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Inaugurato il Sardinia Radio Telescope (SRT) a San Basilio

di Andrea Mura Letto 2.631 volte0

In Sardegna, a circa 35 km da Cagliari, in località Pranu Sanguni, nel comune di San Basilio, è stato inaugurato un grandioso impianto scientifico, denominato SRT (Sardinia Radio Telescope). Si tratta di un radiotelescopio del diametro di 64 m, di concezione moderna, disegnato per applicazioni di Radioastronomia, Geodinamica e Scienze Spaziali, che si configura come una facility internazionale di altissimo profilo.

Sito SRT

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Articolo de La Stampa di Giovanni Bignami

“Alto come un palazzo di 20 piani ma con un diametro di 64 metri. Ecco SRT, il Sardinia Radio Telescope, il più moderno e il più performante radiotelescopio europeo, che inauguriamo oggi a San Basilio, a nord di Cagliari. E’ fatto con 3.000 tonnellate di acciaio, diecimila saldature, tolleranze di frazioni di millimetro: una specie di incrociatore che deve puntare con la precisione di un microscopio e ruotare meglio di un orologio svizzero. Una sfida incredibile, durata molti anni e alla fine vinta da INAF, ASI e Regione Sardegna, insieme con un pool di industrie italiane ed europee.

SRT guarderà il cielo profondo, cercando oggetti lontanissimi, mai visti prima, per capire come è nato l’Universo o almeno se, quando era ancora molto giovane, avesse già fatto stelle e galassie. L’Universo giovane e perciò lontano è ancora un mistero per l’astronomia, eppure dobbiamo decifrarlo: nell’Universo appena nato c’era già scritta tutta la nostra storia. Nel nostro vicinato galattico, invece, si aggirano i misteriosi pulsar e magnetar. Sono resti di stelle morte, densissimi, in rapida rotazione e con enormi campi magnetici, i più alti dell’Universo . Sono la miglior palestra per mettere alla prova la fisica che conosciamo, a partire dal vangelo secondo Einstein, e per fortuna SRT potrà studiare anche questi oggetti come mai nessuno ha fatto.

Per di più, SRT è inserito in una rete mondiale di radiotelescopi, capaci di portare il cielo sulla Terra, e di legare i due insieme. Sincronizzate fra di loro, queste grandi antenne al suolo possono puntare insieme su uno stesso oggetto, lontanissimo ed immobile. Anche se sembra incredibile, in questo modo il sistema diventa capace di vedere come si spostano le antenne, ed il terreno dove sono incementate, le une rispetto alle altre. Si può così misurare accuratamente la deriva dei continenti sulla Terra: per esempio, si vede che l’Africa sbatte contro l’Europa alla velocità alla quale crescono le unghie di un neonato.

Ma una grande antenna, oggi la migliore in Europa, fa gola anche alle Agenzie spaziali, come ESA e NASA, che hanno oggi e lanceranno domani sonde planetarie lontanissime. Dai satelliti in orbita intorno a Marte, a quelli che stanno per arrivare alle lune di Giove, a quelli che andranno al di là dei confini del sistema solare, arrivano segnali sempre deboli ma fondamentali per capire il nostro sistema solare. SRT è previsto anche per questo scopo di servizio, e anche per questo ASI partecipa al progetto.

INAF ha già offerto SRT al grande pubblico, con un progetto molto speciale: si tratta di scrivere ad ET, o almeno mandargli un saluto. Sappiamo che molte delle stelle vicino a noi hanno pianeti, alcuni dei quali sono abitabili (se non abitati…). Con SRT possiamo lanciare dei segnali, mirati accuratamente alle singole stelle, e sperare che gli ET locali sappiano ascoltarli. Devono essere brevi: inventiamo il twitter spaziale. Abbiamo già molti candidati. Eccone uno, per epsilon Eridani, di autore che teniamo segreto: “La Terra è un pianeta bellissimo, ma abitato dall’UOMO, il quale, sebbene dotato di Divina intelligenza, è spesso cieco, avido e stupido e sta sconsideratamente depredando il mondo sino alla distruzione. PER FAVORE, AIUTO !!!”. L’originale è anche in inglese, perché l’autore non sa che lingua parlino su epsilon Eridani”.

