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Province, saranno commissariate cinque su otto

di Andrea Mura Letto 3.835 volte8

Province, il consiglio regionale ha deciso: arrivano cinque commissari. Si salvano solo Nuoro, Sassari e Oristano

 

DA SARDINIAPOST.IT

consiglio

Cinque Province su otto sono commissariate. Il sigillo è messo, seppure di misura, con 38 “sì” e 30 “no”. Fatto sta che da lunedì primo luglio, il Sulcis, il Medio Campidano, l’Ogliastra e la Gallura finiranno sotto la tutela di un reggente nominato da Ugo Cappellacci. Si chiude così la partita-bufera sugli enti intermedi, dopo due giorni di caos in Consiglio regionale. Ma a sentire il centrosinistra, il ribaltone è dietro l’angolo. «Questa norma è incostituzionale», ha tuonato instancabile Gian Valerio Sanna (Pd). Poi l’appello: «Agli amici delle Province dico di andare lunedì dal miglior avvocato che trovate, perché il ricorso è vinto. Basta farlo davanti al Tar (Tribunale amministrativo). In dieci giorni tornerete al vostro posto».

IL VOTO. Sembrava che a casa dovesse andare gli onorevoli della Sardegna, silurati da Cappellacci, pronto a dimettersi nel caso in cui il commissariamento delle Province non fosse passato. Invece la linea del governatore ha tenuto: sugli enti intermedi vince lui, insieme ai Riformatori, il partito che a maggio 2012 aveva promosso la consultazione elettorale per cancellare dalla mappa politica il Sulcis, il Medio Campidano, l’Ogliastra e la Gallura (ci fu anche il referendum consultivo sulle vecchie Province e anche in quel caso i “sì” risultarono schiaccianti). Ma adesso a perdere la poltrona sono i consiglieri e gli assessori dei nuovi enti intermedi. Lo hanno hanno deciso 38 onorevoli sui 68 presenti in Aula.

I DUBBI. Tuttavia, è molto probabile che scatti immediata una pioggia di ricorsi. Sanna (Pd) non è stato l’unico a sollevare il rischio di incostituzionalità. Nel centrosinistra lo pensano tutti: da Daniele Cocco (Prc) ad Adriano Salis (ex Idv). Più i democratici che, uno dopo l’altro, hanno tuonato contro la legge. Da Giuseppe Cuccu («Questo è il punto più basso della legislatura» a Tarcisio Agus («Siamo davanti a un abuso di potere»). Così Chicco Porcu: «Chiediamo scusa al presidente Cappellacci, perché abbiamo sottovalutato la sua spregiudicatezza politica». Mario Bruno ha sottolineato: «Questa maggioranza governa per slogan. Flotta sarda, insularità, Zona franca. Il capo della Giunta Cappellacci pensa agli amici e mai allo sviluppo delle comunità, i bisogni dei cittadini non hanno voce».

ALTRI OPPOSITORI. E se il Pd è stato battuto malamente sulla proroga delle Province (46 “no” contro 27 “sì”: questo il voto sull’emendamento col quale si volevano nominare commissari i presidenti uscenti), la lista dei critici è lunga. A cominciare da Mario Diana, l’ex pidiellino di Oristano, che in Consiglio non è però riuscito a trainare un sufficiente numero di onorevoli, fino a servire la trappola a Cappellacci. Non ha lesinato attacchi nemmeno il sardista Giacomo Sanna: «Oggi il centrodestra ha tolto la maschera. Preferisce banchettare sulle Province, piuttosto che seguire la volontà popolare, sciogliendo organi democraticamente eletti». Efisio Arbau (La Base) ha detto: «Coi commissariamenti si spartiscono poltrone senza aver deciso nulla. La classe dirigente ha fatto se stessa: rinvia i problemi anziché trovare le soluzioni». Claudia Zuncheddu (Sardigna libera) lo ripete da giorni: «Siamo alla mortificazione dei territori».

