto come il deserto popolato da queste persone e dalle loro storie. Le considerazioni che seguono sono per lo più ricavate dalle osservazioni compiute in psicoterapia e sulle riflessioni fatte con pazienti che hanno deciso di liberarsi per sempre di partners che amano poco. Più raramente è stato possibile lavorare direttamente con questi uomini, che nella gran parte dei casi non chiedevano aiuto per se stessi ma volevano soltanto assicurarsi che il/la partner non gli “sfuggisse” a causa del cambiamento paventato dall’inizio della terapia.

    1) l’uomo in multiproprietà; 2) il narcisista perverso; 3) l’uomo diviso; 4) l’eterosessuale omo-affettivo; 5) il non-s*ssuale; 6) l’omosessuale irrisolto; 7) il possessivo distruttivo.

    1) L’uomo in multiproprietà. Gli uomini che amano poco appartenenti a questa categoria si distinguono per la loro assoluta incapacità di dedicarsi, se non per brevissimi periodi, a una sola partner per volta. Sono veri e propri collezionisti. In casi estremi riescono a formare più coppie contemporaneamente e a creare più famiglie, così da diventare anche padri in multiproprietà. L’aspetto apparentemente incomprensibile è che l’uomo in multiproprietà è molto generoso nelle sue manifestazioni affettive e spesso estremamente passionale. Questo manda completamente in confusione le sue “vittime”, che continuano a sentirsi “amate” e dunque a indulgere sui continui tradimenti. Le donne degli uomini in multiproprietà a volte finiscono per solidarizzare, prendere contatto l’una con l’altra stabilendo norme (non dette) che regolino le reciproche porzioni d’amore. Il dramma è che l’uomo in multiproprietà sosterrà sino alla fine di amare veramente queste persone, anche quando ne constata la sofferenza che provoca in loro. Non gl’importa. Non rinuncerà per nulla al mondo a una delle sue compagne se non quando ne avrà totalmente esaurito le risorse e la dignità. La tendenza è quella di legarle a se costruendo vincoli oggettivi e stabili di dipendenza, per esempio rendendole dipendenti professionalmente o economicamente, oppure facendo con loro dei figli. Lo schema di questi uomini che amano poco si basa probabilmente sul bisogno di controllare l’altro, avvertito come una promanazione di sé e non come agente autonomo e indipendente.

    2) Il narcisista perverso. Gli uomini che amano poco riconducibili alla categoria del “narcisista perverso” sono tra quelli che procurano il maggior numero di sofferenze. Il narcisista perverso utilizza le donne come fonte di conferma di sé, le seduce e le lusinga e poi, quando sente che il si è creato un legame d’amore, tende ad abbandonarle. Le telefonate si diradano, le scuse con cui il narcisista perverso si nega diventano sempre più fantasiose e talvolta si fanno assurde. Egli cerca comunque di mantenere un’immagine pulita e positiva, e si concede di tanto in tanto pur di mantenere viva la dipendenza della partner. Il vero problema del narcisista perverso consiste con ogni probabilità nella ricerca della donna perfetta. Perciò nessuna amante sarai mai abbastanza per lui, anche quando dovesse esaurire tutte le proprie energie nel tentativo di conquistarlo. La frustrazione di questi uomini che amano poco è continua e pressoché ininterrotta in quanto sono destinati a sentirsi soli in un mondo di aliene ammaliatrici e seduttive, dalle quali si sentono minacciati.

    Le rare volte che il narcisista perverso entra in un rapporto durevole lo fa con grande slancio ed entusiasmo sopra la media, ma diventa in poche settimane algido e distante, si lascia andare a malumori che sfociano in veri e propri sfoghi di rabbia, e ha un atteggiamento ipercritico verso la compagna. “Devi dimagrire”, “Vai in palestra”, ” Quella camicetta ti sta male”, “Abbassa la voce, sei stridula”, ecc., sono alcune frasi tipiche di questi uomini. Seguono le “fughe”, appuntamenti mancanti, telefoni spenti e, dulcisinfundo tradimenti che però verranno sempre tenuti segreti.

    L’ultima caratteristica del narcisista perverso è la sua riluttanza a chiudere definitivamente una relazione. Anche quando il rapporto viene cessato di sua iniziativa, egli finisce per cercare una qualche forma di contatto con le proprie vittime.

