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Serramanna tra leggende, streghe e sedute spiritiche

di Simone Lasio Letto 3.030 volte0

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Serramanna è un luogo in cui tradizione e superstizione si son da sempre fusi inscindibilmente e prova ne è “Leggende e tradizioni di Sardegna” in cui Gino Bottiglioni raccolse molti racconti legati alle leggende e tradizioni sarde, e circa il rapporto della popolazione con i santi e le divinità in genere; scriveva: «i sardi sono profondamente religiosi, anzi la fede grande ch’essi hanno nella divinità spesso rasenta la superstizione, sicché è naturale che in mezzo a loro fioriscano in gran copia le leggende dei santi, di Cristo, della Vergine, etc.».

Pare che anche a Serramanna, il fenomeno delle streghe fosse vissuto con timore; nel racconto che il Bottiglioni rilevò a Villacidro ”is cogas ‘e Santu Isinni”, infatti, dopo aver descritto “is cogas” «…nel tempo antico c’erano in Villacidro le streghe che erano donne brutte che portavano le unghie lunghe ed erano coperte di cenci e succhiavano il sangue dei bambini», racconta, che San Sisinnio, dopo esser stato pregato da una donna, catturò una strega e la legò ai piedi del letto; poi, via via, ne furono viste tante altre, legate tutte assieme volar via, così che furono catturate e gettate nel fuoco […] «da allora le streghe non si sono più viste a Villacidro e da allora San Sisinnio fu detto “il santo delle streghe”». Il racconto continua, chiamando in causa appunto gli abitanti di Serramanna, «i serramannesi volevano il santo per cacciare le streghe da Serramanna e una volta erano andati a rubare la reliquia, ma quando erano accanto al fiume Narti, accanto alla chiesetta, la reliquia del santo era diventata grave grave e non aveva potuto passare il fiume. Allora i serramannesi avevano portato la reliquia nella loro chiesa, ma adesso pure i serramannesi sono nemici dei villacidresi».

Nella chiesa di San Sisinnio che dista da Villacidro circa un quarto d’ora, si può ancora vedere un vecchio quadro in cui è dipinto il Santo circondato dalle streghe legate fra loro e alcune in preda a un vento impetuoso, altre in mezzo al fuoco. Ovviamente questa è una leggenda che rientra nella categoria de “is contus de forredda”. Molte persone pur non potendo essere definite né credulone né agnostiche impenitenti non negano comunque il fatto che superstizioni e mondo dell’occulto suscitino in loro curiosità e attrazione. Una in particolare, che chiamerò Luigi per proteggere la sua privacy, mi ha voluto far partecipe, con non poca riluttanza dei suoi excursus nel campo delle superstizioni e ciò che ruota attorno. Nell’incoscienza della imberbe gioventù, Luigi, assieme ai suoi amici si divertiva nelle serate estive ad andare, “appena scurigau”, a dar prova del suo coraggio dinanzi ai cancelli del cimitero, ovviamente dopo che si radunavano per raccontarsi storie paurose legate ai morti; la più ricorrente era quella, sempreverde, della ragazza conosciuta in discoteca o in un bar a cui veniva dato un passaggio e la mattina dopo quando andando al suo indirizzo a riportarle la giacca o giubbotto che fosse, ci si trovava di fronte ad una casa fatiscente, abbandonata da decenni e si veniva puntualmente messi al corrente che la stessa, era morta 15 anni prima in un incidente stradale… Storielle sicure sulla cui veridicità ci si poteva giurare, perché raccontate dal cugino o dallo zio o dall’amico del fratello!

Altra credenza diffusa, a detta di Luigi, era quella che, se si passava di fronte al cimitero, e ci si fosse sentiti chiamare per nome, non ci si doveva né girare né fermare per nessun motivo perché erano le anime dei defunti che chiamavano i vivi a far loro compagnia… per sempre. Queste chiacchiere Luigi le faceva ridendo ed era chiaro fossero ricordi goliardici legati alla sua infanzia, ma poi cambiando espressione del viso, fattosi ad un tratto serioso, mi disse: «Sarà capitato a tutti di fare dei sogni su degli amici defunti e averli rivisti vivi e vegeti pur sapendo che erano passati a miglior vita… o perlomeno a molti sarà successo; sarà successo anche te, no?». Lo guardai stupito non capendo se volesse prendermi in giro, ma lui, non badando nemmeno al fatto che io avessi risposto o meno, continuò. «A me è capitato… e la cosa mi scosse parecchio tanto che la suggestione mi portò a vedere e sentire cose. Sognai degli amici venuti a mancare in circostanze drammatiche… Nella realtà avevano, uno la Fiat 127 e l’altro la Fiat Uno… Nel sogno arrivarono assieme a bordo di una Fiat 126… 127-1=126… brividi, ma brividi ancor più nel vederli sapendoli morti… E pure loro stessi nel sogno sapevano di esserlo.

