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“La vita è preziosa”. Nessuno pensi, “nemmeno per un attimo, di gettarla via”

di Andrea Mura Letto 8.444 volte14

 Francesca, come molti sapranno, madre di un bellissimo bambino, Samuele, ha da poco perso suo marito Alberto.

In questo piccolo spazio vorrebbe chiarire alcune notizie inesatte apparse sulla stampa, a cominciare dalla frase attribuita a don Pes che lasciava intendere che Alberto non avesse trovato qualcuno con cui sfogarsi.

Alberto era in realtà circondato da tante persone che gli volevano bene e che ora sono accanto a Francesca e Samuele in questi difficili momenti.

Ma soprattutto Francesca vorrebbe lanciare a tutti noi un messaggio.

Vuole dire, anzi, gridare a tutti quelli in difficoltà, che la loro vita è preziosa e che non devono mai, nemmeno per un attimo, pensare di gettarla via presi dallo sconforto di un’ora di buio.

“Devono continuare a sperare, andare avanti e lottare” – dice Francesca, – “perché la luce potrebbe essere proprio dietro l’angolo e si perderebbero la gioia che avrebbe potuto regalare loro il futuro”.

Francesca ha scritto quest’articolo di getto, nei giorni successivi al triste accaduto, ed era indecisa sino ad ora se pubblicare o meno queste riflessioni.

Poi ha scelto di pubblicare tutto perché certe bugie non potevano non esser smentite e perché il messaggio di speranza non poteva non essere detto.

Ringraziamo Francesca per aver trovato la forza per condividere con tutti noi questi piccoli pensieri.

Coraggio Francesca, coraggio Samuele.

Serramanna è con voi.

di Francesca Murgia

Finché le disgrazie accadono agli altri, finché sono solo notizie sentite al telegiornale, finché il dolore non ci tocca da vicino, pensiamo che “a noi” non potrà mai accadere, pensiamo che le tragedie non sfioreranno mai le nostre vite. Il destino però può travolgerci in qualsiasi momento, portando all’improvviso gli incubi più terrificanti dentro la nostra realtà e così scopriamo che nessuno è al sicuro e che “può succedere anche a noi”, anzi, è successo. E’ successo alla mia realtà, che nello spazio di qualche attimo è diventata uno di quegli incubi di cui di cui sentivo parlare, ma da cui credevo di essere immune. Un incubo da cui non ci si può svegliare.

E, mentre la tragedia s’impadroniva della vita mia e di mio figlio, sulla stampa venivano pubblicati particolari inesatti o completamente inventati.

Ci sono molte cose che vorrei dire su quanto uscito sulla stampa, però mi limiterò a quelle che mi premono maggiormente.

Qualcuno ha scritto che Alberto “non ha trovato una spalla su cui appoggiare il capo” attribuendo questa frase a don Pes. Io so che dalla sua bocca queste parole non sono mai uscite e so anche che purtroppo mio marito quella spalla non l’ha cercata. Era un uomo silenzioso, tranquillo, buono, che si preoccupava di non arrecare disturbo agli altri. Il suo comportamento nel mese trascorso a casa, in attesa, non era cambiato. Era un po’ più silenzioso e triste, preoccupato per i soldi che uscivano senza rientrare. Nessuno ha potuto capire quanto grande fosse il suo malessere, quanto estrema fosse la sua disperazione. Oggi, io per prima, mi chiedo come ho fatto a non accorgermi di quanto stesse male. Mio marito aveva tanti amici e parenti che gli volevano bene e so che se qualcuno si fosse reso conto che si stava perdendo in quella grande tristezza senza uscita, la spalla su cui appoggiare il capo sarebbe arrivata subito: c’erano tante persone che gliel’avrebbero offerta e che ora hanno il rammarico di non aver potuto far nulla per aiutarlo.

Hanno detto che io sono mancata da casa per pochi minuti ed anche questa è un’invenzione, infatti ero dalla mia vicina di casa a lavorare, dalle 8.30. Alle 10.30 sono andata a chiamare Alberto perché ci serviva il suo aiuto e solo allora ho scoperto cos’aveva fatto e non ho potuto fare nulla per salvarlo: sono arrivata troppo tardi.

E’stato anche scritto, forse per rendere più commovente ciò che si raccontava, che mio figlio gioca nella scuola calcio, ma lui a calcio non ha mai giocato e mai è stato interessato a giocarci.

Sconfortata, delusa, triste, amareggiata, mi chiedo come sia possibile che lo Stato italiano sperperi i soldi che appartengono agli Italiani, per finanziare giornali che si inventano dettagli pur di vendere e banche che giocano con le nostre vite, portandoci via la casa se non riusciamo più a pagare il mutuo e i debiti, invece di usarli per dare un reddito di cittadinanza o qualcosa di simile ai disoccupati. Se mio marito avesse avuto la tranquillità che lo Stato non lo avrebbe lasciato da solo, oggi forse sarebbe ancora qui e mio figlio avrebbe ancora suo padre accanto.

