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Ricordi di un passato… remoto!

di Samuele Pinna Letto 4.761 volte5

di Maria Porceddu Ortu

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È il giugno del 1947.

La mia famiglia è appena rientrata a Cagliari dallo sfollamento. Tre anni trascorsi da profughi-migranti per fuggire dai bombardamenti e dalla carestia. La città è, ormai, un campo di battaglia dove la morte te la senti addosso al primo, squassante urlo di sirena e la vita, per chi riesce a salvarla, è molto difficile.

Tre anni di sofferenze per gli adulti, di disimpegno dalla scuola e di giochi senza frontiere per noi bambini che, all’aria aperta, ci troviamo abbastanza a nostro agio. Se non fosse per le difficoltà economiche e per la carenza di generi alimentari, nella nostra inconsapevolezza possiamo anche considerarci in vacanza!

Il rientro in città, comunque, ci riempie di gioia e questo, tutto sommato, la dice tutta sul nostro stato d’animo di “sfollati” e “vacanzieri” per necessità.

La vita cittadina non tarda a riconquistarci, segno che le radici erano state ben nutrite e protette.

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Sono trascorsi 68 anni da allora. Quella bambina, oggi, ne ha 80 e scopre, con gioia, di possedere, in un insospettato scrigno di “tesori”, i ricordi del proprio passato che, basta un “clic” e si liberano, fluendo in una connessione con il proprio vissuto che, miracolosamente, ridiventa presente. Tornare indietro nel tempo…: è un bel gioco che amo moltissimo fare!

In un giorno del giugno 1947 si festeggia, a Cagliari, la solennità del Corpus Domini e la Chiesa, che si ritrova molto sguarnita come numero di sacerdoti, di locali destinati al culto e di parrocchiani, decide per una manifestazione solenne interparrocchiale. Insieme, ci si rincuora e si trova il coraggio di riprendere il cammino interrotto dalla guerra.

 Guidata dall’arcivescovo mons. Piovella, attraverso le strade di Castello ancora ingombre di macerie, un fiume di persone raggiunge la piazza Martiri e, per la via Manno, si riversa in un mare di gente che già attende nella piazza Jenne e nel Largo Carlo Felice. I Cagliaritani di tutti i quartieri si incontrano lì, si abbracciano e piangono, comunitariamente, i loro Morti, ringraziando Dio per la vita salvata.

Per noi, ragazzini di 10-12 anni, e per chi, come me e i miei familiari, fortunatamente non ha avuto alcun lutto per la guerra, quello del giugno ’47 è un giorno di festa e come tale mi è rimasto in mente. E oggi lo rivivo|

Quella folla oceanica del Largo Carlo Felice… chi può dimenticarla? E che importa se di folle oceaniche i Cagliaritani già sanno tante cose! E ricordano… Sono passati solo pochi anni da quando, sotto la scalinata del Bastione di Saint Rémy, altre folle si accalcano per acclamare…

Ma questa è un’altra storia… Una brutta storia che speriamo non si ripeta più.

La democrazia è un bell’esercizio che ti consente di criticare e di fare la controcritica, di applaudire e di dichiararti contrario senza toglierti né la dignità di cittadino né la vita. E, per quanto brutta, questa storia non possiamo, non dobbiamo dimenticarla. Ma, soprattutto, non devono dimenticarla coloro che, per suffragio popolare, sono chiamati a garantirla questa libertà: chi critica, a suo modo vuole dire che non approva. Troppo spesso, oggi, constatiamo la “suscettibilità infastidita e fastidiosa”di chi amministra la vita pubblica e ci viene il dubbio che, a dettar legge, non sia il desiderio di “far bene”ma quello di “fare contro qualcuno”.

Giugno 1947, Cagliari; giugno 2014, Serramanna: è un bel salto, indietro e ritorno, fatto su sollecitazione del foglio settimanale della Parrocchia di S. Leonardo. È lì che leggo data, orario e percorsi della processione del Corpus Domini che chiude, in modo solenne e comunitario con la parrocchia di S. Ignazio, questa importante ricorrenza del calendario religioso cattolico.