    In ogni caso, per questi uomini che amano poco le donne sono solo pedine disposte sulla scacchiera di un gioco noioso. Come riconoscere un narcisista perverso? Oltre allo smodato interesse per l’esteriorità propria e altrui, per gli status symbol e per il denaro, questi uomini si distinguono per il fatto che di propria iniziativa tendono a dare molto, sono generosi e disponibili (solo nella fase del corteggiamento, però, dopo diventato astuti nel rifiutare l’invio di un solo sms) ma si rifiutano di accontentare anche la più piccola richiesta. Quando gli viene chiesto di fare qualcosa (qualcosa che magari avrebbero comunque fatto spontaneamente) si irrigidiscono e trovano delle scuse per non eseguire ciò che a loro suona come un ordine, un tentativo di usurpare il loro “potere”.

    Ciò che all’inizio della relazione ammalia le loro partner è proprio la tendenza a essere propositivi e fantasiosi; questo aspetto viene erroneamente scambiato per “amore” dalle ignare compagne. In realtà, l’eccesso di iniziativa è un modo per controllare e soggiogare l’altro (se propongo io, mantengo il controllo – tolgo a te degli spazi d’azione). Non è un caso che alla fine della storia le donne di questi uomini che poco “scoprano” di sentirsi manovrate, maneggiate come burattini e avvertano di aver subito dei cambiamenti, compiuto delle rinunce di cui non si erano accorte al solo scopo di confermare il volere del loro compagno.

    3) L’uomo diviso. L’uomo diviso ha sempre un buon motivo per risultare poco coinvolto e presente nel rapporto con la compagna. E’ diviso, a seconda dei casi, tra l’amore e la carriera, tra l’amore e la famiglia d’origine, tra la compagna di oggi e la ex tanto amata un tempo, e così via. L’uomo diviso ama poco e riesce sempre a trovare un eccellente giustificazione al proprio disimpegno. La sua afflizione risulta talmente persuasiva che la compagna dell’uomo diviso finisce non solo per scusarlo, ma addirittura diventa sua confidente e complice. Mentre lui si occupa, a seconda del caso, del lavoro, della mamma, dell’ex, ecc., la sua donna rimane a casa ad aspettarlo, espleta faccende importati al suo posto o addirittura lo affianca come una sorella o una suora laica per sostenerlo nella sua fondamentale missione. Quando poi la compagna chiede all’uomo diviso amore e attenzioni, egli reagisce mostrando sconforto e abbattimento, si lamenta di essere incompreso e accusa la partner di egoismo e superficialità. Nelle coppie più disfunzionali, quelle in cui quest’uomo che ama poco ama sostare il più a lungo possibile, può facilmente innescarsi una reazioni di fastidio, insofferenza e biasimo verso la donna che chiede di essere amata. Quando si sente sufficientemente sicuro del suo potere, l’uomo diviso arriva tranquillamente a redarguire con veemenza la partner e a ridicolizzare le sue richieste di intimità e di condivisione.

    L’aspetto più interessante di questo tipo di schema, è che la parte per via della quale quest’uomo è scisso, quella a cui dedica tutto il suo tempo e le sue energie è inesorabilmente un’area in cui egli colleziona frustrazioni e fallimenti continui. Per esempio, se parliamo di un uomo diviso che si è consacrato al lavoro, parliamo anche di uno che a lavoro, malgrado tutto, non è più brillante di altri (spesso lo è meno). Oppure, se l’uomo diviso è tutto sbilanciato verso i guai della famiglia di origine, vedremo che il suo iper-coinvolgimento in quelle questioni non ha portato negli anni a miglioramenti significative, anzi… La frustrazione prodotta da questo genere di comportamenti è massima, perché tende a bloccare la donna in una rete di rinunce e di sensi di colpa e a tramutarla in una Penelope tragica e solitaria.

