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La reliquia di San Sisinnio, contesa tra Serramanna e Villacidro

di Davide Batzella Letto 3.364 volte1

di Paolo Casti

La tradizione orientale presenta San Sisinnio, in generale, come vincitore del diavolo tentatore e protettore della madre e del bambino dopo il parto.

Secondo la tradizione sarda Sisinnio di Leni, villaggio nelle vicinanze di Villacidro distrutto dai musulmani, nacque nel 123 d. C. così come si evince dall’epigrafe ritrovata, il 17 luglio 1615, nel santuario ipogeo di San Lucifero a Cagliari, da cui si può dedurre, che Sisinnio morì il decimo giorno delle calende di maggio nel terzo anno di indizione cioè il 22 aprile del 185 d.C. regnante l’imperatore Commodo.

Le reliquie del santo sono, a tutt’oggi, custodite nel Duomo di Cagliari, tranne una costola, contenuta in una teca d’argento e accompagnata da atto notarile, donata agli abitanti di Villacidro e conservata nella Chiesa parrocchiale di Santa Barbara.

A Villacidro, a ricordo delle missioni, vi è una croce in legno, chiamata comunemente “Sa grux’e Santu Sisinni”, dove pare avvenne una furibonda rissa tra villacidresi e serramannesi per il possesso della reliquia del Santo martire.

Quando venne ritrovato il corpo di Sisinnio, con le ferite ancora visibili ed il sangue ancora rappreso attorno, “…sus Reliquias ensangrentadas…”, il Canonico Francesco Martis, vicario generale del Monsignor D’Esquivel, consegnò al Canonico Melchiorre Pirella, prebendato di Serramanna con annesse Villacidro e Nuraminis, un frammento di costola del Santo Martire in una teca d’argento.
A quella data, 1615, com’è indicato nell’iscrizione della teca: “S. Sisinnius martir qui vixit annis 62. Quievit in pace anno 185. Inventum fuit 15 julii 1615 in eccl. S.ti Luxorii sotterranea prope D. Saturninum et haec reliquiam data fuit a Rev. Vicario Martis instante Canonico Melchiorre Pirella, Ecclesia S.ti Sisinnii, quae in oppido Villakirdos antiquissima”, la chiesetta del Santo era già considerata “antiquissima“.

Forse risale allo stesso periodo in cui fu ricostruita vicino a Serramanna la chiesetta di Santa Maria di Leni.

Il dono era ovviamente destinato alla chiesa del Santo, ma trattandosi di una chiesetta campestre nel territorio del canonicato di Serramanna, nella parrocchia di questo paese la preziosa reliquia venne custodita. E dalla parrocchia di Serramanna partiva ogni anno, in processione, per dare inizio alla festa d’agosto, che forse ricorda la data della donazione, giacché il martirio del santo avvenne negli ultimi giorni d’aprile.

I villacidresi avevano sempre mal sopportato il fatto che la reliquia del loro santo compaesano fosse custodita in un altro paese. Per questo le due comunità di fedeli, per modo di dire, villacidresi e serramannesi durante i giorni della festa non si vedevano molto di buon occhio.

Ma siccome così era stato stabilito dalle Autorità, i primi, facendo buon viso a cattivo gioco, si limitavano a mugugnare in sordina, adattandosi, in sostanza, alla situazione, anche se non gradita.

Quando, nel 1767, Villacidro passò dalla diocesi di Cagliari a quella di Ales, in sostituzione di Villamar, che da Ales era passata a Cagliari, i sordi brontolii sfociarono in aperta ribellione.

Serramanna e Villacidro venivano a trovarsi su campi separati: in diocesi diverse, affermavano i villacidresi.
Non c’era più motivo perché i serramannesi continuassero a gestire la festa più prestigiosa del loro paese. Lettere di protesta piovvero alle due diocesi, ma ormai il rito del pellegrinaggio del Santo era già antico di 150 anni: era già diventato tradizione e nessuno più volle assumersi la responsabilità di modificarlo.

Un gruppo di baldi ed aitanti guerrieri a cavallo ed armati di tutto punto, si appostarono, dietro alcune siepi di mirto ed attesero l’arrivo della processione da Serramanna.

Quando questa apparve sbucarono, truci e minacciosi, intimando l’immediata consegna della reliquia.

Al rifiuto del sacerdote, circondato dalla cavalleria serramannese, spade, daghe e coltellacci scintillarono subito al sole.

reliquia san sisinnio
Reliquiario in argento che contiene un frammento osseo
di San Sisinnio e una pergamena datata 1631
(custodito nella Chiesa di Santa Barbara a Villacidro)

I serramannesi, anche se colti alla sprovvista, tentarono di reagire, ma quando videro uno di loro cadere colpito a morte, tutto il loro eroismo svanì di colpo e si diedero a una precipitosa fuga.
Il povero prete officiante non poté far altro, suo malgrado, che consegnare la preziosa teca e tornare a Serramanna.

Pare che l’anno successivo i serramannesi avessero preso anche le contromisure in un tentativo di riconquista, ma inutilmente.

Una seconda batosta tolse definitivamente loro ogni residua velleità di rivalsa.

Nacque allora la tradizione della scorta armata del Santo. Una scorta che ormai, a distanza di secoli, ha un sapore esclusivamente folcloristico, giacché i serramannesi d’oggi non sembrano molto propensi ad organizzare imboscate per rubare reliquie dei santi.

E, come scriveva Luigi Muscas, «se vanno a rubare a Villacidro, è molto più probabile che si attardino nei frutteti».

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