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Una botte di nome Noè

di Davide Batzella Letto 7.632 volte1

di Paolo Casti

Botte Noè Cantina Sociale Serramanna (1)

Noè non era una semplice botte, seppur mastodontica; era il simbolo dell’abbondanza e fu quasi un emblema, un monumento del paese, tanto che numerosi erano sempre i curiosi che andavano ad ammirarla, quasi intimoriti da tanta maestosità.

A quei tempi oltre al detto «Ses longu cummenti su campanibi ‘e Serramanna», si usava dire, anche «Mannu? Manna è Noè, sa carrada ‘e tziu Ludovicu»; una botte di nome Noè, proprio così.

Ludovicu Mossa,  grosso possidente, industriale e commerciante di cereali e di vini abitava nei pressi de “Sa Gruxi Santa”. Ai primi del ‘900 del secolo scorso durante una visita alla Fiera di Milano, vide questa botte, enorme, creata apposta per l’esposizione, e se ne innamorò, tanto che volle acquistarla e portarla a Serramanna.

Una botte in legno di rovere di Slavonia, con dei giganteschi cerchioni in ferro, talmente smisurata che si rese necessario smontarla per il trasporto.

Venne quindi portata a Serramanna, e rimontata all’interno della cantina di Ludovicu, dai mastri bottai venuti appositamente dall’Austria, con l’aiuto dei bottai serramannesi Mameli e Pillitu.

L’imponente botte portava impresso sul fronte, a grandi lettere bianche, smaltate ed in risalto, oltre al suo nome, la capacità: 31000 litri, trentuno mila litri! Un esagerazione, tanto da far sfigurare le botti che le stavano affianco, di “appena” 10.000 litri di capienza.

Ne esaltò fama e maestosità anche Vico Mossa ne “I Cabilli”:

[…] mi recavo nel grande magazzino per assistere alle ultime fasi del travaso, mediante faticose pompate, nel cocchiume sulla sommità di Noè, che mi appariva giù in fondo come una montagna, e che sembrava non si dovesse riempire mai. Mio nonno aveva acquistato la gran botte da una ditta, che l’aveva allestita per una esposizione internazionale, qualche tempo prima del famoso anno della fillossera, avanti la grande guerra: tutta in rovere di Slavonia, cerchiata da enormi ghiere di ferro, sorretta da grosse travi sopra robusti supporti in muratura. Il nome era scritto su in alto, in grandi lettere in rilievo, smaltate, assieme a un numero che mi sbalordiva N. I L.31.000 NOE’ Ai lati erano due fusti, anch’essi grandi, della capacità ognuna di circa diecimila litri, ma accanto ad esso apparivano modesti. La grande botte trionfava incontrastata su tutte le altre allineate, al posto d’onore, come un monumento. Allorché era ben colmo di mosto, Noè ruggiva, e allora mi sembrava che avesse anche la barba. Man mano che il mosto fermentava, se ne aggiungeva dell’altro; talvolta il gigante rigurgitava e incuteva quasi paura. [….] la cosa più singolare era che come andava riempito in una sola volta, così bisognava svuotarlo tutto in una volta: il vino veniva travasato nelle piccole botti da viaggio con la sigla bianca e si ricomponeva la processione dei carri, diretta allo scalo merci della ferrovia. Perché altrimenti, ebbe a spiegarmi mio nonno, Noè si sarebbe vendicato, facendo inacidire il vino […] I fraticelli questuanti, molto frequenti in quel tempo, attraversavano a fatica i grandi cortili, scansando carri, cavalli e altri ingombri, per giungere a salutare il grande Patriarca (Noè n.d.r.) e brindare alla sua salute eterna; lasciavano sempre immaginette, che gli operai incollavano regolarmente nella parte bassa della grande botte. Sembravano degli ex-voto [….].

Come già detto, divenne quasi un monumento per i serramannesi, e venivano curiosi da tutti i paesi vicini per ammirarla. Nel periodo della vendemmia, quando era colma di mosto che iniziava la fermentazione, il suo borbottio si udiva in tutto il vicinato e oltre.

Botte Noè Cantina Sociale Serramanna (2)

Nel 1978, i parenti di Ludovicu, avendola ormai inutilizzata, la vollero donare alla Cantina Sociale del Campidano di Serramanna, che volle, almeno nelle intenzioni, riservarle un posto d’onore nello scantinato per l’invecchiamento che si stava fabbricando in quegli anni; per poterla portare dentro, visto che i mezzi a disposizione non rendevano ormai più necessario smontarla, si lasciò nella soletta addirittura una botola ad hoc.

Non fu però purtroppo custodita con le dovute attenzioni. Venne lasciata nel cortile della Cantina, poggiata su due cavalletti, come fosse stata una botticella qualsiasi, esposta all’incuria e alle intemperie.

Dopo qualche anno Noè si deteriorò irrimediabilmente, mettendo la parola fine alla sua “leggenda”.

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Commenti (1)

  1. Che peccato…

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