    4) L’eterosessuale omo-affettivo. L’eterosessuale omo-affettivo è l’uomo che, pur avendo una condotta sessuale di tipo esclusivamente eterosessuale, si comporta come se fosse innamorato di un amico, col quale tende a passare la maggior parte del tempo e a condividere attività e interessi in modo esclusivo. Superato un primo periodo di tiepido coinvolgimento con la partner designata, l’eterosessuale omo-affettivo si dedica il più possibile all’amico del suo stesso sesso, riducendo proporzionalmente il proprio impegno verso la coppia. Immaturo, scrupoloso nella cura di sé, spesso attraente, sportivo e di successo quest’uomo ama davvero poco, pochissimo. Persino con l’amico prescelto ha un atteggiamento competitivo e virile, gli unici contatti fisici col vero oggetto della sua affettività sono per lo più simulazioni di lotta e scherzi da macho. Con la partner ha rapporti sessuali meccanici, privi di partecipazione, di coinvolgimento e di dolcezza. Altra caratteristica frequente in questa categoria è una certa resistenza a diventare padri, atteggiamento che può anche mutare in aperta opposizione.

    L’eterosessuale omo-affettivo sembra non accorgersi della situazione. Malgrado la compagna lo rimproveri adducendo continue prove che ne dimostrano la distratta partecipazione alla coppia, questa tipologia di uomo rimanda con sincero stupore ogni accusa al mittente, dicendosi completamente innamorato e affermando di non capire in nessun modo l’atteggiamento della donna. Non lascia mai la compagna, rimane ostinatamente nella relazione e infatti viene al limite lasciato, con grande dolore da donne consumate dalla sua incredibile condotta. Certi eterosessuali omoaffettivi, anche se raramente, riescono a formare vere e proprie coppie inossidabili tra di loro; coppie che resistono alle fidanzate dell’uno eo dell’altro, rapporti d’amore senza s*sso che possono essere soggetti a gelosie, sofferenze e inquietudini tipiche dei primi innamoramenti adolescenziali. L’interesse s*ssuale viene comunque e sempre canalizzato su persone del sesso opposto. La descrizione fin qui data potrebbe far pensare alla figura del single impenitente e sciupafemmine, che vaga tra molte donne senza mai fermarsi. Invece, gli eterosessuali omo-affettivi tendono a scegliere una sola compagna per lunghi anni, che a volte sposano (e dalla quale non vogliono figli). L’unione sarà per tutti, in apparenza, perfetta: solo la compagna saprà davvero cosa voglia dire vivere la frustrazione del rapporto con un uomo che propone una relazione affettivamente arida e angosciante, imperniata sul s*sso praticato in modo quasi pornografico, gelido, vuoto.

    5) L’indifferente sessuale. L’indifferente sessuale manifesta le sue strategie solo quando sente di trovarsi in una relazione stabile, spesso appena prima del matrimonio e ancora più di frequente poco tempo dopo l’inizio della convivenza, o le nozze. Tuttavia, questi uomini che amano poco danno segni della propria inadeguatezza ben chiari dal primo momento: sono poco fantasiosi e flessibili a letto, si stancano presto, hanno comportamenti ripetitivi e creano abitudini (anche non di natura sessuale) che facilmente superano il limite della noia e della frustrazione (della compagna). Le partners che li scelgono, alla fine dei conti sono loro complici e spesso esse stesse hanno difficoltà nella sfera affettiva e s*ssuale che “coprono” coniugandosi con questo tipo di uomo.

    Rapporti meccanici, sovente brevi, atteggiamenti evitanti, emicranie e alibi vari sono compensati da un atteggiamento costante dolce e premuroso, fatto di coccole, abbracci e attenzioni assortite. L’indifferente s*ssuale rifiuta di riconoscere il problema di coppia e propone molto spesso di risolverlo attraverso la negazione: così propone alla compagna di agire come se la situazione fosse del tutto normale e sostiene senza batter ciglio che è del tutto normale non avere rapporti. Il livello di frustrazione a cui questi uomini conducono le donne è devastane. Esse finiscono per credersi brutte, vecchie e grasse. A volte, cercano di migliorarsi sottoponendosi a diete e cambiando look, ma il maritofidanzato nemmeno lo nota e, se lo nota, le rimprovera per i soldi spesi per niente liquidando i centinaia di euro e gli sforzi profusi con un incredibile: “Cara, mi piaci come sei!”. Il passo verso il labirinto della depressione e dell’angoscia è breve: ma colpisce sempre le donne, mai l’uomo non s*ssuale che ama poco, lui non intende certo cambiare l’equilibrio pressoché perfetto che ha trovato: una donna che gli permette di occultare difficoltà affettive, una donna che attraverso la sua stessa presenza gli conferisce una “normalità” che egli propugna, rivendica ad ogni istante, ma a cui, segretamente, sente di non appartenere.