Fonte: articolo de La Stampa su SRT sul sito Media INAF

 

In Sardegna inaugurazione del gioiello tecnologico Srt, il radiotelescopio più grande d’Europa

di Enzo Vitale, su Il Messaggero

 

“Un luogo lontano e uno strano fenomeno in quell’altopiano che si colora di rosso. Accade ogni primavera. E’ una peculiarità dovuta ad alcune specie vegetali endemiche che assumono tenui tinte scarlatte.

Pranu Sanguni (Altopiano del sangue, questa la traduzione dal sardo), è l’area che ospita Srt (Sardinia Radio Telescope), il gigante di 64 metri di diametro che verrà inaugurato oggi in un piccolo paesino dell’entroterra sardo: San Basilio in provincia di Cagliari.

E’ il più grande strumento del genere in Europa e secondo al mondo. Per trovare un “cestello” più grande bisogna andare in West Virginia dove è attivo il Green Bank Telescope (ben 100 metri di diametro).

«Il grande radiotelescopio è la nostra grande speranza -raccontava qualche anno fa Pino Cogodi, ex primo cittadino del paesino sardo-. Per noi costituisce un “rinascimento” economico con la possibilità di creare tanti posti di lavoro. Puntiamo soprattutto sulla valorizzazione dei prodotti locali e l’insediamento di piccole industrie collegate all’insediamento del complesso scientifico. Insomma, per dirla grossa, speriamo in una specie di piccola “Silicon valley” sarda che possa dare opportunità occupazionali a tanti giovani di questa parte depressa dell’isola».

E ancora: «Nel bosco c’è una vasta “macchia” di argilla rossa, dove non cresce mai nulla. Per noi quella “macchia” priva di vita è stata sempre avvolta nel mistero: nessuno è mai riuscito a spiegare il perchè lì non cresce nulla»».

E proprio a pochi metri da quell’inspiegabile rebus, il radiotelescopio tra i cinque più potenti al mondo, è dunque pronto a scrutare lo spazio più profondo e riceverne i segnali con la sua parabola gigante.

Srt sarà, per dirla come va di moda ora, multitasking. «Oltre a studiare le sorgenti radio dell’Universo -dicono gli esperti dell’Inaf-, il Sardinia Radio Telescope è stato pensato anche per operare come stazione ricevente di Terra per le sonde interplanetarie e vi sono trattative già in corso con Nasa ed Esa da parte dell’Agenzia Spaziale Italiana. Infatti grazie alla sua parabola a grande diametro rappresenta lo strumento ideale per essere inserito nel Deep Space Telescope».

All’inaugurazione di oggi ci saranno rappresentanti delle istituzioni, ricercatori, scienziati e tanti altri ospiti. Tra gli altri Maria Rita Rosas (sindaco San Basilio), Giovanni Bignami (presidente Inaf e accademico dei Lincei), Fabrizio Tuzi (direttore Generale Asi), Giancarlo Setti (accademico dei Lincei e primo presidente Inaf), Thomas Zimmerer (director B. D. & Sales MT Mechatronics GmbH), Hub Van Langevelde (direttore JIVE), Anton Zensus (chairman EVN e coordinatore progetto Radionet), Anna Maria Tarantola (presidente della Rai), Ugo Cappellacci (presidente Regione Autonoma della Sardegna), Marco Rossi Doria (sottosegretario Ministero Istruzione, Università e Ricerca).

Una giornata per andar fieri della tecnologia italiana visto che il Sardinia Radio Telescope rappresenta un gioiello scientifico e tecnologico unico in Europa e nel mondo. E’ il frutto dell’eccellenza del nostro Paese che, nel campo dell’astronomia e dell’astrofisica in particolare, vanta un primato che dura da parecchio tempo. Sì, da circa 400 anni”.

