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Il mestiere di pastore come traino del Made in Italy in tutto il mondo

di Davide Batzella Letto 3.166 volte0

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Il mestiere di pastore è antico, complesso e dipende da tanti fattori: la stagione,  il luogo, il numero di animali, condizioni meteo e tante altre cose.

Molti sostengono che gli animali possano anche mangiare da soli. Questo è vero, infatti nessuno porta al pascolo mufloni, cervi, camosci o simili. Però vanno anche difesi e organizzati, soprattutto quando si parla di pecore con agnelli al seguito: il pastore è sempre lì a chiamare, spostare il gregge, mandare il cane e scacciare i pericoli.

I pastori sono i primi a dire che le pecore erano più belle una volta, quando le si lasciava libere di pascolare e non si dovevano chiudere la sera nel recinto. Però è sempre il pastore che decide di spostare il gregge quando l’erba scarseggia.

Se dovessero scegliere da sole, abbandonate a se stesse, finirebbero per radunarsi in un unico punto dove non sempre c’è molto da mangiare. Invece lui decide dove si va al pascolo, giornata dopo giornata, cercando di evitare le zone più pericolose o carenti di materia, evitando di sprecare erba o di rovinare il terreno.

La maggior abilità sta anche nello scegliere dove portare gli animali affinché si sfamino, saper scegliere il percorso migliore e valutare adeguamente il foraggio, perché basta poco che gli animali si gonfino a causa della troppa erba di cui hanno fatto indigestione. Questo per rendere anche belle le pecore, quelle dove puoi affondare la mano nella schiena, tra la lana, non tra le ossa.

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Non bisogna danneggiare niente e nessuno: a volte è anche necessario fare centinaia di metri in più per non rovinare un campo di grano. Serve pazienza per concedere agli animali il tempo si pascolare, ruminare ed esser tranquilli, attendere nonostante il vento, il freddo o il caldo. Questo in base alle necessità degli animali, non dell’uomo.

Un buon pastore deve capire le esigenze dei propri animali, conoscerli per capire quando stanno male o hanno sete. Come tutti i mestieri bisogna saperlo fare e se lo si fa bene si vedranno i risultati: animali sani e robusti, di bell’aspetto. Che poi questo venga riconosciuto è un altro discorso…

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In un periodo di crisi, dove il lavoro scarseggia, sono parecchi i giovani che riscoprono il mestiere del pastore. Secondo la Coldiretti “si stima che siano circa tremila i giovani che per battere la disoccupazione hanno scelto di mettersi alla guida di un gregge”.

Si tratta in gran parte di giovani che intendono dare continuità all’attività dei genitori ma ci sono anche ingressi ex novo spinti dalla voglia di trovare una occupazione alternativa a contatto con gli animali e la natura.

Il Pecorino come eccellenza del Made in Italy

Altra valutazione degna di nota è che il Pecorino sta superando il Parmigiano nelle esportazioni del Made in Italy.

Le esportazioni di Pecorino e Fiore Sardo sono aumentate in valore del 20 per cento nel 2014 facendo registrare la migliore performance all’estero tra tutti i prodotti alimentari Made in Italy, con un effetto traino sul prezzo che ha sorpassato per la prima volta quello del Parmigiano Reggiano, il più apprezzato e imitato formaggio di latte vaccino del mondo.

Sempre secondo Coldiretti, il Pecorino “sta avendo riflessi sul prezzo del latte di pecora che potrebbe avvicinarsi a breve ad un euro al litro. Ciò significherebbe “riuscire almeno a coprire i costi di produzione in continuo aumento”.

E’ cambiamento significativo per l’Italia dove – sottolinea la Coldiretti – ci sono 6,2 milioni di pecore allevati e circa 700mila capre, che pascolano soprattutto in Sardegna dove si allevano 3,2 milioni di pecore, in Sicilia (770mila), nel Lazio (630.000) e Toscana (420.000) anche se allevamenti sono presenti lungo tutta la penisola.

Immagini

Ecco ora alcune immagini di un pascolo a Serramanna:

 

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