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Ferragosto 2016

di Simone Lasio Letto 2.325 volte1

di Maria Porceddu Ortu

Oggi è il 16 agosto. Ci siamo ancora tutti? Bene! Abbiamo superato un altro “ferragosto”, il che alla nostra (per dire mia!) età non è poco, vista la frenesia che ci coinvolge (e, purtroppo, talvolta travolge) in questo particolare periodo di vacanze estive.

Ferragosto! Ricordo che la prima volta che ho sentito questo nome non riuscivo a spiegarmene il significato, sebbene avessi già incominciato a studiare il latino. Ero una ragazzina che si era appena lasciata alle spalle la tragica esperienza della 2a guerra mondiale e dello sfollamento, con tutti i disagi conseguenti. Sorridete pure, ma a sentire quel vocabolo, mi veniva più spontaneo pensare al ferro delle bombe e agli aerei piuttosto che ad una circostanza allegra e spensierata. Ma potrebbe anche essere perché, in quegli anni ’50, il 15 agosto non si parlava tanto di ferragosto festività civile, quanto di 15 agosto solennità religiosa di Maria Vergine assunta in cielo col suo corpo mortale. Questo dogma fu dichiarato verità di fede dal papa Pio XII il 1° novembre 1950. Oggi  la situazione si è decisamente ribaltata. Giochi del tempo? O forse un rilassamento nella nostra formazione religiosa?

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Anche quest’anno la Parrocchia di San Leonardo, come è ormai tradizione pluridecennale, ha festeggiato l’evento con una messa solenne e una fiaccolata, a simboleggiare la luce della fede, che ha percorso le strade principali del centro storico, rientrando in Parrocchia dove la statua della Vergine Assunta viene custodita.

In una cappella della nostra chiesa viene custodita anche (per fortuna non fu distrutta, come qualcuno pare avesse dato ordine di fare) la teca in vetro con la Vergine “dormiente”. Possono considerarsi l’“ieri” e l’“oggi” della devozione alla Vergine Maria, radicatissima in Sardegna, e che, comunque sia, è sempre Lei, la madre di Dio, a prescindere dalle statue.

È stata una manifestazione composta e non invadente, soprattutto dal punto di vista acustico, con lo scoppio finale di alcune granate (tre o quattro secondi, non di più), ad indicare (forse) la conclusione della cerimonia. Riconosco al Comitato organizzatore la sensibilità dimostrata verso la sacralità della cerimonia e, amichevolmente, mi permetto di suggerire un’alternativa ai botti: affidiamo all’armonia delle campane, quelle vere di un tempo, le note di un inno sacro per dire “Deo gratias” per l’organizzazione andata a buon fine e chiuderemo le nostre cerimonie religiose col dovuto rispetto anche per le orecchie del mondo.

Maria Porceddu Ortu
Serramanna, 16 agosto 2016

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Commenti (1)

  1. E’ sempre un piacere leggere gli articoli della prof…. Grazie

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