Luigi si confidò con l’amico Antonio e lui ovviamente disse che son cose che capitano dettate dalla suggestione fino a quando percorrendo la Via Serra a salire verso il Comune, puntualmente ogni lampione, come ci passavamo accanto, si spegneva per poi riaccendersi immediatamente dopo il loro passaggio e così per tutta la strada finché anche Antonio stesso cominciò ad inveire contro l’amico Luigi e dirgli un sacco di parolacce. «Diceva che ero io che con le mie paranoie stavo condizionando anche lui!». Antonio convinse Luigi ad andare a parlarne col parroco; del resto erano cose che non si potevano certo raccontare al medico. Si ritrovarono a tarda notte a suonare a casa del sacerdote. Parlarono per un’oretta e il parroco tranquillizzò Luigi con la più classica delle frasi “È dei vivi che bisogna aver paura, non dei morti”, aggiungendo che quando i defunti ci appaiono in sogno hanno probabilmente bisogno delle nostre preghiere e gli consigliò di leggere un libro di cui non ricorda il titolo, ma che lo appassionò e coinvolse tantissimo tanto che, come ha detto lui stesso «Mi portò successivamente a fare una cosa, di cui ancora mi pento».

Il libro, raccontava di una famiglia che aveva perduto un figlio tragicamente e che tramite una medium era riuscita a contattarlo… Luigi fu molto incuriosito da questa cosa della seduta spiritica, perché mi disse era a conoscenza di una storia accaduta ad una nota famiglia serramannese nei primi anni ’80, raccontagli da un noto ed integerrimo uomo di Chiesa (rivelandomi il nome nemmeno io ho alcun dubbio sulla veridicità di questa storia, n.d.a.). Grazie ad una seduta spiritica, questa famiglia, riuscì ad entrare in contatto con un lontano avo e, grazie a lui, ad entrare in possesso di ragguardevoli ricchezze. Questo all’inizio; pare non perdessero occasione di sfoggiare tanta opulenza acquisita dall’oggi al domani. Lo spiritello dell’aldilà, inizialmente affabile, accondiscendente e giocherellone pian piano si fece sempre più pressante e pare facesse richieste indecorose via via sempre più pressanti. La famiglia dapprima gioiosa e sbruffona fu vista sempre più cupa e le loro uscite si fecero sempre più rade. Pare organizzassero una seduta spiritica tutte le sere per cercare di convincere lo spirito a lasciarli in pace. Giorni e notti infernali passarono interminabili; durante la notte, nel loro cortile pascolavano branchi di maiali che grugnivano incessantemente per poi “volatilizzarsi” alle prime luci dell’alba. Durante il giorno, invece, ben più terribile era la manifestazione; la camera da letto padronale, aveva la finestra che dava sulla strada, e nella parete opposta, sulla testata del letto c’era un quadro della Madonna di Lourdes. Tutti i giorni alle 10 in punto, un sassolino, entrava dalla finestra e colpiva il quadro; il primo giorno ruppe ovviamente anche il vetro della finestra e tutti pensarono alla marachella di qualche ragazzino. Nemmeno il tempo di far sostituire il vetro, che l’indomani si ripeté… il terzo giorno il capofamiglia alle dieci del mattino stava ancora là, che sistemava le ultime cose appena il vetraio fu andato via… tac… il sasso… sentì chiaramente il rumore quando colpì il quadro; si affacciò ma non vide nessuno in strada e tantomeno trovò traccia del sasso nella stanza. Pensando a qualche buontempone ingelosito dalla loro inaspettata fortuna, spostò il quadro in un’altra parte, non visibile quindi dalla finestra e l’indomani si appostò in camera, nascosto dietro l’armadio. Alle 10, tac.. tac.. tac … il sasso ruppe il vetro, carambolò su due pareti e centrò il quadro appeso dirimpetto. Ebbe un cedimento tanto che dovettero chiamare il medico. Nei giorni successivi spostando il quadro di parete in parete, il fenomeno imperterrito si ripeteva… era chiaro ormai opera di chi fosse e non c’era più seduta medianica che tenesse. In conclusione, i componenti imbruttitisi nell’aspetto e impoveritisi nelle sostanze continuarono a fare vita ritirata e pare ogni tanto in casa loro si verificassero strani episodi, sempre più sporadicamente, finché comunque decisero di mettere in vendita la casa e andare a vivere altrove.

