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Lingua blu, ecatombe in ovile

di Davide Batzella Letto 1.658 volte0

La rapida diffusione della malattia ha costretto gli allevatori a ribadire l’appello lanciato soltanto una settimana fa: il virus della lingua blu si sta propagando negli allevamenti ovi-caprini di tutta la regione, e complici le alte temperature degli ultimi giorni, i focolai individuati dai veterinari dalla Asl sono ormai centinaia. «Si rischia un’ecatombe come quella del 2003», conferma Battista Cualbu presidente di Coldiretti Sardegna,«chiediamo nuovamente alla Regione di intervenire con forza attraverso l’attivazione di unità speciale che affronti questa emergenza sanitaria».
Nei giorni scorsi gli assessorati alla Sanità e all’Agricoltura avevano accolto la richiesta d’aiuto.Il 22 luglio l’assessore alla Sanità, Simona De Francisci aveva inoltre firmato un decreto con cui obbligava alla vaccinazione, contro i sierotipi 1/8 del virus, tutti i capi nelle province di Cagliari, Lanusei, Carbonia-Iglesias e nei territori di Serramanna e Villacidro. Le dosi stanziate inizialmente nel provvedimento erano due milioni, ma «alla luce dei nuovi focolai scoperti – hanno fatto sapere dagli uffici di via Roma – il documento verrà aggiornato».
La decisione è nata al termine di un vertice tecnico, svoltosi ieri a Roma, tra i dirigenti dei servizi sanitari della Regione e i rappresentanti del Ministero della Salute. Nell’incontro è stato affrontato anche il tema della movimentazione dei bovini oltre i confini regionali. Come possibili portatori sani del virus della lingua blu gli animali sono infatti oggetto di embargo. Il Ministero, su esplicita richiesta dei dirigenti dell’assessorato, ha confermato il sì alla commercializzazione dei capi in Veneto e Lazio, impegnandosi ad approvare entro breve tempo protocolli meno rigidi per l’esportazione del bestiame nel resto d’Italia. Al danno delle greggi sterminate rischia poi di aggiungersi la beffa dello smaltimento delle carcasse.
«La malattia ha ormai raggiunto un’estensione importante», afferma Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna,« serve un piano per lo smaltimento dei capi morti affinché tali costi non gravino sulle spalle degli operatori».
L’associazione è infine ritornata anche su un altro argomento caldo: quello dei risarcimenti destinati agli allevatori colpiti dall’epidemia del 2012. Soldi non ancora arrivati alle aziende danneggiate dal virus. Gli imprenditori sono con l’acqua alla gola e la richiesta è rivolta al Governatore Cappellacci affinché agisca in tempi brevissimi. «I danni sono difficilmente stimabili» conclude Cualbu, «ma per aiutare gli imprenditori in difficoltà servono almeno dieci milioni di euro».

L. Mascia – L’Unione Sarda dell’08/08/2013

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