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Serramanna, la piccola Parigi

di Samuele Pinna Letto 8.771 volte0

di Paolo Casti

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Düsseldorf, popolosa città tedesca adagiata sul Reno, fu definita, da Napoleone Bonaparte, “piccola Parigi di Germania”. Anche Bucarest, la capitale della Romania, bellissima città, conosciuta anch’essa con l’appellativo di “piccola Parigi”, per via dei moltissimi monumenti ed edifici di incredibile valore artistico e storico e per la sua aurea culturale e intellettuale, così come dimostrano i quasi 40 musei, i 22 teatri, le 18 gallerie d’arte e le molte biblioteche disseminati nel suo territorio.

In Italia, Bazzano, comune di circa 6.000 abitanti, il più piccolo per estensione della provincia di Bologna (dal 1° gennaio 2014 confluito nel nuovo comune di Valsamoggia, del quale è capoluogo) è da sempre definito “la piccola Parigi” per la sua vocazione elegante, commerciale e graziosa che la differenzia dai territori limitrofi. Ugualmente in Sardegna troviamo in Quartucciu un esempio di questo appellativo, in quanto si dice che i suoi abitanti “abbiano sempre la puzza sotto il naso, un po’ come i francesi”; ma la cittadina più conosciuta, con l’appellativo di “piccola Parigi” è senza ombra di dubbio Buggerru.

Buggerru, agli inizi del 20° secolo, contava un numero di abitanti addirittura cinque volte superiore alla popolazione attuale, poiché in quegli anni visse l’epoca più prosperosa delle sue miniere. In quel periodo il paese veniva chiamato «petite Paris» ovvero “piccola Parigi“, in quanto i dirigenti minerari che si erano trasferiti nel borgo minerario con le rispettive famiglie avevano ricreato un certo ambiente culturale, oltre al cinema, un teatro ed un circolo riservato alla ristretta élite dei dirigenti della società francese.

Anche Serramanna, veniva definita e indicata come “la piccola Parigi”; definizione probabilmente figlia degli anni ’50, nell’immediato dopoguerra, coniata da “is casteddaiusu” sfollati, utilizzata per ironizzare sulla “barallia” dei serramannesi, atteggiatisi da sempre a “cittadini”.

Negli anni ’60 e ’70 l’appellativo tornò in voga grazie all’esistenza del cinema, di qualche negozio alla moda e di vari locali, primo tra tutti la discoteca “Chat Noir” anch’esso di reminiscenza francese, se non altro nella denominazione. Si poté assistere alla nascita di movimenti culturali, quali il muralismo, il paese viveva in un periodo quasi rinascimentale, c’erano poi grandi industrie, la CASAR, la Cantina Sociale, la FALCO e tutte le sere e con ancor più evidenza i fine settimana Serramanna era il centro che attirava più giovani da tutto il circondario e persino da Cagliari. Benessere diffuso che si protrasse fin oltre la seconda metà degli anni ’80.

Serramanna divenne ben presto uno dei posti migliori in cui stabilirsi e mettere su famiglia; basti pensare che dal 1961 al 1981, in soli 20 anni, la popolazione crebbe di 2000 (duemila) unità. Sul finire degli anni ’70, e negli anni ‘80 in cui toccò il suo apice, Serramanna conobbe la piaga della droga, droga che è sempre stato un classico dei paesi divenuti cittadine troppo velocemente.

Per tutti gli anni ’80 e metà dei ’90 Serramanna vide crescere esponenzialmente la sua popolazione tanto da toccare il suo massimo storico tra il 1991 e il 1992, arrivando a superare i 10.000 abitanti. Ogni tanto qualcuno, perlopiù ignorando l’origine della definizione di “petit Paris”, la rimette in voga sperando forse di rinverdire i fasti del passato, ma così facendo riporta tristemente alla prima definizione, ovvero all’atteggiarsi a “cittadini” non rendendosi conto della realtà che ci circonda, fatta di case in ladiri che crollano sulla strada, dipinti sui muri sbiaditi, e un panorama sovrastato dal rudere della Cantina che fu… “décadent Paris“.

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