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La Befana e Vico Mossa: un piccolo estratto da “I Cabilli”

di Davide Batzella Letto 2.375 volte0

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Su segnalazione di una nostra lettrice, proponiamo un estratto de “I Cabilli” di Vico Mossa (a cui recentemente è stata dedicata una mostra permanente presso la Casa Comunale) riguardante l’Epifania e la festività natalizia.

Eccolo:

Per la Befana, ogni anno c’era per me e per mio fratello un luccicante marengo. Non sono mai riuscito a sapere dove fosse custodito il tesoro, forse nella cassaforte, certamente non nel canterano ov’era il catalogo prezioso, poichè la monetina d’oro non odorava mai di mela.

Nostra nonna ci faceva attendere nello stanzone delle paghe, dopo un pò tornava con aria di mistero, e ci diceva che durante la notte la Befana aveva lasciato cadere il “marenghino” entro una delle giare, nella cucina nuova. La cosa strana era che la Befana passasse puntualmente in casa di mia nonna, ove non c’erano bambini, e in casa nostra no. Però da noi, la notte di Natale passava Gesù Bambino. Mio padre sosteneva che in sostanza Gesù Bambino e la Befana erano le misteriose incarnazioni d’un unico personaggio, per cui se passava l’uno non passava l’altra.

Cosa altresì strana era che Gesù Bambino portasse l’albero carico di doni solo a noi, mentre tutti gli altri bambini del paese appendevano la calza, dove la Befana, con scarsa fantasia, metteva regolamente uno schioppo o un cavalluccio per i bambini, e una bamboletta, una “bimbetta in scatola”, com’esse dicevano, per le femminucce. Poichè dunque la casa nostra la ignorava, rimediava egregiamente mia nonna.

Appena giunti a casa, i due marenghi passavano prima da una mano all’altra e poi il mio scompariva entro un elefantino di porcellana che ancora conservo intatta. I doni di Gesù Bambino erano invece vari: giocattoli “made in Germany” e dolci di città appendeva ogni anno su un alberello di alloro, costellato di mandarini, arance vaniglia, e di bergamotti. Forse era il premio, pensavo, alla mia annuale fatica: qualche giorno prima di Natale allestivo il presepio nella stessa stanza del camino rosso, dove il Bambino Gesù scendeva, scansando l’enorme ceppo, che mio padre riservava sempre per quella notte: anche quando non faceva freddo.

Impiegavo carta azzurra da zucchero, cartoncini colorati, stagnole, sassolini che sceglievo accuratamente, muschio e altre umili cose. Ogni anno lo perfezionavo ed il rito lo continuai da grande, anche quando Gesù Bambino delegò mia madre per elargirmi del denaro, per evitarsi la faticaccia di allestire quell’albero scintillante, eccitante di fantasie.

Da I Cabilli – Vico Mossa

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