PROSSIME TAPPE. Sul riassetto generale degli intermedi intermedi si torna in Aula mercoledì (dalle 10). Perché tra un mese l’Assemblea regionale dovrà approvare la legge di riforma, quella varata dalla commissione Autonomia. E se la bozza resterà identica, sono cancellate per sempre le quattro nuove Province, mentre le storiche diventerebbero uffici di secondo livello, con assemblee nominate dai sindaci. Di certo, a Oristano, Nuoro e Sassari non si tocca nulla fino al 2015, quando scadono i cinque anni di legislatura. Questo nel caso in cui non si stabilisca diversamente nel nuovo testo normativo.

Alessandra Carta

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Nuova Sardegna

Province, commissariate cinque su otto

Il centrodestra sceglie Cagliari, l’Ogliastra, il Sulcis, la Gallura e il Medio Campidano. Insorge il centrosinistra: ostruzionismo

di Umberto Aime

CAGLIARI. Il centrodestra ha scelto come far morire le Province: lo farà, per mano dei commissari. Non tutte, però, cadranno subito: sul patibolo ci sono ora le quattro nuove (Olbia-Tempio, Ogliastra, Sulcis-Iglesiente e il Medio Campidano) più Cagliari. Sono salve le altre due costituzionali, Nuoro e Sassari, e la tutelata Oristano. Perché la differenza? Perché le quattro nuove sono state spazzate via dai referendum di 14 mesi fa, mentre Cagliari ha perso per strada il suo presidente eletto (Graziano Milia) e dunque da allora è zoppa. Le sopravvissute, invece, non possono essere toccate – secondo la lettura che fa il centrodestra delle ultime sentenze della Corte costituzionale – perché democraticamente elette e quindi destinate a essere macinate solo quando ci sarà la legge definitiva di riordino degli enti intermedi. Questa alchimia la maggioranza l’ha tirata fuori all’inizio della seduta, con il primo intervento della serata, quello del capogruppo del Pdl, Pietro Pittalis. È stato lui a prendersi la responsabilità di rivelare all’aula quale compromesso era stato raggiunto, negli animati e continui vertici a Villa Devoto, per calmare i Riformatori, cioè quelli che il commissariamento di tutte le Province lo avrebbero voluto senza se, senza ma e anche molto prima della scadenza prevista, il 30 giugno. E quando Pittalis ha finito di parlare, è stato il centrosinistra a scattare come una molla sui banchi del Consiglio. Tutti insieme, a cominciare dal relatore di minoranza, Gian Valerio Sanna del Pd, hanno sparato subito ad alzo zero. Tradimento, imboscata, cinismo, spregiudicatezza con finalità elettorali, impadronimento barbaro delle istituzioni, sono stati i proiettili che hanno usato nella prima mezz’ora di fuoco, in cui la presidente Claudia Lombardo ha tenuto a bada con difficoltà gli animi fino a essere costretta a due sospensioni consecutive e a far alzare dalle tribune per il pubblico i consiglieri provinciali, che – molto interessati – assistevano alla seduta. Il centrosinistra è stato davvero una furia nell’attacco e ha svelato anche il perché: «Nell’ultimo confronto, dove siamo stati invitati, il centrodestra – ha detto il capogruppo del Pd. Giampaolo Diana – ha annunciato che voleva arrivare a un soluzione concordata, com’è giusto che sia quando ci sono di mezzo riforme importanti. E invece dopo poche ore, lo stesso centrodestra ha gettato la maschera con questa proposta indecente che vuole approvare solo a colpi di maggioranza». Carica pesante, che lo è diventata ancor di più quando sempre Gian Valerio Sanna ha parlato di «ricatto elettorale nel centrodestra», riferendosi alle minacce di crisi annunciate dai Riformatori al Pdl se ieri il commissariamento non fosse diventato legge in qualunque modo. E nonostante l’intervento del coordinatore regionale dei referendari, Michele Cossa, che ha detto «forse quella che abbiamo proposto non sarà la scelta migliore, ma ormai non possono essere più prorogati gli otto Consigli provinciali eletti e soprattutto non si può dopo che i referendum del 2012 di fatto hanno cancellato tutte le Province», il centrosinistra ha replicato con l’ostruzionismo. «Questa schifezza – è stato detto da quei banchi – ve la faremo sudare. Noi eravamo venuti in aula per costruire, voi siete arrivati con una soluzione precotta, una buffonata, che distrugge e devasta». Da quel momento in poi, l’opposizione ha messo in campo tutte le batterie possibili. Da Ben Amara a Giuseppe Cuccu, che hanno denunciato la prepotenza della maggioranza. Da Franco Sabatini a Tarcisio Agus e Giuseppe Stochino, pronti nel denunciare «volete commissariare le Province che avete perso nelle urne e non governate (in sette su otto, le giunte sono di centrosinistra) per gestire i territori l’anno prossimo quando ci saranno le Regionali». Poi è stata la volta di Paolo Maninchedda, che ha parlato di «pasticcio istituzionale». Seguito subito dopo da un inesauribile Gian Valerio Sanna: «Sui telefonini girano già i nomi dei commissari, che serviranno a pagare il prezzo preteso da questo o quel partito finito nella solita accozzaglia del centrodestra. Ma questo errore lo pagherete, nelle prossime regionali». Al coro si è aggiunta anche l’opposizione di centrodestra, col capogruppo di Sardegna è già domani, Mario Diana, che ha ricordato come «i referendum siano stati prima cavalcati con demagogia, a cominciare dal presidente Cappellacci, e poi si siano rivelati una trappola per tutti». Poi ha ripreso a tirare la volata, con altri 20 minuti a testa, il centrosinistra. Ed è stata così la volta degli altri: Valerio Meloni, Vincenzo Floris, che hanno parlato di «becera scorciatoia», Daniele Cocco, Claudia Zuncheddu, Marco Espa, Luigi Lotto, Efisio Arbau, Adriano Salis e il sardista Giacomo Sanna, mentre Spagna-Italia per la Confederation Cup aveva già fermato l’Italia. Alle 23 è arrivato lo stop col passaggio agli articoli e da oggi si parlerà solo di cinque Province su otto commissariate dal primo luglio.

