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Serramanna: le sculture di Giovanni Simbula andate perdute

di Samuele Pinna Letto 10.936 volte5

di Paolo Casti

Hanno scritto e parlato di lui giornalisti e scrittori di fama nazionale e i critici milanesi lo hanno definito lo scultore dei cieli aperti per la sua peculiarità di inserire le sue opere nell’ambiente naturale.

Nato a Cagliari il 20 luglio 1941, dove tutt’ora vive e lavora, diplomato presso il Liceo Artistico di Cagliari, opera nel campo del teatro, della pittura e della scultura (in ferro, bronzo, marmo e cemento armato, utilizzando tecniche miste), e attualmente svolge attività di scambi culturali tra paesi Orientali e Occidentali, fondendo nei suoi elaborati artistici la cultura del periodo Nuragico con quella Orientale.

Nel 1971, vinse il Primo Premio “Opera Prima” nella Rassegna Artistica Culturale di Cagliari, facendosi notare per le sue capacità artistiche con il fil di ferro saldato.

Opera Prima (1971)
Opera Prima (1971)

Successivamente si specializzò nelle sculture col cemento armato.

Negli anni ’80 realizzò due sculture in cemento armato che andarono ad abbellire Serramanna. Nel 1980 realizzò una scultura che venne posizionata presso il parco giochi:

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Nel 1983 invece, una scultura, raffigurante una madre con bambino fu sistemata di fronte alla Chiesetta campestre di Santa Maria:

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Purtroppo l’incuria e gli atti vandalici hanno fatto sì che queste opere non arrivassero ai giorni nostri. È rimasto molto dispiaciuto quando gliel’ho detto.

«Lo scultore è homo faber per eccellenza – dice Simbula – proprio perché fabbrica, agisce con la materia, e dà forma in tre dimensioni alle sue creature».

Ed infatti, trasforma, modella e, con il tratto distintivo che predilige, il fil di ferro, disegna nello spazio le sue opere ricche di significati interiori. Il suo nome figura nel volume d’arte “Guida degli Artisti sardi contemporanei operanti in Sardegna e nel mondo”, nonché nel volume “Arte contemporanea internazionale della scultura” del Bolaffi. Le sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche e private, e in molti spazi all’aperto in molteplici luoghi della Sardegna.

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Nell’ultimo decennio la sua attività artistica si è rivolta anche al teatro, riproponendo riti sacri dei popoli antichi, in particolare del periodo nuragico, attraverso manifestazioni di tipo “spettacolare” (come mimica, costumi, maschere, musiche) e basandosi su sceneggiature ricreanti ambientazioni e immagini che in passato trovano espressione alla presenza dell’intera tribù o villaggio.

 

 

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Commenti (5)

  1. E’ sempre un vero peccato che l’arte, in qualsiasi forma sia, vada persa. I resti della scultura, almeno, è possibile recuperarli? Mi pare manchi dal piazzale almeno dall’anno ’99.
    Paolo, hai del materiale dell’altra opera d’arte che era sistemata ai piedi di un grosso eucaliptus, poco prima dell’opera in argomento?

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  2. Ciao Alessandro, probabilmente ti riferisci a “i tubetti”; no non son riuscito a reperire nemmeno una fotografia 🙁

    Riguardo la scultura in cemento armato “Madre con bambino” collocata originariamente a Santa Maria le ultime tracce conosciute erano in un terreno nelle vicinanze della chiesetta, ma ora sinceramente non se siano reperibili nemmeno gli ultimi cocci.

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    1. Esatto, Paolo: mi riferisco proprio ai “tubetti”; forse esiste, in casa, una cartolina che li ritrae. La condividerò tranquillamente…
      Peccato per il resto.

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    2. Salve. Io ho messo le foto dei tubetti in Facebook nel gruppo “Serramanna”. Se le volete vedere, ci sono ancora.

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