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Is bixinaus de sa bidd’e Serramanna

di Andrea Mura Letto 6.379 volte7

di Maria Porceddu

Bixinaus Serramanna (9)

Si è appena conclusa l’iniziativa promossa dall’Amministrazione Comunale per l’apposizione delle targhe nei rioni di vecchia memoria, che avevano nomi molto particolari. Le targhe ci riportano alle caratteristiche naturali di quei luoghi, oggi individuati solo con le strade che li attraversano, i cui nomi ci ricordano personaggi, luoghi e avvenimenti della Storia. E la Storia, quella “grande”, si sa, nel bene e nel male, procede impassibile e indifferente ai desideri e ai bisogni della “societas” locale di turno.

Una iniziativa apprezzabile e, io ritengo, molto utile ai Giovanissimi. Questi, infatti, attraverso le linee tracciate sulla ceramica dagli artisti, possono cogliere, e io spero rifletterci sopra, quale fosse la filosofia di vita dei genitori e, più in là ancora, dei loro antenati. Ogni targa ci riporta indietro nel tempo e, per me e per i miei coetanei, è un felice ritorno a “su connotu”.

Tutti ne parlano, comunque. E già, questo, è un merito dell’iniziativa.

Naturalmente, in ogni conversazione/discussione che si rispetti, ci sono coloro che approvano e coloro che sottolineano qualche carenza.

Ho assistito ad uno scambio di idee abbastanza acceso tra le due fazioni, a proposito della targa “Sa Roja ”, fuori posto, secondo molti, e da sostituire con “Sa Truma” che, invece, non è stata realizzata. Sarebbe, dunque, secondo alcuni, una rimozione arbitraria di un paragrafo della storia della nostra Comunità.

Ho ascoltato con interesse. Ho avuto un attimo di esitazione: e tanto mi è bastato perché mi tornasse in mente una parola che talvolta ho udito da mia mamma e che, nella mia ignoranza della lingua sarda, io recepivo come “trumba”. E, a dire il vero, io di trombe e di tamburi ne ho visti e ne ho sentito parlare molto durante Il fascismo! Ma l’improvviso “fermo” della mente mi è servito. Ho capito, finalmente! Mio nonno Gemiliano ha vissuto per anni in via Trento dove mia mamma è nata nel 1911. Un angolino buio della mia memoria incomincia ad illuminarsi! “Sa Truma” è “su bixinau” a ridosso del quale mia mamma è nata, è cresciuta e ha giocato durante la sua fanciullezza e di cui, evidentemente, ha avuto occasione di parlare in presenza di noi bambini. Ma non mi basta questa mia rievocazione; ho cercato anche altre conferme. Ne sono stata certa quando un Serramannese “doc” mi ha messo sotto il naso un atto notarile nel quale questo rione viene registrato come “Sa Trumma”.

Si tratta dell’acquisto di un “terreno già fabbricato, ora distrutto, contrada detta Sa Trumma, ora via Camposanto, confina a… nel catasto col mappale 551 parte del foglio 48”. E, in un precedente atto notarile, in possesso dello stesso proprietario di cui sopra e risalente al 1925, si specifica “Fabbricato, composto di un magazzino scuderia e piazzale con fonte comune nella contrada Sa Trumma, ora Via Camposanto, col mappale 7616…”.

Non ho più alcun dubbio e penso: se si fossero ascoltati con maggior fiducia e attenzione gli Anziani che ancora, grazie a Dio, ci onorano della loro saggezza, questa “svista” poteva essere evitata e, soprattutto, non avrebbe fatto ombra alla validità e all’utilità di questa iniziativa di “rimembranze” che, per quanto mi riguarda, mi è stata di grande aiuto. Tra l’altro, ho imparato il significato di un vocabolo che, nella mia fanciullezza, avevo frainteso.

Dal “Dizionariu Sardu-Italianu de Vissentu Porru”: «truma (M. Turma)…Turma de molentis, turma d’asini».

Dal “Dizionario Etimologico Sardo” di Max Leopold Wagner: «trumma e (meno frequente) turma… sa drummizèdda (Mogoro) gruppo di asini».