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Alberto era a casa da circa un mese, aspettando di riprendere il suo lavoro insieme ai suoi colleghi. Mentre i giorni passavano senza che le cose cambiassero, lui ha cominciato a pensare che non sarebbe stato più chiamato. Sentiva il tg che parlava di crisi e disoccupazione e si preoccupava pensando che presto avrebbe dovuto cercare un altro lavoro e si è convinto che non l’avrebbe trovato. Aveva già vissuto l’esperienza di un licenziamento e sapeva quanto fosse difficile ricominciare tutto daccapo.

Quel che mi interessa maggiormente, però, è ringraziare tutte le persone che in questo momento tanto triste per me e Samuele ci stanno accanto, aiutandoci e confortandoci con parole e gesti d’amicizia, affetto e amore di ogni genere.

Voglio dire, anzi, gridare a chi è in difficoltà che la loro vita è preziosa e che non devono mai, nemmeno per un attimo, pensare di gettarla via presi dallo sconforto di un’ora di buio.

Devono continuare a sperare, andare avanti e lottare, perché la luce potrebbe essere proprio dietro l’angolo e si perderebbero la gioia che avrebbe potuto regalare loro il futuro.

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Commenti (14)

  1. sei grande Francesca , grande e generosa ,grazie. <3

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  2. Tanta,tanta, comprensione ed affetto a questa giovane donna che ha subito un grave lutto….ti auguro ogni bene….di cuore

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  3. ciao cara ………..io come te a soli 40 anni e io 37 ho perso mio marito…… suicida……… e mi ha lasciato con tre bellissimi figli.. e ringrazio il signore che ci sono… altrimenti non so’ se sarei riuscita ad andare avanti……………….ti auguro ogni bene stellina… e un consiglio da donna gia’ provata dalla vita prima di te.. quando stai male e senti che non ce la puoi fare……..stringi a te tuo figlio e guardalo negli occhi…………..ti aiutera’tanto………………………..

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  4. Francy e Samu noi vi vogliamo bene questo messaggio e’ bellissimo, grazie per averlo condiviso con tutti …….NON MOLLATE MAI

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  5. La gente e i giornalisti in generale pur di vendere l articolo scrivono e inventano un sacco di storie. L importante è sapere la verità celle cose!!

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  6. Ma che belle riflessioni Francesca e quante parole di speranza per coloro che vivono momenti di disperazione!
    Per quanto poco possa contare, voglio dirti che ti ammiro tanto per la forza e per la voglia di andare avanti guardando al futuro con determinazione e generosità.
    Per tutto il resto… le chiacchiere… gli articoli sui giornali… beh, lascia perdere… è solo spazzatura da parte di chi non è in grado di fare qualcosa di meglio nella sua vita meschina.

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  7. Ciao francy scusa se non ti ho chiamato ma sinceramente non riesco ancora a farmene una ragione quindi ho pteferito il silenzio. Io so che tu hai una grande forza e so anche che questa forza la trasmeterai anche a samuele xche’ x lui non sara’ facile non avere il papa’ a fianco. Ciao francy ti abbracio e non dimenticare mai che noi ci siamo e ci saremo sempre x voi …..ciao andrea

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  8. io non capisco che gusto ci si trova nello scrivere cazzate ,purtroppo non è la prima volta .

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  9. ciao francy anche se lontano in questo periodo sei stata sempre nel mio cuore ………..sei una donna forte,cerca di trasmettere questa forza a tuo figlio,lui ne ha bisogno…….baci clelia

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  10. DONNA ESEMPLARE

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  11. …HO LAVORATO CON SAMUELE L’ ANNO SCORSO….ALUNNO DOLCE E SENSIBILE….TI AUGURO OGNI BENE…CIRCONDATO DALL’ AMORE DEI TUOI CARI…

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  12. Sei grandissima Francesca,un’abbraccio affettuoso a te e Samuele.Vi porto nel mio cuore sempre.

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  13. Ho conosciuto personalmente Francesca solo dopo la tragedia che ha coinvolto la sua famiglia, e sono rimasto impressionato dalla sua dignità e forza d’animo. Da quell’incontro è nato l’impulso a scrivere l’articolo “Quel male oscuro della sofferenza di vivere”: per dare un contributo in termini di verità e chiarezza su temi spinosi come la depressione e il suicidio che, se male affrontati, possono aggiungere ulteriore dolore e amarezza a chi purtroppo sta già affrontando con grande difficoltà la salvaguardia della propria famiglia e la riorganizzazione del proprio futuro. Un grande abbraccio di solidarietà.

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  14. BRAVA FRANCY………….un abbraccio grande a te e samu…………..non mollare…BACIO!!!!!!!

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