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UNIONE SARDA

Province, il centrodestra supera esame
Non passa l’emendamento a voto segreto

 

La maggioranza di centrodestra si ricompatta e non passa, a voto segreto, l’emendamento del centrosinistra. La via dello sciogliemento delle Province è ora in discesa.

Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge sul commissariamento delle Province sarà abrogato con legge costituzionale l’articolo 43 dello Statuto che prevede che le province di Cagliari, Nuoro e Sassari conservino l’attuale struttura di enti territoriali. L’ha deciso il Consiglio regionale bocciando un emendamento al secondo comma dell’articolo 10.images

L’emendamento prevedeva infatti che le attuali amministrazioni provinciali e i rispettivi organi eletti potessero esercitare le funzioni sino a conclusione del mandato, svolgendo, di fatto un’attività commissariale per predisporre tutti gli atti contabili, finanziari e patrimoniali in vista del riordino.

Più volte il centrosinistra ha sfidato Cappellacci a dimettersi in caso di mancato commissariamento.

LE REAZIONI – “Si tratta di un commissariamento che nella storia può essere assimilato solo a provvedimenti del ventennio fascista – ha detto il consigliere del Pd, Gian Valerio Sanna – quattro amministrazioni su 5 passano dal centrosinistra al centrodestra ed è giusto che i tribunali decidano su questo”. Secondo Giuseppe Cuccu, “i commissariamenti servono per commissariare i consorzi industriali che i tribunali vi hanno rigettati”, mentre per Adriano Salis (gruppo misto) ha parlato di “deriva commissariale”. Sull’argomento è intervenuto anche il capogruppo del Partito Sardo d’Azione, Giacomo Sanna: “avete deciso di banchettare all’interno delle Province e preferite i commissari ai vostri compagni di partito”.

La legge:

LEGGE REGIONALE 28 GIUGNO 2013

Disposizioni transitorie in materia di riordino delle province

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Art. 1
Disposizioni transitorie in materia di riordino delle province

1. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore della presente legge il Consiglio regionale approva una proposta di legge costituzionale di modifica dell’articolo 43 dello Statuto.

2. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore della presente legge il Consiglio regionale approva una legge di riforma organica dell’ordinamento degli enti locali. In detta legge, in attesa della modifica dell’articolo 43 dello Statuto, è disciplinato il trasferimento delle funzioni svolte dalle province, ad eccezione di quelle relative a: raccolta e coordinamento delle proposte dei comuni relativamente alla programmazione economica, territoriale e ambientale del territorio regionale di loro competenza; adozione di atti di programmazione territoriale a livello provinciale.

