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S’Incontru – Cronaca di una delusione annunciata

di admin Letto 9.714 volte25

di Bruno Garau

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Posso esprimere un giudizio personale, che riassume probabilmente quello di molti? A me “S’Incontru” di quest’anno non è piaciuto.

Avevo già formulato un parere negativo, tanto per dimostrare la mia coerenza di giudizio, già quando era circolata la notizia del grave sgarbo alla tradizione, immolata in nome di un forse troppo enfatizzato spirito di fratellanza fra le due parrocchie; ma ho evitato di infierire, per non essere tacciato del titolo di disfattista a priori. Ora che tutto è finito, e i risultati sono sotto gli occhi (e le orecchie) di tutti, sento di poter dire che non è stata una festa all’altezza delle aspettative.

La cerimonia si è svolta in maniera incerta e quasi surreale, tra gli sguardi smarriti dei portantini degli stendardi e dei due simulacri, che si interrogavano a vicenda per capire come fare e dove fermarsi; e a disagio pareva anche la devota che, con una canna di fiume, lucida per l’antico uso, doveva, come gli anni precedenti, ma in tutt’altro contesto, sollevare il velo scuro della Madre di Cristo. Alla fine, il punto prescelto per l’inchino è stato individuato davanti alle sedie e le vetrine di un bar, anziché, come in passato, sotto l’imponente mole dell’antica chiesa di S. Leonardo: un’allegoria, forse, del progressivo disgregarsi dei valori fondanti della nostra società?

Un’ atmosfera irreale e quasi funerea ha fatto il resto , tra due ali di curiosi e fedeli, accentuata dal silenzio delle campane, che in passato sottolineavano festosamente, con il loro suono, il momento dell’inchino, e accompagnata dalla malinconica melodia degli ottoni della banda musicale: quasi a ricordare che quella piazza, più che luogo consono per cerimonie religiose, è stata sede di meno misericordiosi riti civili, quando ospitava il patibolo per l’esecuzione della pena capitale dei condannati a morte.

Ho appartenuto ad entrambe le parrocchie, e non sono animato da alcuno spirito di parte; trovo pertanto incomprensibile la scelta dei cittadini di S. Ignazio di rinunciare ad una tradizione religiosa che è di tutti, non solo di quelli di S. Leonardo, per accontentarsi di una cerimonia stravolta, che non appartiene a nessuno. Non credo assolutamente che neppure l ‘Arcivescovo Mons. Miglio, nel caldeggiare un rinnovato spirito di fratellanza fra le due comunità, sia stato il promotore di una modifica così radicale della cerimonia. E’ più probabile che, presi dall’entusiasmo e dal desiderio di compiacere, si sia, da entrambe le parti, voluti essere, come al solito, “più realisti del re”, andando ben oltre quanto la ragione e il buon senso avrebbero dovuto suggerire. 

Nella tradizione la forma non è un dettaglio trascurabile, ma è essa stessa sostanza; per tale motivo la si conserva gelosamente: perché cambiando la forma, si perde appunto la sostanza, cioè la stessa tradizione. E poi non lamentiamoci, se non abbiamo più un’identità… Perché una comunità senza un passato, in cui affondare saldamente le proprie radici, non ha neppure un futuro cui aspirare, ma è condannata lentamente ad estinguersi in un globalizzato ed anonimo presente. 

Absit iniuria verbis: mi spinge solo l’amore per quanto c’è ancora di autentico nel nostro paese.