 

Italia chiama spazio: oggi si inaugura
il super-radiotelescopio

 

Di Piero Banucci, su La Stampa

Questa mattina alle 11,30 verrà ufficialmente inaugurato il Sardinia Radio Telescope, in sigla SRT (foto). E’ una parabola orientabile dal diametro di 64 metri che permetterà agli astronomi di studiare molti aspetti enigmatici dell’universo: stelle di neutroni (le pulsar), nebulose in cui si formano molecole più o meno complesse, quasar, radiogalassie, eventuali segnali intelligenti di origine extraterrestre. A tagliare il nastro, se la tempesta scatenata da Berlusconi contro il governo Letta non lo impedirà, sarà Maria Chiara Carrozza, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca.

 

Questo 30 settembre sarà ricordato come un giorno storico per la scienza italiana. Il SRT sorge in provincia di Cagliari ed è incastonato in una impressionante struttura alta come un edificio di 20 piani:. La sua superficie, costituita da mille pannelli di alluminio, è di 3200 metri quadrati e mantiene la giusta curvatura con la precisione di frazioni di millimetro anche quando, per l’orientamento assunto dalla colossale parabola, la gravità tenderebbe a deformarla. Diecimila saldature di alta precisione sono state necessarie per tenere insieme le sue 15 mila tonnellate di ferro.

 

Utilizzando diverse posizioni focali, il Sardinia Radio Telescope (foto) coprirà le frequenze da 0,3 a 100 GHz. Un eccezionale potere di risoluzione, superiore a qualsiasi telescopio ottico, si otterrà usando questa parabola nel network europeo e mondiale con la tecnica dell’interferometria a larghissima base (VLBI). Ma una forte risoluzione si otterrà anche in interferometria “locale” con le altre due parabole nazionali, quella da 32 metri che da parecchi anni lavora a Medicina, in provincia di Bologna, e quella, pure da 32 metri, in funzione a Noto, in Sicilia.

 

Applicazioni di utilità pratica saranno nel settore della geodinamica: la nostra rete di radiotelescopi permette di rilevare lo spostamento delle “placche” della litosfera, che è la causa dei terremoti. Inoltre con questa parabola si potranno tenere i collegamenti radio con sonde interplanetarie in viaggio nello spazio profondo, come il “Voyager 1”, a 19 miliardi di chilometri dalla Terra, primo oggetto costruito dall’uomo che abbia raggiunto l’ambiente interstellare. Finanziato dal ministero dell’Istruzione e Ricerca, dall’Agenzia spaziale italiana , dall’Inaf e dalla Regione Sardegna, SRT sorge a Pranu Sanguni, 35 chilometri da Cagliari, nel comune di San Basilio. Questo il sito: http://www.srt.inaf.it/

 

E’ interessante ricordare che l’Italia fu in un certo senso pioniera nel campo della radioastronomia, salvo poi arrivare piuttosto tardi a farne un settore di punta della propria ricerca astrofisica.

Nell’estate del 1895 Guglielmo Marconi sulle colline vicino a Bologna realizzava la prima trasmissione radio: tre impulsi elettromagnetici, una S in alfabeto Morse, arrivarono senza fili – via etere, si diceva allora – a un chilometro di distanza, al di là di una collina, dove a constatare la riuscita dell’esperimento c’era un contadino armato di schioppo. Quando un rudimentale ricevitore captò i tre segnali, il contadino sparò a salve. Era la nascita della radio, della televisione, dei cellulari, del villaggio globale delle telecomunicazioni in cui oggi siamo immersi. E potenzialmente era anche l’inizio della radioastronomia. Marconi stesso sospettò che delle onde radio potessero arrivarci dallo spazio e nel 1927 registrò disturbi nelle trasmissioni in coincidenza con la comparsa di grandi macchie solari e di aurore boreali manifestatesi il 20 settembre e il 14 ottobre.

