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La devozione per i Santi e i fuochi d’artificio

di Samuele Pinna Letto 2.281 volte0

di Maria Porceddu Ortu

GoldCalf

Nel mio precedente intervento sulle festività religiose (“Una festività religiosa a Serramanna”) ho espresso le mie perplessità sulla opportunità di inserirvi e concluderle con uno spettacolo pirotecnico. Anni addietro, in un opuscolo dal titolo “C’ero anch’io”, presentato a Serramanna e seguito da un filmato sui bombardamenti a Cagliari, ho parlato dei gravi disagi provocati, ai Cagliaritani soprattutto, dalla guerra del ‘40/‘45. Non è difficile comprendere, dunque, la mia avversione per uno spettacolo che troppo mi ricorda i brutti momenti vissuti nel corso di quella seconda guerra mondiale. Fortunato chi allora non c’era e non sa! Io c’ero! E poiché, grazie a Dio, ancora ci sono, mi ritengo doverosamente impegnata perché i rumori e le luci di guerra non vengano vissuti, oggi, come momenti di gioia, soprattutto nelle occasioni religiose.

Il mio intervento, intitolato “Una festività religiosa a Serramanna”, voleva essere e resta un invito alla riflessione rivolto alla persone sensibili di buona volontà, capaci di superare certe pericolose tradizioni che non fanno onore, né al nostro buon senso, né tanto meno ai Santi.

Nel foglio “La settimana parrocchiale di Sant’Ignazio” (n. 23/2016, pag. 2) il Parroco scrive, evidentemente rispondendo indirettamente al mio intervento pubblicato sul sito, quindi offerto all’attenzione di tutti i Serramannesi: “Non abbiamo vergogna a celebrare con solennità le feste religiose: nulla è mai troppo per onorare i Santi; tutto in più per “onorare” se stessi con commenti che invece di unire continuano a creare divisione. Il Vangelo che conosco io insegna altro!”.

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L’estratto de “La settimana parrocchiale di Sant’Ignazio” (n. 23/2016, pag. 2) citato dalla Sig.ra Maria Porceddu Ortu

Immaginavo che il Parroco avrebbe detto la sua, ma è sceso in campo entrando in gioco a gamba tesa, calcisticamente parlando. Sono d’accordo con lui sulla solennità (magari diminuirei di qualche decibel il suono delle campane), ma non riesco a capire in che modo lo spettacolo pirotecnico onori un Santo. Semmai, può onorare chi lo programma: a costui dà lustro e a costui vanno gli applausi gratificanti degli spettatori, mentre al povero Santo di turno non resta che implorare dal Signore la sua misericordia per gli umani. E per fortuna il Creatore conosce bene i nostri limiti e ci aspetta, paziente, ai piedi della sua Croce. E il perdono, lo sappiamo, è garantito per chi umilmente lo chiede. Capisco bene, invece, che le conclusioni della mia riflessione abbiano indispettito i lettori superficiali che non ne hanno voluto o saputo cogliere il senso più profondo. Non capisco, però, chi, avendo fatto del Vangelo una scelta di vita, non solo mostra di condividere questo tipo di onoranze, ma ne è orgoglioso e denuncia, sprezzante, ipotetiche varianti tra il suo Vangelo e il mio.

Il Parroco di S. Ignazio, parlando dalla sua postazione riservata (il foglio parrocchiale) al quale nessun altro può accedere, dimostra chiaramente di voler rifiutare il confronto riservandosi, però, il diritto di lanciare i suoi strali su chi si richiama, per opporsi alle sue teorie, ai principi evangelici di pace, amore per il prossimo e rispetto delle necessità dei meno fortunati. 

Quanto, poi, alle divisioni che io, o chi come me la pensa, fomenteremmo, e agli onori che ricercheremmo, credo che il Parroco sia decisamente fuori strada. Chi ha organizzato l’esposizione di quella ricca (?!?) collezione di arredi e paramenti sacri di notevole interesse storico (?!?) ed artistico (dal dépliant curato dall’Amministrazione Comunale per “Monumenti Aperti 2016”), allestita nella chiesa di S. Ignazio? A chi appartengono quegli arredi e quei paramenti sacri? Che cosa ha voluto dirci quella mostra? Quale messaggio ha lanciato ai visitatori perplessi davanti a tanto sfarzo? Certo la chiesa e la comunità non ne hanno guadagnato granché giacché non ne sono proprietari… E tutto ci riporta al problema di fondo, alle enormi disparità tra le classi sociali, alla fame nel mondo, anche in quel piccolo mondo che sta a fianco a casa nostra. Il povero non vive di fuochi artificiali, né di fili d’oro o d’argento o di pietre preziose, né di pizzi o di broccati che, pure, sa apprezzare. L’ostentazione della ricchezza mal si concilia con lo spirito francescano (e non intendo parlare del Papa) e nemmeno col rispetto del povero. Questo dice il Vangelo, il mio e quello del Parroco, lo spero per lui. Quindi, chi di noi due, il Parroco ed io, è andato alla ricerca di onori? I Santi, a mio avviso, si onorano nel silenzio di una chiesa piuttosto che nel frastuono delle piazze, con la preghiera piuttosto che con lo scoppio dei fuochi d’artificio.

Però, a pensarci bene mi chiedo: a chi sarà venuta in mente l’idea di questa inusuale mostra in chiesa? Vorrei tanto sperare che il responsabile non sia il Parroco, al quale appartiene comunque il materiale esposto. Mentre a noi, Comunità serramannese, appartiene solo la chiesa. Capisco che l’Amministrazione Comunale si sia trovata in difficoltà a causa di alcuni monumenti rimasti chiusi e che abbia dovuto affrontare, su due piedi, un difficile cambio di programma, ma il decoro non va mai offeso: meglio non fare piuttosto che strafare!. E poi si dica pure che vado alla ricerca di visibilità con le mie riflessioni: chi dice cose scomode non gode di molte simpatie da parte di chi non ha molti argomenti per ribattere. E comunque accetto con serenità i pareri discordanti purché espressi vis-à-vis e con correttezza.

Serramanna 23 giugno 2016

Maria Porceddu Ortu

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Serramanna 26/06/2016

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