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Commenti (25)

  1. A mio parere il passato è passato quindi prima di tutto non bisogna pensare al vecchio uso che si faceva di quella piazza; riguardo ai bar bisognava sensibilizzare i gestori; l’organizzazione ha lasciato un po’ a desiderare perché per i fedeli della parrocchia di Sant’Ignazio era la prima volta che portavano il Cristo risorto in processione; essendo una prima volta e non potendo ovviamente fare delle prove prima si sarebbe dovuto organizzare tutto alla perfezione nei minimi dettagli: io nei miei 15 anni sono mancato una sola volta all’incontro e non c’è stata una volta che le cose sono andate come erano state previste e il velo della Vergine Madre non è mai stato tolto senza difficoltà o intoppi. Riguardo all’atmosfera posso dire che sinceramente io ho visto gente felice, festante, che guardava al futuro per un paese più unito in tutto dimenticando gli antichi rancori, ho visto gente che al canto dell’antifona mariana del “Regina Coeli” si è commossa e anche senza conoscerne ne il testo ne la musica ha comunque seguito quei pochi che l’hanno cantata! Nonostante sia mancato il suono delle campane (e qui si sarebbero dovuti avvisare i campanari tramite cellulare) il cinguettio gioioso degli uccelli (stesso suono che molto probabilmente 2000 anni or sono accompagnò la resurrezione di Cristo poiché dubito che suonarono le campane) insieme all’inno “Christus Vincit” suonato (e qui devo convenire con te dicendo che l’arrangiamento che la banda possiede è brutto e provvederanno presto a una sostituzione) dalla banda e cantato dalla maggior parte della gente hanno fatto da cornice perfetta a un evento che segna finalmente la distruzione di tutte le barriere tra le due parrocchie perché lo schema è cambiato ma il rito è sempre lo stesso questo perché bisogna guardare, e andare, verso il futuro con un solo occhio al passato. Poi se vogliamo parlare della tradizione parliamo dei cocchi addobbati che portavano i simulacri, parliamo delle confraternite che organizzavano e ora non ci sono più, parliamo dei vecchi percorsi delle due processioni che poi diventavano una e di tante altre cose. Critiche distruttive come questa non portano mai a niente; a parlare sono bravi tutti ma a rimboccarsi le maniche per fare in modo che le cose vadano sempre meglio sono in pochi, pochi coraggiosi che con grande impegno (e qui voglio citare Don Pes durante i ringraziamenti al termine della veglia pasquale) anche perdendo ore di sonno si danno fare per rendere le cose migliori.

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  2. personalmente, pur non avendo assistito alla cerimonia, esprimo la mia personalissima, e come tale opinabile, opinione. Non è questione di tempi che cambiano o meno, trovo e ho sempre trovato assurdo si facessero due cerimonie nello stesso paese di poco meno di 10000 abitanti, è stato fatto un tentativo, si è visto cosa non ha funzionato, il prossimo anno si porrà rimedio a questi errori e la cerimonia verrà solo valorizzata dallo sforzo di tutti. Vergognoso è che la chiesa e i parrocchiani siano divisi nel loro paese, la chiesa è e deve essere sempre fratellanza e comunione!!!!

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  3. Qui si parla di “grave sgarbo alla tradizione”, tradizione così assurdamente propugnata da chissà quale tipo di ideologia che, a quanto pare, preferisce annichilirsi e ancorarsi a usanze scadute piuttosto che ampliare le proprie vedute in nome di una ben più importanza fratellanza cristiana. Basta con il becero campanilismo. Credo sia bene anche ricordare che le tradizioni non sono altro che fatti ripetuti nel tempo e non dovrebbero mai divenire pretesti per millantare grandiose origini o identità sostanziali di un popolo (rispetto alla “allegoria del disgregarsi dei valori”).
    Inoltre i portantini degli stendardi e dei simulacri, appariranno certamente meno “smarriti” solo se questa strada verrà percorsa più volte; aggiungo anche che non esiste in cielo o in terra un posto in cui sia sconveniente mostrare Dio, sia esso le grandiose navate di un tempio o le sedie e vetrine di un bar.