Si dice, infatti, che in questo “bixinau” ai pozzi, che ancora ci sono, si attingesse l’acqua per abbeverare gli asini o i cavalli al rientro dalla campagna e lì sostavano per la notte, in attesa che i proprietari tornassero a riprenderli per la successiva giornata di lavoro. In pratica, dunque, un recinto comune, ma soprattutto comunitario. Una vera pennellata di colore sulle regole di vita di quella piccola comunità, a buon diritto nucleo fondante dell’odierna Serramanna.

Siamo dunque agli “asini” come animali da lavoro, e non tanto ai “cavalli”, ancora un lusso per la maggioranza dei lavoratori agricoli. E figuriamoci quanto ancora lontani dai “trattori”, che hanno segnato la fine dei piccoli contadini. E questi, non dobbiamo dimenticarlo, sono state le prime cellule storiche dell’attuale società sarda e dell’economia agricola serramannese.

Attraverso le targhe, dunque, possiamo leggere la Storia, il Progresso e le Mutazioni del vivere civile.

Ci si può specchiare, Serramanna, che, subito dopo quel periodo e dopo la guerra, è stata, per lunghi anni, la Stella Polare del Campidano di Cagliari.

SERRAMANNA 29 SETTEMBRE 2014

Maria Porceddu Ortu

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Commenti (7)

  1. Proponiamo di seguito la risposta dell’amministrazione comunale (disponibile su facebook) in merito ad una osservazione, del tutto analoga, pervenuta nei giorni scorsi relativa ad un toponimo coevo de sa truma (sa gruxi santa):

    […]
    Sa Gruxi Santa è stata donata da Giuseppe Concas nel 1902.
    Il progetto della valorizzazione dell’antica toponomastica riguarda esclusivamente toponimi già esistenti nel XVIII e XIX secolo.
    Questa scelta è stata fatta perché (cito dal progetto, che può consultare integralmente all’indirizzo web https://www.comune.serramanna.ca.it/read_topic.php?id=314):

    “Si è ritenuto opportuno privilegiare la fonte più antica (registri Notaio Furca Usai, 1700-1706), implementando le informazioni in esse contenute con quelle presenti nel Censimento Catastale del 1828 (riportato all’interno dell’opera di G.B. Melis).
    Si ritiene che tale approccio metodologico contribuisca a ripristinare non solo la toponomastica più antica della Comunità Serramannese, ma a recuperarne anche lo spirito caratterizzante, la valenza che permetteva cioè ad ogni serramannese di identificarsi in essa.
    Risale infatti al 20 Marzo 1865 la Legge n. 2248 (legge per l’unificazione amministrativa del Regno d’Italia, altrimenti detta legge Lanza, dal nome del Ministro dell’Interno che la presentò), attraverso la quale si impose, nell’art. 16, a tutti i Comuni Italiani di classificare le strade comunali e vicinali.
    In questo periodo dunque, le case e i loro abitanti smisero di essere identificati dal rione di appartenenza e iniziarono ad essere collocate in un contesto esclusivamente stradale.
    Si ritiene dunque che, per risalire al concetto di rione in tutta la sua valenza identificatrice e caratterizzante sia necessario proporre una valorizzazione dei toponimi antecedenti al 1865.”

    Per via di queste premesse, considerato che l’atto notarile più antico dove si cita il rione “Sa Trumma” risale al 1925 (vedi articolo della nostra concittadina Maria Porceddu Ortu) non esistono (ad oggi) le condizioni necessarie per inserire questo rione all’interno del progetto dei rioni storici (antecedenti al 1865).