Se da ragazzetto Luigi si beveva le storielle più assurde per poi riderci sopra man mano che cresceva, di questa rimase parimenti affascinato, incredulo e incuriosito, forse perché appunto raccontatagli da una persona autorevole, che qualsiasi serramannese, conoscendone l’identità, mai e poi mai ne metterebbe in dubbio la buona fede e la veridicità. Luigi, incuriosito dal libro letto e da questo e altri racconti con alcuni amici volle provare a fare o almeno partecipare ad una seduta spiritica. «A ripensarci ancora oggi mi fa un certo effetto… che uno ci creda o no, chi è suggestionabile e chi no, darei comunque un consiglio… lasciate perdere». Luigi ed altri amici di Serramanna, tutti pendolari si ritrovarono a Cagliari, a casa di un compagno di scuola di uno di loro a Cagliari. Ricordava abbastanza bene anche l’ubicazione della casa, nella zona di Via Adige o giù di lì. Il giorno, anziché andare a Monte Urpinu o al Poetto come d’abitudine quando si faceva “vela” a scuola, si decise di andare a trovare appunto questo amico dell’amico…. Qualcuno ebbe la brillante idea di fare una seduta spiritica… “so io come si fa” (in ogni gruppo che si rispetti c’è sempre qualcuno che sa come si fa, qualunque cosa…).

La seduta pare sia più efficace se tutti i partecipanti credono davvero sia possibile comunicare con gli spiriti dell’aldilà. Se anche una sola persona è scettica o pensa che sia una cosa stupida, la forza della seduta viene fiaccata; si basa sull’energia positiva di tutti i partecipanti, quindi bisogna esser certi che tutti gli invitati siano veramente consapevoli di vivere un’esperienza soprannaturale. Ovviamente il clima nella casa era allegro e conviviale e si fece tutto come nel più innocente dei giochi; «Eravamo solo degli adolescenti del resto. Si dice che non bisogna invitare chi ha terrore dei fantasmi, o chi tende ad innervosirsi quando si verifica un qualcosa fuori dall’ordinario, perché potrebbe essere controproducente per la buona riuscita dell’evento; eravamo alcuni ragazzi e alcune ragazze, ovviamente nessuno aveva paura di nulla e in ogni caso non lo avrebbe certamente ammesso davanti al gruppo». “L’esperto” della compagnia disse che sarebbe stato sufficiente un foglio di carta su cu scrivere le lettere dell’alfabeto a formare un cerchio, i numeri da 0 a 9 e due caselle con un “si” e un “no”, più una monetina, forse da cento lire. Luigi e i suoi amici si misero attorno al tavolo della cucina, col dito indice sopra la moneta, senza però toccarla. In teoria doveva essere lo spirito a guidarla. Non ricorda bene tutte le dinamiche di quella mattinata se non che iniziarono ridendo e scherzando e la finirono spaventati e quasi senza rivolgersi la parola l’un l’altro. Ricorda però bene che una delle ragazze rimase terrorizzata dopo che la monetina si fermò prima sul 3 e poi sul 6 dopo che lei stessa volle fare una domanda mentalmente, non credendo al fatto che la monetina si spostasse da sola formando delle risposte alle domande che a turno facevano allo spirito a voce alta.

Ricorda ancora la sua faccia, «Sbiancò in volto e si mise a piangere togliendo di colpo il dito dalla moneta, interrompendo di fatto la seduta». Eppure l’unica regola, fondamentale, è che non si chiuda la seduta di botto… bisogna sempre salutare e ringraziare l’entità, non farla arrabbiare e chiedergli se vuole parlarvi; il padrone di casa disse che non avrebbe dovuto staccare le dita senza avvisare. Si guardarono tutti turbati, sia per quelle sue parole che per il fatto che Francesca, la loro amica, sembrasse davvero sconvolta, al che qualcuno le chiese cosa mai avesse chiesto allo spirito; disse di aver chiesto che voto avesse preso alla maturità un suo amico, Andrea, deceduto qualche mese prima, e ovviamente solo lei stessa ne conosceva la risposta. Certo col senno di poi si potrebbe dire che fu lei stessa inconsciamente a portare la moneta su quei numeri, ma ovviamente la riprova non ci può essere. Si dice che le entità che si incontrano sono di solito dei primi livelli, quelli più vicini alla nostra dimensione; spiriti densi non purificati, portatori di negatività che possono creare problemi a chi li va a risvegliare. Tutti conoscono qualche storia di sedute “fai da te” che si sono poi trovate, ad avere difficoltà di piccola o di grande entità. Luigi non ricorda come si lasciarono; qualcuno disse che bisognava bruciare il foglio, qualcuno diceva della moneta.. non ne sapevano nulla in effetti e si fece titubante anche l’amico che inizialmente pareva saper tutto.

Il detto “mellusu a timmi che a provai” credo sia sempre il modus vivendi migliore.

Altre storie aleggiano a Serramanna, alcune davvero incredibili e poche a dir il vero plausibili, altre con testimonianze reali e dirette e talune anche con segni reali a loro certificazione. Di sicuro, molto spesso, la realtà supera di gran lunga la fantasia… Piuttosto, mi piacerebbe Luigi si fosse ricordato il titolo del libro consigliatogli dal parroco in modo da poterlo rileggere anche io…

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