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  4. posso dire invece che c’è una parte piccolissima di serramannesi che non gli va mai bene niente di quello che riescono ad organizzare nel nostro paese sia le istituzioni civili che quelle cattoliche quindi penso che l’articolo o il presunto tale del signor Garau sia come altri che ho letto suoi fuori luogo grazie

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  5. ma non è che da buoni serramannesi siamo sempre pronti a criticare e calare la scure? non ho potuto assistere alla processione in quanto non vivo più a Serramanna da anni e ritorno in visita solo d’estate. so però quanto amore devozione ed entusiasmo c’era tra gli organizzatori della processione nei giorni precedenti; so che ci sono persone che hanno voglia di unire il paese con un rito che appartiene a tutta la comunità e non esitano a sottrarre del tempo a lavoro e famiglia per la buona riuscita delle attività delle due parrocchie. bisognerebbe incoraggiarle da bravi compaesani e non subissarli di critiche, di se e di ma. troppo facile approfittare di uno spazio pubblico per lanciare le pietre. c’è stato qualche intoppo? l’esperienza aiuterà a migliorarsi. abbiate fede….

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  6. Leggo nell’opuscolo delle “Antiche usanze nel Serramannese” di Delia Melis, tovasi :-
    Nella domenica, giorno di Pasqua, alle ore 11,00 , uscivano nel più assoluto silenzio, dalle chiesette, le processioni dell’incontro “s’incontru”, così chiamato perché commemorava il felice ritrovarsi della Vergine Madre col Figlio Divino, dopo la Resurrezione. Le processioni, in numero di due erano composte una di sole donne che accompagnavano la Madonna, (uscendo dalla chiesetta di S. Sebastiano “dda guventu) , la quale, per tutto il percorso di andata, conservava il velo nero da lutto e l’altra di soli uomini (partiva dalla chiesetta di S.Amgelo, con alla base tanti fiori di lillà e glicini), con Gesù risorto, che percorrendo opposte strade, convenivano nella piazza centrale del paese, dove avveniva e avviene tuttora il commovente incontro,fra il giubilo del popolo (in pizza Martiri). L’inchino di prammatica consentiva alla Madonna, mediante un apposito momento, la caduta ai piedi del velo nero, per apparire al cospetto del Figlio di celeste vestita. Grida di entusiasmo, scampanii festanti, mortaretti, si levano all’unisono. Fra commozione generale; indi le processioni unite col Cristo e la Madonna entravano nella Chiesa parrocchiale , dove veniva celebrata la Messa Solenne.
    Da questo anno avremo così, tradizione per la Pasqua alla Chiesa Parrocchiale un anno Sì e uno No

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  7. posso dire che a serramanna, per quanto riguarda la Pasqua e il suo “s’Incontru”, non c’è mai stata guerra e mi sento offesa nelle insinuazioni di molti e soprattutto dei giornalisti! la tradizione si è svolta per tanti anni in perfetta armonia con tutti i parrocchiani e voglio sottolineare che S.Leonardo è il PATRONO dell’intero paese. e se qualche sgarbo è nato fra alcuni sacerdoti del passato era per altre feste e non certamente per s’incontru. credo fermamente che, sentite moltissime persone che sono andate in piazza per rivivere la tradizione, rimaste poi deluse, (io per prima … mi sono mancate le campane a festa!!!) che questo avvenimento rischia di segnare una vera rottura fra i paesani. sai alessandro anche le tradizioni hanno un valore, sono le nostre radici, non possiamo scegliere quale tradizione ripristinare e quale demolire!!!!