3. Al fine di assicurare la continuità dell’espletamento delle funzioni già svolte dalle province, nelle more dell’approvazione della legge di cui al comma 2, per le province, in relazione alle quali sono stati proposti i quesiti abrogativi, di Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio, soppresse a seguito dei referendum svoltisi il 6 maggio 2012, e del relativo decreto del Presidente della Regione n. 73 del 25 maggio 2012, sono nominati, con delibera della Giunta regionale, su proposta del Presidente della Regione, commissari straordinari che assicurano la continuità delle funzioni già svolte dalle province e predispongono entro sessanta giorni dall’insediamento gli atti contabili, finanziari e patrimoniali ricognitivi e liquidatori necessari per le procedure conseguenti alla riforma di cui al comma 2, con particolare riferimento a:
a) lo stato di consistenza dei beni immobili e mobili;
b) la ricognizione di tutti i rapporti giuridici attivi e passivi;
c) la situazione di bilancio;
d) l’elenco dei procedimenti in corso;
e) le tabelle organiche, la composizione degli organici, l’elenco del personale per qualifiche e ogni altra indicazione utile a definirne la posizione giuridica.
I commissari straordinari provvedono inoltre all’amministrazione ordinaria dell’ente e garantiscono il proseguimento dell’esercizio delle funzioni e dell’erogazione dei servizi alla data di entrata in vigore della presente legge, anche attraverso l’affidamento diretto ad organismi a totale partecipazione pubblica, nel rispetto della normativa comunitaria.

4. In relazione alle province per le quali sono stati proposti referendum consultivi, nelle more dell’approvazione della riforma cui al comma 2, continua ad applicarsi l’articolo 1, comma 3, della legge regionale 25 maggio 2012, n. 11 (Norme sul riordino generale delle autonomie locali e modifiche alla legge regionale n. 10 del 2011), salvi i casi di cessazione anticipata, nei quali si nomina un commissario straordinario in conformità a quanto previsto al comma 3. Le gestioni provvisorie in carica e i commissari straordinari svolgono le funzioni di cui al comma 3.

5. Per quanto non previsto dalla presente legge si applica la legge regionale 7 ottobre 2005, n. 13 (Scioglimento degli organi degli enti locali e nomina dei commissari. Modifica alla legge regionale 2 agosto 2005, n. 12 (Norme per le unioni di comuni e le comunità montane)).

 

Art. 2
Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).

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Commenti (8)

  1. non capisco il perche’ il mio commento nell’ articolo di ieri scompare e apare nuovamaente eppur non mi sembra di avere offeso o insultato nessuno e oh rispetto del regolamento cosi’ come approvato con nome e email e se h o sbagliato qualche cosa avete la mia email ; chiedevo molto con semplicità un parere al consigliere della provincia del campidano Mura sul cosa succedera’ e cosa pensa lui di queste provincie che ha sempre apertamente critticato e non mi sembra di essere offensivo o male educato . grazie e scusate lo sfoggo ma ogni volta che commento i miei scritti vengono sempre cancellati e non trovo giusto sia cosi’

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    1. Giancarlo, è per caso questo il tuo commento a cui fai riferimento?
      Ti allego il link: https://www.aserramanna.it/2013/06/provincia-tocco-pagheremo-le-conseguenze-per-ventanni-vedo-solo-caos-istituzionale/

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      1. si esatto , e’ sparito e riapparito almeno 3 volte , e adesso capisco chi la cancellava , ma tutto e’ bene quello che finisce bene adesso e’ rimasto e quindi va bene . a proposito se sei Alessandro che conosco io ero molto amico di tuo fratello , salutalo tanto

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        1. Guarda che sei te che hai risposto ad un articolo (quello di cui ho inserito il link), ed hai accusato ingiustamente delle persone di averlo rimosso, accusandole in un altro articolo (questo che stai leggendo)! Prima di scrivere su qualsiasi forum, sarebbe buona cosa e giusta rileggere con attenzione e citare fatti realmente accaduti.
          Per precisare un’altra cosa, penso di essere la persona sbagliata che dici di conoscere!