 

Poteva essere quello l’atto di nascita della radioastronomia, ma non fu così. All’epoca non c’era interesse a captare “rumori cosmici” ma semmai a eliminarli. Questo orientamento aveva, qualche anno dopo, anche Karl Jansky, oggi considerato il vero padre della radioastronomia. Poco più che ventenne, a Holmdel, nel New Jersey, USA, Jansky lavorava come ingegnere ai Bell Telephone Laboratories (ora A.T.&T. Bell Laboratories). In quel paesino di 500 abitanti a un centinaio di chilometri da New York, il suo compito era di studiare i radiodisturbi sia nelle onde lunghe (4000 metri) sia nelle onde corte (14 metri). Queste ultime richiedevano antenne particolari, tali da permettere di individuarne anche la direzione di provenienza. Per risolvere il problema, nella primavera del 1929 Jansky progettò uno strano aggeggio: era una intelaiatura di tubi metallici lunga venti metri, larga quattro e alta cinque. Questa specie di gabbia a sbarre molto larghe venne montata sulle ruote di una vecchia Ford modello T e un motore faceva ruotare il tutto su una pista di mattoni. In 20 minuti l’antenna completava un giro, captando i rumori parassiti, in pratica delle “scariche”, provenienti da tutte le direzioni.

 

L’antenna fu pronta nel 1930 e venne subito familiarmente chiamata “la giostra”. Alcune delle scariche che captava erano facilmente interpretabili: a causarle erano temporali in corso nel raggio di un centinaio di chilometri. Ma la “giostra” di Jansky captava anche un “rumore” diverso e inspiegabile. “Un sibilo persistente di origine sconosciuta”, annotava l’ingegnere. E aggiungeva: “Ci vorrà qualche mese di osservazioni prima di poterne capire qualcosa”.

 

Ci volle di più. Un paio di anni. Il 5 maggio 1933 il “New York Times” pubblicava un articolo intitolato “Radioonde dal centro della Via Lattea”. In effetti Jansky aveva scoperto che quel sibilo proveniva dalla costellazione del Sagittario, dove si trova il nucleo della nostra galassia.

 

A proseguire le ricerche sarà il radioamatore Grote Reber, che nel 1939 disegnò la prima radiomappa della Via Lattea, scoprendo altre due sorgenti nel Cigno e in Cassiopea. Nel 1943 Reber individuò anche segnali provenienti dal Sole (già sospettati da Marconi), ma perché‚ la radioastronomia si sviluppasse fu necessario attendere la fine della seconda guerra mondiale e l’abolizione del il segreto militare sulla tecnologia del radar.

Il più grande radiotelescopio a parabola è quello dell’Osservatorio di Arecibo, a Puerto Rico, gestito dal National Astronomy and Ionosphere Center della Cornell University. E’ una calotta sferica dal diametro di 305 metri con raggio di curvatura di 265 metri e occupa l’intero avvallamento di una dolina. La calotta concentra il segnale su due antenne sospese a 140 metri di altezza sopra quella principale, una di 25 metri e una di 8, che inviano il segnale al ricevitore. Naturalmente, a differenza dal Sardinia Radio Telescope, l’impianto di Arecibo è fisso: provvede il moto di rotazione della Terra a far scorrere il cielo davanti all’antenna. Aggiustamenti di puntamento entro un cono di 20° intorno allo zenit sono possibili spostando leggermente le antenne secondarie.

 

Dal 1993 è in funzione quello che possiamo considerare il più grande strumento scientifico che l’uomo abbia mai costruito: il VLBA. Si estende virtualmente dalle isole Hawaii, in mezzo all’oceano Pacifico, alle isole Vergini nel Mar dei Caraibi, e di qui, passando per la California e il deserto nel New Mexico, fino alla costa Est degli Stati Uniti, a Nord di New York. Questa parte della rete può lavorare insiemne con la rete europea, della quale fa parte anche l’Italia con il Sardinia Radio Telescope e le parabole di Medicina e di Noto. Ne risulta un radiotelescopio largo ottomila km che permette di scrutare l’universo più in profondità di qualsiasi telescopio ottico, compreso lo Space Telescope Hubble. E la sua capacità di separare punti angolarmente vicini à tale che, se operasse nel campo ottico, vi permetterebbe di leggere i caratteri di questo schermo alla distanza tra Roma e Washington.

 

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