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  8. Mi dispiace, ma pur appartenendo alla parrocchia di S.Ignazio non mi sento d’accordo con chi sostiene o vuol far credere agli altri, solo ed esclusivamente per puro egoismo e orgoglio, perchè appartiene alla mia stessa parrocchia, che “S’ Incontru” ha avuto lo stesso effetto e dato le stesse emozioni alla comunità. Sicuramente chi appartiene a S. Leonardo non avrà gradito lo scempio che è stato fatto a questa stupenda tradizione serramannese, che è nata in un modo tanti anni fà e deve continuare in quel modo. Domenica mentre dall’atezza della stazione percorrevo Viale Matteotti x arrivare in piazza non ho avvertito man mano che mi avvicinavo,quella classica emozione di sempre,era come se mancasse o ci fosse qualcosa fuori luogo da soffocare le emozioni che S’incontru ti può dare,perchè solo chi è andato a vederlo almeno una volta sa cosa si prova nel momento in qui Gesù e la Madonna uno di fronte all’altro si fanno “l’ inchino”, ed ecco che proprio li mi sono accorto cosa di preciso mancava: “le campane” ecco cosa è mancato di più, per non parlare de “i su scuettusu” che scoppiavano mentre le campane suonavano a festa. Non me ne vogliano i parrocchiani di S. Ignazio, di cui anch’io faccio parte, e dico loro: ma non era più bello come si faceva da tradizione? Sicuramente x il solito orgoglio qualcuno di S. Ignazio dirà che non è cosi,ma io gli rispondo che sta mentendo agli altri ma sopratutto a “se stesso”.

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  9. Ho letto ciò che hai scritto, Bruno. Poi l’ho riletto, e ti ho visto mentre lo scrivevi. Non è esatto dire che il tuo è un articolo. Nel titolo si trova la risposta perchè, sì, la tua è una cronaca. Cronaca dei tuoi sentimenti davanti ad un evento che ha evocato ricordi, emozioni ,non sempre ripetibili,che ha rafforzato i dubbi sulla necessità di tagli alla tradizione. Su queste novità il tuo pensiero è chiaro e io apprezzo il tuo “non politically correct”, la tua sincerità nel dire che non ti è piaciuto, l’abbandono delle perifrasi e dei giri di parole per esprimere il tuo stato d’animo e il tuo pensiero. Non ci trovo niente del demolitore ma solo la capacità di un uomo di dire ciò che sente, senza ipocrisie, e il piacere di confrontarsi. Altrimenti non avresti scritto. L’argomento che introduci sulla tradizione è lungo e complesso e certamente andrebbe affrontato, forse anche in altra sede.Ti ringrazio per l’opportunità che ci hai dato di scambiare opinioni e rifiuto assolutamente i giudizi di merito sulla tua persona. Saluti

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  10. Quindi con la tradizione avremo dovuto tenere anche is scuettusu? Mah! Io personalmente ho visto gente piangere! Infine, io ho la mia opinione, ma mi guardo bene di spacciarla come quella di molti, questo per mia innata prudenza.

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  11. Il web è bellissimo: ci si confronta, si esprime la propria opinione; certe volta ci si scorna per piccolezze.
    ***
    S’Incontru, così come si è sempre fatto recentemente a Serramanna, il mio paese, è un qualcosa di suggestivo. Sentendo persone molto più grandi di me, si parlava di un “Incontru” di due cortei: uno che partiva da da Sant’Angelo, percorrendo via Santo Stefano e via Veneto o via Vittorio Emanuele e giungeva in via Roma; l’altro corteo partiva da San Sebastiano, passava in via Oristano, Torino e si congiungeva finalmente in via Roma, assieme all’altro, col suono festoso e ritmato delle campane e dei fuochi artificiali.
    Passi la rivalità pregressa o presunta tale tra le due parrocchie, ma le tradizioni possono essere o devono essere rispettate a prescindere da dove partono o arrivano. Tanti anni fa, 50 almeno, esistevano le confraternite: i “Bianchi” e i “Rossi”. Perchè non trovare una soluzione che stia bene a tutti gli abitanti di Serramanna? Quale è un punto di partenza e arrivo che appartenga a tutta Serramanna? Serramanna è sia San Leonardo, sia Sant’Ignazio da Laconi: ma come sempre, qualcuno, storcerà il muso. Mancano le campane a festa ed i fuochi d’articifio? L’anno prossimo si potranno ripristinare entrambi.
    ***
    La comunità di Serramanna, tutta la Sardegna, tutta la Nazione ha in questo momento problemi più importanti da risolvere: mancanza di lavoro, tanto per citarne uno.
    S’Incontru deve e dovrà rimanere un momento d’incontro e coesione per tutti. Nessuno escluso.