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  2. Is bixinaus de sa bidd’e Serramanna – 2a puntata.
    Ho letto più volte, e con molta attenzione, il commento che il signor Pinna ha dedicato al mio scritto sui “bixinaus”. Confesso sinceramente che ho avuto la sensazione che, tra le righe scritte, ce ne siano altre taciute su cui il discorso è scivolato via distrattamente. E poiché sono disponibile anche a pensare di essere stata io, la prima, a mancare di chiarezza, rispondo con questa mia sperando di rimediare.
    L’intento, comunque, è quello di favorire un’operazione di rivisitazione del passato, non molto lontano, e di ritrovarci in un ambiente di cui, senz’altro, noi ottantenni e oltre, abbiamo sentito parlare dai nostri antenati.
    Ribadisco, intanto, che apprezzo il progetto e condivido le finalità che l’Amministrazione Comunale si è posta e che sono state dichiarate a corollario delle targhe. Ma, tra il dire e il fare, c’è poi qualcosa che ci fa scantonare dalle buone intenzioni. E stavolta il silenzio-stampa ha oscurato “sa truma”.
    Ma, che lo si voglia o no, il toponimo lo troviamo già nel 1865, con una interessante “bia sa truma” di cui parlano i testi che conosciamo bene.
    Preciso inoltre che la data del 1925, relativa all’atto notarile da me segnalato, serve solo a dimostrare l’esistenza in vita, come si dice in termini ufficiali, di una realtà che, evidentemente, arriva da lontano. E comunque, prendiamo il toro per le corna, come pittorescamente si suol dire, e ammettiamo pure che “sa truma” non abbia le origini nobili e vetuste come gli altri rioni, ma, sia chiaro, una cosa è discutere sulla sua data di nascita, un’altra è cancellarlo dalla Storia inglobandolo in altro spazio (sa roja) di cui gli si appioppa arbitrariamente nome e cognome. E questo è un falso storico.
    Perché abbiamo scantonato così maldestramente? C’è qualcosa che si vuole “non dire”. Io potrei azzardare una ipotesi, ma è talmente infantile che preferisco ignorarla.
    L’argomento è comunque intrigante e, benché noi due, forse, non ci conosciamo, io scommetto sulla Sua onestà e intelligenza. Perciò Le dico: incontriamoci e parliamone. A Lei la scelta della data e del luogo (magari in località “sa truma”).
    Attendo una Sua risposta.
    Maria Porceddu Ortu
    Serramanna 09/10/2014

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  3. Buongiorno Signora Porceddu, innanzitutto La ringrazio personalmente solo ora (non avendo avuto modo in precedenza) per la sempre viva partecipazione al progetto ASerramanna.it in quanto nostra apprezzata e storica contributrice (ne sono testimoni i numerosi e interessanti articoli che riportano la Sua firma in calce). Il commento da me precedentemente scritto (erroneamente con il mio profilo e solo in un secondo momento corretto con quello dello Staff in quanto riconducibile a normale intervento di “servizio”) voleva essere un modo di portare a Sua conoscenza, e a quella degli altri utenti, la giustificazione tecnica fornita in altri lidi (in questo caso in un commento, postato su facebook, ad uno scatto di una recente serata dedicata al progetto dei rioni storici) da parte di un componente dell’amministrazione comunale, ad una simile domanda formulata da un altro concittadino: nel caso specico si chiedeva come mai il rione “Sa Gruxi Santa” non fosse stata incluso nel progetto. Leggendo il Suo interessante articolo ho compreso che il documento più “antico” citante “Sa Trumma” fosse l’atto notarile del 1925 da Lei citato: ecco perchè, riprendendo il commento del componente dell’amministrazione comunale, ho poi affermato che “ad oggi” non vi fossero le condizioni necessarie per includere questo rione tra gli storici (identificati prima del 1865). Spero che quel “ad oggi” possa fugar dalla Sua mente ogni ombra di dubbio sulla mia mia onestà intellettuale e razionalità: il metodo scientifico galileano ci insegna infatti che una teoria riconosciuta rimane valida fino a quando non viene sconfessata e provata da un’altra teoria. Pertanto ben vengano documenti e testimonianze antecedenti a quella del 1925 per “Sa Trumma”: saremo ben lieti di farle pervenire ai responsabili del progetto stesso. Chiudo l’intervento infine con una domanda inerente i Suoi dubbi sulle possibili “righe taciute” e sul qualcosa che si vuole “non dire”: a cosa Si riferisce? Che ipotesi “infantile” preferisce ignorare? Dove e perchè avrei “scantonato”? Non credo di conoscerLa personalmente ma ho, come detto prima, apprezzato e continuo ad apprezzare la Sua persona per i contributi storici che ha fornito e spero continuerà a fornire su ASerramanna: non riesco minimamente ad immaginare quale dubbio possa aver potuto generare la mia condotta nel messaggio precedente e soprattutto perchè avrei dovuto “predermela” con Lei. Da parte mia confermo tutto il mio rispeto che si deve ad una persona più adulta. Le auguro quindi una buona giornata e la invito a continuare questa proficua collaborazione. Cordiali Saluti