È stata una processione decisamente partecipata, che si è avviata lungo il viale S. Ignazio, come sempre lindo e ben irrigato (particolari che non sfuggono ai “Leonardiani”che spesso si lamentano dell’igiene delle loro strade). Tutto procede per il verso giusto, fino al momento in cui la processione, anziché proseguire per la via Roma, svolta nella via Serra. Brusio e disorientamento…

Qualcuno si chiede perché, come mai. Alcuni rispondono con un sorriso malizioso. Come dire: “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare.”(Dante Alighieri, Inferno, canto III vv. 95-96). Altri, senza mezzi termini, sostengono che la Comunità di S. Leonardo non gode delle simpatie del Sindaco, per cui tra “Su Stentu” (che occupa per il sabato sera lo spazio di piazza Gramsci) e le legittime aspettative dei “Leonardiani”, questi hanno dovuto cedere la piazza.

Uno scambio di battute. Sorrido e penso (è spontaneo) alla situazione di disagio della nostra parrocchia, tra “Madonnine” ancora nel sottoscala, reti “anticalcinacci” sotto la cupola e verde circostante molto miserino. E si che la chiesa di S. Leonardo è un monumento nazionale, un gioiello architettonico della cui perfetta agibilità dovremmo preoccuparci tutti indistintamente.

Però, le voci sono spesso bugiarde e non è giusto che la verità venga travisata. Perciò chiedo al Sindaco se ciò che la gente percepisce corrisponde a verità o è pura cattiveria. Ce lo dica, Sindaco, perché ognuno di noi deve assumersi le proprie responsabilità di persona bugiarda o di cittadino preoccupato. Ma, diciamolo onestamente, se è dovere del Sindaco non mentire, il nostro è quello di essere cittadini perbene, rispettosi delle disposizioni che egli ritiene di dover imporre.

E il nostro Sindaco potrebbe pure essere antipatico, presuntuoso, autoritario, poco disposto all’ascolto, ma è pur sempre il Sindaco di Serramanna.

Maria Porceddu Ortu

serramanna, 22/6/2014

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Commenti (5)

  1. Amo leggere. E amo ascoltare le storie che gli anziani raccontano. Ho una Nonna meravigliosa, di oltre 90 anni, che da oltre quarant’anni mi rapisce con i suoi racconti. Mi piace ascoltare lei e le persone che,come lei, raccontano fatti storici importanti. Peccato però che questa storia, che avrebbe potuto essere molto interessante, finisca, come sempre in una critica pettegola, in un attacco personale. Peccato. Perché personalmente credo che gli anziani, per cui ho davvero grande rispetto, abbiano sempre qualcosa da insegnare. Peccato. Perché di rancore e maldicenze ce n’é più che a sufficienza. Però al sindaco, che personalmente credo sia una persona diversa da quella che viene descritta in questo “articolo”, questa storia qualcosa può insegnare: a non sparare sui giovani quando diventerà anziano. Nel frattempo continui a impegnarsi, nonostante tutte le critiche più o meno costruttive.

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  2. sempre piacevole leggere cio’ che scrive !!!!!!!!!!

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  3. Potrà essere …Che, io non vivo a Serramanna e,non sono al corrente delle varie “maldicenze” ma nel caso specifico le critiche sono state fatte in maniera così “urbana” ,esposte con un garbo tale che …Ma veramente!… Con le cose che avvengono durante ALTRE processioni !!… Fungano invece queste,da sprone, e allora , sarà certamente critica Costruttiva !

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  4. Piccola precisazione:

    la chiesa di San Leonardo non è un monumento nazionale, bensì è stata dichiarata di interesse culturale storico e artistico ai sensi dell’art. 10 comma 1 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, è quindi tutelata secondo le disposizioni di detto Codice. Il decreto di tutela è il n. 24 del 21.05.2008, e quindi è sottoposto alla tutela della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Sardegna.

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  5. …Caro paolo,hai fatto cosa gradita(certo) a me,ma…Spero tanto che la tua Precisazione, completa di,n.del decreto,di comma..”.Enti “,e data…” Accenda” e illumini la strada per arrivare alla Soprintendenza,da te molto ben espressa. Chi deve Intendere…Intenda !!

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