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  12. Dal dizionario della lingua italiana DEVOTO – OLI tradizione: il complesso delle memorie, notizie, testimonianze, usi e costumi che, trasmessi da una generazione all’altra, si costituiscono in regole. La tradizionale cerimonia de “s’Incontru” si è sempre svolta davanti alla chiesa di San Leonardo, quando la chiesa di Sant’Ignazio non esisteva, e senza ombra di dubbio si è sempre organizzata grazie all’apporto di tanti cittadini serramannesi che hanno messo a disposizione dell’organizzazione di quest’evento il loro tempo, animati da devozione cristiana e amore per la tradizione. Mi chiedo: era così difficile rispettare questa suggestiva testimonianza del passato senza stravolgerla? C’era tutta questa necessità di trasferirla per sottolineare la collaborazione tra le due parrocchie? Non avrebbe comunque avuto una nota di merito il fatto che tanti parrocchiani di Sant’Ignazio si fossero adoperati insieme ai parrocchiani di San Leonardo, nonché gli stessi parroci, per l’organizzazione dell’evento nel rispetto di un’antichissima usanza di tutto il paese? Invece sembra quasi che da quando esiste la parrocchia di Sant’Ignazio una parte dei Serramannesi si senta “privata” di quelle cerimonie che hanno caratterizzato il nostro paese e che ancora hanno un fascino indiscutibile, capace di coinvolgere anche chi non frequenta la chiesa. Non sono forse un patrimonio da salvaguardare, soprattutto in quest’era della globalizzazione in cui tutto è uguale dappertutto? Anche se qualcuno si sente offeso, è un dato di fatto che per anni ci siano stati contrasti tra le due parrocchie, è stato sotto gli occhi di tutti. Ben vengano, dunque, gli accordi e le collaborazioni ma con l’obiettivo di unire e migliorare, non di dividere. Già, perché andando avanti con l’idea che, in nome della collaborazione bisogna uniformare tutto, allora qualcuno potrebbe proporre che anche per la prossima bella e antica festa di Sant’Isidoro si proceda seguendo lo stesso schema, e magari, sempre per spirito di condivisione, le feste nate con la parrocchia di Sant’Ignazio si svolgano, qualche volta, nella chiesa di San Leonardo!

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  13. “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. (Matteo 5,9)

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  14. Sono d’accordo con tutti i pareri sulle tradizioni,su connottu per cosi dire. Mi sembra che però si stia perdendo di vista
    tutta la spiritualità dell’evento che deve
    “UNIRE” sempre e per sempre tutti uguali
    davanti all’ALTISSIMO. Sia con il tradizionale suono (romantico) delle campane o per la spiritualità del momento, con il cinguettio degli Uccelli.
    Tutto si può migliorare.
    Saluti a tutti .

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  15. Convinta che le tradizioni vadano rispettate perchè nate sempre dalla collaborazione delle persone nel tempo, penso che sia anche giusto che ci sia la collaborazione tra le due parrocchie, ma la cerimonia de S’incontru deve comunque celebrarsi nella Piazza Martiri come è sempre stato, e poi la processione unica potrà dirigersi alternativamente nella chiesa di San Leonardo e nella chiesa di Sant’Ignazio.
    Condivido quanto sostenuto da Lalla: la cerimonia de S’Incontru non è mai stata fonte di polemica nè aveva fino ad oggi scatenato “guerre” come sostenuto dal giornalista dell’Unione Sarda.

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  16. Si dice che la vecchiaia, o comunque l’età adulta sia sede della saggezza. Leggendo il primo e in particolare il terzo commento mi viene da pensare che le cose si stanno capovolgendo. Meno male che i GIOVANI sono il futuro della società. Bravi ragazzi!!!!