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  4. Un vecchio “Quadro d’unione” in scala 1:20.000, composto di 61 fogli (1 Pimpisu – 61 Coranduledda), trovato tra i documenti in mio possesso, localizza “Sa Roia” a ridosso della strada comunale “de sa Funtana” e della strada comunale “de su Pirastu”; la strada comunale “sa Roia”, oggi viale Sant’Ignazio, funge da confine per la parte nord-est dell’abitato. La zona “Campu sa Tria” e “sa Roia”, localizzati nel foglio 37, pertanto, risultano esterni all’abitato e, attualmente, sono inedificati per parte o utilizzati per pubblici servizi. Esiste, quindi, una zona di Serramanna che possiede un nome del rione? E’ possibile inserire una mappa o un quadro d’unione del centro abitato, risalente agli anni ’40-’50 per avere un riscontro?

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    1. Confermo quanto riportato sulle mappe catastali di Serramanna nel foglio d’insieme numero 60 su Sa Roia, Campu sa Lua ecc: risultano zone agricole in data anteriore al 1930, che io sappia, ma altro non si evince.

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  5. Buongiorno!
    Faccio un piccolo intervento, spero chiarificatore.
    Sia G.B. Melis che M.Virdis sono molto chiari circa l’identificazione dei bixiNaus Sa Roja e Is Argiolas (G.B. Melis fa anche il disegnino).
    Non viene invece fatta menzione di un rione denominato Sa Truma che, all’epoca, come riportato in G.B. Melis, nei dati riguardanti le proprietà terriere, era una piccola zona agricola.
    L’esistenza nel 1865 della “bia de sa truma” è interessante, si, ma non rilevante riguardo allo sviluppo del progetto.
    Sa Truma, in ogni caso verrá “coinvolta” in un ulteriore fase di recupero e valorizzazione dei toponimi piú recenti.
    A tal proposito, visto che di Sa Truma si parla, vorrei anch’io dare un piccolo contributo.
    Parlando con gli anziani, attività veramente edificante e impagabile (nel senso che un pomeriggio passato con un anziano “no du pagada dinai”, come si suol dire), sono venute alla luce altre versioni, almeno due:
    La prima, un po’ osè, per la verità, fa discendere il nome del rione dal verbo “TROMBARE”: ovvero il rione, denominato dunque “Sa Trumba”, prendeva il nome da un terreno dove gli asini venivano condotti per accoppiarsi. (Permettetemi una battuta: non vorrei essere nei panni dell’artista che dovrà eseguire il bassorilievo della futura targa, se sarà questa la versione confermata dalle fonti documentali!).
    La seconda, che ho ascoltato con vivo (e vibrante!) interesse dalla voce di un nostro concittadino del rione Sa Roja, collega il nome del rione al corno (trumba) usato dal custode del terreno per segnalare ai proprietari degli asini l’apertura e la chiusura dello spazio dedicato al pascolo comune.
    Sinceramente, propendo di più per l’opzione trumma inteso come gruppo di animali, ma devo dire che anche le altre hanno il loro fascino, se non altro perché provengono dai ricordi tramandati oralmente!
    Non vedo l’ora di approfondire!!!
    Ringrazio comunque la signora Porceddu per i sempre puntuali interventi, non si parla mai abbastanza di cultura, ed ogni occasione è propizia.
    Alla prossima!

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  6. “Eppur si muove”

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