    6) L’omosessuale irrisolto. Spesso si muove sotto le mentite spoglie del “bisex” ma, ben più di frequente “vive” imboscato in chat gay, luoghi di ritrovo per il s*sso facile e anonimo tra uomini (stazioni, bagni pubblici, ecc.), questa categoria di uomini che amano poco può riuscire per anni a mentire alla propria compagna, fare dei figli, condurre una vita coniugale quasi ineccepibile. Abile trasformista, manipolatore, furbo e sfacciato nel mentire se le cose si mettono male, questo tipo di uomo rappresenta un pericolo per le donne non solo relativamente alla sfera psicologica, ma anche perché può diventare inconsapevolmente veicolo di contagio ostinato e inarrestabile di malattie veneree, sia alla propria donna che nei confronti degli occasionali partner. Gli atteggiamenti più frequenti in questi maschi sono un “machismo” e maschilismo al limite della parodia, soprattutto quando si confrontano con altri uomini. Capaci di una sessualità gratificante per la partner, la usano come strumento di copertura e di auto-convincimento circa la propria eterosessualità eo nel rapporto con l’ambiente esterno con cui sono spesso perfettamente integrati (amici, colleghi di lavoro, ecc.). Quando vengono scoperti e poi lasciati con grande dolore dalla compagna, in poco tempo ne trovano un’altra, con la quale ripetono un copione simile al precedente con pochi sensi di colpa.

    7) Il possessivo distruttivo. A differenza di tutte le altre categorie di uomini che amano poco, i possessivi distrutti sono molto ben noti al grande pubblico perché finiscono facilmente sulle pagine di cronaca nera. Purtroppo però, la gran parte di loro rimane segretamente annidiata nella normalità di mura domestiche e, senza mai prodursi in atti eclatanti, giorno dopo giorno riducono la propria compagna ad uno stato di semi-chiavitù e di dipendenza psicologica. Caratterizzati da una struttura morale rigida,inflessibile, ottengono obbedienza senza ricorrere a strategie particolari. Semplicemente, alternato alla inarrestabile escalation di violenza, momenti di vago calore umano e di affettività. In realtà, ciò che li muove, è il pensiero che la partner sia una sorta di oggetto, un equipaggiamento indispensabile per presentarsi al mondo, un possedimento di cui difendere la proprietà da qualunque insidia, reale o immaginaria. Il vero volto del possessivo distruttivo si mostra quando la compagna, esasperata dalla pressione psicologica e dalla povertà della vita affettiva cerca aiuto. Si scatena un inarrestabile e ossessivo alternarsi di atti di violenza crescente, condotte di controllo (pedinamenti, telefonate, sms, ecc.), smorzati da commuoventi dichiarazioni d’amore e promesse di cambiamento. Purtroppo le vittime tendono a credere a tali promesse e a tornare…
    tratto da:

    http://narcisismo.forumup.it/about2124-narcisismo.html

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  5. Verissimo ci vuole una buona dose di coraggio per affrontare questo tipo di difficolta ,il più delle volte il cuore delle donne guarda a un cambiamento nel cuore del proprio uomo ,ma quasi mai ciò nn avviene, interessantissimo l’articolo che hai pubblicato il 9 marzo ci sono alcuni lati caratteriali di una buona parte del genere maschile ,ma fortunatamente nn tutti sono cosi .Ciaoooooooooooooooooo buona giornata

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  6. Gerarchie . Finchè esisteranno le gerarchie e non il semplice rispetto per il ruolo o l’impegno svolto , finchè non ci riconosceremo tutti diversi e degni di rispetto allo stesso modo , qualcuno verrà prevaricato da un altro.
    La strada è lunga ma non impossibile , iniziamo a riconoscerci come esseri unici , meravigliosamente diversi , complementari .

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  7. https://www.facebook.com/photo.php?fbid=4520329335270&set=a.1335017424463.2042108.1501903832&type=1&ref=nf

    per chi fosse interessato all ‘argomento , ho appena notato questo evento su fb.

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  8. Ad oggi questo articolo é stato visto 755 volte, togliamo le50volte che ho guardato io per vedere se qualcuno avesse avuto il coraggio di esprimere il proprio parere,rimangono 700 ospiti che lo hanno letto . Sono felice.Grazie.

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