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    1. Beh… se si può parlare di saggezza riferendosi alla religione (qualunque essa sia) allora il futuro che vedo non è proprio roseo per la società…

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  17. Ma scusate! io è da tanti anni che partecipo all’incontro e non vi ho mai visto così tanta gente come quest’anno. Le tradizioni sono quelle cose che se rimangono statiche nel tempo non hanno più niente da dire a nessuno; la vera tradizione è quella che si incarna nel tempo e nella gente. Qui a Serramanna mi pare che di tradizioni ne abbiamo perse tante: La festa di sant’Angelo che fine ha fatto? (la cui Chiesa demolita nel suo interno ne è diventata un magazzino di argenti preziosi e statue… tra cui Santa Maria) Per quanti anni non abbiamo visto le feste del Primo maggio, sant’Isidoro e non ultima quella di San Leonardo patrono di Serramanna? Chi mai ha difeso queste tradizioni???? W le tradizioni adeguate ai tempi e alla gente di oggi!!!!

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  18. Visto che si vorrebe abolire tradizioni, forse il folcrore o altro da parte di certi giovani, sia pure, non rimarrà nulla; come pure stà avvenendo nelle scuole. Tutto sia per il calcio, costumi sardi di antica tradizione, statue di santi o quant’altro si vorrebe. Miigliorare, sarebbe la parola giusta. Non vi pare? Senza di parte, come hanno permesso certi….. disgregando per certe feste. L’Unione fa la forza….. migliorando in bene. Ricordate chi diceva. nella chiesa nostra ah siete dell’altra chiesa. In altri paesi si dice, sei della zona della chiesa comunista. Forse ricordanoriferendosi a quella di via rinascita ortodossa o altro di unavolta.

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  19. Salve a tutti. Io sono rimasta molto molto felice domenica scorsa! Mia figlia ha 15 anni e non aveva mai visto l’incontro. Chi se ne frega delle campane e dei botti. Per i credenti la Pasqua non è questo!!!! se ci si fossilizza su queste cose (itinerari, statue, campane, banda musicale ecc) allora non si sta partecipando a una manifestazione di fede ma a una messa in scena che non ha nulla a che vedere col mattino di Pasqua di 2000 anni fa. Che c’entra se quella piazza tempo fa era luogo di ritrovo dei comunisti? Anche Cristo andava dai peccatori e mangiava con loro. Allora???? Per far cessare tutte queste critiche bisognerebbe tornare al significato autentico delle cose.Ma purtroppo il Vangelo viene mostrato “fuori moda”… sopratutto da coloro che sembrerebbo più vicini ad Esso…

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  20. Le tradizioni sono il nostro patrimonio culturale immateriale. Il patrimonio culturale immateriale designa quei beni tradizionali tramandati di generazione in generazione, che ci conferiscono un senso d’identità e di continuità. Fanno ad esempio parte di questo patrimonio le leggende e le fiabe, la musica, la danza, le usanze e i rituali festivi e le conoscenze tradizionali. Il patrimonio culturale immateriale è variegato; a differenza del patrimonio culturale materiale è in continua evoluzione. Comunque concordo ….. certe tradizioni vanno mantenute più vive e presenti che mai !!! Non tutti siamo uguali e ognuno ha diritto ad esprimere le proprie opinioni. “Un popolo senza storia è come un albero senza radici, destinato a morire”. Questa è la frase con cui concludono tutti i loro concetti nonché … mattanza. Credo sia giusto rispettare le tradizioni di altri. E La Nostra ? Sono situazioni ricorrenti quelle specialmente in campo religioso-culturale cattolico in prossimità delle festività natalizie, Pasquali e anche in altre circostanze. Non è cosa nuova. Per cui, il rispetto delle tradizioni di altri è d’obbligo, mentre quelle delle nostre No.? Questo sia detto chiaro e tondo, perché questo è il risultato dei comportamenti, non soltanto della comunità serramannese . Come ritengono alcuni , ancora come se fossimo due paesi. Chi ha fatto separazioni ? Con le franchigie concesse nel 1405 dalla feudataria Donna Aldonsa de Besora , accettiamole da liberi cittadini come concessione di libertà, ma evitiamo discordie di parte.
    E veniamo adesso a certi preti, perché ce n’è pure per loro, dal momento che non è la prima volta che dimostrano aperture verso tutto e tutti e chiusure estreme nei confronti dei serramannesi nella fede come in anni passati, da alcuni.
    Tutto questo no è in contrasto con i casi citati in precedenza, tutti di apertura ragionevoli o irragionevoli di fedeltà a certi, o a certe religioni.(magari inconsapevoli).. Teniamoci le nostre tradizioni conosciute da sempre evitando altre ideologie.