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          1. caro Alessandro non accuso nessuno ingiustamente e se gli administratori sono corretti ed onesti confermerano quello che ho detto e affermato e cioe’ che il mio comento nell’ altro articolo e’ stato messo poi tolto poi rimesso . mi dispiace che ti sei sentito toccato in persona prima dal mio poter conoscere tuo fratello anche perché a me dicono di essere inventato e tu Alessandro f -farris , farci , figus… non capisco e’ solo che se uno scrive cose che lodano e’ tutto ok se uno chiede chiarimenti o fa DOMANDE che sembrano scomode allora si dice che uno si inventa le cose , va bene evito di scrivere se sembra che do fastidio e ultimo cosa ho sempre rispettato i regolamenti e se si deve mettere nome e email valida sono pienamwente dentro e mi pare si e’ stato fatto un sondaggio , tu ad esempio hai votato ? e si e’ deciso che basta nome e email quindi cosa volete ?

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        2. Causa problemi interni e causa backup server+database ci sono stati dei commenti “fluttuanti”, tra cui quello suo. Ora tutto risolto 🙂

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  2. Non capisco perché per fare domande legittime ci sia bisogno di inventarsi nomi e mail, anziché scrivere i propri nomi e cognomi reali.

    Nel merito segnalo che la mia posizione sull’Ente provincia la si può trovare in questa nota del 7 febbraio 2012, intitolata “Italia senza Province o il problema è che in Sardegna otto Province sono troppe” (https://www.facebook.com/notes/notizie-dal-consiglio-provinciale-del-medio-campidano-by-andrea-mura/italia-senza-province-o-il-problema-%C3%A8-in-sardegna-8-province-son-troppe/269182586485536).

    Nella nota in questione riporto un mio intervento in Consiglio provinciale (si doveva votare un documento dell’Upi sulle Province) in cui ho fatto una serie di riflessioni generali sull’Ente Provincia, partendo da un excursus storico sin dalla sua introduzione nell’ordinamento italiano nella fase pre-unitaria.
    Nella riflessione ho rivelato che, da una parte, l’abolizione tout court delle Province mi fa riflettere negativamente per la perdita di un livello di rappresentanza, dall’altra mi rendo conto che le competenze sono davvero poche, tali da far riflettere sulla reale utilità dell’Ente. Un ente di collegamento tra Comuni e Province, un ente di coordinamento, penso debba comunque esistere.
    Ho poi ribadito che, a parer mio, in Sardegna otto Province son troppe (ho citato a tal proposito un articolo del costituzionalista Valerio Onida in cui parlava di “limitare le spinte localistiche impedendo che nascano sempre nuove piccole Province (come le otto in cui da ultimo si è frammentata la Sardegna)”.

    Sul commissariamento ma più di preciso sull’abolizione delle Province, con particolare riferimento al caso della Sardegna, ho basato di recente la mia tesi del Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della LUISS School of Government.
    La situazione dal punto di vista giuridico è abbastanza complessa e non mi è possibile compendiarla in così breve spazio perché rischierei di essere troppo approssimativo.

    Disponibile come sempre ad affrontare qualsiasi discussione di persona.

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    1. prima cosa ,ecco chi cancella miei post , finalmente e’ chiaro
      2′ cosa non capisco da cosa mi nascondo ,anche su face book ti ho chiesto la amicizia e l’ai sempre respinta , quello che si nasconde mi sa sei tu , ma poi cosa vuoi dire con sarei approsimativo ? quando si votava per la cancellazione delle provincie sei tu che dissi che erano enti inutili ma il soldino din din din già hai continuato a metterlo in sacoccia e dai… ho capito che devi non scontentare nessuno per spianare la tua prox candidatura alle regionale ma cosi’ sembri davvero poco credibile … xo’ grazie della risposta e non cercare piu’ di cancellare il mio comento e se vuoi davvero colloquiare basta aggiungermi negli amici e io sono qui non mi nascondo . anzi a meta’ mese scendo in paese e posiamo anche vederci a faccia a faccia .buona

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