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«Uno scudo contro la crisi». Ora la società operaia affronta la drammatica situazione

di Simone Lasio Letto 1.571 volte0

sede società operaia serramanna

La società operaia ritorna all’antico: aiuterà gli associati in un momento di crisi senza precedenti. La strada l’hanno trovata nel decreto dell’ex ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, datato 6 marzo 2013, che impone tra l’altro che anche le Società operaie siano iscritte all’Albo delle imprese, con tanto di partita Iva. Un cavillo, in apparenza, «che agevola però le donazioni e quote sociali che possono essere detratte dai redditi». Parola di Marco Putzolu, muratore in pensione, al timone da qualche anno della Società di Serramanna.

MUTUO AIUTO È la funzione di mutua assistenza per la quale era nata nei primi anni del secolo scorso. Quando il welfare state, ancora molto distante da come lo conosciamo oggi, si reggeva esclusivamente sulle spalle dei soci che versavano una parte del loro salario per fare fronte agli infortuni o alla perdita del lavoro di qualcuno degli associati. «Oggi la crisi tocca tutti, e c’è chi non riesce ad arrivare alla fine del mese e anche pagare una bolletta o il ticket per una visita specialistica diventa difficile», commenta Antonello Inconi, vice presidente della Società Operaia che quest’anno (quando nacque, per iniziativa de is ferreris, maistus de muru e de linna, giornaderis serramannesi, era il 1908) ha celebrato il 105° anniversario di fondazione.

SERVIZI SOCIALI A Serramanna la fila di nuovi poveri (espulsi dal mercato del lavoro) si ingrossa sempre di più. «Negli anni del mio mandato erano circa 300 le persone che si rivolgevano ai Servizi sociali del Comune, e ora ritengo possano essere molte di più», dichiara Alberto Palmas, assessore alle Politiche sociali dal 2007 al 2012. Famiglie intere, che faticano a fare fronte ai bisogni essenziali: alimenti in primis. «A Serramanna opera il gruppo delle Vincenziane, le cosiddette Dame della carità», continua Palmas, «che hanno il banco alimentare e distribuiscono vestiario e mobili usati». La Società Operaia, in questo quadro di crisi, vuole fare la sua parte.

PIÙ SOCI «Siamo in attesa del via libera per ampliare la nostra sede che vogliamo aprire alla presenza di giovani e donne: puntiamo a tornare a numeri di soci degli anni Novanta, quando gli iscritti alla Società Operaia erano quasi 200», continua Inconi. Più soci, più soldi, e la possibilità di portare avanti le prerogative statutarie («cultura, mostre, prevenzione sanitaria», dice Inconi) e creare un piccolo banco . A metà ottobre l’assemblea dei soci. In vista modifiche allo statuto e il ritocco alle quote sociali, per tornare al passato quando, dice il presidente Putzolu, «ci si quotava e si aiutava chi aveva necessità».

I. Pillosu – L’Unione Sarda del 30/09/2013

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