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  21. “Sa pintadura de sa Prama” “Su Scravamentu” e “S’Incontru” le manifestazioni religiose della Pasqua andranno avanti nel solco della tradizione solo se riportate nei libri, se le idee condivise sono queste che ho letto qui sopra.. Poi ‘Centu concas e centu berritas’ e ognuno può pensarla come gli pare, senza denigrare i pensieri diversi dai propri.

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  22. Ringrazio tutti per la affollata partecipazione, talvolta animosa, al dibattito, compresi i giudizi critici sul mio intervento. E’ dal confronto civile fra diverse impostazioni di pensiero, il cosiddetto “brain storming”, che nascono le soluzioni migliori. Capisco anche i giovani (lo sono stato anch’io), così pronti, per la loro stessa condizione, ad abbandonare le vecchie usanze per l’innovazione: pian piano, crescendo, impareranno anche loro ad apprezzarle. Mi lasciano ogni volta perplesso soltanto quelli che (pochi, fortunatamente) si scandalizzano e si offendono sul piano personale, perchè oso esprimere un pensiero dissonante. Sono i cosiddetti cultori del “pensiero unico”, che non hanno mai compreso e fatti propri i meccanismi e i benefici del gioco della democrazia: carne buona e sempre pronta, purtroppo, per regimi dittatoriali passati e futuri. Non ho scritto a cuor leggero il mio intervento, e sono stato piuttosto combattuto (la Redazione potrà confermarlo) sull’opportunità della sua pubblicazione, perchè sentivo che toccavo un nervo scoperto, intuendo che avrei attirato su di me le critiche e il risentimento di molti. Il mio fine, però, era duplice: da una parte, fare emergere i pensieri dei tanti che solitamente non si esprimono, se non adeguatamente provocati, nascondendosi sotto la superficie apparentemente calma e tranquilla della nostra società; dall’altra, favorire una presa di coscienza, da parte di tutti, sul valore del nostro patrimonio identitario, materiale ed immateriale. Il cambiamento apportato al rito de S’Incontru era solo un pretesto, ma il discorso può essere esteso alla necessità di salvaguardia di tutti quei beni culturali ancora presenti nel nostro territorio , che ci appartongono e ci caratterizzano, rispetto ad altre comunità, come il nostro centro storico con i suoi edifici e i suoi monumenti, i nostri beni archeologici, le attività artigianali e artistiche espresse dalla nostra comunità. Non avevo certamente nulla da eccepire sul ritrovato spirito unitario delle due parrocchie, che accolgo anch’io con sollievo e piena partecipazione. Mi sembra ingiusto, però, che diventi un alibi per sradicare un altro pezzo di tradizione, sopravvissuta fino ad oggi nonostante gli scempi operati in passato. Costruiamo dunque insieme, ma senza distruggere, e sentendoci ognuno custode del patrimonio di tutti. Condivido e sottolineo, infine, quanto efficamente già è stato detto: “Un popolo senza storia è come un albero senza radici, destinato a morire”.
    Absit iniuria verbis: nessuno si senta offeso.

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  23. E’ online la galleria fotografica e il filmato de S’Incontru del giorno di Pasqua 2013, disponibile al link:

    https://www.aserramanna.it/2013/04/sincontru-di-pasqua-2013-filmato-e-resoconto-fotografico/

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  24. Oggi ho sentito questa: “”Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. ;(

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